Per la scuola Donatello lo sport non è un'attività individuale e non viene praticato per vincere ma, come ci aveva insegnato la prof.ssa Evangelista, è divertimento e unione, squadra e soprattutto rispetto. Di tutto questo e anche di più parleremo in questa pagina.
Il più atletico indoor è una manifestazione in cui le scuole secondarie di primo grado di Ancona svolgono fanno delle prove di atletica. Oltre alle Donatello hanno partecipato le Marconi, le Pascoli, Collemarino e altre. Oltre 500 atleti con le loro rispettive scuole hanno dimostrato il loro talento. La classifica riporta la scuola Ancona nord al primo 1° posto, seguita dal Pinocchio-montesicuro e al terzo 3° posto la scuola Donatello.
Le Donatello ai 60 metri hanno vinto con Boldrini Margherita, per i 600 Palpacelli Giulia è arrivata terza. Al salto in lungo, invece, Lavinia abbondanza è arrivata seconda per pochissimo, mentre Beatrice Cantani si è qualificata quarta al lancio del peso.
La nostra è stata la scuola più premiata e, nonostante il quarto posto nella classifica complessiva, gli alunni migliorano sempre di più in campo atletico.
Testo di Alessandro Amicucci
Ad Osimo il 28 Febbraio scorso si è svolto un torneo epico: quello di scacchi, dove molti appassionati di questo hobby si sono scontrati in partite leggendarie.
In questo articolo leggerete l’intervista ad un ragazzo che ha partecipato a questo progetto, parlo di Vittorio Marinangeli.
Incominciamo subito con le domande:
<<Ti è piaciuto questo torneo?>>
<<Sì, perché hanno partecipato un sacco di giocatori fortissimi che venivano da tutte le scuole delle province di Ancona e da cui ho imparato nuove mosse>>
<<Vorresti rifarlo?>>
<<Sì, perché vorrei e potrei imparare molto di più.>>
<<Come si è svolto il torneo?>>
<<Prima di tutto, i maschi erano divisi dalle femmine, le partite da giocare erano sei e infine su un muro venivano attaccati dei fogli in cui erano presenti i nomi dei giocatori con cui ci si doveva scontrare. Poi ovviamente se si vincevano le partite si passava alle fasi successive, cioè le regionali>>.
Vi comunicheremo altre notizie riguardanti gli scacchisti di questa scuola, ma per ora è tutto.
Testo di Davide Perticaroli, Tommaso Pieroni e Vittorio Marinangeli
“È stata un’esperienza davvero unica. All’inizio ero spaventata da tutte le persone che si trovavano dentro quella palestra enorme, ma poi mi sono lasciata andare e da quel momento ho pensato solo a divertirmi ed impegnarmi con la mia squadra. Nonostante il quarto posto nella classifica, sono fiera di aver partecipato e combattuto insieme alle mie compagne.”
Queste sono le parole dell’atleta Anna Rosati 2E.
Questa mattina si sono svolti a Senigallia i tornei studenteschi di Basket tre contro tre. Le scuole che hanno partecipato sono state otto. Gli studenti della squadra femminile e maschile della scuola Donatello erano super carichi per scendere in campo e dare il massimo. La squadra femminile ha giocato in un campo azzurro ed era composta da Anna Rosati, Monica Canafoglia, Letizia Giusepponi e Ambra Giombini. La squadra maschile ha portato battaglia in un campo in legno e di colore rosso ed era composta da: Michele Cardinali, Leonardo Ruggero, Benjamin Thomson e Giulio Papa Papini. I nostri studenti sono stati accompagnati dal Prof. Pierre Campagnoli. Dopo cinque ore di partite inframezzate da una merenda a metà mattina, gli studenti si sono potuti riposare, ma non troppo, perché era il momento delle premiazioni! Le nostre fantastiche ragazze sono arrivate quarte e non terze per un punto solo, ma non importa, può capitare: si rifaranno il prossimo anno. I maschi, i nostri guerrieri, si sono aggiudicati il terzo posto; hanno ricevuto una medaglia e un certificato di partecipazione. Le squadre che sono arrivate al primo e al secondo posto del podio giocheranno le regionali a maggio.
Articolo di: Sara Chiarini - Immagine di Sebastian Almazora
Come è avvenuto l’ingresso nell’ U.S. Ancona?
E' una passione che viene da lontano, fin da ragazzo ho giocato a calcio, senza grandi risultati. Quando sono entrato nel mondo del lavoro ho portato questa mia grande passione nella società in cui ho lavorato, tramite il centro ricreativo aziendale ho iniziato a organizzare tornei calcistici sia all’interno dell’azienda che all’esterno. In azienda erano presenti sei squadre e si faceva un torneo all’italiana tutti i migliori di queste squadre andavano a formare la squadra aziendale che partecipava ai tornei cittadini, giocai anch’io ma poi per un infortunio smisi e continuai a dirigere e organizzare. Quando era in costruzione lo stadio Del Conero per lavoro ho spesso avuto incontri con i dirigenti dell’Ancona che conoscendo la mia grande passione e capacità organizzativa mi proposero di entrare in società.
In molti voglio entrare a far parte del mondo dello sport in generale, tu che consiglio dai a chi vuole raggiungere questo traguardo?
