"You only live once, but if you do it right, once is enough"
Mileva Marić nacque il 19 dicembre 1875 a Titel, in Serbia, da una famiglia benestante. La bambina dimostra fin dalla tenera una spiccata intelligenza e grandi capacità di apprendimento, accompagnata da una forte timidezza, accentuata da un difetto alla nascita che l’ha costretta per tutta la vita a zoppicare.
Questa predisposizione la portò a compiere studi accademici molto avanzati in fisica e matematica, campi inusuali per le donne dell’epoca.
Il desiderio di studiare, soprattutto le materie scientifiche, spingono il padre a incoraggiare la figlia ad andare in Svizzera, che era l'unico paese che all'epoca permetteva anche alle donne di avere un'educazione di alto livello. Si diploma a Zurigo e supera l’esame di ammissione al Politecnico, dove entra da matricola nell’autunno del 1896, l’anno che la cambia la vita.
La sua vita scolastica non fu però facile, nonostante il sostegno e l’aiuto del padre nella prosecuzione degli studi accademici. Le difficoltà sorsero principalmente nel momento in cui Mileva entrò all’università. Dopo due anni al Politecnico di Zurigo decide di trascorrere un semestre in Germania siccome non era convinta del programma che stava seguendo. Lì però, non può che limitarsi ad assistere alle lezioni come “uditrice”, senza poter sostenere esami di alcun tipo, né tantomeno ricevere certificazioni.
Ciò che l'affascinó fu la teoria della cinetica dei gas, studiando la quale incontrò Einstein, suo compagno di studi a Zurigo. I due diventano presto inseparabili, facendo coppia nella vita e nello studio rapidamente grazie alla passione per la fisica, è la musica. I due spesso suonano e studiano insieme, compensando le loro diverse intelligenze. Lei era infatti bravissima in matematica e nella fisica sperimentale, mentre lui era originale, intuitivo e capace di grande profondità di ragionamento.
Nel 1898 torna in Svizzera e si iscrive al terzo anno del Politecnico, per sostenere l’esame preliminare e accedere poi a quello finale del quarto anno per il diploma. Nonostante il rinvia di un anno dell'esame non riesce a raggiungere i voti necessari per superare l’esame finale. Questo fallimento non la scoraggia e decide di ripetere l’esame l’anno successivo. Non lo supera nemmeno in questa occasione, aggravando oltremodo la sua valutazione, poiché si presenta in evidente stato di gravidanza. La commissione, era infatti composta prevalentemente da uomini con palesi pregiudizi nei confronti delle studentesse. Dopo il secondo fallimento, torna dai genitori per partorire in casa; lasciando a loro la figlia, della quale non si conosce il destino.
Negli anni successivi, la carriera di Einstein spicca letteralmente il volo: prima con una cattedra a Praga e poi a Berlino, nella capitale della Prussia. La città tedesca fu fondamentale, perché qui Albert incontrò nuovamente e potè frequentare la cugina Elsa Löwenthal, già divorziata e con la quale già dal 1912 inizia una relazione extraconiugale. Nonostante la nascita di un secondo figlio, Eduard, nel 1910, la relazione con Marić si era inevitabilmente distrutta.
Marić paga un prezzo più alto, perché da quando si sono sposati ha sacrificato la propria carriera, le proprie ambizioni e la propria giovinezza per permettere al marito di far avanzare la propria carriera. In quel momento si. ritrova con i due figli da gestire, senza il diploma di laurea e senza una propria autonomia economica. Nel 1914 ritorna a Zurigo con Hans Albert ed Eduard e comincia una lunga trattativa per il divorzio.
Ad alimentare la rilettura del ruolo di Mileva Marić come di qualcosa di più della semplice prima moglie hanno contribuito soprattutto due fattori. Il primo è una biografia pubblicata nel 1969 da Desanka Trbuhovic-Gjuric. È la prima volta che emerge pubblicamente la figura di Marić e l’autore insinua senza presentare alcuna prova documentale che il talento matematico e fisico della sua connazionale sia stato determinante nello sviluppo della teoria della relatività ristretta del 1905. Fragile sul piano storiografico, la biografia sembra un tentativo di aggiungere al pantheon serbo la figura tragica della scienziata dimenticata dalla storia.
La biografia di Trbuhovic-Gjuric viene tradotta in inglese e circola negli Stati Uniti, la patria adottiva di Einstein, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta del secolo scorso. Nel 1986 una parte della famiglia Einstein mette all’asta alcune lettere scambiate tra Einstein e Marić e custodite in una banca di Berkeley, in California. Sono queste le lettere in cui Albert usa il “noi” quando parla dell’avanzamento degli studi dei primi anni del Novecento. Nel 1990 l’American Association for the Advancement of Science tiene il proprio convegno annuale a New Orleans e il tema è proprio il rapporto Einstein-Marić in seguito alla pubblicazione delle lettere. È questo il momento in cui se ne occupano i media generalisti, costruendo la storia della moglie messa in ombra e della scienziata di genio nascosta dal perfido marito.
Come dimostra la più recente e completa biografia di Mileva Marić uscita nel 2019, non ci sono prove che possano sostenere la tesi di Trbuhovic-Gjuric e dei media degli anni Novanta.
Era sicuramente brillante e talentuosa, come dimostrano i risultati universitari, compromessi solamente dall’ambiente misogino e dalla morale dell’epoca: il fatto che le donne potessero iscriversi all’università nella Svizzera di fine Ottocento non significa automaticamente che la società lo ritenesse giusto. In più, frustrate le possibilità di carriera come ricercatrice, si è dovuta adattare al ruolo che ci si aspettava ricoprisse, quello di moglie e madre priva di una propria indipendenza economica.