A SIPARIO APERTO
Il teatro come spazio di formazione
dello sguardo e del pensiero
percorsi di educazione alla lettura dell'evento scenico
nella scuola secondaria di primo grado Lionello Stock
Nel contesto dell'educazione contemporanea, in cui la polisensorialità e la decodifica dei linguaggi non verbali assumono un ruolo sempre più centrale nei processi di apprendimento, risulta imprescindibile proporre agli studenti esperienze formative che favoriscano una competenza percettiva ed ermeneutica ampia, profonda e trasversale. In tale ottica si colloca il progetto didattico A SIPARIO APERTO dedicato alla presentazione degli spettacoli teatrali che gli studenti hanno modo di fruire dal vivo presso il Politeama Rossetti di Trieste grazie all'abbonamento teatrale scolastico.
Questo ciclo di incontri, concepito come uno spazio di pre-comprensione e orientamento semiotico, intende fornire ai discenti strumenti per una lettura consapevole e critica del testo spettacolare, inteso non come semplice narrazione drammatica, bensì come complesso sistema di segni — visivi, sonori, corporei e spaziali — che interagiscono in una dimensione sinestetica e polisemica. Lungi dal ridursi a una mera introduzione informativa, tali momenti preparatori si configurano come vere e proprie pratiche pedagogiche orientate a un’alfabetizzazione spettatoriale: un'educazione dello sguardo e dell'ascolto, in grado di sviluppare la capacità di cogliere i livelli multipli di significazione implicati nella messa in scena.
Il teatro, in quanto complesso dispositivo linguistico e formale, si presta infatti a essere analizzato secondo i paradigmi della percezione attiva e della costruzione dialogica del senso, nella cornice di una pedagogia estetica che riconosce all’allievo un ruolo non passivo ma ermeneutico. L’intervento formativo, dunque, si articola in una duplice direzione: da un lato favorisce la decifrazione delle strutture narrative e delle soluzioni registiche adottate, dall’altro promuove un'attualizzazione critica dei contenuti tematici, consentendo di rintracciare connessioni feconde tra l’opera teatrale e i nuclei fondanti del curriculum scolastico.
Tale prospettiva risulta particolarmente efficace in vista dell’esame conclusivo del primo ciclo d’istruzione, laddove si richiede agli studenti la capacità di integrare saperi e competenze trasversali in una visione organica e personale. La mediazione educativa proposta rende possibile un'osmosi tra il linguaggio teatrale e le discipline scolastiche, dalla letteratura alla storia, dall’educazione civica all’arte, permettendo ai ragazzi di abitare criticamente il tempo presente attraverso l’analisi di codici espressivi e culturali che le regie contemporanee spesso esplicitano o problematizzano.
Il progetto si avvale della sinergia fra competenze pedagogico-comunicative e saperi specialistici: il professor Andrea Vecchia guida gli studenti nell’analisi del testo spettacolare, decostruendo gli elementi drammaturgici e performativi per restituirne la complessità culturale e simbolica; la professoressa Cinzia Zacchigna cura invece l’intero format, occupandosi in particolare delle riprese, del montaggio video e dell’apparato grafico, concepiti non solo come supporti funzionali, ma come elementi coerenti con l’approccio formativo adottato.
Attraverso questa progettualità, la Lionello Stock si configura come laboratorio di cittadinanza culturale, luogo in cui l’incontro con il teatro diventa occasione per interrogarsi sulla condizione umana, sulla memoria collettiva e sulle dinamiche sociali. Educare al teatro significa, infatti, in ultima analisi, educare alla responsabilità dello sguardo, alla profondità dell’ascolto, alla consapevolezza critica di sé nel mondo.