Approfondimento di: Nicolò Bartolomeu, Alessandra Marcenò e Sofia Rossomando
Neri Oxman, nata ad Haifa nel 1976, è una bellissima donna, una timida pianista, un primo tenente dell’aeronautica israeliana, un architetto, una computational designer e un’artista premiata. Ha iniziato studiando medicina, facoltà che ha abbandonato rapidamente per dedicarsi all’architettura prima a Gerusalemme e poi a Londra, conseguendo poi il dottorato di ricerca in calcolo progettuale al MIT. Nel 2006 a Boston ha lanciato un progetto di ricerca interdisciplinare chiamato “material ecology” che coniuga i progressi tecnologici della progettazione computazionale, della biologia sintetica e della fabbricazione digitale per produrre strutture compostabili, oggetti in vetro in grado di variare aspetto e proprietà strutturali e capi realizzati con un unico pezzo di stoffa di seta. Questa ricerca mira, dunque, a ridefinire il rapporto tra materia e ambiente, lavorando su materiali da costruzione che imitano la natura, al fine di produrre strutture biodegradabili che possano auto-generarsi e distruggersi senza recare danno all'ambiente.
Ma la ricerca della Oxman non si limita al campo dell’ingegneria, le sue opere fanno infatti parte delle collezioni permanenti del Museum of Modern Art (MoMA), del Centre Georges Pompidou, del Museum of Applied Arts di Vienna (MAK) ed altre tra le istituzioni più prestigiose dell’arte contemporanea. La chiave del suo lavoro è il flusso di comunicazione e creatività attraverso discipline diverse tra loro, come scienza, ingegneria, design e arte, che si intersecano e plasmano un unico prodotto che rivoluziona l’impiego e la percezione degli elementi naturali.
Nel 2010 ha fondato un gruppo di ricerca “Mediated matter” con l’idea di integrare biologia, medicina e indossabili per portare avanti il suo particolare concetto di ecologia dei materiali. La Oxman infatti concepisce l’ambiente come un organismo vivo e in continua evoluzione, quindi elementi vivi possono e devono essere inseriti nei processi di fabbricazione. Neri Oxman è considerata una delle più influenti regine della genialità e per questo motivo ha ricevuto il “Cooper Hewitt design award” per l’interaction design.
MEDIA LAB: insieme al suo team ha creato una delle più uniche attrazioni del mondo: un parco giochi basato sulla tecnologia all’avanguardia con una coscienza sociale
SILK PAVILION: essa è un’opera vivente, una cupola composta nel 2013 da centinaia di bachi intorno a un telaio di nylon. All'interno di questo padiglione un robot filava la fibra di seta prodotta dagli insetti. Una volta terminato la trasformazione dallo stadio di larva a quello di falena, gli insetti vennero rimossi e le nuove farfalle erano poi in grado di produrre 1,5 milioni di uova, che potevano essere utilizzate per costruire fino a 250 nuovi padiglioni. Quest'opera nasce così da un processo di crescita e auto-generazione, offrendo e ideando un nuovo modo di realizzare, che collabora con la natura e la potenzia, infondendo vita negli oggetti e negli edifici che ci circondano
LIVING "MUSHTARI": un indossabile stampato in 3D che riproduce un modello di tubo digerente con tanto di liquidi e batteri fotosintetici. Quest'opera è progettata per funzionare come una fabbrica microbica che utilizza la biologia sintetica per convertire la luce solare in prodotti utili, come pigmenti, droghe, cibo, carburante e profumi, per chi lo indossa.
G3PD: la prima stampante 3D per vetro, prodotta nel 2015 e in grado di imitare alla perfezione i processi di lavorazione del vetro fuso.
"In questo progetto abbiamo voluto esplorare la possibilità di creare strutture che siano allo stesso tempo strutturalmente sane, che rispettino l'ambiente e che abbiano il potenziale per contenere e far fluire i media attraverso di esse"
"Un giorno il vetro potrebbe essere stampato per creare una singola pelle da costruzione trasparente"
VESPERS: nel 2018 Neri Oxman e il suo team presentano la terza serie del progetto vespers, ovvero una collezione di maschere funerarie stampate in 3D, che riflettono sul concetto di rinascita dopo la morte, evidenziandone il valore artistico-culturale. In questa ultima serie le maschere sono abitate da microrganismi viventi che producono pigmenti coloranti e sostanze utili allo sviluppo della vita (come anticorpi, vitamine o farmaci antimicrobici). Il suo obbiettivo finale è dunque quello di creare un "esoscheletro" indossabile in grado di adattarsi all'ambiente circostante