Data di nascita: 4 novembre 1942
Città natale: New York City
Istruzione: Laurea in chimica e fisica, Hunter College, 1964
Laurea in medicina, Howard University, 1968
Data di morte: 30 maggio 2019
Patricia Bath nacque a New York nel quartiere di Harlem nel 1942. Suo padre era Rupert Bath, un immigrato proveniente dalla Repubblica di Trinidad e Tobago, primo macchinista di colore della metropolitana newyorkese, mentre sua madre era Gladys Bath, proveniente da schiavi africani e nativi americani della tribù Cherokee. Lei era una casalinga, ma nonostante questo decise di investire tutti i suoi risparmi per la formazione scolastica dei figli. Uno dei primi regali che fece alla figlia fu un set di chimica, destando in lei l’interesse per la scienza.
Altri punti di ispirazione per Patricia Bath furono Cecil Marquez, il suo medico di famiglia che le trasmise il desiderio di studiare medicina, e uno dei suoi professori del liceo, che la incitò a condurre una ricerca presso la National Science Foundation. Questa opportunità le servì per continuare a esplorare il mondo scientifico.
Dopo essersi iscritta alla Charles Evans Hughes High School a New York, lavorò anche come redattrice del giornale scientifico della sua scuola, finché nel 1959, ispirata da Albert Schweitzer e il suo lavoro come medico missionario in Africa, capì che anche lei voleva dare un aiuto alla popolazione. Così partecipò a un programma estivo che riguardava la ricerca sul cancro presso la Yeshiva University. Questa esperienza le permise di studiare gli effetti dei residui di streptomicina sui batteri, concludendo che il cancro fosse una malattia catabolica e e scoprendo un’equazione matematica che serviva a prevedere la crescita delle cellule tumorali.
Ricevette il Bachelor of Arts in chimica presso l’Hunter College di Manhattan e nel 1964 conseguì una laurea in chimica e fisica nello stesso college.
Nel 1968 si laureò con il massimo dei voti in medicina presso la Howard University e iniziò uno stage all’Harlem Hospital.
L’anno dopo riuscì ad ottenere una borsa di studio per studiare oftalmologia alla Columbia University e continuare il suo stage lavorativo. Proprio durante questo periodo si accorse che i pazienti di colore erano più inclini alla cecità rispetto ai pazienti bianchi. Decise, allora, di studiare il fenomeno e concluse che la causa era la carenza di cure oftalmiche verso di loro; propose allora l’oftalmologia comunitaria.
Nel 1973 terminò la sua formazione presso la New York University e fu la prima afroamericana a specializzarsi in questa materia. L’anno dopo so trasferì a Los Angeles divenendo la prima direttrice donna del dipartimento di Oftalmologia dell’ UCLA Stein Eye Institute.
Nel 1977 fondò la AIPB (American Institute for the Prevention of Blindness), un’organizzazione che si occupa di preservare e ripristinare la vista, e due anni dopo propose l’oftalmologia comunitaria come disciplina medica nel suo programma .
A 41 anni fu nominata presidente del programma di specializzazione in oftalmologia alla UCLA, diventando la prima donna americana nella storia degli Stati Uniti ad assumere tale carica.
Durante l’incontro UNICEF a Ginevra, tenutosi nel 1999, propose la campagna “ In Sight 2001” che prevedeva la fornitura di collirio gratuito per i bambini di tutto il mondo al fine di prevenire la cecità e sempre in questi anni, nonostante fosse in pensione, continuò a fornire aiuti medici dove le cure erano limitate e ricoprì incarichi presso la Howard University e la St. George’s University di Grenada.
Morì il 30 maggio del 2019 all’età di 76 anni, a causa di complicazioni dovute al cancro da cui era affetta.
La principale scoperta di Patricia Bath fu la correlazione tra l'elevata incidenza di anomalie oculari, amplificata dall'indisponibilità dei servizi oftalmici, e i tassi eccessivi di cecità tra la popolazione afroamericana. La scienziata giunse a tale conclusione grazie ad un accurato studio degli anni 1968, 1969 e 1970, in collaborazione con il National Eye Institute, riguardante i registri della cecità in 16 stati americani in relazione alla razza, all'età, al sesso e al nesso eziologico degli individui.
Il Laserphaco Probe è una delle altre invenzioni che ha segnato Patricia Bath nella storia. Patricia realizzò che tramite l’utilizzo di questo strumento, da lei inventato, era possibile rimuovere la cataratta in maniera più efficace, apportando meno danni e causando al paziente meno dolore. Fino ad allora, infatti, per rimuovere la cataratta, portatrice di cecità parziale o totale, si utilizzavano gli ultrasuoni, questi ultimi però non erano di certo conosciuti per l’efficacia o il sollievo che portavano al paziente. Nel 1988 lo brevettò e gli venne così riconosciuto il primo brevetto dato ad una donna afroamericana nel campo medico.
La Bath però non fu mai completamente celebrata dalla comunità medico-scientifica americana, anzi, per sfuggire al razzismo e sessismo presenti in patria dovette addirittura recarsi in Europa per un anno. Fece questo per riposarsi e dedicarsi alla sua invenzione.
Tuttavia questo non fu l'unico episodio di discriminazione che dovette subire infatti una volta arrivata all’università UCLA, qui, come ufficio, cercarono di dargli uno stanzino vicino a dove erano tenuti gli animali da laboratorio; rifiutò di accomodarsi in quell’ufficio senza esprimere in tono polemico ciò che stava ricevendo ingiustamente e, dopo un po' di trattative, ricevette un ufficio normale.
Un’altra situazione simile raccontata dalla scienziata fu l'episodio che accadde attorno al 1990 quando dei ricercatori della Hopkins University pubblicarono uno studio che arrivava alle sue stesse conclusioni senza nemmeno citarla.
Questa è l'intervista di Patricia Bath realizzata dal Time nella quale la scienziata si racconta, citando la sua vita da studentessa, la carriera e alcuni episodi di razzismo e sessismo che ha subito.