Ogni giorno è speciale, ma alcuni ancor di più.
per scoprire cosa rende quest'oggi così particolare, non perderti questa rubrica!
Nel 1985 è uscito il singolo Russians del cantante Sting. Dopo 30 anni questa testo è ancora attuale. Letizia Baliva della classe 1I ha voluto scrivere a riguardo
Nonostante il difficile anno scolastico, il Liceo Scientifico Marco Vitruvio Pollione di Avezzano ha partecipo al PinKamP il quale ha l’obiettivo di avvicinare le ragazze alle discipline inerenti alla società digitale, oltre gli stereotipi di genere, cercando di rimuovere barriere e pregiudizi, (di)mostrando come le donne possano contribuire allo sviluppo e al miglioramento delle tecnologie del futuro, grazie alla loro creatività, sensibilità e attitudine al problem solving. Il PinKamP è realizzato dai Consigli di Area Didattica di Matematica, di Informatica e di Ingegneria dell'Informazione del Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell'Informazione e Matematica (DISIM).
Il progetto è stato svolto in due settimane diverse, una dedicata alla parte prettamente teorica delle varie materie e un'altra in cui le partecipanti si sono divise in diversi gruppi e hanno lavorato sulla realizzazione stessa del progetto. I membri dei team potevano scegliere tra 3 domini applicativi:
BioMath: Studio della dinamica di modelli matematici in ambito scientifico, sociale e biologico, ad esempio modelli per le epidemie e fenomeni di crescita di popolazioni.
Droni: Progettazione e sviluppo di algoritmi di acquisizione dati e navigazione sulla piattaforma di mini-droni della BitCraze in linguaggio Python al fine di sviluppare dei task di navigazione del drone
Siti Web: Creazione di un sito web. Analisi, sviluppo e tecniche di programmazione per la realizzazione di siti Web divulgativi.
Le studentesse del Vitruvio Silvia Petrolio e Maia Croce della classe IV sezione I e Giordana Giampaolo della classe IV sezione P, insieme a ragazze del Liceo Classico Torlonia e dell’Istituto Galileo Galilei, hanno svolto un progetto nel dominio applicativo dei droni. Ogni gruppo doveva denominare il proprio team con il nome di una donna che si era distinta positivamente in quell'ambito. È per questo motivo che hanno scelto Noemi Salaris. Lei ha 29 anni ed è proprietaria di una sua azienda, la ProjectEMS che si occupa di progettare e programmare i droni a pilotaggio remoto. Il loro progetto è stato diviso in due parti, una teorica e una pratica. Nella prima sezione si è parlato di tutto ciò che riguarda il drone, i suoi gradi di libertà, il numero di ingressi, le forze agenti su di esso, i sensori e i sistemi di controllo. Nella seconda parte invece hanno realizzato un video dove il drone riproduceva delle barre di onde di frequenze analizzate con uno spettrogramma. Una volta scelta la canzone, ogni componente del gruppo ha analizzato un range di frequenza e ha realizzato la propria barra. Per concludere il tutto è stato realizzato il simbolo della donna programmando il drone in maniera da realizzare un cerchio e una croce alla base proprio per ricordare che non ci sono differenze di genere né a livello ingegneristico e ne è l'esempio la nostra rappresentante Noemi Salaris e né sul campo artistico musicale, dato il successo dell'autrice della nostra canzone Fiorella Mannoia. Durante il progetto hanno programmato i droni in Python ed utilizzato le librerie fornite dalla casa produttrice della crazyflie facendo le prove nelle proprie abitazioni. Nella giornata del 24 settembre 2021 le ragazze si sono recate presso l’università del L’Aquila per l’evento finale in concomitanza con la notte dei ricercatori. Qui, insieme agli altri gruppi, hanno presentato l’elaborato finale dinanzi ad una giuria. Quest’ultima ha valutato il progetto a livello tecnico, a livello creativo, la presentazione e l’esposizione. Era previsto un premio per ogni gruppo e nell’ambito droni, quello delle nostre studentesse, è risultato il vincitore. La giuria ha apprezzato l’originalità del progetto che è riuscito ad unire tecnica e fantasia. Il premio consisteva in un buono da 50€ da usare negli store della Mondatori e una certificazione dalla wie.
Le ragazze della IV I
“SportEmente”.
Ma come fanno i calciatori a mantenere il sangue freddo dovendo tirare il rigore decisivo?
Quante volte è capitato di essere preparatissimi per un compito o una verifica ma nonostante ciò ottenere scarsi risultati per via di quell’ansietta, quell’insicurezza che blocca proprio alla prima domanda e che deruba di tutte quelle nozioni arduamente digerite?
Ormai diamo per assodato che spesso sono i nostri stessi sentimenti a sabotare la riuscita di obiettivi altrimenti alla nostra portata. Ma se esistesse un modo per “farsi amica” la mente, così che aiuti non solo nello studio, ma anche nello sport e nella vita? Un modo per avere lo stesso sangue freddo che permette ai calciatori di gestire il peso del rigore decisivo?
Venerdì 21 ottobre si è tenuto nella sala convegni “Nicola Irti” di Avezzano il seminario “sportEmente” organizzato dal Panatlhon, un’ Associazione Internazionale nata con lo scopo di far apprezzare lo sport come veicolo di aggregazione e socializzazione, ma soprattutto di promuovere e diffondere i valori formativi dell’attività fisica, come la correttezza e il rispetto per le regole.
Cosa rende un atleta un Campione?
