Post-it 2020-2021

Il giornalino delle Donatello riparte

Hai qualcosa da raccontare? Qualche rubrica da proporre?

Consulta i tuoi prof. di lettere e fai una proposta. Nel frattempo puoi leggere qui sotto quanto proposto dai tuoi compagni quest'anno, ripercorrere gli articoli dell'a.s. 2019-2020 e sfogliare le rubriche tematiche in costante aggiornamento che trovi nella barra in alto.

Stay tuned!

La sfida del pensare

di M. Alessandra Bertini

Dirigente Scolastico Istituto Comprensivo “Cittadella Margherita Hack”


[…] Nell’insegnare a pensare e non tanto nel fornirvi delle conoscenze. In questo consiste la vostra educazione umanistica […] ciò non deve farvi sentire un po’ insultati nell’affermazione che dobbiate aver bisogno di qualcuno per insegnarvi a pensare […] riuscire, non riguarda affatto la capacità di pensare, ma piuttosto la scelta di cosa e su cosa pensare… la vostra assoluta libertà di scelta[…]. La libertà di essere tutti dei signori di minuscoli regni, grande come il nostro cranio, soli al centro del creato […] è la vera libertà.

Dopo un anno scolastico impegnativo, attraversato da momenti difficili legati all’emergenza sanitaria da Covid 19, il nostro impegno è guardare al futuro con fiducia per riappropriarci dei nostri spazi vitali e di pensiero. Per questa ragione, desidero riflettere con voi su queste parole che concludevano il discorso di David Foster Wallace per la cerimonia di laurea al Kenyon College nel 2005 e che ci hanno lasciato quello che nella complessità del mondo contemporaneo rappresenta probabilmente il miglior definizione di imparare a pensare. Un’espressione che sentite ricorrere molto spesso, a scuola soprattutto, e che racchiude l’orizzonte e il senso dell’educazione e della formazione. Meglio ancora, direi, della sfida del pensare, a cui siamo sempre chiamati. Nessuno può essere esonerato dalla fatica del pensare. A ciascun deve esser data la possibilità di riflettere criticamente sulla conoscenza, coglierne il senso perché si continui a credere nell’utilità della cultura per la vita e perché la Scuola mantenga il compito prioritario di formare cittadini responsabili per l’esercizio di una democrazia e di una cultura della responsabilità. Il desiderio di conoscere, la gioia personale nel cogliere la propria capacità di conoscenza trovano spazio nella relazione con il pensiero dell’altro.

Il pensiero è esercizio autonomo delle capacità intellettuali, è coraggio di pensare con la propria testa. Ma per pensare bisogna allenarsi ed esercitare la proprie capacità riflessive per acquisire buon abiti di studio e contribuire alla realizzazione di sé.

GAIN: lo scambio è un guadagno - Etwinning

Le classi 1C e 1D hanno aderito al progetto Etwinning ‘GAIN’ (Greeting and Introducing Nationalities), in compartecipazione con scuole di Portogallo, Germania, Malta, Turchia, Azerbaijan e Georgia.

Sono state svolte diverse attività collaborative, tra cui videoregistrazioni in lingua inglese di alcune ricette tipiche di ogni nazione, avatar parlanti che insegnano alcune parole della propria lingua ai ragazzi delle scuole partner o che recitano brevi poesie in inglese sul tema della pace, scritte dai ragazzi, e tanto altro ancora!

Nell'ebook qui allegato, trovate 3 video-ricette a cura degli alunni della 1D e gli avatar realizzati dagli alunni della 1C. Le poesie recitate dagli avatar sono state prodotte da alunni di entrambe le classi. Di seguito due testimonianze dalle classi.

Etwinning 1D

di Emma e Tiziano Angeloni


Le classi 1D e 1C della scuola Donatello sono state coinvolte in un progetto di nome Etwinning, che consiste in uno scambio interculturale tra paesi della comunità Europea, usando la lingua inglese.

Turchia, Azerbaijan, Germania, Portogallo e Italia si sono organizzati e hanno prodotto file multimediali (foto, audio e video) che hanno poi inserito dentro la piattaforma Etwinning. Ogni mese le insegnanti si organizzano e danno un lavoro da svolgere: la classe 1D si è divisa in gruppi e ogni componente del ognuno di essi ha avuto una parte nel realizzare una ricetta tipica italiana; le principali ricette scelte sono state il tiramisù e la pizza. La classe 1C invece, ha presentato le colazioni caratteristiche del nostro Paese.

