Benvenuti, questa è la rubrica della Narrativa, una sezione tutta per voi studenti delle Donatello: noi della redazione prendiamo i vostri testi più belli poi li
pubblichiamo sul giornalino. Allora fatevi avanti e proponete i vostri scritti ai vostri prof. di Lettere!
Nel sito BiblioLab Donatello sono state pubblicati i racconti e i testi multigenere del concorso letterario 2025 premiati e segnalati, dalla primaria alla secondaria. Buona lettura!
IL 25 aprile 2025 festeggiamo l’ottantesimo anno dalla liberazione d’Italia, una festa nazionale della repubblica italiana.
È un giorno fondamentale per la storia d'Italia, simbolo della lotta condotta a partire dall’8 settembre 1943.
Volevamo celebrare questa ricorrenza con questo testo di fantasia scritto da Nathan Durante.
Un Italiano nel 1942
Tanto tempo fa, nell’estate del 1942, con le giornate molto lunghe e molto afose, in una campagna vivevano un bambino e suo nonno, affamati e poveri.
All'improvviso, il bambino sentì delle macchine che si avvicinavano alla loro casa. Erano entrambi molto in ansia perché sentirono chiudere gli sportelli e dei passi che si avvicinavano. Solo dopo poco tempo si accorsero della presenza di alcuni soldati tedeschi, che li presero e li portarono su un treno: c’erano molti vagoni e lì dentro era ammassata molta gente, stavano andando ad Auschwitz!
Il nonno morì durante il viaggio e il bambino pianse molto.
Auschwitz era un brutto posto, lì erano tutti uguali, con la testa pelata, con tatuaggi sul braccio e con una tunica sgualcita a righe azzurre e bianche.
Durante la notte si sentivano molti spari e una volta il bambino sentì un soldato urlare "Tagliamogli la testa…. sparate…. ".
Lui per la paura si mise sotto le coperte, poi una signora si avvicinò a lui con un pezzettino di pane, il bambino dopo poco tempo si tranquillizzò, prese il pezzettino di pane e lo mangiò.
La signora, con tutta la sua tenerezza gli disse: “Domani verrà un signore che ti chiederà se vuoi vedere i tuoi genitori, tu, proprio tu, devi rispondere di no! Perchè domani mattina devi scappare alle 6:30.” Lui rispose di sì!
Preparò tutto l’occorrente per scappare oltre a ciò che gli aveva dato quella signora: l’amore, il coraggio e la voglia di liberarsi da quella situazione. Il giorno dopo, come aveva detto la signora, un uomo arrivò e chiese a tutti i bambini di seguirlo se volevano vedere i genitori, in pochi dissero di sì.
Quando andò via, seguito dai bambini, tutti i grandi piansero. A quel punto il bambino si coprì con il mantello invisibile e uscì dalla stanza. Scappò e corse più che poteva!
Lo fermarono dei militari Americani e chiesero di quale paese fosse.
Lui rispose che era italiano, di Ancona.
Mentre lo diceva, vide che alcuni carri armati si avvicinavano al campo di concentramento e lo bombardavano.
Poi vide delle macchine militari italiane che lo presero e lo portarono in Italia.
di Lorenzo Martini (classe 2C)
Era una tranquilla giornata di novembre e stavo passeggiando in una parte della città a me sconosciuta.
Arrivai in una strada dove si trovava una casetta che sembrava abbandonata.
Sapevo che entrare non sarebbe stata l’opzione giusta, ma la mia curiosità di scoprire cosa ci fosse all’interno della casa mi stava facendo impazzire.
Così appoggiai la mia mano sulla maniglia e con un movimento del polso la porta si aprì.
All’interno era tutto buio, ma fortunatamente le finestre facevano entrare un po’ di luce, anche se sapevo che sarebbe durata poco, visto che il sole stava tramontando.
Camminai un po’ per la casa, ma avevo uno strano presentimento, come se qualcuno mi stesse guardando da dietro le mie spalle.
