Il passaggio su questa Terra per qualcuno non è stato invano, c’è chi ha lasciato delle tracce di sé indelebili e indimenticabili. Esistono alcuni personaggi che hanno davvero fatto la storia, e saranno loro i protagonisti di questa rubrica.
Conosciuto con il nome di Freddie Mercury, Ferrokh Bulsara viene ricordato come uno degli artisti più grandi della storia. Nacque in Tanzania nel 1946 e fu un eccellente cantautore e compositore, ma ciò che più di tutto lo faceva distinguere dagli altri artisti è l’atteggiamento che assumeva sul palco. Mercury giocava con la magia e faceva leva sul coinvolgimento emotivo degli ascoltatori, era innamorato dell’idea di scrivere canzoni in cui altre persone potessero rispecchiarsi, tanto da affermare in un’intervista “non amo che le mie canzoni vengano analizzate all’infinito, perché penso che si perda il mito, come se si rovinasse l’immaginazione o qualunque cosa le persone gli abbiano attribuito”. Freddie era un vero e proprio genio nel suo campo, e raggiunse dei risultati davvero sconvolgenti. Componeva dei brani originali e complessi ed era in grado di interpretarli alla perfezione, aveva un’espansione vocale a dir poco notevole ed era in grado di trovare la giusta sfumatura espressiva per ogni parola. Quando saliva sul palco era come se recitasse, e rendeva le sue performance davvero leggendarie. Riuscì a far innamorare milioni di persone della sua musica ed è considerato da anni un’icona, nonché l’idolo di intere generazioni.
Margaret Hamilton
Margaret Hamilton nasce il 14 agosto del 1936 a Pauli. Dopo essersi diplomata intraprende gli studi matematici e filosofi all’università del Michigan, e si laurea in soli 4 anni e con voti eccellenti. L’ambiente sociale in cui cresce è quello degli anni cinquanta, che prevedeva per le donne solo la vita di donne e madri. Margaret si sente stretta in questo ambiente, e decide di intraprendere una strada totalmente diversa, stravolgendo le aspettative di tutti. Dopo essersi laureata viene assunta come programmatrice nel MIT, dove inizia a lavorare al progetto esplorativo spaziale “Apollo” della NASA. La sua figura non passa inosservata, in primo luogo in quanto unica donna nel suo team di ingegneri, ma soprattutto per la sua genialità, per la sua audacia e per il suo spirito di innovazione. Nel 1965 inizia a dedicarsi ad un lavoro di programmazione informatica che cambierà per sempre il futuro di ciò che ai suoi tempi era considerato impossibile da effettuare, e diventa dunque direttore e supervisore del software del progetto “Apollo”. Fu solo grazie a Margaret Hamilton dunque, che nel 1968 poterono sbarcare i primi uomini sulla Luna.
Fabrizio De André nacque a Genova nel 1940, ed è conosciuto ormai da tutti come uno dei più grandi e influenti cantautori italiani di sempre. La sua non fu una vita facile, eppure riuscì sempre ad estrapolare dai suoi drammi un lato poetico da raccontare poi nelle canzoni. Nei suoi testi parlava d’amore, di vizi, di passioni malate, di emarginazione, di povertà, di giustizia, e soprattutto di indipendenza; stravolse i canoni musicali della sua epoca e presentò al pubblico dei temi del tutto nuovi e inaspettati. Rappresentava nei suoi testi la voce del popolo, degli oppressi e degli incompresi, denunciava le barriere sociali e metteva a nudo i sentimenti umani. Trovava sempre la luce nell’oscurità, la poesia nella miseria, diventando per tutti simbolo di gioia e libertà.
“Per me la musica è il colore. Non il dipinto. La mia musica mi permette di dipingere me stesso”. David Bowie nacque a Londra nel 1947 e fu un grande cantautore, polistrumentalista e attore britannico. Dopo aver partecipato alla formazione di varie band, raggiunse il successo da solista nei primi anni settanta, attraversando cinque decenni di musica rock diventando uno degli artisti più influenti del ventesimo secolo. Il suo stile musicale era difficile da classificare, specialmente perché cambiava in continuazione. Sperimentò il rock, la techno, il soul, il pop, il punk e non solo. Si diceva dunque che la musica rispettasse a pieno la sua personalità, in quanto dinamica, eccentrica ed esuberante. Bowie aveva a cuore la vita, e il suo più grande merito fu quello di trasmettere a tutti la sua allegria. Tra le sue più belle citazioni ricordiamo infatti la seguente: “essere al sicuro è l’ultima cosa che voglio. <<Voglio andare a letto tutte le sere dicendo “se non dovessi più svegliarmi, posso almeno dire di avere vissuto da vivo>>”.
Marcel Duchamp nacque nel 1887, e viene ricordato al giorno d’oggi come il più grande precursore dell’arte concettuale. Egli credeva che il processo mentale che precede la creazione di un’opera d’arte fosse molto più importante dell’opera in sé, e per gran parte della sua vita si identificò come pittore cubista. Le sue opere risultavano quasi impossibili da decifrare, ed erano ricche di elementi alchemici ed erotici. Iniziò poi a dedicarsi alla scultura, più precisamente all’assemblaggio di opere innovative e prive di logica, che anticipano il movimento dadaista del 1916. L’arte di Duchamp fu spesso censurata, e il suo più grande merito è quello di aver contribuito in maniera significativa alla rivoluzione della concezione artistica tradizionale.