Venerdì 26 Marzo ci siamo collegati con gli altri Stati, ci siamo presentati e abbiamo ripetuto e imparato 5 parole in altre lingue.

È stata un'esperienza entusiasmante e molto costruttiva sia per i professori che per gli studenti. Ci auguriamo che questo progetto continui per poter arricchire le conoscenze e poter interagire con ragazzi stranieri dalle abitudini di vita diverse dalle nostre.

Etwinning 1C

di Alessandro Giri

In questo progetto ci si può anche scrivere per email con altri ragazzi, per esempio io faccio corrispondenza con un azero, possiamo scambiarci informazioni e chiacchiere, è molto bello.

Inoltre ogni tanto si fanno dei lavori facoltativi davvero molto carini e interessanti., ad es. una presentazione Google sulla colazione tipica della propria nazione. Abbiamo scoperto che la colazione italiana è “dolce” mentre in un’altra nazione può essere “salata”.
Prima dell’incontro in videoconferenza su Zoom, alcuni ragazzi che partecipano a questo progetto hanno dovuto usare l’app
Chatterpix. Su un avatar o una foto (ad es. del tuo peluche) si tratteggia una linea in corrispondenza della bocca, e registrando un audio si dà la parola a tale personaggio. Serviva per dire una parola nella propria lingua e poi in inglese. Via così per cinque volte per un massimo di tredici secondi circa. Il giorno dell’incontro ci siamo presentati, poi abbiamo fatto dei giochi con le parole delle altre lingue. È servito anche da “ripasso” perché in seguito abbiamo fatto una piccola gara: riconoscere una parola di quelle dette selezionando una delle quattro opzioni in inglese per scegliere la traduzione corretta. In caso di errore la soluzione sarebbe arrivata dopo un paio di secondi. Qual era il problema di aspettare? Che per vincere dovevi indovinare tutto correttamente prima di tutti!

Ho adorato questo progetto e sono contento che non sia ancora finito; uno dei momenti migliori è stato l'incontro su Zoom, ma la parte che mi è piaciuta di più è stata quando le prof straniere parlavano delle loro parole preferite e tutte concordavano che la migliore era “mamma mia!”. Sentivo anche una strana sensazione nel pensare che stavo parlando con una lingua per noi incomprensibile e riuscivamo a capirci! Era bellissimo avere l’idea di capire cosa diceva un azero, un turco... fantastico! Sono davvero contento di partecipare.

Uno sguardo al laboratorio di Digital Storytelling

Si è concluso il laboratorio extracurricolare Digital Storytelling - quest'anno interamente online - inserito nella Sperimentazione triennale "Cantiere Nuova Didattica" della Fondazione Cariverona. Com'è andata? Ecco la sintesi del percorso.

Uno sguardo al Club Girls Code It Better

Il gruppo delle ragazze del Club Cittadella ha concluso una nuova annata di attività - a distanza -, stavolta con un progetto di realtà aumentata, presentato all'evento nazionale tenutosi lo scorso 16 aprile. Volete conoscerne i dettagli? Leggete il loro minisito!

Perché "Cittadella - Margherita Hack"? Intervista alla prof.ssa Silvia Censi

di Melissa Carluccio e Giovanni Salvolini

  1. Perché la nostra scuola si chiama “Cittadella-Margherita Hack”?

La decisione di intitolare il nostro Istituto alla scienziata Margherita Hack fu il risultato di una votazione effettuata dai docenti e dai genitori dell’Istituto, sentito il parere degli alunni. Perché gli alunni votarono ma i loro voti non potevano essere legalmente considerati; votarono per esprimere e farci sapere comunque il loro parere, e anche la loro scelta ricadde comunque su Margherita Hack. Fu un referendum interno vero e proprio.

