Intervista a Giorgia
Ciao e benvenuti in questa intervista!
Mi chiamo Sofia, ho 10 anni e sono una grandissima fan di Giorgia! Mi piace tantissimo la sua voce e le sue canzoni, e oggi sono felicissima di potervi raccontare qualcosa in più su di lei.
GIORGIA TODRANI, conosciuta semplicemente come Giorgia.
La nostra cantante è nata il 26 aprile 1971 a Roma. È conosciuta anche per essere la figlia del grande cantante Giulio Todrani, e insieme, negli anni '90, sono diventati un simbolo della musica italiana.
Ma ora andiamo a conoscerla meglio con qualche domanda!
SOFIA: Ciao Giorgia, è un onore averti qui.
GIORGIA: Anche per me è un piacere!
SOFIA: Ok, allora iniziamo… prima domanda: nella tua carriera ti sei mai sentita inferiore o insicura?
GIORGIA: Sì, molte volte, specialmente all’inizio. Ma nonostante tutto, ho sempre affrontato le difficoltà come tutti dovrebbero affrontare i propri problemi.
SOFIA: Cioè?
GIORGIA: Ovviamente… a testa alta!
SOFIA: Proseguiamo: hai mai ricevuto critiche che ti hanno causato problemi seri?
GIORGIA: Ogni cantante attraversa momenti difficili. Ma per fortuna, grazie al mio carattere deciso — come dice la mia famiglia — i miei problemi sembravano grandi come il Vesuvio… se paragonato all’Everest!
SOFIA: E adesso l’ultima domanda.
GIORGIA: Va bene!
SOFIA: Mi fa piacere. Partiamo: hai mai avuto momenti di litigio con i tuoi genitori?
GIORGIA: Sì, tante volte, soprattutto quando avevo tra i 13 e i 15 anni.
GIORGIA: Grazie di tutto!
Sofia Ferrante, 5 C - S.P.
Intervista ad Anna Frank
Anne nasce a Francoforte sul Meno nel 1929,da genitori di origini ebraiche, a pochi anni di distanza dalla sorella Margot. Nel 1933,preoccupata per la politica razziale della Germania nazista, la famiglia si trasferisce ad Amsterdam. Quando anche l’Olanda viene occupata dall’esercito tedesco, per i Frank diventa sempre più complicato non farsi trovare durante i rastrellamenti. Il padre di Anne decide perciò di nascondersi insieme alla famiglia in un alloggio ricavato nel retro della sua fabbrica, accogliendo anche Hermann van Pels con la moglie e il figlio Peter e, poco dopo, il dentista Fritz Pfeffer. Nell’alloggio segreto, Anne prosegue la stesura del suo diario personale (ricevuto in regalo il giorno del suo tredicesimo compleanno),come un epistolario indirizzato a un’amica immaginaria. Vi annota pensieri , riflessioni intime e racconta quello che accade ogni giorno:
-la paura della guerra;
-i suoi sentimenti per Peter;
-il conflitto con i genitori;
-il desiderio di diventare una scrittrice una volta tornata la pace.
Il 4 maggio 1944,in seguito alla soffiata di un informatore fatta alla Sicherheitsdienst, la polizia tedesca di Amsterdam, il gruppo viene arrestato e deportato ad Auschwitz.
Anne e la sorella Margot verranno poi trasferite a Bergen-Belsen, dove troveranno la morte tra il febbraio e il marzo dell'anno seguente.
Questa è la tua cameretta? Si, mi manca davvero tanto, nonostante il tempo passato.
Con chi la condividevi? La condividevo con la mia amata sorella Margot.
Dove scrivevi il tuo diario? Scrivevo il mio diario sempre nella mia cameretta, precisamente su un tavolino in legno munito di una piccola lampada.
Usavi il diario come distrazione dal mondo esterno?Ero molto cosciente di quello che succedeva fuori e l’unico modo per non esserne dispiaciuta era quello di scrivere, il mio sogno era quello di diventare una futura scrittrice.
