LA COMPLESSITA' NASCOSTA DELL'I.A.
Oggi, 2 marzo, in apertura della XXII edizione della Settimana Scientifica si è tenuta la conferenza: “dietro una semplice domanda: la complessità nascosta dell' intelligenza artificiale”, dedicata all’intelligenza artificiale tenuta dai dipendenti della Micron Technology, Daniele Spinosi e Andrea D’Alessandro. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di approfondimento per studenti e docenti su un tema sempre più centrale nel panorama tecnologico e sociale contemporaneo.
L’evento è stato introdotto dalla dirigente scolastica, Nicolina Tania Ulisse, che nel suo discorso introduttivo ha ricordato quanto sia fondamentale per la scuola promuovere momenti di confronto su innovazione e nuove tecnologie, ha inoltre sottolineato l’importanza di conferenze come questa, capaci di avvicinare i giovani al mondo del lavoro e di fornire strumenti utili per comprendere le trasformazioni in atto.
I relatori hanno proposto una chiara introduzione all’AI, spiegandone il funzionamento di base: algoritmi, raccolta e analisi dei dati, apprendimento automatico. È stato evidenziato come l’intelligenza artificiale non sia un’entità autonoma dotata di volontà propria, ma uno strumento creato dall’uomo per risolvere problemi complessi, ottimizzare processi e supportare le decisioni. In seguito hanno insistito sul concetto di etica digitale: solo attraverso il controllo umano, la trasparenza degli algoritmi e il rispetto della privacy si può garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile di queste tecnologie.
Gli studenti hanno seguito con grande attenzione la conferenza dalla quale sono usciti con una visione innovativa e diversa nei confronti dell’intelligenza artificiale: di fatti se di solito si tende a demonizzare l’AI, i referenti hanno invece proposto una visione in cui Uomo e macchina non sono nemici ma colleghi che si completano a vicenda.
Francesca Gentile Silvana Porreca Veronika Scipioni Rachele Bencivenga
SALUTE E I SUOI DETERMINANTI: LA COMPLESSITÀ DELLE RETI CASUALI E IL METODO EPIDEMIOLOGICO
Si è aperta oggi al Castello Orsini la Settimana Scientifica con un intervento della Prof.ssa Maria Scatigna, mirato ad evidenziare l’importanza della satità pubblica e dell’epidemiologia per la tutela della salute. Quest’ultima non deve più essere intesa come una semplice assenza di malattie, ma come un equilibrio attivo tra componenti fisiche, mentali e sociali. L'analisi della Scatigna evidenzia la presenza da una parte di malattie trasmissibili di origine microbica e dall’altra di patologie croniche, quali diabete e tumori, che emergono dall'invecchiamento e da abitudini quotidiane logoranti. L'epidemiologia moderna rivela però che queste malattie non colpiscono in modo casuale, mostrando un legame profondo tra il basso livello di istruzione, il vivere in zone svantaggiate e un rischio maggiore di ammalarsi o morire precocemente. L'obesità rappresenta l'esempio di questa complessità: essa è il prodotto di una fitta rete di cause biologiche, genetiche e, soprattutto, ambientali. Viviamo infatti in contesti che favoriscono la sedentarietà e rendono i cibi industriali meno sani, più economici e accessibili. Si pone quindi l’importanza della Sanità Pubblica poiché solo cambiando il contesto di vita è possibile proteggere davvero la salute di tutti.