Il Consiglio di Istituto aveva individuato una rosa di possibili candidati: Claudio Abbado direttore d'orchestra italiano. Considerato uno dei più grandi e celebri direttori d'orchestra a livello internazionale, scomparso nel 2014. Franco Scataglini, poeta italiano, nato ad Ancona, considerato uno dei maggiori esponenti della poesia italiana del secondo Novecento e appunto Margherita Hack, astrofisica, accademica, divulgatrice scientifica e attivista italiana. La votazione decretò la vittoria a Margherita Hack. Io ne fui molto felice perché anche io avevo dato la mia preferenza alla scienziata.

  1. Come è avvenuto a livello legale la scelta di questo nome? E per quale ragione “Cittadella” è abbinato a Margherita Hack?

L’iter per l’approvazione della denominazione da parte degli organi preposti, ovvero Comune di Ancona e Ufficio Scolastico regionale, era iniziato nel 2015.

Il Collegio Docenti e il Consiglio di Istituto però approvarono la decisione della denominazione nel 2017.

Il motivo di un così lungo lasso di tempo per la conclusione della procedura fu dovuto ad una osservazione critica del Consiglio Comunale. Si era voluto conservare, prima del nome della scienziata, il termine “Cittadella”. Ciò, sia per la conservazione di una connotazione storico-geografica di valore e ormai nota in città, sia per il gioco semantico che quel nome consentiva: “Cittadella Margherita Hack”, intesa come fortezza dei valori scientifici, civili e morali testimoniati in vita dalla grande scienziata.

La conservazione del nome però portava ad una lunghezza, ovvero “Cittadella Margherita Hack”, giudicata eccessiva da qualche funzionario comunale, che perciò la respinse. L’Istituto scolastico non era d’accordo. Allora ricercò altre denominazioni altrettanto lunghe già approvate per altre istituzioni e fu costretto a rivedere la questione al Collegio Docenti e al Consiglio di Istituto, che ribadirono la scelta. A questo punto il Comune accettò, ma un nuovo ostacolo sorse con l’Ufficio Scolastico Regionale, dove il Direttore Generale esigeva la presenza di un trattino prima del nome della scienziata. L’Istituto non condivideva la richiesta, che intendeva consegnare il termine “Cittadella” alla mera dimensione di semplice riferimento geografico, ma fare opposizione avrebbe significato almeno un altro anno di ritardo, così il Consiglio decise di rinunciare ed ora il trattino c’è, ma… spesso qualcuno per fortuna se lo dimentica!

  1. Come mai il nome di una donna visto che i nomi scelti per le scuole sono molto spesso nomi di personaggi maschili? E perché fu proposta proprio Margherita Hack? Ci racconta brevemente chi era?

Si trattava di un omaggio a Margherita Hack, “nostra signora delle stelle”, una personalità di rilievo internazionale.

La motivazione presentata dalla Dirigente Scolastica di allora agli organi Collegiali per l’approvazione era consistente e ben articolata. Vi ho mandato anche un file a riguardo, tramite la vostra professoressa di italiano, su cui potete leggere i dettagli. La scienziata fu un esempio per l’emancipazione femminile, essendosi dedicata ad una professione impegnativa, che ha saputo conciliare in modo equilibrato con gli affetti familiari; ha praticato in gioventù, con risultati eccellenti a livello nazionale, l'attività sportiva, riportandone nell' attività professionale i valori di lealtà, determinazione e resistenza: riuscire, nell'atletica come nella scienza, a vincere sportivamente, allenandosi o studiando, con la costanza di perseguire lo scopo di battere un record così come di ottenere un risultato scientifico. Ha dedicato tempo ed energia al mondo giovanile, incontrando scolaresche in ogni parte d'Italia e spingendole alla passione per la cultura scientifica quale abito mentale per risolvere anche le problematiche di natura sociale e politica; ha fatto dell'impegno sociale un dovere etico: si è spesa con generosità e passione per la comunità, profondendosi in battaglie per i diritti civili, per i diritti degli animali, per la libertà di ricerca scientifica. Inoltre ha reso omaggio alla libertà di pensiero elevando il metodo scientifico a strumento di orientamento anche nelle relazioni umane, per la risoluzione dei conflitti e la promozione della pace tra i popoli. E poi dall'osservazione dell'infinitamente grande ha tratto spunto per riflessioni sull'umanità degli uomini, tutti parimenti figli delle stelle.

