ACCADE ALLA PRIMARIA
ACCADE ALLA PRIMARIA
Rifletto…
a cura degli ALUNNI delle CLASSI QUINTE della SCUOLA PRIMARIA di AGEROLA
Questo libro ci ha fatto riflettere sul fatto che non bisogna avere paura di dire la verità o di aiutare chi è in difficoltà e che è importante essere uniti per sconfiggere chi è più forte, realizzando i propri sogni senza arrendersi. Quella di Peppino è una storia di coraggio, di impegno e di amicizia.
La storia di Peppino naso all’insù ci insegna l’importanza di ribellarsi di fronte a ciò che non va anche quando la nostra voce dà fastidio a qualcuno. Peppino è un bambino che vuole dire sempre la verità e la sua storia per noi è molto importante perché, anche se siamo solo dei ragazzi, abbiamo il dovere di farci sentire quando ci accorgiamo delle ingiustizie che accadono intorno a noi.
a cura delle scrittrici-volontarie di
Casa Memoria
Cristina Cucinella ed Evelin Costa
Il 6 Marzo Peppino naso all’insù è giunto ad Agerola in provincia di Napoli, un luogo bellissimo che si affaccia sulla costiera amalfitana. Un'accoglienza fantastica per le due autrici Cristina Cucinella ed Evelin Costa che hanno incontrato 90 bambini delle elementari e 80 delle medie presso l'Osservatorio Astronomico. Un grande affetto, preparazione, condivisione, tanti i lavori realizzati dagli studenti dell'IC Di Giacomo con il supporto di bravissimi docenti, tante domande e riflessioni importanti. I bambini ci hanno riempito di gioia, colori, bellezza pura e viva. Ringraziamo le docenti e la Dirigente scolastica e ringraziamo il Comune. Un ringraziamento speciale a chi ha dato tutto il suo impegno, supporto e affetto per queste iniziative: le insegnanti amiche di Casa Memoria Anna Lisa Erculanese e Angela Avitabile.
INTERVISTA ALLE AUTRICI DEL LIBRO
PEPPINO NASO ALL’INSU’
Il 6 marzo 2025, noi alunni delle classi quinte della Scuola Primaria abbiamo partecipato ad un incontro molto interessante con le autrici del libro “Peppino naso all’insù”, presso la sala conferenze dell’Osservatorio Astronomico di Agerola.
Avevamo letto il testo con le nostre maestre e quindi conoscevamo bene l’argomento di cui si parlava. Le autrici sono state molto gentili e ci hanno dato tante spiegazioni.
Oggi vogliamo intervistarle per voi!
-Come e quando vi è venuta l’idea di scrivere il libro su Peppino?
E&C -L’idea di scrivere il libro su Peppino rivolto ai più piccoli la abbiamo da parecchi anni, da quando raccontiamo a Casa Memoria la storia a tante scolaresche e soprattutto ai ragazzi e bambini delle scuole elementari e medie e ci accorgiamo quanto interesse ci sia e quanto importante sia cominciare a educare a valori come la legalità, la giustizia, la libertà fin da subito. Il progetto è nato in sinergia tra noi autrici, attiviste e amiche, con la voglia di realizzare qualcosa insieme, coinvolgendo la giovanissima volontaria Valentina che da quando ha 16 anni frequenta Casa Memoria e dopo aver studiato alla scuola del fumetto ha raggiunto ottime competenze e sviluppato il suo talento con la finalità di usare l’arte per l’impegno. Ringraziamo l’editore Navarra che ha fin dal primo momento creduto nel nostro progetto.
-Avete intervistato il fratello e/o gli amici di Peppino per scrivere il libro?
E&C -Non è stato necessario intervistarli per questa specifica occasione, perché conosciamo e incontriamo quasi tutti i giorni Giovanni il fratello di Peppino, sua moglie ed anche i compagni di Peppino. Abbiamo con loro da anni un dialogo importante, una comunanza, li abbiamo ascoltati ed in più fasi anche intervistati, abbiamo condiviso con loro momenti di impegno e di quotidianità, per cui, con un forte senso di responsabilità e rispetto del loro percorso di vita speriamo di aver rappresentato al meglio la storia di Peppino che è anche la loro storia
-Perché tra le tante vittime della mafia avete scelto proprio Peppino Impastato?
E&C -Abbiamo scelto Peppino perché tutte noi autrici svolgiamo da molti anni un impegno di volontariato ed attivismo proprio dentro le mura di Casa Memoria Impastato che fu la sua abitazione, oggi casa museo per volontà della madre Felicia. Peppino lo raccontiamo quotidianamente, così come sentiamo forte la presenza di mamma Felicia che ha cominciato lei a narrare la storia di suo figlio. Oggi siamo noi, guidate da Luisa Impastato, nipote di Peppino, a raccontare la vita e l’impegno di Peppino.