Ci vuole tanta passione, spirito di sacrificio, interesse a risultato inteso alla crescita degli atleti sia sul piano umano che sul piano sportivo per l’acquisizione dei giusti valori e il raggiungimento di grandi obiettivi.
Come ci si sentiva a far parte di un complesso così grande come quello dell’U.S. Ancona?
Sono arrivato nell’Ancona il giorno dell’inaugurazione dello stadio Del Conero, dando una mano sia nella segreteria del campo che nell’accoglienza della terna arbitrale e delle squadre avversarie. Per 25 anni sono stato sempre nell’Ancona collaborando sia con la prima squadra che col settore giovanile, in pratica ininterrottamente dal 1992 al 2017, ho avuto modo di frequentare calciatori che per me fino all’anno prima erano degli idoli ma anche calciatori che terminata la carriera erano diventati dirigenti. Ho provato forti emozioni conoscendo un dirigente del Padova in serie B del quale quando giocava mi mancava la figurina per completare un album Panini.
L’ Ancona è stata due volte in serie A, puoi fare una breve descrizione di ciò che era l’ambiente?
Lo stadio era sempre tutto pieno specialmente quando arrivavano squadre del calibro della Juve, Milan, Inter… ed io per le competenze che dovevo svolgere stavo al piano degli spogliatoi e durante le partite in campo, in mezzo tra le due panchine. Per cui ho avuto modo di frequentare calciatori e dirigenti italiani e stranieri del gotha del calcio Italiano. Due volte anche con la nazionale italiana, ciò avveniva sia nelle partite in casa che fuori casa.
Sei stato vicino a molti campioni, chi è che ti ha stupito di più per bravura e costanza nell’allenarsi?
A me personalmente stupirono i calciatori che ci portarono per la prima volta in serie A, anno 1992, non erano dei grandi campioni ma tutti insieme formavano una grande squadra, uno di questi era Salvatore Mazzarano che è venuto a mancare l’altro giorno.
Cos’è ciò che ti manca di più da quando non sei più nel mondo del calcio ?
Mi manca molto, lo stare in campo e girare con le squadre l’Italia e tutto quello che gira intorno al calcio giocato. Lo stare in campo dà delle emozioni uniche difficili da esprimere e raccontare.
Vincenzo è un ex componente della Unione sportiva Ancona, il suo aiuto alla società è avvenuto dal 1993 al 2017. Vincenzo è il nonno di un componente della redazione Post it, per questo abbiamo deciso di intervistarlo.
Per aprire il 2024 in bellezza, la redazione sportiva di Post-it vi propone questa intervista realizzata da Francesco Picchietti (classe 1D) al pallanuotista anconetano Giacomo Baldinelli. Tra sogni, difficoltà e tanta tenacia, l'atleta dorico ci racconta come è riuscito ad affermarsi in questo affascinante sport.
Come e quando hai iniziato a fare pallanuoto? E qual è il tuo ruolo nella squadra?
Ho iniziato in quinta elementare, all’incirca avevo dieci anni, frequentavo il corso di nuoto presso la piscina del Passetto e un giorno l’allenatore ci ha fatto giocare con dei palloni in acqua. Mi è piaciuto molto, da lì è nata la passione e ho voluto iniziare il corso di pallanuoto. Il mio ruolo nella squadra è posizione n. 3, marcatore del centro boa avversario.
Quali sono le difficoltà che hai incontrato?
Le difficoltà negli anni sono state tante: la pallanuoto è uno sport che richiede molto impegno, ma la più grande è stata sicuramente quella di conciliare gli impegni scolastici, universitari e lavorativi con i tanti allenamenti che si fanno durante la settimana.
Cosa significa per te fare pallanuoto?
Per me fare pallanuoto è stare in un contesto che reputo una seconda casa, una seconda famiglia perché ormai sono diciannove anni che sto con persone che conosco da quando sono piccolo e soprattutto portare per tutta Italia alto il nome della società della mia città.
Chi devi ringraziare?
Ringrazio i tanti allenatori che ci hanno seguito durante il nostro percorso sportivo poi ringrazio i miei genitori che mi hanno portato sempre ad allenamento anche in orari improponibili durante la settimana e perché mi hanno sempre permesso di fare questo sport che, tra le altre cose, è anche abbastanza costoso.
Tu come faresti appassionare un bambino allo sport?
Secondo me è importante coinvolgere il bambino ma non bisogna forzarlo perché potrebbe avere dei gusti diversi rispetto agli adulti.
Pensi che lo sport sia importante nella vita adolescenziale? Se sì perché?
Sì per i ragazzi è fondamentale lo sport; a mio modo di vedere la pallanuoto, in particolare, permette loro di far parte di una squadra con dei coetanei, che si fanno forza l'uno con l’altro, in un'età critica dove ciascuno inizia a formarsi come persona e ad avere più coscienza nel proprio io. Infatti è il periodo della vita nel quale il bambino, piano piano, diventa adulto che per definizione è un momento delicato dove è possibile fare scelte sbagliate e pericolose. Quindi, un ragazzo che fa sport agonistico nell’ età adolescenziale tendenzialmente resta lontano da ambienti insidiosi, e il fatto che questa attività sportiva presuppone una dedizione ed un impegno importante, quando il giovane sarà una persona adulta, riuscirà ad applicarsi con profitto prima agli studi e poi al lavoro.