  1. Prima la nostra scuola aveva un altro nome? Quale?

Si, prima si chiamava semplicemente: “Archi Cittadella Sud”.

  1. Perché il nome “Cittadella-Margherita Hack” comprende più scuole? E quali sono?

Perché il nostro è un Istituto Comprensivo, quindi comprende tre scuole dell’infanzia: Garibaldi, Verne, XXV Aprile; due scuole primarie, ex scuole elementari, che sono intitolate a Carlo Antognini e a Carlo Faiani, e infine la scuola secondaria di primo grado, comunemente detta scuola media, che è la vostra: la Donatello.

  1. È prevista una cerimonia per l’intitolazione e il conferimento del nome ad una scuola? Ci fu nel caso della nostra scuola?

C’è stata una celebrazione ufficiale presso il Teatro Sperimentale a marzo 2017, alla presenza della Dirigente Scolastica di allora, la Prof.ssa Daniela Romagnoli, di tutti i docenti, alcuni dei quali insegnano ancora oggi a scuola da noi, come le Prof.sse Angelini, Guzzo, Noriller, Menghi, Ferretti, e Ramazzotti - che ha letto il racconto “Tutto in un punto” dalle "Cosmicomiche" di Italo Calvino -, i Proff. Santoni, Rotatori e Menghi - che si sono esibiti suonando -, e anche dei rappresentanti del personale non docente: c’erano, per esempio, anche Paola e Anna, le collaboratrici ATA che conoscete e l’impiegato dell’ufficio Michele Soccio che si è esibito cantando. Fu un vero spettacolo dal titolo: “…e quindi uscimmo a riveder le stelle”, della cui organizzazione mi sono occupata io con altri docenti. Parteciparono tanti alunni della scuola secondaria di allora (sia nel coro di Istituto, sia riproponendo parti del musical "Le stagioni di Margherita") e tra il pubblico c’erano tutti gli studenti di tutti i plessi del nostro Istituto comprensivo e poi ex-studenti, ex-docenti, genitori, parenti, amici. Fu proprio una bella festa. Il titolo consiste nell’ultimo verso dell’Inferno della Divina Commedia di Dante e tutto lo spettacolo era dedicato a questa donna così importante.

Propositi per il 2021

della classe IA

In redazione abbiamo messo insieme gli spunti emersi in classe IA, che cos'è che vorremmo veramente per questo nuovo anno?

Trova i loro pensieri a questo link

Come sopravvivere con fratelli/sorelle più piccoli/e

di Elena Esposito e Emma Bartoli

Durante la quarantena li dovevamo sopportare perché in quel periodo erano i nostri unici compagni di gioco e grazie a loro non ci siamo annoiati.

Passare del tempo con loro è stato alquanto interessante perchè abbiamo scoperto i loro punti forti e quelli deboli.

E voi vi chiederete: a che servono i fratelli e le sorelle?

La risposta è semplice: senza le guerre, le cadute, le nostre risate, i loro finti pianti..., noi più grandi ci saremmo annoiati perché non li potremmo sgridare come un adulto e sentirli piangere come dei bambini.

Beh in fin dei conti non sono male ed è normale se ci litigate perchè significa che vi volete bene, ma non dimenticatevi di non abbassare mai la guardia!


CONSIGLI:

1- Se vi danno fastidio non alzate le mani, altrimenti ci rimetterete voi;

2- Se sono tanto fastidiosi, ignorateli;

3- Se fanno la faccia dolce, diffidate perché vi stanno soltanto ingannando;

4- Se vi svegliano la mattina presto, fateli addormentare e se non ci riuscite picchiateli con un cuscino;

5- Quando giocate ad un gioco da tavola e loro sbagliano non glielo fate notare altrimenti diventeranno Satana in persona;

6- Di sicuro vi è capitato di essere vittime di rapina del vostro guardaroba e per questo vi consigliamo di tenere sotto controllo i vostri vestiti e soprattutto i fratelli/sorelle;

7- Se tuo fratello/sorella ti infastidisce e se non vuoi ricorrere all'aiuto dei tuoi genitori, fai un respiro lungo e profondo;

8- Se nessuno di questi consigli funziona, allora fai esattamente gli stessi gesti che fa lui/lei.


