Vogliamo ricordarti così caro Francesco,
quando ci hai accolto insieme a quasi 6000 studenti
provenienti da tutt’Italia
per l’appuntamento "La Pace con la Cura”
nell'ambito di scuole in rete per la Pace e la marcia PerugiAssisi.
Fu un momento emozionante per tutti, adulti e ragazzi,
docenti e studenti, laici e credenti.
Ci ricordasti che la pace resta il bene più grande, un bene prezioso
che stiamo perdendo tra l'indifferenza e la rassegnazione
Ci esortasti ad imparare a ricostruirla giorno per giorno attraverso
la cura dei diritti umani, della vita, degli ultimi,
dell’ambiente e del pianeta
Ci salutiamo oggi rinnovando quel patto
certi che, anche attraverso il nostro impegno,
il pane della Pace arriverà presto
a tutti i popoli affamati della Terra,
quelli per cui fino all'ultimo istante hai saputo avere
un pensiero d'amore.
a cura di Mascolo Giuseppe, 1A
Il libro è molto articolato con chiare informazioni e stimoli alla riflessione. Parla di un ragazzo di nome Arcadio che scrive una lettera al papa, ma non a parole, ma attraverso delle figurine di Lazaros Parolo e Christopulos. Ricevuta la lettera, il papa ci riflette su una notte intera e si chiede costantemente: “Cosa vuol dire?”. All’inizio prende in considerazione solo Parolo e Christopulos, arrivando alla conclusione di “Parola di Christo”; solo dopo vari tentativi capisce che il giocatore fondamentale era Lazaros, ovvero Lazzaro, ovvero questo ragazzo voleva un miracolo.
Si reca a casa di Arcadio ma il bambino si nasconde nell’armadio della sua camera, che chiama ”astronave”. Quando anche il papa entra nella camera, si rende conto che la camera di Arcadio è stracolma di figurine; inoltre il papa inoltre vede che il ragazzo ha uno schieramento di giocatori con la lettera “G”. Siccome anche il papa, si intende di calcio, dice ad Arcadio (che è ancora nell’astronave) che mancava un giocatore, ovvero Gentiletti, il centrocampista della Lazio. Arcadio però pensa il contrario; insomma iniziano una luuuuuunga chiacchierata: parlano di quale materia piaccia ad Arcadio e quale no (sempre attraverso le figurine), di calcio, di giocatori famosi etc. Il giorno dopo, grazie alla cugina di Arcadio, Margot, il papa e Arcadio continuano la chiacchierata ma fuori, al parco. Per strada incontrano Dilip e altri suoi amici che stavano giocando a calcio; grazie al papa, Arcadio si unisce alla partita, in qualità di portiere. Purtroppo, a causa di una pallonata in faccia, Arcadio spaventato, torna subito a casa nell’astronave. Solo allora il “papu” scopre che Arcadio non parla perché la madre, nel salvarlo da un camion, si era “procurata” un braccio di metallo. Il giorno dopo il papu tornò e convinse Arcadio e la madre a giocare una partita di padel. Qualche giorno dopo Arcadio e il papa vanno allo stadio a vedere Roma-Bayer Monaco; qualche giorno dopo ancora il papa porta al mare il piccolo Arcadio. Insomma il “papu” ed Arcadio trascorrono tanto tempo insieme. Un giorno Arcadio riceve la notizia della morte del papa, che però prima di morire gli aveva lasciato delle parole molto sagge, ovvero che la croce è simbolo di salvezza, ma anche di sofferenza, perché le persone “in croce” sono le persone che soffrono più di tutte e tra queste c’è un bambino che desidera un miracolo.
E bene o male questa è la storia. Io però voglio aggiungere un commento personale a questo fantastico libro. Mi è piaciuto particolarmente perchè parla del papa che da poco è morto, che fa dei veri e propri miracoli, infatti fa parlare un ragazzino che si credeva fosse quello che oggi si dice “un caso perso”. Mi ha molto emozionato e anche divertito. E' descritto un papa proprio come me lo immaginavo io: divertente, dolce e premuroso...CIAO FRANCESCO!