Giulia Truocchio, Dalila Trinchini, Alberta Morgani
UN GRADO CHE CAMBIA IL MONDO
Il futuro del clima, questo il tema di straordinaria attualità affrontato nell'aula conferenze del Vitruvio oggi, 2 marzo 2026. Ospite della giornata inaugurale è stato il professor Gabriele Curci, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche e Fisiche dell’Università degli Studi dell’Aquila, che ha tenuto la conferenza “Envisioning the Climate of the Coming Decades”. Fin dalle prime battute, il docente ha chiarito un equivoco frequente: «Il clima non è il meteo di oggi». Una frase semplice, ma capace di orientare l’intero intervento. Il meteo descrive ciò che accade in un giorno o in una settimana (pioggia, vento, sole) mentre il clima è la tendenza di lungo periodo, la “memoria” atmosferica di un territorio. Confondere i due livelli significa non cogliere la portata dei cambiamenti in atto. Il cuore della lezione ha riguardato l’aumento della temperatura media globale, cresciuta di circa un grado nell’ultimo secolo. «Un grado sembra poco», ha osservato il professore, «ma nella storia della Terra pochi gradi hanno fatto la differenza». Il riferimento alle ere glaciali è stato particolarmente incisivo: tra una fase glaciale e una interglaciale la variazione media era di soli 5-7 gradi, sufficienti però a trasformare profondamente gli ecosistemi del pianeta. Ne emerge con chiarezza quanto anche variazioni apparentemente contenute possano avere effetti rilevanti. Ampio spazio è stato dedicato al ciclo del carbonio e all’intensificazione dell’effetto serra. Attraverso un parallelismo con il ciclo dell’acqua, il professor Curci ha spiegato come il carbonio, in condizioni naturali, circoli tra atmosfera, oceani e biosfera in un equilibrio dinamico. L’utilizzo massiccio dei combustibili fossili, a partire dalla rivoluzione industriale, ha però accelerato e alterato questo processo, immettendo in atmosfera quantità di anidride carbonica che vi permangono più a lungo. «L’effetto serra non è un nemico», ha precisato, ricordando che senza di esso la temperatura media terrestre sarebbe di circa -18 °C, mentre oggi si mantiene intorno ai 15 °C. Il problema è il suo potenziamento artificiale. Particolarmente coinvolgente è stata l’analisi dei dati locali relativi ad Avezzano. Attraverso grafici e medie annuali «non guardiamo il singolo giorno, guardiamo la tendenza» è emerso un incremento chiaro: dagli anni Settanta la temperatura media è passata da circa 11 °C a valori prossimi ai 13-14 °C. Numeri che raccontano una trasformazione concreta, osservabile anche nel nostro territorio. Guardando al futuro, il docente ha evidenziato che, in assenza di una significativa riduzione delle emissioni, l’aumento potrebbe raggiungere i 4 gradi nel prossimo secolo. Una prospettiva che invita alla riflessione, ma che non è stata presentata in termini allarmistici bensì come stimolo alla responsabilità e alla consapevolezza scientifica.
La Settimana Scientifica si è così inaugurata con un messaggio chiaro e costruttivo: comprendere i meccanismi che regolano il sistema climatico significa dotarsi degli strumenti per leggere il presente e orientare il futuro. Un avvio intenso, ricco di contenuti e capace di accendere curiosità e senso critico negli studenti, nel segno di una scienza viva e partecipata.
Cristel Di Gaetano
CAMBIARE IL DESTINO DELLE CELLULE: IL FUTURO DELLA MEDICINA INIZIA OLTRE IL VISIBILE
Il futuro inizia dalle menti pensanti e da chi si pone le giuste domande: dobbiamo “vedere oltre ciò che vediamo”. Questa frase sintetizza la base del futuro della medicina secondo la prof.ssa Ylenia Della Rocca, ricercatrice, docente universitaria ed ex studentessa del liceo Scientifico Vitruvio Pollione, che ha condiviso con gli studenti sia le esperienze del suo percorso di studi sia quelle in ambito lavorativo. Come tema principale della conferenza, ha introdotto un concetto fondamentale nell’evoluzione medico-scientifica: la riprogrammazione cellulare. Questo processo biotecnologico permette di trasformare cellule adulte in cellule staminali allo stadio della blastocisti (fino alla 2° settimana di gravidanza).La Prof.ssa ha poi illustrato i vari metodi usati per questa trasformazione, tra cui alcuni molto innovativi, in grado di prevenire eventuali anomalie genetiche. La medicina rigenerativa usa queste conoscenze non solo per riparare eventuali tessuti (ossei, adiposi, ecc.), ma anche per creare medicinali su misura, in grado di curare malattie come il Parkinson, per le quali non abbiamo ancora una cura definitiva. Inoltre, a seguito dei suoi anni di ricerca in Italia e in Spagna, ha illustrato le scoperte legate alla riprogrammazione del DNA, alla ricostruzione dei tessuti e alla creazione di farmaci per malattie neurodegenerative. Il messaggio è uno: il futuro della medicina parte dai concetti microscopici, ovvero le cellule, e bisogna ripartire da essi. Tutto questo è però impossibile senza perseveranza e voglia di comprendere a fondo ciò che stiamo studiando.