Sei consapevole che al giorno d’oggi ogni 27 gennaio sei un punto di riferimento per la Giornata della Memoria? Ovvio, ne sono felicissima, spero che quello che ho subito non accada più e per questo nasce la frase “ricordare per non dimenticare”.
Cos’era questo scaffale girato? Questo era uno scaffale girevole, che nascondeva l’accesso all’alloggio segreto.
Siete stati trovati in successione? Alcuni vicini sentirono rumori ambigui e portarono spie ai soldati germanici.
Avete accolto anche altre persone? Si, Hermann van Pels, la moglie, il figlio e il dentista Fritz Pfeffer.
Puoi farci sentire alcune delle tue frasi più famose? Certamente, incominciamo:
“Quel che è accaduto non può essere cancellato,
ma si può impedire che accada di nuovo.”
“Una cosa però l’ho imparata: per conoscere bene la gente
bisogna averci litigato seriamente almeno una volta.”
“Pensa a tutta la bellezza
ancora intorno a te e sii felice,”
“I morti ricevono più fiori dei vivi perché i rimpianti
sono più forti della gratitudine".
“La verità è tanto difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta.”
Ammaturo Felicia e Sofia Napolitano, 1B - S.S.
Intervista a Dante Alighieri
(Io) Ciao Dante, è un piacere poter parlare con te e scoprire di più sulla tua grande opera, la Divina Commedia.
(Dante) Ciao, sarà un piacere rispondere alle tue domande!
(Io) Cosa ti ha ispirato a scrivere la Divina Commedia?
(Dante) Quando scrissi quest'opera, ero in esilio e avevo bisogno di immaginare un viaggio attraverso l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, per purificare la mia anima, visto che mi consideravo un peccatore.
(Io) Interessante! Perché hai deciso di scrivere la Divina Commedia in volgare, invece che in latino come facevano altri scrittori?
(Dante) Ho scelto di scriverla in volgare perché volevo che tutti, anche quelli che non parlavano latino, potessero capire e apprezzare il suo significato.
(Io) In quest'opera ci sono molti personaggi. Qual è quello più importante per te?
(Dante) Ce ne sono molti, ma sicuramente Virgilio è uno dei più importanti. È stato una grande ispirazione per me, oltre a essere stato il mio maestro e guida nel viaggio. Poi c'è Beatrice, che mi ha accompagnato nel Paradiso. Lei era molto importante per me, perché rappresentava il mio amore.
(Io) E pensi che, nella società di oggi, possiamo imparare qualcosa dalla tua opera?
(Dante) Assolutamente. Oggi è molto importante capire che ogni azione ha delle conseguenze e che possiamo sempre rimediare. Ognuno ha la propria responsabilità e la possibilità di scegliere. Bisogna solo esserne consapevoli.
(Io) Sono completamente d'accordo. Infine, perché ti sentivi un peccatore?
(Dante) Mi sentivo un peccatore perché fui esiliato da Firenze a causa delle lotte politiche tra guelfi e ghibellini. Questo esilio mi ha spinto a scrivere la Divina Commedia, come un modo per purificare la mia anima.
(Io) Dante, ti ringrazio molto per queste preziose risposte. A presto!
(Dante) Grazie a te, è stato un onore condividere la mia esperienza con te!
Miryam Giordano, 2E - S.S.
Intervista a Romelu Lukaku
ROMELU LUKAKU è un attaccante Belga nato il 13 Maggio del 1993 ad Anversa in Belgio. Lukaku da piccolo era molto povero perchè il padre non lavorava e la madre faceva la donna delle pulizie. Egli ha giocato in molte squadre, come Inter Manchester United, Everton e attualmente è l’attaccante titolare del Napoli.
Giornalista di Sky Sport: Salve Romelu, grazie per aver accettato questa intervista. Oggi, insieme ad altri giornalisti, le faremo delle domande. Innanzitutto le volevo chiedere come ci si sentisse ad essere il 5° marcatore di una classifica difficile come la serie A.