Ma chi è Giacomo Baldinelli? E quando è nato?
Giacomo è il cugino di Francesco Picchietti, componente della redazione di Post-it, e ad agosto avrà 29 anni.
Da quanti anni gioca? E in quale quale squadra?
Giacomo gioca da 19 anni e attualmente è in forza alla Vela Barbato Nuoto.
di Lorenzo Mondaini (classe 1B)
L’agonismo è un bene o un male per i ragazzi?” Per provare a rispondere a questa domanda abbiamo intervistato Arianna Pesaresi, giocatrice marchigiana di pallavolo che a soli 14 anni ha raggiunto il livello della prima squadra del suo club e ha conquistato la prima divisione, e che però ha smesso per i troppi sforzi che doveva fare ogni giorno.
Arianna racconta: “Quando giocavo a pallavolo dovevo andare ad allenarmi tutti i giorni della settimana per almeno 4 ore; passavo la maggior parte dei miei pomeriggi in palestra e questo toglieva tempo per studiare (anche se lo studio rimaneva sempre la prima priorità), tornavo a casa tardi e mi stancavo molto”.
Con questa dichiarazione si può confermare che l’agonismo sportivo toglie tempo ad altre attività più importanti, come lo studio o la lettura di un libro, ma porta comunque dei benefici per il corpo.
“Ho smesso di giocare perché gli allenamenti erano troppo stancanti e da quando ho smesso sono tornata ad andare bene a scuola e le mie giornate sono diventate più tranquille, ma vorrei ritornare a giocare perché la pallavolo è la mia passione”.
Per Arianna Pesaresi la pallavolo è una grande passione ma nonostante la voglia di giocare ha deciso di prendersi una pausa per concentrarsi di più sulla scuola e per rilassarsi anche se non vede l’ora di tornare a giocare.
Conclusioni
Lo sport è un’attività sana che ogni bambino e ragazzo ha diritto di fare.
L’agonismo sportivo è un’attività che richiede molti sacrifici e gli adolescenti hanno il diritto di non praticarlo anche se porta più benefici al corpo rispetto allo sport amatoriale. Lo studio è comunque un’attività che è prioritaria rispetto allo sport e ogni adolescente deve avere del tempo per studiare, fare sport e rilassarsi.
Cos’è l’agonismo?
Dal greco antico “agon”, ovvero “lotta”. L'agonismo è un particolare impegno di un atleta o di una squadra durante lo svolgimento di una gara; è lo spirito combattivo che dà la grinta per vincere le competizioni.
A quale età si può iniziare a praticare sport a livelli agonistici?
Secondo il regolamento tecnico del CONI (Comitato Olimpico Nazionale italiano) si può praticare lo sport agonistico all’ età minima di 10 anni
Che effetti ha l'agonismo sugli adolescenti?
Effetti positivi:
l’agonismo fa bene ai ragazzi, poiché praticare sport è particolarmente salutare, concentra la mente, regala grinta e spirito combattivo, rafforza il corpo e la mente e inoltre fare attività sportiva a livelli agonistici potrebbe portare a diventare un vero atleta.
Effetti negativi:
l'agonismo dà troppa pressione e toglie il tempo che si potrebbe passare a studiare.
Purtroppo la troppa voglia di vincere che crea l’agonismo può portare, oltre ad un sovraccarico per i ragazzi, all'aggressività o il disprezzo nei confronti degli avversari.
In seno alla sperimentazione Cantiere nuova didattica, la classe 3D ha realizzato con strumenti multimediali (Canva) delle infografiche sul primo soccorso, per consentire a tutti gli studenti che si allenano in palestra di conoscere alcune regole di intervento per eventuali infortuni che possono capitare a sé e ai compagni durante la attività sportiva scolastica e non. Studenti e studentesse non solo hanno scritto i testi e organizzato la grafica ma hanno anche posato come modelli per mostrare le corrette posizioni da assumere nei vari casi presentati, dai più lievi ai più complessi. Il progetto è stato coordinato dalle prof.sse Roberta Evangelista e Annalisa Zoppi, supportate dall'atelierista dott. Paolo Petrucci.