Natalia Marchi
LA COMPLESSITA' DEL PIANETA TERRA
Il 3 marzo al Castello Orsini di Avezzano, in occasione della Settimana Scientifica del 2026, gli studenti delle classi quarte dell’Istituto Marco Vitruvio Pollione hanno partecipato a una conferenza tenuta da Marco Patacci, ricercatore dell’Università degli Studi dell’Aquila professore in Scienze Ambientali.
L’incontro ha avuto come tema centrale la “Complessità”, lo stesso della Settimana Scientifica, e il professore ha subito voluto ricollegarsi al “Butterfly Effect”, ossia il celeberrimo effetto farfalla, termine coniato dal meteorologo Edward Lorenz per descrivere la teoria del caos e i sistemi complessi. “Questa teoria,” inizia Patacci, “spiega come in alcuni sistemi piccole variazioni delle condizioni iniziali portino a risultati sempre più diversi, talvolta imprevedibili: ne è un esempio perfetto il meteo”. Inoltre tiene ad affermare che non c’è un sistema che può, propriamente, essere definito semplice, bensì si può parlare di gradi di complessità. Con questo termine si indica in che relazione sono le variabili del sistema studiato, ovvero quanto effettivamente siano interconnesse fra di loro, maggiori sono le connessioni tra loro, maggiore sarà la complessità del sistema. Successivamente Patacci è andato nel dettaglio su temi molto tecnici riguardo la Terra, analizzando principalmente la complessità della biosfera e di sistemi a noi familiari quali le cascate carsiche. Di conseguenza per andare a comprendere questi sistemi è necessaria una potenza di calcolo e di analisi che ci possono offrire solamente i supercomputer, ormai ampiamente accettati dal mondo scientifico. Ovviamente questi macchinari sono molto precisi, ma nemmeno loro hanno una potenza tale da calcolare un evento fino ai suoi minimi snodi. Patacci, facendo l’esempio della pioggia, ossia come possiamo prevedere il fatto ma non dove cadranno tutte le gocce d’acqua, fa uscire dalla conferenza i vitruviani con una domanda specifica: avranno, grazie al progresso scientifico, i computer una potenza di calcolo tale da riuscire a comprendere a pieno le sorti del nostro pianeta?
Uldimino Nebbioso Bruno Porcu Alessandro Ortenzi
PLACCHE TETTONICHE, TERREMOTI, TSUNAMI E VULCANI: MAGGIORE CONOSCENZA PER UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA DEL RISCHIO
Nella giornata di oggi 3 marzo, le classi quinte del nostro liceo hanno assistito alla conferenza “Placche tettoniche, terremoti, tsunami e vulcani: maggiore conoscenza per una maggiore consapevolezza del rischio”, tenutasi nel castello Orsini di Avezzano. Antonio Avallone, Primo ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Roma, ha sensibilizzato gli studenti su fenomeni sempre più ricorrenti spiegandone le cause e suggerendo modi per difendersi e per prevenire incidenti. Partendo dalla descrizione dei diversi strati che costituiscono la Terra, si è evinto che al centro si trova il nucleo, una parte estremamente calda. Questo calore non rimane fermo perché risale verso l’alto e provoca dei movimenti nel mantello, lo strato intermedio formato da rocce molto calde e semiliquide. Nel mantello si creano dei lenti movimenti chiamati correnti convettive che comporta l’avvicinamento del materiale più caldo, mentre quello più freddo scende. Questi movimenti trascinano lentamente la crosta terrestre, che è divisa in grandi blocchi chiamati placche tettoniche. Nel momento in cui queste placche si separano o una scende sotto l’altra, il magma può risalire fino alla superficie e si possono dunque creare dei vulcani. In Italia è noto il Vesuvio, celebre per l’eruzione del 79 d.C., ma anche l’Etna e lo Stromboli in Sicilia, che ancora oggi registrano frequenti attività eruttive. Quando le placche si scontrano, si allontanano o scorrono una accanto all’altra, accumulano energia che viene rilasciata improvvisamente. Un esempio significativo è stato il terremoto di Kobe, di magnitudo 7.2 in Giappone, avvenuto il 17 gennaio 1995. A livello territoriale è memorabile quello che colpì il Fucino il 13 gennaio 1915, con un’intensità di circa 7.0, che devastò Avezzano e molti paesi della Marsica, causando oltre 30000 vittime. Lo tsunami invece può avvenire come conseguenza di un terremoto sottomarino, o maremoto, che causa lo spostamento del fondale e la generazione di onde gigantesche. Uno dei più catastrofici è quello di Sumatra il 26 dicembre 2004, caratterizzato da una lunghezza d’onda di circa 1300 km, quanto l’Italia. L’INGV ha in Italia ben 600 sale sismiche e una di queste si trova proprio all’interno del castello dato l’alto rischio di predisposizione ai terremoti del territorio marsicano. All’interno di questi laboratori vengono ricevuti segnali di avvertimento ogni volta che si intercettano movimenti nel suolo. In base alle intensità registrate, viene informata subito la protezione civile; se necessario, diviene un segnale a livello mondiale. L’incontro si è concluso con un’attività interattiva che ha coinvolto i ragazzi con molto entusiasmo. Il messaggio fondamentale che il ricercatore ha voluto trasmettere è che conoscere i vari fenomeni naturali non serve solo a comprendere la Terra, ma soprattutto a saper agire correttamente ed in sicurezza quando si verifica un evento pericoloso.