Pensavo che fosse solo la mia paura, ma questa strana sensazione non mi lasciava e, all’improvviso, tutta la luce scomparve.
Avevo molta paura e mi domandavo come fosse possibile che in un secondo il sole fosse scomparso.
Ma soprattutto mi preoccupai che ormai tutta la stanza era buia.
Camminavo alla cieca, il mio cuore batteva all’impazzata, e quella strana sensazione di qualcuno che mi stesse guardando si faceva sempre più forte.
Iniziai a correre perché non sapevo come uscire, fino a quando trovai qualcosa…
Non riuscivo a capire bene cosa fosse, però la presi in mano sperando che fosse una torcia o qualsiasi forma di luce.
Provai a toccarla da tutte le parti, cercando un tasto che potesse accenderla e stranamente si illuminò e rivelò che non era una torcia, ma un telefono mezzo rotto di qualcuno che era entrato prima di me.
La batteria era quasi scarica e, tra tutte le funzioni del telefono, io ne cercavo una in particolare: quella della torcia.
Dopo poco la trovai.
La accesi subito e la sensazione di qualcosa che mi guardava alle spalle diminuì.
Era come se quell’essere avesse paura della luce, e così decisi di girarmi.
Vidi degli occhi inumani: erano rossi e grandissimi.
Ma non fu la cosa che mi spaventò di più… il suo sorriso sarà stato grande cinquanta centimetri e ciò mi fece salire un brivido lungo la schiena.
Corsi velocemente cercando l’uscita e, fortunatamente, la trovai poco dopo.
La torcia del telefono si era spenta, ma non importava più, perché oramai ero fuori.
Mi girai per guardare la casa per un’ultima volta e, dalla finestra, vidi la creatura che mi guardava con i suoi occhi rossi e che sorrideva più di prima.
Così, buttai il telefono e scappai, terrorizzata da quella terrificante casa abbandonata.
Nel sito BiblioLab Donatello sono state pubblicati i racconti e i testi multigenere del concorso letterario 2024 premiati e segnalati, dalla primaria alla secondaria. Buona lettura!
di Michele Malaccari (classe 1E)
Avevo un amico, un amico immaginario, un amico di cui ci si poteva fidare, anche se non c’era io lo sentivo vicino, anche se finto non era falso. Passavo i pomeriggi a scherzare, a giocare con lui, immaginarmi come fosse, lo pensavo con un cuore a forma di punto piccolissimo e verde, di cui non poteva fare meno, non un passo sulle nuvole e nemmeno respirare, insomma era un amico speciale e importante di cui non parlavo con nessuno; solo chi ha avuto un amico immaginario può capirmi.
Avvertivo la sua presenza ogni volta che ero a contatto con la natura, ne abbiamo fatte di cose insieme! Le foglie, i granelli di sabbia, l'alba, mi fanno pensare a tutte le volte che ho giocato liberamente con lui all’aria aperta. Mi ricordo il suo sguardo invisibile, le sue parole mute e il suo carattere unico che ci univa; era il mio amico ed io ero il suo.
Un giorno però, tornato da scuola lo chiamai, non lo sentivo più vicino a me, era scomparso! Capii che non mi serviva più un amico immaginario: ero diventato grande. Ora mi piace pensare che abbia come amico un altro Michele, un Michele che ha ancora paura del mostro sotto il letto, che ha bisogno di essere consolato quando fa degli errori e quando ha una discussione per una cosa inutile. Un Michele che con lui crescerà per andare a lavarsi i denti da solo e che gli insegnerà a spalmare sul pane la marmellata di fragole senza l'aiuto della mamma. Ho undici anni e sono pronto per la scuola media e spero di poter fare a meno di lui. Se dovessi avere momenti difficili, spero che il piccolo Michele lo lascerà tornare da me.
di Lorenzo Mondaini (classe 1B)
Ogni tanto aprendo la finestra vedo un promontorio che si affaccia sul mar Mediterraneo; è poco alto ma ha una grande stazza e questo mi fa pensare se c’è qualcosa lì sotto: qualcosa di misterioso e immenso. Molto probabilmente questa leggenda non racconta realmente la verità però nessuno può saperlo…
Tanto tempo fa, sulle coste del mar Mediterraneo, sorgeva una piccola città di mare fondata dagli esuli siracusani chiamata “Ankon”.