-Quali emozioni avete provato nello scrivere il libro?
E&C -Scrivere questo libro ha suscitato in noi varie emozioni, fino ad arrivare ad una fortissima commozione nel momento in cui intrecciando la nostra scrittura, abbiamo letto la stesura finale. Entrambe “sentiamo” in profondità la storia di Peppino Impastato, crediamo nel suo messaggio e dunque raccontarlo ai più piccoli è stato un processo molto forte a livello interiore. Abbiamo un forte rispetto per questa storia e ci siamo impegnate a esprimere tutto il nostro affetto, impegno ed idealità attraverso queste pagine.
-Qual è la parte del libro che vi piace di più?
E&C -Uno dei momenti che amiamo di più è il racconto del corteo finale, che ci permette di far emergere l’aspetto collettivo di questa storia che ancora oggi è viva, come viva è rimasta la voce di Peppino attraverso l’impegno dei suoi compagni, familiari e di chi come noi attivisti, ancora oggi trasmette le sue idee alle nuove generazioni.
-Cosa ha spinto Peppino ad andare contro la mafia e a ribellarsi?
E&C -Peppino leggeva e studiava molto e questo gli ha dato modo di aprire la sua mente e sviluppare un pensiero critico. A spingerlo verso la lettura di libri e giornali fu lo zio Matteo, fratello della madre che lo accompagnava anche ad ascoltare i comizi di Stefano Venuti, un pittore comunista. Sicuramente ha contribuito il rapporto con sua madre che era una donna molto coraggiosa, aveva fatto scelte controcorrente e ha difeso Peppino dal padre fin da subito. Infine la morte violenta dello zio, il boss Cesare Manzella, causata da un’autobomba, quando Peppino era solo un’adolescente ha rappresentato un punto di non ritorno, la scelta di schierarsi contro un mondo fatto di violenza e sopraffazione.
-Perché i mafiosi hanno ucciso Peppino?
E&C -La sua voce libera alla radio ha messo a nudo il potere mafioso e la corruzione politica, li prendeva in giro, li ridicolizzava e raccontava i loro affari criminali. Poi si è candidato alle elezioni e non gli hanno consentito di continuare a denunciare il legame tra la mafia e la politica.
-Perché Peppino aveva un palloncino rosso in mano?
E&C -Esiste veramente una foto di Peppino con un palloncino rosso, fu scattata da un suo amico, Guido Orlando (che nel libro ricordiamo, era l’amico che fotografava per mostrare il bello e denunciare il brutto), fu fatta durante un carnevale alternativo. Peppino con i suoi amici e compagni organizzava delle feste libere a tutti anche a chi non poteva permettersi di spendere molti soldi. Organizzavano il carnevale sociale per i bambini, in quella occasione si era travestito da clown, portava il palloncino e faceva giocare i bambini. Il palloncino per noi è un simbolo di libertà e di idealità.
-Perché nel libro avete usato il simbolo della rondine?
E&C -La rondine esprime la curiosità di Peppino di osservare tutto dall’alto. Come raccontano le nostre nonne la rondine è anche il simbolo di un presagio di qualcosa che deve avvenire, qualcosa di non sempre piacevole. Come le rondini annunciano l’arrivo della pioggia, Peppino annuncerà ai suoi amici l’incombere della mafia sulle loro vite.
-Perché il fratello di Peppino si è ribellato alla mafia solo dopo la sua
morte?
E&C -Giovanni ha sempre seguito gli ideali di Peppino, era tuttavia un ragazzo che voleva condurre una vita normale, fidanzarsi e condurre una vita normale. Si trovava schiacciato tra un padre che voleva che il figlio diventasse come lui ed il fratello maggiore che per Peppino era comunque un modello di ispirazione. Giovanni ha seguito il fratello nelle attività del Circolo Musica e Cultura insieme alla fidanzata Felicetta, anche se non aveva un ruolo da protagonista frequentava quell’ambiente giovanile. Dopo l’omicidio di Peppino, Giovanni, anche se minacciato, ha deciso di denunciare i mafiosi insieme alla madre e ripudiare i suoi parenti. Da allora ha dedicato tutta la sua vita alla memoria e al riscatto del fratello. Ha anche per volontà della madre devoluto la loro casa alla collettività facendo porre un vincolo dalla Regione siciliana.
-Quale reazione ha avuto la popolazione di Cinisi dopo la morte di Peppino?