Sonia Morgante Marisol Imbastari
BIODIVERSITA'
Nella seconda giornata della 22esima Settimana della cultura scientifica, in aula conferenze l’ex vitruviano Filippo Castellucci ha tenuto, per le classi seconde, una conferenza sulla biodiversità, con focus sulla situazione italiana ed europea. Castellucci, laureato in biologia ed evoluzione all’università di Bologna con conseguente dottorato in zoologia conseguito tra Bologna e Copenhagen, oltre alla divulgazione nelle scuole, collabora con la ONG Rewilding Apennines e con Wildlife Adventures come guida turistica. La biodiversità è la differenziazione degli organismi diversi all’interno di una stessa specie, specie differenti, all’interno di uno stesso habitat o non. È perciò un termine molto ampio, che si può però riassumere sotto tre differenti tipi di diversità biogologica: diversità genetica, specifica ed ecosistemica. Sul nostro pianeta sono presenti approssimativamente 8 milioni e 750 mila specie eucariotiche, tutte quante riconducibili ad un singolo antenato comune (LUCA, Last Universal Common Ancestor). La nostra penisola,in termini di biodiversità, spicca nel panorama europeo per via della sua vasta variazione climatica e per la sua posizione centrale nel bacino del mediterraneo. Alcune attività umane, però, come l’agricoltura e l’acquacoltura o l’utilizzo delle biomasse minano questa grande ricchezza mondiale, e proprio a contrasto di ciò è stato stilata la EU Biodiversity Strategy 2030,che mira al ripristino degli ecosistemi danneggiati e all’ampliamento delle aree protette dal progetto Natura 2000. Anche nel nostro piccolo italiano abbiamo messo in atto una strategia nazionale per la biodiversità 2030, da presentare a settembre alla comunità europea.
Giovanni Di Gioia
LA RETINA COME FINESTRA SUL CERVELLO: GUARDARE L’ALZHEIMER CON “OCCHI” DIVERSI”
“L’alzheimer è una malattia estremamente complessa e nella sua complessità coinvolge non lo solo il nostro cervello ma anche gli occhi”: in questo modo ha incominciato la ricercatrice dott.ssa Annamaria Tisi, del Dipartimento di Scienze Cliniche Applicate e Biotecnologie, UNIVAQ, durante la conferenza tenuta al Castello Orsini martedì 3 marzo '26. Il fattore più eclatante è la perdita di memoria, in realtà però il sintomo della perdita di memoria deriva dalla perdita di una gran parte delle cellule che compongono il nostro cervello. Una volta che si arriva alla condizione di cervello alzheimer il processo è irreversibile, quindi ciò che la ricerca fa non è di tornare indietro ma il blocco del passaggio verso l’alzheimer per prevenire lo sviluppo della malattia. Il numero di persone con alzheimer sta aumentando. Quando viene effettuata una diagnosi di alzheimer generalmente è già troppo tardi per intervenire, cominciano a verificarsi degli effetti dannosi e compensano la morte delle prime cellule in modo automatico senza accorgersene, ma quando il cervello non riesce a contrastare gli effetti in modo naturale iniziano gli sviluppi della malattia circa 15-20 anni prima della malattia. Molte volte si svolgono delle ricerche attraverso i topi da laboratorio poiché attraverso le biotecnologie si modifica il DNA dell’animale inducendo l’alzheimer nel topo modificando il DNA in modo che il topo potesse sviluppare l’alzheimer. Grazie ai suoi studi sulla retina ( e ha spiegato tutti i meccanismi che stanno dietro per capire il perché) si potrà arrivare con un semplice esame della vista a predire se ci sono i sintomi della malattia e scoprirlo, così, molto tempo prima che insorga. Anche la ricercatrice Tisi, come alcuni dei relatori nei precedenti incontri, è stata una vitruviana e anch'ella spinge i ragazzi a pensare a quante opportunità dia un liceo come il Vitruvio e a quanta formazione possano ricevere, da trasformarlo in seguito in patrimonio personale, proprio come è successo a lei.