Robin McLaurin Williams nacque a Chicago il 21 luglio 1951. Abbandonò presto la carriera scolastica per dedicarsi a quella teatrale, occupandosi principalmente di spettacoli di cabaret. Non ci volle molto tempo perché la sua bravura spiccasse, e presto fu invitato a partecipare anche in diversi show e serie televisive. La sua comicità nascondeva però un lato buio. Egli stesso definiva il settore cinematografico estremamente tossico, e le attività sotto i riflettori lo rendevano stressato e paranoico. Secondo l’opinione di molti, la colpa di questa sua reazione alla fama era dovuta ad una smisurata sensibilità. Nel corso degli anni, infatti, Williams si cimentò anche in film con tematiche di elevato spessore (tra questi “Good Will Hunting”, “Genio Ribelle”, e “L’attimo fuggente”), attraverso i quali era possibile percepire un lato tutto nuovo dell’attore, quello più profondo e sensibile, che riesce ancora oggi a catturare la platea e a farla emozionare. In bilico tra una vita travagliata e una carriera straordinaria, Robin Williams rimarrà sempre nel cuore dei suoi spettatori, dai quali è ancora ritenuto una fonte di ispirazione e commozione.
“La vita o si vive o si scrive, io non l’ho mai vissuta, se non scrivendola”. Luigi Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867, e per tutta la sua vita non fa altro che fuggire da sé stesso. Non ha una grande stabilità, né in ambito sociale né in quello personale: viaggia molto ed è costretto a cambiare spesso lavoro, dimora ed amicizie; ha un matrimonio infelice e notevoli problemi finanziari, che lo spingono a dedicare la maggior parte del suo tempo alla scrittura. A lui va il merito di moltissime poesie e prose, ma il vero successo arriva solo con la sua celebre opera intitolata “Il Fu Mattia Pascal”. La sua scrittura fu notevolmente influenzata dal teatro, che rappresenta forse proprio la chiave del suo successo. Pirandello aveva una visione a dir poco innovativa e originale della vita umana, e l’opera in cui vengono fatte emergere maggiormente le sue considerazioni a riguardo è sicuramente il romanzo “Uno, Nessuno e Centomila”. In questo libro viene presentato l’uomo da una prospettiva totalmente diversa, vengono analizzati nel dettaglio gli aspetti della natura e della psiche umana più nascosti e impercettibili, e i tradizionali schemi di percezione del mondo e dei rapporti sociali vengono stravolti. Al giorno d’oggi, Pirandello è considerato da molti un assoluto genio nel suo campo (tanto che gli fu consegnato un premio Nobel per la letteratura nel 1934), e resterà per sempre inciso, in maniera indelebile, nella memoria e nel cuore di tutti i suoi lettori.
Capelli biondo platino, neo sulla guancia, eyeliner nero e rossetto rosso. Col suo stile travolgente e il suo sguardo accattivante, Marilyn Monroe rimane ancora oggi uno dei più grandi sex symbol di Hollywood. Nasce a Los Angeles nel 1926 col nome di Norma Jean Baker, e trascorre l’infanzia in un ambiente tutt’altro che positivo. La madre soffre di schizofrenia paranoica, e la piccola Marilyn è costretta a spostarsi continuamente in una serie di case famiglie, dove è vittima di numerosi abusi. Anche la sua vita sentimentale è piuttosto travagliata. Decide di sposarsi all’età di soli sedici anni, ma il matrimonio fallisce dopo poco, e da qui hanno inizio una serie di relazioni e frequentazioni poco stabili e durature. Allo stesso tempo decide di iscriversi ad un corso di modella, e di dare così il via alla sua carriera cinematografica. Decide di recarsi ad Hollywood, dove poco tempo dopo ottiene il suo primo contratto da attrice. Marilyn ottiene un successo smisurato come attrice e modella, partecipa al cast di numerosissimi film, e diviene una vera e propria icona della sua epoca. Il suo stile rivoluzionario ha fatto innamorare milioni di persone in tutto il mondo, e ancora oggi ne sentiamo parlare… ennesima dimostrazione del fatto che, con grinta e talento, anche chi parte dal fondo può brillare.
Barbara Mary Quant nasce a Londra nel 1934, e viene ricordata ancora oggi come una pioniera della moda, nonché vera e propria icona della Swinging London degli anni Sessanta. Inizia a frequentare corsi di educazione artistica e illustrazione sognando un futuro da stilista, così a sedici anni decide di andarsene di casa per vivere la vita “bohemien” di Londra, dove inizia a sviluppare una forte smania di libertà e avversione per le regole. Riesce ad aprire una sua piccola boutique, che punta a catturare l’attenzione dei passanti e soprattutto delle nuove generazioni. In un primo momento il negozio genera scandalo e disapprovazione, ma col passare del tempo diventa un vero e proprio riferimento per la gente del mondo del cinema, del teatro e dell’arte. Le idee innovative della Quant spopolano a in tutta Europa, ma il vero successo arriva con l’invenzione della minigonna, che deriva dalla capacità della donna di parlare il linguaggio della sua epoca, di interpretare e di condividere i gusti della propria generazione, e infine di far emergere un profondo desiderio di emancipazione. Questo è la minigonna: una frattura col vecchio mondo, un elemento di rifiuto, una ventata d’aria fresca.