Ne potete dedurre che noi due abbiamo esperienza!

Vi ricordiamo che dovete cercare, innanzitutto, di farveli amici e se non ci riuscite rimarranno vostri nemici. E CHE GUERRA SIA!

Di nuovo a scuola dopo quasi sette mesi!

di Alice Pennacchioni


Tornare a scuola dopo essere stati a casa per circa tre mesi di quarantena, più altri tre di vacanze estive, non è il massimo per nessuno. Prima di tutto perché bisogna portare le mascherine e questo sicuramente non facilita le cose, perché i professori devono urlare per farsi sentire; dopo un po’ di tempo con la mascherina può venirti il mal di testa e non riesci a seguire le lezioni e poi non hai più il compagno di banco: sei solo tu che devi rimanere nei bollini blu attaccati al pavimento, che determinano la distanza di un metro che devi mantenere dagli altri eh… beh, se mi metto a dire tutte le cose negative non si finisce più e proprio quando pensi di aver finito, ecco che ne trovi subito un’altra! Però una cosa positiva c’è: puoi vedere i tuoi amici, puoi parlargli in faccia invece che attraverso uno schermo, puoi urlargli faccia a faccia quello che non va al posto di mandargli un messaggio con cento punti esclamativi e fidatevi, questo ricompensa quasi tutto quello che abbiamo passato e che stiamo passando.

So che tutti vorremmo tornare alla normalità, che vorremmo tornare ad abbracciarci invece di toccarci i gomiti, che vorremmo tornare a parlarci senza mascherina, a ridere e scherzare insieme senza preoccuparci di mantenere il metro di distanza.

Io so che prima o poi torneremo a farlo e che, è nei momenti come questi che non dobbiamo abbatterci, perché è proprio quando non riusciamo più a controllare le nostre emozioni (soprattutto quelle negative) che perdiamo la battaglia. Anche se per ora dobbiamo accontentarci di poterci vedere in faccia e non attraverso uno schermo.

Riflessioni su questa pandemia

di Carlo Luigi Torelli


A molti questa pandemia ha portato via tante cose, però allo stesso momento ne ha date altre.

Ecco la mia esperienza. Quando eravamo nel pieno del lockdown, i miei genitori dovevano andare al lavoro, perciò ero costretto a rimanere da solo a casa a fare videolezioni, quindi posso dire che questa pandemia mi ha reso molto autonomo. Essere solo ha significato per me molto; ho preso consapevolezza delle mie potenzialità, seppur nella solitudine.

Tante cose erano scontate… anche una semplice passeggiata, una risata con un amico, la compagnia di un nonno.

Ora una speranza c’è, il vaccino. Sono sicuro che se continueremo a rispettare le regole e uniremo le forze riusciremo a sconfiggere il virus.

Resta il fatto che questa situazione resta una vera e propria seccatura. Abbiamo tutto il desiderio di ritornare a quella normalità non tanto scontata.

Nostalgia delle camminate in montagna

di Leonardo Molesi


Era bello camminare tutti attrezzati con scarponcini, borracce e panini per i sentieri di montagna!

Non c’è bisogno di andare sulle Alpi (anche se passeggiare nei sentieri di quelle montagne era fantastico perché potevi sentire, vedere e respirare un ambiente naturale indimenticabile) ma a me piace comunque camminare nei sentieri e spesso vado anche ad arrampicare con mio padre al Monte Conero che dista pochi chilometri da casa.

Mio padre fa parte del soccorso alpino quindi è spesso impegnato, ma quando ha del tempo libero andiamo a fare lunghe passeggiate in montagna o ad arrampicare con mio fratello e mia mamma.

Naturalmente prima di partire mio padre mi controlla l’attrezzatura e decide se dove mi porta si può anche arrampicare; in tal caso porta l’imbragatura e le corde anche per me. A dire il vero qualche volta, quando salgo, ho un po' paura ma la sua voce mi guida e mi dice sempre cosa fare e tutto diventa facile e bello.

Quelle passeggiate nella natura per me erano dei momenti importanti e dei ricordi bellissimi ora che non ci possiamo più andare. Spero sempre che questa pandemia termini e nel frattempo cammino per casa.