Seppur piccola la città poteva vantare un grosso porto di ricche merci provenienti da tutto il mondo.
L’unico problema di Ankon era un titano che viveva in delle grotte non lontano dalla città.
Il gigante si chiamava Conero ed era molto temuto perché andava in città per divorare gli abitanti.
Pan, dio della natura dalle forme di un satiro, quando venne a sapere di questi decise di aiutare gli anconetani a sconfiggere il mostruoso gigante.
Quella notte gli abitanti di Ankon affrontarono il gigante e riuscirono a sconfiggerlo e Pan col potere del suo flauto magico fece crescere un promontorio sul cadavere del titano e, il dio del vino, Dioniso regalò al monte la fertilità .
Ma per paura che Conero risorgesse mandarono due sacerdotesse a predicare perché il titano non si risvegliasse e ancora oggi stanno lì a pregare. Le chiamano le "Due Sorelle".
di Filippo Maria Maggi
È la sera dell'ultimo dell'anno. Un uomo e la sua cameriera hanno concluso i festeggiamenti e si apprestano ad andare a letto quando qualcuno suona insistente il campanello. Chi sarà?
Scopriamolo in questo racconto.
Siete appassionati di gialli? Ecco pronti quattro racconti pronti da sfogliare, inviati in redazione dalla classe 2C.
Ringraziamo Marta Riccini per l'impaginazione dell'ebook realizzato con Book Creator.
Qui il pdf della pubblicazione.
di Nicoletta Palumbo
Prese il giradischi, che si trovava fra tutti i libri che aveva letto. La sua casa su una nuvola era alta e sbilenca. Dopo lunghe ricerche trovò un foglio e una penna e scrisse...
di Edoardo Filippetti
Mi chiamo Giacomo, ho dodici anni e vivo in un piccolo borgo medievale marchigiano, Offagna. Ho un delizioso gattino di colore nero a macchie bianche che ho chiamato Miao. In famiglia siamo in quattro, io, mio fratello Riccardo, mia madre Giovanna e Miao. Purtroppo due anni fa è morto mio padre a causa di una rara malattia.
Da quando lui non c’è più, sono un bambino triste, malinconico perché mi manca una figura importante in casa.
Prima che lui morisse, proprio perché conosceva il mio lato sensibile, mi disse che sarebbe stato sempre al mio fianco e, nei momenti di tristezza, mi suggerì di affacciarmi dalla finestra di notte e guardare la stella più brillante.
Così, dopo la sua morte, io e Miao ci affacciamo dalla finestra tutte le sere e per un’oretta parlo proprio con la stella più brillante.
Una sera fu veramente speciale. Ero sul bordo della mia finestra e, mentre ammiravo il cielo, mi accorsi che piano piano tutte le stelle si stavano illuminando sempre di più e si stavano spostando in modo confusionario.
Non capivo che cosa stesse accadendo, se stavo sognando o se fosse realtà, ma piano piano ho notato che le stelle avevano formato una figura non ben definita.
Ho provato a usare la mia immaginazione e vedevo un cane, poi un’auto, poi un pallone e infine un cuore.
Per un momento ho sorriso e Miao si avvicinò facendo le fusa.
I nostri sguardi erano pieni di felicità.
Ad un certo punto le stelle hanno cominciato a muoversi in modo allegro come se stessero danzando ad una festa di ballo e... i miei occhi non potevano credere a ciò che vedevano! Le stelle brillavano più del solito formando il viso di mio padre, aveva un sorriso brillante. Era un messaggio chiaro, lui stava bene ed era fiero di me.
Da quella sera sono più sereno e non manco mai al mio appuntamento notturno, affacciato dalla finestra con il mio gattino Miao.