In attesa che diventino poster nei locali della palestra, pubblichiamo in questa pagina le infografiche:
contusione - sangue dal naso (Pietro Esposito - Francesco Galeazzi - Agnese Storchi)
crampo - strappo - stiramento (Amin Ait - Nancy Lababidi - Shaira Noche - Antonella Sanchez)
distorsione - frattura - lussazione (Alessandro De Marco - Iris Gjeka - Giulia Marini - Gliulia Pietrini)
persona non cosciente che respira (Emma Bozzi - Angelo Gaetani - Riccardo Guastafierro - Sofia Maiori)
persona non cosciente che non respira (Ferdinando Frascarello - Christian Gradara - Giorgia Luconi)
posizione antishock (Teresa Fiorani - Adnan Hossan - Ilario Kokoneshi - Viola Sangiuliano)
di Martina Di Gioia e Lorenzo Andreoli
Siamo in zona rossa e siamo in DDI, non entriamo in palestra da tempo ormai. Fare attività fisica tutti i giorni, o quando ci è possibile, potrebbe aiutarci a superare questo periodo di restrizioni in modo migliore sia a livello fisico che psicologico? Certo! È importante fare attività fisica non solo per il benessere fisico - per diminuire l’incidenza di malattie vascolari come ictus e infarti, il diabete, l’ipertensione, il sovrappeso e l’obesità, l’osteoporosi - ma anche per il benessere psichico, soprattutto in questo periodo surreale e drammatico che stiamo vivendo a causa del COVID. Facendo attività fisica si aumenta la fiducia in se stessi, l’autostima, si acquista una maggiore consapevolezza del proprio corpo, si riducono l’ansia, la depressione e lo stress. Anche solo con una passeggiata. Ma è importante anche per il benessere sociale che, purtroppo, in questo periodo deve necessariamente essere messo da parte. Durante l’attività sportiva che svolgevamo a scuola nelle ore curricolari ed extracurricolari, in presenza, questo ultimo punto, direi che è quello che ne ha sempre tratto maggior giovamento… e torneremo a farlo! Si favoriscono i rapporti interpersonali, di integrazione, di confronto e di socializzazione. Quest’anno, dopo qualche mese dall’inizio della scuola, abbiamo ripreso a fare attività pratica in palestra in forma individuale e con distanziamento di oltre 2 metri. All’inizio si pensava potesse essere noioso e demotivante, ma solo il fatto di potersi muovere ha provocato in tutti voi ragazzi una gioia immensa e un pensiero di speranza…
In che modo ci consiglia di fare attività fisica? Con programmi di allenamento su delle app, dei video su Youtube o degli esercizi scelti a piacimento da noi?
Nel marzo 2020, il CIO (Comitato Internazionale Olimpico) ha lanciato una campagna digitale #StayStrong, #StayActive, #StayHealthy per promuovere l'importanza dell'attività fisica quando molti paesi in tutto il mondo hanno iniziato a imporre un blocco per prevenire e contenere l'infezione. La campagna ha mostrato atleti che hanno trovato un modo per rimanere attivi, inventando in modo creativo nuovi esercizi da fare a casa e condividendoli on line con i loro fan.
L'importanza di rimanere attivi è al centro del Memorandum d'intesa firmato a maggio tra il CIO e l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), incentrato sulla promozione e la difesa della salute attraverso lo sport e l'attività fisica. Direi che ogni forma di movimento può essere solo positiva per il vostro benessere.
Con quali esercizi possiamo mantenerci in forma durante questo periodo di quarantena? Per quanto tempo bisogna fare l’allenamento? 30 minuti, un’ora, un’ora e mezza? E quante volte alla settimana?
Mi state chiedendo quale attività fisica è bene praticare? Sono consigliate tutte le attività adeguate alle proprie capacità, svolte con regolarità e continuità. Vi consiglio, una volta intrapresa un’attività, di portarla a termine con serietà e impegno.
A scuola abbiamo fatto moltissimi allenamenti a circuito e altrettanti ne avete inventati voi durante il primo lockdown, appunto per essere allenatori di voi stessi, sono stati corretti e commentati insieme.
Bisogna sempre rispettare il grado di allenamento, le condizioni dell’apparato muscolo-scheletrico e di quello cardiovascolare. Sono da evitare attività troppo impegnative, soprattutto se svolte saltuariamente.
Vi do anche dei piccoli consigli da tenere sempre presenti: distribuite l’attività fisica nell’arco della settimana. Bevete prima, durante e dopo l’attività, anche in assenza di stimolo della sete. Lasciate passare almeno tre ore, dopo un pasto completo, prima di iniziare l’attività fisica, mentre va evitata se si è a digiuno. Evitate, poi, di mangiare abbondantemente subito dopo l’attività fisica.
Cosa si può fare quando abbiamo finito le lezioni in DAD o quando ci annoiamo? Stare in terrazzo o andare in giardino a respirare un po’ d’aria? Ci possono aiutare a mantenere una forma il più salutare possibile?
Innanzitutto un consiglio che ho dato a tutti gli studenti è questo: durante la DAD è ideale alzarsi e camminare per casa a ogni cambio dell’ora, guardare fuori dalla finestra il punto più lontano per fare ginnastica anche con gli occhi che sono costretti a guardare lo schermo per tante ore al giorno, fare qualche esercizio di allungamento per la schiena e la catena cinetica posteriore e poi bere un bicchiere d’acqua e mangiare un frutto.
Come possiamo mantenere un'alimentazione corretta ed equilibrata e proporzionare la quantità di cibo? Ad esempio, per essere più attivi, possiamo cucinare noi? Perché deve sapere che in zona rossa, mentre passiamo tutto il giorno in casa e abbiamo più tempo libero, molti di noi si cimentano in cucina…
Già nel V secolo a.C. Ippocrate affermava: “Solo nutrirsi non mantiene l’uomo in salute. Egli deve anche compiere esercizio…”. I tre fattori principali che influenzano la nostra salute e longevità sono la genetica, l’ambiente e i comportamenti. Considerato che non possiamo agire sui fattori genetici, è fondamentale porre l’attenzione sui fattori ambientali e comportamentali e adottare quelli più idonei per migliorare la nostra salute. Direi che un’alimentazione adeguata ed equilibrata aiuta il corpo a prevenire l’invecchiamento e l’insorgenza di patologie (obesità, ipertensione…). Non esagerate però con gli zuccheri complessi (pasta, pane, pizza), per i quali la digestione è molto lenta e se in questo periodo siamo un pochino più sedentari, comporta conseguentemente un aumento di peso.