Lukaku:Salve a lei, sono molto contento di essere il 5° miglior marcatore di serie A. Ma il mio obiettivo è essere il miglior marcatore, lo so che è difficile, ma spero di riuscirci e fare almeno 20 goal.
Giornalista di Dazn: Gli allenamenti di mister Antonio Conte, sono davvero complicati e stancanti come dicono? e per giocare così bene, cosa vi dice il mister negli spogliatoi?
LUKAKU:Si, gli allenamenti del mister sono veramente complicati come dicono, durante la settimana ci fa allenare tantissimo e negli spogliatoi ci sprona a fare sempre meglio, ci fa capire che siamo una grande squadra e che possiamo vincere tutte le partite se ci impegniamo.
Giornalista della Gazzetta dello Sport: come ci si sente ad essere nella prima squadra in classifica? Secondo lei la lotta scudetto contro l’Inter durerà ancora molto e chi lo vincerà?
Ultima domanda: cosa sogna ancora Romelu Lukaku?
Lukaku: essere primi in classifica è molto bello, ma dobbiamo rimanere concentrati e continuare a migliorare, partita dopo partita. Secondo me la lotta scudetto contro l’Inter durerà ancora molto e spero che riusciremo a vincere noi lo scudetto.
Il mio sogno è incere ancora, lasciare un segno nella storia del calcio e aiutare i giovani a credere nei loro sogni.
Grazie Romelu per questa intervista!
Lukaku: Grazie a voi! Il calcio è passione, sempre!
Aniello Nunziata, 2E S.S.
Intervista a Lucio Corsi
Intervistatore: Buon pomeriggio, Lucio! È un piacere averti con noi. Vorremmo parlare del tuo percorso musicale e della tua esperienza al Festival di Sanremo. Cominciamo dalle tue origini: cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera da cantante?
Lucio Corsi: Buon pomeriggio! Grazie infinite per l’invito! Fin da piccolo ho sempre avuto una grande passione per la musica, influenzato dai dischi che avevo in casa. La mia famiglia amava la musica e questo ha sicuramente alimentato il mio sogno. Ho iniziato a scrivere canzoni come forma di espressione e, col tempo, ho capito che volevo condividerle con il mondo.
Intervistatore: Parliamo di Sanremo. La tua esperienza lì è stata sicuramente significativa. Cosa significava per te partecipare a un evento così prestigioso?
Lucio Corsi: Sanremo è un palco incredibile, di cui sono innamorato, una vetrina unica per ogni artista. Partecipare è un onore, ma anche una grande responsabilità. È un luogo dove storie ed emozioni vengono raccontate in musica. Per me, è stata un'opportunità per far conoscere la mia musica a un pubblico più vasto e per confrontarmi con tanti artisti talentuosi.
Intervistatore: La tua canzone al festival ha suscitato molte emozioni. Puoi parlarci del processo creativo che c'è dietro?
Lucio Corsi: Certo! Ho scritto la canzone "Volevo essere un duro" partendo da esperienze personali e dall’osservazione della vita quotidiana. Cerco sempre di infondere nelle mie canzoni una narrazione sincera. Ho lavorato su melodie che potessero toccare il cuore degli spettatori, e il supporto della mia band è stato fondamentale per realizzare il suono che avevo in mente.
Intervistatore: Hai dei progetti futuri in cantiere dopo Sanremo?
Lucio Corsi: Sto lavorando a nuovi brani e spero di pubblicare un album nei prossimi mesi. Voglio continuare a sperimentare e a raccontare storie attraverso la musica. La mia aspirazione è di evolvermi come artista e di portare la mia musica a nuovi ascoltatori.
Intervistatore: Ultima domanda: quale consiglio daresti ai giovani artisti che desiderano affacciarsi al mondo della musica?
Lucio Corsi: Credo che la cosa più importante sia rimanere fedeli a se stessi. Non abbiate paura di mostrare chi siete attraverso la vostra musica. L’autenticità è ciò che colpisce di più le persone. E, naturalmente, non smettete mai di migliorare le vostre capacità, di impegnarvi e di credere in voi stessi. La perseveranza paga sempre.
