progetto drammaturgico e regia
prof. Andrea Vecchia
Se con Icaro. Amore disperato avevamo spalancato le porte del cielo per interrogarci sulla fragile verticalità del desiderio, con un'indagine sul mito di Teseo e Arianna siamo precipitati nel cuore oscuro del labirinto, là dove il desiderio si fa nodo e perdita. Dallo studio dei destini dei due giovani è nata dunque la seconda parte di questo dittico, che ci immerge nella profondità psichica di un mito che è, al tempo stesso, racconto arcaico e architettura del trauma, soglia di crescita ma pure vertigine dell’abisso.
Il labirinto del Minotauro nel nostro spettacolo non è più solo lo spazio della prigionia, ma il palazzo simbolico dell’inconscio: un’isola interiore in cui si aggirano, confusi, desideri irrealizzati, paure primordiali e frammenti dell’infanzia che si aggrappano al cuore per non morire. Creta si fa luogo dell’anima, arcipelago emotivo in cui ogni figura mitica assume i tratti di una parte dell’identità in formazione.
Teseo - nella rilettura che la classe I D ripropone del mito antico, guidata dal prof. Andrea Vecchia - è ora il ragazzo chiamato dal padre a farsi uomo ed eroe, mandato lontano per acquisire il diritto alla memoria, alla gloria, all’eternità. Ma ciò che egli affronta non è solo un mostro, è il riflesso stesso della sua ombra: il Minotauro, nella riscrittura scenica, diventa infatti lo specchio deforme del sé, la maschera sotto cui si cela la rabbia repressa, il desiderio di cambiare, l’angoscia di non essere abbastanza. Uccidere la bestia inguardabile non è liberare la città: è lacerarsi, dissanguare quella parte dell'anima che non può convivere con l’immagine eroica imposta dall'esterno.
E Arianna? Per noi Arianna è diventata l’attesa, il simbolo della soglia, l’amore che cresce e che chiede di diventare adulto. La figlia di Minosse è colei che spera che l’eroe, tornando, non dimentichi il suo nome. Il suo amore non è solo sentimento: è speranza di redenzione, bisogno di riconoscimento, è chiamata a essere vista, scelta, salvata. Eppure, ciò che la ragazza riceve in cambio è solo assenza. Abbandono.
Come si conclude la nostra rilettura delle pagine delle Metamorfosi di Ovidio?
Teseo, dilaniato dalla propria colpa e dalla vertigine del gesto compiuto, non può più tornare indietro. Il filo che lo ha guidato fuori dal labirinto diventa, una volta spezzato, la corda che lo lega e lo condanna. Porta Arianna con sé, ma non l'accoglie. L'abbandona su un’isola – Nasso – che non è solo un luogo fisico, ma l’immagine stessa del rifiuto: il luogo psichico in cui il desiderio respinto si lacera in lamento.
Arianna, sulla spiaggia, offre al cielo la sua voce spezzata, ma le parole si perdono tra le onde. È la voce di chi ha amato troppo, di chi ha creduto nel sogno di un amore capace di guarire. La giovane donna viene tradita dal suo stesso desiderio: ciò che avrebbe dovuto salvarla la condanna.
E Teseo? Teseo non ritorna eroe, né uomo. Attraversare il labirinto non gli ha donato chiarezza, ma orrore. Uccidendo il Minotauro ha soppresso anche l'aspetto infantile che ancora tremava nel fondo del cuore: quella parte che piange, che teme, che spera e che non sa. Cancellare l’infanzia non basta per diventare adulti. Senza integrazione, la crescita è mutilazione.
Così Teseo si perde, naufrago della propria impresa, trascinato giù, nelle acque senza volto, dove già Icaro aveva lasciato il suo volo incompiuto. Il mare, che tutto custodisce e tutto consuma, chiude il cerchio con la sua voce antica: tra gli stessi flutti che hanno accolto il ragazzo bruciato dal desiderio di crescere, ora affonda il silenzio dell’uomo che ha creduto che bastasse il sangue per diventare eroe. E su quelle onde, che sanno di fine e di memoria, si leva il grido di Arianna. Non ha più forma né direzione: è voce liquida, offerta all’invisibile. Un lamento che non attende risposta, pari all'amore che continua a chiamare, anche quando non c’è più nessuno che ascolta.
Le musiche presenti in questo video sono state reperite da fonti pubblicamente accessibili in rete e sono utilizzate esclusivamente per finalità educative, senza scopo di lucro, nell’ambito di un’attività scolastica di studio, ricerca e sperimentazione artistica. L’uso dei brani è conforme al principio del "fair use" per scopi didattici e formativi, secondo quanto previsto dall’art. 70 della Legge sul Diritto d’Autore e dalle linee guida MIM in materia di attività scolastiche.
Il mito antico non tace.
Ci parla ancora.
Costantemente.
Ferocemente.
Con la voce del desiderio che ci trascina oltre il confine del possibile,
con il silenzio dell’abbandono che scolpisce la nostra solitudine più intima.
E ci insegna che, forse,
è solo smarrendoci nel labirinto dell’anima
che possiamo – tremanti, feriti, infine veri –
imparare a ritrovarci.
Le musiche presenti in questo video sono state reperite da fonti pubblicamente accessibili in rete e sono utilizzate esclusivamente per finalità educative, senza scopo di lucro, nell’ambito di un’attività scolastica di studio, ricerca e sperimentazione artistica. L’uso dei brani è conforme al principio del "fair use" per scopi didattici e formativi, secondo quanto previsto dall’art. 70 della Legge sul Diritto d’Autore e dalle linee guida MIM in materia di attività scolastiche.
Riprese video e montaggio
prof.ssa Cinzia Zacchigna