Imparate a cucinare cibi a base di cereali, legumi e verdure… può essere divertente anche questo!
di Aurora Vitali
Cos'è?
La canoa polo è uno sport di squadra che si svolge su un kayak, in gergo canoa. Si pratica in acqua con una palla ed è molto simile alla pallanuoto; ci sono 5 giocatori in campo e 3 in panchina.
Questo sport nasce in Germania e in Inghilterra negli anni ’70; il gioco con la palla era utilizzato come alternativa ai consueti allenamenti invernali di canoa, ed era così divertente che si diffuse in tutta Europa.
La prima partita in Italia venne svolta sul fiume Natisone, presso il Kayak Club di Manzano, nel 1979.
Lo scopo è fare più goal della squadra avversaria in un tempo di 20 minuti, segnando in una porta di 1x1,5 metri che è sospesa due metri sul livello dell’acqua. Essa è protetta da un giocatore che usa la pagaia che per parare i tiri la deve sollevare perpendicolarmente all’acqua. Sono sempre due le squadre in azione. La palla usata è la stessa della pallanuoto e può essere giocata sia con le mani che con la pagaia. L’area in cui si svolge il gioco è rettangolare, ha una lunghezza di 33-35 metri e una larghezza di 23 metri. La profondità dell’acqua al suo interno non deve essere inferiore ai 90 centimetri e al di sopra del campo da gioco non devono esserci ostacoli per almeno 3 metri. Ogni lato deve essere dotato di pontili liberi, in modo da consentire il movimento degli arbitri che devono seguire costantemente il gioco durante la partita. Il campo da gioco è delimitato da galleggianti che, posti a un metro di distanza l’uno dall’altro, disegnano le linee laterali dell’area di gioco, sulle quali devono essere contrassegnati la metà campo, i 6 metri ed i 4,50 metri dalle porte. I galleggianti sono posti a delimitare le linee di fondo o linee di porta. Su ogni lato, a partire dal centro della porta di ogni squadra, per una lunghezza di 4 metri, l’area deve essere libera da ostacoli per non interferire con Il portiere.
Come si gioca?
Al fischio d’inizio, l’arbitro lancia la palla al centro del campo di gioco e solo un giocatore per squadra può tentare di impadronirsene; tutti gli altri devono tenersi a una distanza di 3 metri dal loro compagno. La squadra che viola questa regola regala all’avversario un lancio libero o tiro diretto. L’arbitro ha la facoltà di ripetere il lancio iniziale nel caso in cui la posizione favorisca troppo una delle due squadre. L’arbitro può richiamare e punire, assegnando alla squadra avversaria un lancio libero ai giocatori che non si allineano sul fondo del campo.
Tra le regole principali ci sono: lo Shot-Clock, ovvero dal momento in cui guadagna il possesso di palla, la squadra ha 60 secondi per tentare di tirare in porta. Il goal è considerato valido solo se tutta la palla supera il piano frontale dell’intelaiatura della porta e ogni goal segnato vale un punto. Dopo il goal, il gioco riparte con un lancio dalla metà campo che è effettuato dalla squadra che lo ha subito poco prima. La partita è vinta dalla squadra che ha segnato più goal alla fine del gioco. Nel caso in cui le squadre abbiano segnato lo stesso numero di reti, si tratta di pareggio. Se in tal caso è necessario determinare la squadra vincente la partita procede con due tempi supplementari di tre minuti ciascuno, con un intervallo di un minuto. Se il pareggio sussiste ancora, si attua la regola del Golden goal: vince chi segna per primo, anche se il tempo supplementare non è concluso. I rigori, poi, sono l’ultima possibilità. Il cronometrista comunica la fine della partita con un apposito segnale acustico.
L’arbitro, durante il gioco, può interrompere una partita chiamando il Time Out con tre fischi consecutivi solo nei casi seguenti: quando vengono meno le condizioni di sicurezza del gioco; se un giocatore si è rovesciato oppure il suo equipaggiamento ostacola il corso regolare della partita; quando il campo di gioco necessita di essere sistemato; quando un giocatore è in campo pur essendo stato espulso o non dovendosi trovare comunque lì; se durante il gioco qualche giocatore si fa male; quando viene segnato un goal; quando viene assegnato un rigore; quando ci sono due palle in campo.
di Pinocchio Miriam 1F
Prima di entrare nel vivo dell’intervista con Vanessa Tittarelli, campionessa italiana ai mondiali di Wakeboard che frequenta la classe 3E della nostra scuola “Donatello”, conosciamo meglio la sua disciplina sportiva.