Emma Chiantini Domitilla Lucarelli Felisia Scipioni
INTRECCI DI SCIENZA E ARTE
Arte e scienza, DUE mondi lontani, distinti, diversi. O forse no. La storia dell’uomo è un intreccio indissolubile tra cultura scientifica e umanistica, e a ricordarlo agli studenti del liceo scientifico Marco Vitruvio Pollione è il professore, divulgatore, mago e giocoliere Federico Benuzzi nella sua conferenza “Intrecci tra scienza e arte”. L’incontro tenutosi in occasione della settimana scientifica è stata un’occasione per ribadire un concetto assai caro al Vitruvio: scienza ed arte sono a pari livello. Ma per evidenziare questo legame c’è bisogno di persone particolari, “persone di confine” ossia gente capace di costruire ponti e di ampliare le possibilità di unione tra le cose. Attraverso vari monologhi il professore ha tenuto una vera e propria lezione di fisica introducendo concetti come la relatività di Einstein, il moto angolare accelerato o ancora l’equazione di Maxwell e gli esperimenti di Giovanni Aldini; il tutto passando attraverso “le cosmicomiche” di Italo Calvino, "Frankenstein" di Mary Shelley e “Il dialogo sui massimi sistemi” di Galileo Galilei. La conferenza è stata una continua sorpresa, gli studenti sono stati catturati dalle sue parole e dalle sue spiegazioni che sono riuscite a rendere semplici anche i concetti più complessi della Fisica e della Matematica. Ma alla fine in questo spettacolo non si è trattato solo di spiegazioni scientifiche ma anche di una lezione dal punto di vista umano: l’arte e la scienza infatti non possono essere definite culture di prima e seconda classe, ma solo cultura umana.
Francesca Gentile Rachele Bencivenga Silvana Porreca Veronika Scipioni
Nella mattina del 4 marzo 2026, il cinema Astra di Avezzano ha ospitato gli studenti del nostro liceo in occasione della proiezione di “Nuremberg”, film diretto e co-prodotto da James Vanderbilt. La pellicola, trasposizione del saggio “The Nazi and the Psychiatrist” di Jack El-Hai, racconta gli eventi immediatamente successivi alla resa della Germania nazista nel 1945, ponendo al centro del racconto il confronto tra lo psichiatra statunitense Douglas Kelley (Rami Malek), incaricato di valutare la sanità mentale degli imputati del processo di Norimberga, e Hermann Göring (Russell Crowe), designato successore di Hitler, Reichsmarschall e comandante in capo della LuftwaZe, figura che si distingue, fin dal principio, per una distinta mania di grandezza e un animoso carisma. L’opera indaga il rapporto tra comprensione e responsabilità, cercando di rispondere ad alcune delle domande morali che ad oggi ancora tormentano la coscienza collettiva: fino a che punto l’uomo può essere considerato responsabile delle proprie azioni? Cosa significa giudicare il male? Alla proiezione è seguito un dibattito molto partecipato tra gli studenti e docenti, durante il quale sono emerse riflessioni profonde sul valore della memoria storica e sul senso della giustizia, in particolare, riguardo il confronto tra Kelley e Göring, identificato come punto di riferimento per interrogarsi sulle dinamiche del potere e i pericoli dell’autoritarismo. Il male non si riconosce da un’uniforme: si annida nella quotidianità, tra gesti e parole che appaiono come ordinari. Per riconoscerlo, è dunque necessaria una coscienza attenta, che sappia usufruire del rigore della memoria, aZinché esso possa essere, nella sua complessità, compreso e indagato.
"L'unico indizio su ciò che l'uomo può fare è ciò che l'uomo ha fatto" (R.G. Collingwood)
Leila Fracassi