Intervistatore: Grazie mille, Lucio, per aver condiviso con noi il tuo viaggio e i tuoi pensieri. Ti auguriamo il meglio per il tuo splendido futuro musicale!
Lucio Corsi: Grazie a tutti! È stato un piacere parlare con voi. Ci vediamo presto!
Manuel Caliendo, 2B S.S.
Intervista ad Akira Toriyama
Luogo: Prefettura di Aichi, Giappone
Stagione: Primavera
Rivista: Manga e Beyond
Intervistatore: HIroshi Tanaka
Tanaka: Sensei Toriyama, grazie per averci accolti. È raro che lei conceda interviste. Come mai ha accettato questa?
Toriyama; Perché me l’ha chiesto con gentilezza… e perché non mi avete chiesto di disegnare solito Goku. In realtà, oggi mi sento particolarmente nostalgico. è bello parlare del passato ogni tanto.
Tanaka: Partiamo proprio dal passato. Quando ha capito che la sua opera più importante, cioè Dragon Ball, stava diventando un fenomeno mondiale?
Toriyama: Credo di averlo realizzato solo molto più tardi, forse quando ho cominciato a ricevere lettere da bambini in Brasile e in Francia. Non mi aspettavo nulla del genere. Io creavo fumetti per divertirmi, mai per la fama. Anzi… non mi sono mai sentito particolarmente bravo.
Tanaka: Eppure ha cambiato la storia del manga!
Toriyama: Più che cambiarla, l’ho spinta in una certa direzione. Le mie storie nascono spesso da errori o improvvisazioni, i capelli dorati della trasformazione in super sayan, per esempio, sono nati a causa della mia pigrizia: volevo infatti far risparmiare del tempo al mio collaboratore con la colorazione dell’inchiostro nero
Tanaka: C’è un personaggio a cui è legato di più?
Toriyama: Forse Goku. Non tanto per quello che rappresenta per i fan, ma perché è molto vicino a com’ ero io da giovane: ingenuo, curioso, sempre affamato! a anche Piccolo mi piace molto, in quanto è un personaggio che è cresciuto molto, dentro.
Tanaka: Molti fan considerano la sua opera un sinonimo della crescita, della sfida continua con se stessi.
Toriyama: Può darsi, non l’ho mai pensato mentre scrivevo, ma guardando indietro… sì, forse sì, Goku rappresenta proprio questo. Goku si batte con gli altri non per essere il migliore, ma per capire fin dove può arrivare. Ed è qualcosa che vale anche per noi.
Tanaka: Maestro, molti la conoscono per Dragon Ball, ma lei ha creato anche altre opere. Ci racconta qualcosa?
Toriyama: Certo! Dr. Slump è il mio primo vero successo. Arale e il villaggio Pinguino sono il mio modo per ridere di tutto, me compreso. Era assurdo, e mi divertiva da morire! Poi ho scritto storie brevi come Cowa!, Kajika e Sand Land, quest’ultima, in particolare, mi è rimasta nel cuore. Sono altre opere meno note, ma più personali. Senza scadenze folli e con più libertà creativa. Se volete conoscere un altro lato di me, partite da lì.
Tanaka: Hai mai sentito il peso delle aspettative dei fan?
Toriyama: Sempre. E infatti, quando ho finito Dragon Ball, ho pensato: Basta
adesso disegno solo macchine e dinosauri!”. Però poi mi hanno tirato dentro di nuovo… e alla fine, vedere bambini ridere o emozionarsi, mi ha sempre ripagato.
Tanaka:Ultima domanda. Cosa sogna oggi, Sensei Toriyama?
Toriyama: Una giornata intera senza che squilli il telefono… e magari una nuova collezione di modellini da montare in pace. La felicità, per me, è tutta lì.
Tanaka: Grazie, maestro. Le sue parole sono semplici, ma profondissime.
Toriyama: E’ il complimento più bello che avessi potuto mai ricevere. Grazie a voi…
ora vi accompagno fuori, che ho un uccellino da nutrire!
Manuel Caliendo, 2 B - S.S.