Si tratta di uno sport acquatico, praticato soprattutto nei laghi, dove il praticante viene trainato da una fune legata a un motoscafo o ad un cavo di metallo teso tra dei pali. Il wakeboard nasce dalla fusione tra lo sci nautico e lo snowboard ed utilizza una tavola wakeboard simile a quelle usate per praticare, appunto, lo snowboard o il kytesurf. Trascinati per mezzo di una corda e di un bilancino, è necessario mantenere l’equilibrio e si possono eseguire curve, salti e manovre di ogni genere. È obbligatorio l’utilizzo di un giubbotto di salvataggio, life jacket, che permetta di galleggiare. Le tavole da wakeboard sono generalmente sottili e di forma rettangolare con gli spigoli smussati e un profilo convesso. Sulla faccia superiore presentano attacchi simili agli scarponi da snowboard con i quali l’atleta, il rider, rimane con i piedi attaccati alla tavola. La lunghezza della tavola wakeboard può essere diversa in base alla tavola stessa ed alla fisicità del rider, così come la forma, la misura, e la flessibilità. Chi lo pratica generalmente indossa muta, casco, calzari e scarponi, guanti e dispositivi di protezione per denti o altre parti del corpo.
Da quanti anni pratichi questo sport?
Da quattro anni, circa.
Ci puoi descrivere come si pratica il wakeboard?
Il wakeboard è uno sport in cui ti devi tenere ad un cavo che ti traina in acqua. Ci sono due percorsi: nel primo vai in avanti e indietro, e se cadi ti recuperano; mentre nel secondo, giri in cerchio e se cadi dalla tavola non ti recuperano, ma nuoti fino alla sponda.
Come è avvenuto il tuo avvicinamento a questo sport?
È avvenuto per caso.
Cosa ti piace del Wakeboard?
La sensazione di libertà mentre che ho mentre sto sulla tavola.
Come ti senti mentre “scavalchi” le onde?
Come se stessi in un mondo tutto mio.
Quante ore alla settimana ti alleni? E al giorno?
Mi alleno sette giorni su sette. Minimo per un’ora al giorno, ma dipende dal periodo.
Che tipo di allenamento fai quando non entri in acqua?
Quando non posso entrare in acqua vado in surf o pratico allenamento a corpo libero fuori dall'acqua.
Questo sport si può fare in ogni ambiente acquatico?
Principalmente nei laghi.
Come concili allenamento e studio?
Ehm...
Partecipi a molte gare all’anno? Di che livello?
Si, ci sono molte gare durante tutto l’anno. In estate faccio i campionati italiani, in inverno gare in giro per il mondo.
Come ci si sente a partecipare a competizioni di così alto livello?
Mi sento in ansia, ma allo stesso tempo provo anche una bella sensazione.
Quante e quali competizioni hai vinto finora?
Tre gare italiane di Wakeboard, due di Wakeskate, una assoluta e un terzo posto ai mondiali.
Qual è il paese in cui hai partecipato alle gare che ti è piaciuto di più?
L’Argentina.
Qual è la gara più difficile che hai dovuto affrontare?
Le gare mondiali.
Come ti sei sentita la prima volta che hai vinto?
Molto felice.
Come ti sei sentita la prima volta che hai gareggiato?
Molto strana.
Cosa si prova a detenere il titolo mondiale nella tua categoria?
È proprio una bella sensazione avere il titolo mondiale nella mia categoria.
In futuro hai pensato di fare di questo sport il tuo lavoro?
Spero di riuscire a continuare a praticarlo sempre.
di Alberto Battino
Vi siete mai chiesti chi ha inventato il basket? Se sì, questo articolo è fatto per voi: parla di chi l'ha inventato, quando e delle regole da seguire.
di Francesco Galeazzi
Il 22 giugno 1986 a Città del Messico, l'Argentina batteva 2-1 l'Inghilterra con un goal, ormai diventato iconico, di Diego Armando Maradona, che portava così la sua squadra in semifinale e in seguito a vincere il campionato mondiale di calcio. Oggi questo non sarebbe stato possibile, perché la mano di Diego, o 'di Dio' come disse lui a fine partita, sarebbe stata ben individuata nel monitor del VAR (Video-Assistant-Referee).
Ma cos'è questo sistema introdotto solo pochi anni fa, nel 2016, in uno degli sport più diffusi al mondo, che avrebbe cambiato la storia del calcio?
Il VAR non è semplicemente un arbitro che disegna un rettangolo con le mani e una telecamera, ma un sistema che coinvolge due arbitri (il VAR e l’AVAR) che controllano tramite svariate immagini l’andamento della partita e sono in costante comunicazione con l’arbitro in campo. Il VAR può essere utilizzato solo in determinate occasioni:
per stabilire la regolarità di un goal
per decidere se espellere un giocatore
per decidere se assegnare dare un rigore
per correggere l’ammonizione o l’espulsione del giocatore sbagliato.
L’arbitro e gli altri ufficiali di gara devono sempre prendere una decisione iniziale come se non ci fosse il VAR, solo l’arbitro può iniziare una “revisione”, confrontarsi con gli altri due arbitri e con le immagini e prendere la decisione finale.
Quando il processo di revisione è completato, l’arbitro deve mostrare il gesto dello “schermo TV” e comunicare la decisione finale.
Quindi il VAR è un esempio, anche se in un gioco, di come l'uomo e la tecnologia possono interagire per aiutarsi a prendere una decisione, che dovrebbe essere più giusta.
Nonostante questo, però, anche il VAR suscita molte polemiche, perché naturalmente è sempre l'uomo a dover interpretare le immagini e a prendere le decisione. Anche in Germania, ad esempio, dove prima dell'avvento del VAR, non si parlava mai dell'arbitro, ora appaiono polemiche proprio contro questo sistema.