E&C -Ci sono stati segnali positivi, come quando Peppino venne votato il 14 Maggio del ’78 alle elezioni comunali anche se già era morto. Fu eletto al consiglio comunale, l’unico caso di una persona eletta anche se non più in vita. Però non sempre il paese è stato con Peppino, tanti hanno emarginato Felicia per le sue scelte e trattato Peppino come un pazzo che aveva disonorato il padre. Grazie all’impegno dei familiari, dei suoi compagni e del Centro Impastato, Peppino è stato riscattato ed ora, anche dopo l’uscita del film I cento passi, il paese di Cinisi comincia a comprendere la sua importanza. Le scuole partecipano ai nostri progetti e adesso arrivano anche tanti giovani compaesani a svolgere il loro volontariato.
-Il 9 maggio, a Cinisi, nel Corteo per Peppino si canta “Peppino è vivo e
canta insieme a noi, le nostre idee non cambieranno mai!”: pensate che
questo libro possa aiutare a diffondere i valori di Peppino?
E&C -Continuiamo a dire questa frase credendoci, perché Peppino è ricordato quotidianamente, è da esempio per tanti ragazzi che hanno cambiato le loro vite grazie a lui, ci dà conforto quando le cose vanno male e ci dà il coraggio di continuare e di affrontare i momenti difficili. Noi speriamo che questo libro possa continuare a farlo vivere, soprattutto tra i più piccoli.
-Se paragonassimo Peppino ad un supereroe chi sarebbe? Quali
superpoteri avrebbe?
E&C -Peppino per noi non è un supereroe nel classico modo in cui ce li fanno conoscere. Peppino è un punto di riferimento, ma se proprio lo dobbiamo descrivere come un eroe, possiamo definirlo un eroe fragile, timido, sensibile. Ha creduto molto nel suo impegno, è stato coerente e soprattutto voleva essere libero. Il suo potere è stato il coraggio, l’ironia, la cultura, la libertà, la poesia, l’amicizia.
-Quando avete pubblicato il libro, avevate paura che la mafia potesse
venirne a conoscenza e non avete paura di scrivere visto che ci sono
ancora tanti mafiosi?
E&C -Non abbiamo avuto questa paura, riteniamo che oggi la società sia cambiata grazie a chi ha lottato prima di noi, altre persone sono state veramente coraggiose, noi abbiamo soltanto deciso di seguire il loro esempio per non far vanificare il loro sacrificio. In ogni caso vale la pena rischiare un po’, se vogliamo essere libere e vive e non lasciare che altri decidano per noi e ci facciano vivere nella paura e nel silenzio.
-Se Peppino fosse ancora vivo, cosa direbbe a tutti noi?
E&C -Di essere liberi, di essere ironici, di non arrenderci mai, di restare uniti, di lottare per un mondo migliore e di non aver paura di dare fastidio ai potenti.
-Perché lo Stato non ha sempre combattuto la mafia?
E&C -Lo Stato storicamente ha trattato spesso con Cosa Nostra, l’ha usata per controllare il territorio e per fare affari. La mafia ha avuto la capacità di corrompere molti politici attratti dal facile guadagno e dalla brama di potere personale. Il motivo per cui è stato difficile combatterla è proprio questo, la sua capacità di insinuarsi nell’economia e nella politica del nostro Paese.
-Cosa possiamo fare noi per non far vincere la mafia?
E&C -La prima cosa che possiamo fare è studiare. La cultura diffusa è una forte arma contro le mafie che consente di non diffondersi e di non corrompere le nostre menti. Mantenere uno spirito critico e fare ognuno la nostra parte, con comportamenti onesti e rispettosi dell’altro e del bene comune.
-La mafia può essere sconfitta?
E&C -Lo diceva anche il Giudice Falcone, la mafia verrà sconfitta e già molto è stato fatto, però non scompare da sola, bisogna continuare a lottare, uniti più che mai.
-Perché una persona diventa un mafioso?
E&C -Solitamente perché nasce in un contesto mafioso, viene educato a questa mentalità fin dalla nascita, ad agire con violenza, a reagire con la vendetta, a non credere nella libertà e nel bene comune. A volte anche il disagio sociale, la povertà possono creare un terreno fertile per la mafia, le poche alternative. E’ per questo che vogliamo cambiare la cultura nei contesti mafiosi e impegnarci per il miglioramento della società.
-Dopo la morte di Peppino Radio AUT ha continuato a trasmettere?
E&C -Ha continuato per due anni, poi le radio sono cambiate diventando radio commerciali e per i compagni non era facile continuare, ma lo hanno fatto in altri modi.
-Quando avete deciso di diventare volontarie di "Casa Memoria" e perché?
E&C -Tanti anni fa, perché questa storia ci ha attratte e spinte a credere di poter essere anche noi protagoniste del cambiamento e trasmettitrici di memoria.
GRAZIE DI CUORE
CRISTINA ED EVELIN
gli ALUNNI delle CLASSI QUINTE della SCUOLA PRIMARIA di AGEROLA