SOLITARI E RIBELLI COSI I RAGAZZI SI SALVANO DAL NULLA
TROPPI GIOVANI NON HANNO FIDUCIA PERCHE’ SONO PERSUASI,COME SCRIVE IL SOCIOLOGO FALKO BLASK,CHE <<SE LA VITA E’ UNO STUPIDO SCHERZO,DOVREMMO ALMENO RIDERCI SOPRA>>
Quando eravamo poveri, penso agli anni Cinquanta è ai primi anni Sessanta, i valori impartiti in famiglia coincidevano con quelli della società. Oggi, che stiamo diventando poveri, ma in una società che non nasconde l’opulenza, la famiglia insegna ancora, anche se sempre più debolmente, valori che sollecitano l’impegno, l’applicazione, la disciplina, il rispetto, mentre la società, sempre meno etica e sempre più mercantile, diffonde valori che sollecitano il consumo, il successo, il potere, avendo come alleato il principio del piacere a cui i giovani sono già naturalmente portati.
La partita è impari e la famiglia cede e si rassegna. Chi si impegna a costruire il proprio futuro, oltre la fatica, deve sopportare anche il disprezzo e l’isolamento. Di questo si lamentano i ragazzi che non si sentono migliori dei loro compagni, ma semplicemente emarginati. Di questa emarginazione, che è la porta spalancata per la depressione, la famiglia non si accorge e la scuola, economicamente e culturalmente sempre più povera, ha scarsi strumenti e capacità per intervenire.
La mancanza di prospettive future già da una ventina d’anni hanno inaugurato l’epoca nichilista che Nietzsche aveva predetto e definito: “Manca lo scopo, manca la risposta al perché, tutti i valori si svalutano”. Oggi che l’unico valore egemone nella nostra società e’ il denaro che tutto può comparare, persino il sesso e il potere, cosa si pensa che possano acquistare e volere i giovani, se non “le belle cose”, come scrive Platone, che sfilano davanti alla caverna dove sono incatenati gli schiavi? E però come nel mito della caverna, uno schiavo si libera dalle catene, esce dall’anatro e prende a guardare e ad ammirare le “cose vere”. E’ un percorso difficile che avviene in solitudine, accompagnato dal riso e dal disprezzo di quanti dalla caverna non sono usciti, rassicurati dalla loro prigionia.
Una prigionia, che, al pari degli schiavi di cui parla Platone, i giovani di oggi non avvertono come schiavitù, perché le catene sono dorate e luccicanti. E perciò pensano, di essere , più degli altri, all’altezza dei tempi, perché hanno lasciato alle spalle libri e cultura, impegno e rispetto. Valori d’alti tempi anche se verrà il giorno in cui avvertiranno il vuoto ciò che li circonda e il nulla in cui orientarsi. Ma resta pur sempre il divertimento con cui distrarsi, il vivere il presente in presa diretta 24 ore su 24, anche se nel frattempo la loro vita, vissuta da virtuosi dell’irresponsabilità si srotola in un esperimento dall’esito incerto.