Una polemica riguarda addirittura il nome del VAR: si dice “il VAR” o “la VAR”? Mentre alcune persone parlano della VAR al femminile, l’Accademia della Crusca spiega che è più corretto considerarlo maschile, perché quando le parole vengono dall’inglese, a meno che non ci sia qualcosa di specifico riferito al femminile, sono neutre e diventano maschili. La traduzione italiana di Video Assistant Referee sarebbe assistente video dell’arbitro, quindi maschile, ma se riferita alla tecnologia può essere anche femminile.
Riguardo al VAR sono accaduti anche fatti curiosi. Ad esempio un episodio successo nel campionato di calcio israeliano, ha fatto il giro del mondo: l’arbitro, in occasione di una situazione da rigore, ha avuto una sorpresa. Recatosi al monitor del VAR a bordo campo per rivedere l’azione, si è trovato di fronte uno schermo su cui erano proiettate le immagini di un parcheggio. La folla, che ha visto tutto sul maxi-schermo è scoppiata in una risata.
Anche se Dio può avere dato 'una mano' a Maradona, l'uomo ha deciso, almeno per quanto riguarda il gioco del calcio, di limitare l'intervento divino, o umano poco onesto, anche grazie alla tecnologia e chissà che una volta tanto dal calcio possa arrivare una strategia che può essere d'esempio in altre situazioni.
di Christian Gradara
Forse non tutti lo sanno, ma sembra che il calcio sia nato in Cina nell’XI secolo a.c. con il nome di TSU-CHU, il pallone era pieno di piume e doveva passare - usando solo i piedi per spostarlo - tra porte di bambù. Dopo 600 anni in Giappone si faceva un gioco simile chiamato KEMARI, dove la palla non toccava terra ma era passata con le mani. Nel IV secolo a.c. i bambini greci e romani giocavano con palle di cuoio piene di lana. Le sue regole cambiarono nel tempo e durante il Medioevo si giocava contro villaggi vicini rivali. Durante il governo dei Medici a Firenze il campo era Piazza Santa Croce.
Il calcio moderno iniziò nel 1857 in Inghilterra, la prima squadra di calcio al mondo fu fondata a Sheffield con il nome di Sheffield Football Club, l’anno dopo furono scritte le regole ufficiali del gioco moderno del calcio usate ancora oggi. In Italia la prima squadra di calcio fondata fu il Torino Football Club nel 1906. Il calcio si gioca in un campo erboso rettangolare lungo da 90 a 120 metri e largo da 45 a 90 metri, ogni partita ha due tempi da 45 minuti separati da un intervallo di 15 minuti. Ogni squadra è formata da 11 giocatori tra cui il portiere, l’unico che può toccare la palla con le mani nell’area di rigore. Ognuno ha un suo ruolo preciso (come attaccante, difensore o centrocampista) che può cambiare a secondo della decisione del mister (l’allenatore). Lo scopo del gioco è far entrare la palla nella porta avversaria, questo si chiama goal, vince la squadra che ne fa di più. L’arbitro è una persona che sta in campo e guarda che la partita abbia un andamento corretto, che vengano rispettate le regole per evitare infortuni ai giocatori. Se un giocatore compie un’azione scorretta viene fischiata una punizione che ha per con conseguenza l’interruzione della partita. Se si commette un fallo molto grave durante il gioco, l’arbitro esibisce il cartellino rosso e il giocatore sanzionato deve uscire dal campo, se ciò, poi, accade viene fatto dentro l’area di rigore, l’arbitro dà la possibilità alla squadra che lo ha subito il fallo di tirare il calcio di rigore, un tiro fatto da 11 metri di distanza dalla porta, giocatore contro portiere.
I giocatori di calcio indossano scarpe con tacchetti per non scivolare e la maglia della squadra con il proprio numero e nome scritto sulla schiena. Ogni squadra gioca una partita in casa, cioè nello stadio della propria città, e una nello stadio avversario con ogni squadra del campionato; le squadre più forti giocano in serie A. Il capitano in una squadra si riconosce perché porta una fascia sul braccio; è la persona con più esperienza, il più carismatico, leader del gruppo, di solito ha un carattere tranquillo perché deve far mantenere la calma alla squadra, ed è il giocatore che può parlare con l’arbitro.
Negli ultimi anni il gioco del calcio ha avuto molti cambiamenti e nuove regole, tra queste c’è il VAR (Video Assistant Referee), un arbitro che segue la partita a bordo campo dalle telecamere per vedere meglio le azioni scorrette.
Il calcio è il gioco più seguito al mondo ed anche in Italia è quello più conosciuto e praticato, tante persone vanno allo stadio perché dal vivo la partita è più emozionante; lo stadio di San Siro a Milano, dove giocano Inter e Milan, è il più capiente d’Italia, ha 80.018 posti e quando c’è il derby è tutto pieno.
Nel calcio ci sono tante società che acquistano e vendono i giocatori, tutte queste trattative vengono chiamate calciomercato. I giocatori più costosi della serie A sono: Romelu Lukaku e Lautaro Martinez, con un valore sopra i 100 milioni di euro. Il calciatore più pagato della serie A è Gonzalo Higuain, gioca nella Juventus e guadagna 625.000 euro al mese; per arrivare a guadagnare così tanto bisogna essere molto bravi, avere talento, allenarsi molto ed avere un bravo mister.
I giocatori più forti della storia del calcio sono stati Pelè e Maradona, oggi il più forte del mondo è considerato Lionel Messi, nato nel 1987 in Argentina, ma non tutti conoscono la sua storia. Aveva 11 anni quando gli fu diagnosticata un'insufficienza dell’ormone della crescita: significava che il suo corpo non cresceva rapidamente come avrebbe dovuto, per curarlo servivano farmaci costosi ma i suoi genitori non potevano permetterselo. Fin da piccolo aveva un grande talento per il calcio, fece un provino per la squadra del Barcellona e l'allenatore volendolo a tutti i costi decise di pagargli le cure. Presto divenne uno dei più grandi calciatori della storia, rifiutò di giocare con squadre che gli avrebbero offerto tanti soldi perché si sentiva legato al Barcellona che lo aveva aiutato da bambino. Oggi difende i diritti dell'infanzia, ha un'organizzazione di beneficenza e finanzia gli ospedali perché possano curare i bambini che ne hanno bisogno.
di Ilario Kokoneshi
Amici, dite la verità, quando sentite la parola Karate a che pensate? Pensate a qualcosa di strano, lontano, qualcosa che si vede solo nei film o nei cartoni animati? Beh, non è proprio così!
Il Karate è nato in Giappone, il nome significa mano (te) vuota (kara), infatti si pratica a mani nude. È uno sport completo, infatti si utilizza tutto il corpo. Con il Karate si sviluppano la velocità, la forza fisica, l’esplosività, l’equilibrio e la coordinazione. Si impara ad attaccare e a difendersi.
Può essere praticato da tutti, grandi e piccoli e si fonda sul rispetto di se stessi e degli altri. Un momento importante è il saluto che si fa all’inizio e alla fine dell’allenamento e del combattimento. Il karate non è uno sport violento, l’avversario non viene picchiato, ma solo sfiorato utilizzando varie tecniche di combattimento. La divisa è il Kimono bianco. Nel combattimento si usano delle protezioni. Il livello dell’atleta è indicato dalle cinture che sono di vari colori: bianca, bianca-gialla, gialla, gialla-arancione, arancione, arancione-verde, verde, verde- blu, blu, blu-marrone, marrone, marrone- nera e nera. Per passare da una cintura all’altra bisogna fare un piccolo esame con il proprio Maestro. Dopo la cintura nera ci sono vari dan, cioè vari livelli.
Il Kumite, cioè il combattimento, viene combattuto sul Tatami, cioè il tappeto e dura 3 minuti. Vince chi fa più punti, colpendo l’avversario. Questo sport è ormai molto praticato, basta fare un giro nella propria città per accorgersi che ci sono molte palestre di Karate.
Quindi il Karate non è uno sport pericoloso e violento, si fonda invece sul rispetto delle regole e dell’altro, insegna a stare insieme agli altri divertendosi e scaricando le energie in modo positivo. Inoltre insegna l’autocontrollo e la disciplina, elementi fondamentali nella vita di tutti i giorni.
di Battistoni Diego
Considero il nuoto come lo sport più completo infatti in questo si allenano gambe , braccia e perfino i muscoli della schiena. Inoltre è uno sport in cui bisogna aver molta coordinazione , nuotando con gambe e braccia insieme e facendo la virata . In acqua si riesce ad andare più veloce soprattutto nuotando pulito ,senza sbavature . Per questi motivi in allenamento bisogna impegnarsi duramente per ottenere buoni risultati in gara . Durante il periodo di quarantena , non potendo andare ad allenarmi in piscina , è stato brutto soprattutto perché dopo non è stato per niente facile riprendere feeling con la nuotata .Comunque quello che ho appreso facendo le gare è che per poter vincere bisogna usare la testa ,non si può pensare di vincere una gara di nuoto solamente girando le braccia più velocemente .Questo è uno sport in cui fanno la differenza ovviamente anche i dettagli .Il mio istruttore di nuoto ,per esempio ,mi dice sempre di respirare ogni tre bracciate , non subito prima della virata , oppure mi consiglia di fare gambe a delfino in uscita dalla virata . Tali sono le piccole accortezze che difatti in gara ti fanno guadagnare secondi preziosi. Consiglio poi alle persone come me che soffrono di uno stato d’ansia prima della gara di mettersi sedute su una gradinata per dieci minuti e non pensare a niente , liberando la mente da paure e preoccupazioni . In seguito , quando sarà il momento di svolgere la vostra gara , non abbiate timore e date il massimo . Consiglio anche ,prima di svolgere un'attività motoria, di mangiare frutta secca e un frutto che può essere un mandarino ,un kiwi , ma soprattutto una banana che contiene potassio che aiuta a non far venir crampi e dolori muscolari .Invece da bere : una bottiglia di powerade o ancora meglio delle vitamine minerali disciolte in acqua contenute naturalmente in una borraccia .Infine si può svolgere un po’ di sano stretching. Il nuoto è uno sport faticoso che però ripaga di tutti gli sforzi compiuti e bisogna ricordare che un obiettivo si può raggiungere sempre con la sola forza di volontà.