L’allenatore Maccalini è stato chiaro: l’allenamento fisico di per sé non basta. La differenza tra campioni e atleti la fa la mentalità, la perseveranza, la concentrazione, la capacità di gestire le proprie emozioni sotto pressione e di saper recuperare dopo sconfitte e infortuni. Tutti aspetti che le associazioni sportive tendono a sottovalutare, trascurando le conseguenze che persino i suggerimenti più banali possano avere su una prestazione. Gli allenatori, come ogni tipo di insegnante, hanno un impatto immenso sull’autostima e sull’educazione dei ragazzi che si affidano alla loro guida. Per esempio, se si dice ad un ciclista di non farsi superare perché manca poco al traguardo, si instilla in lui la paura inconscia di essere superato, facendolo agitare. Differente sarà la reazione di un ciclista semplicemente istruito “a continuare ad andare dritto”, o “a fare un ultimo scatto” in modo da fissare un obiettivo a breve termine sul quale concentrarsi e dare il massimo. Questo perché la mente realizza quello che crede più plausibile, essendo il cervello incapace di distinguere uno scenario immaginario da un’esperienza reale. In altre parole: il pensiero inserisce l’individuo in un determinato stato emotivo che influenzerà fortemente il risultato dell’azione che si andrà a compiere. Morale? Tornando al quesito con il quale si è aperto questo articolo, invece di visualizzare un’interrogazione catastrofica si dovrebbe provare a immaginare i potenziali ostacoli in cui si potrebbe inciampare e come affrontarli al meglio, in modo da eseguire un’ottima prova. Allo stesso modo, quando al mattino si presenta una giornata stancante invece di etichettarla a priori come un “giorno del cavolo” sarebbe indicato provare a vederla come una sfida personale che a fine giornata lascerà esausti, sì, ma anche incredibilmente soddisfatti e fieri. L’umore e l’attitudine miglioreranno drasticamente!
Cosa abbiamo in comune, quindi, tutti noi con Valentino Rossi o Federica Pellegrini?
Lo stesso primo allenatore. I genitori sono la prima finestra da cui l’essere umano conosce il mondo esterno; infatti, essi dovrebbero accompagnare e spronare il ragazzo a trovare e seguire le sue inclinazioni e accettarne le unicità. Il loro supporto può essere cruciale per riuscire in determinate discipline e creare un’autostima che permetta di fronteggiare le difficoltà che lo sport, come la vita, naturalmente presenterà. Gli adulti di riferimento sono i primi tasselli del sistema di credenze di una persona, ovvero tutte quelle esperienze, quelle nozioni inculcate dai punti di riferimento, (rappresentati in età infantile da familiari e insegnanti) e tutto quello che trasmette la società in cui si vive.
Nella maggioranza dei casi, non si fa altro che alimentare quei condizionamenti, indugiando in ciò che ci è familiare. Fortunatamente, la plasticità della nostra mente rende possibile allenarla a qualsiasi età, ci si può “riprogrammare” eseguendo un grande censimento delle informazioni per mantenere solo ciò che ci è utile per essere felici. Per perseguire la felicità è necessario tenere a mente che nessuno può dirci cosa siamo o non siamo capaci di fare, perché si può imparare a fare tutto con l’allenamento e la costanza. D’altronde, per ottenere qualcosa di mai ottenuto devi fare sforzi che non hai mai fatto.
Un enorme esempio vivente di quanto la mente umana sia capace di superare quelli che sono i taciuti e universali limiti del possibile è l’Atleta Avezzanese Francesco de Michelis, che è riuscito a correre la Ring Road in totale autosufficienza in soli 15 giorni effettuando più di 70km in media al giorno, portandosi dietro un pesante “passeggino” attrezzato di provviste di cibo ipercalorico liofilizzato, cambi di vestiario e calzature e tutto il necessario per gli spostamenti. In queste condizioni estreme la mente ricopre un ruolo essenziale nella buon riuscita dell’odissea.
Il riservato e umile Atleta afferma però che la sua impresa non è iniziata in Islanda, bensì il giorno del primo allenamento per la sfida, il cui risultato sovrumano è merito anche di tutti coloro che lo hanno supportato e aiutato. De Michelis afferma di aver ottenuto il record ben prima di arrivare sulla vetta, ma già mentalmente, allenandosi e visualizzando l’impresa.
Giulia Maceroni
Nello Salza suona e si racconta ai ragazzi del Vitruvio
Il giorno 5 ottobre 2023, il Liceo Scientifico “Marco Vitruvio Pollione” ha avuto l’onore di ospitare nuovamente, presso l’aula conferenze, il Maestro Nello Salza per una lezione-concerto sul tema “Le musiche da film”. Chi è Nello Salza: tromba solista di Ennio Morricone dal 1984, si è guadagnato l’appellativo di “tromba del cinema italiano”. Ha ottenuto tale riconoscimento grazie ad una carriera che gli ha consegnato due Oscar. Inoltre ha inciso 400 colonne sonore e ha collaborato con artisti di grande fama come Ennio Morricone, Nicola Piovani, Sergio Leone, Stelvio Cipriani, Franco Piersanti e Leonard Bernstein, per limitare il lungo elenco.
Diplomato al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, oggi è docente presso il Conservatorio di Napoli, ma è solito lasciare il nostro paese per diffondere la magia della musica in tutti e cinque i continenti.
Nel 2021 ha partecipato al Festival di Sanremo per rendere omaggio al suo mentore Ennio Morricone.
Dopo questa breve presentazione, possiamo passare alle informazioni che ha riservato a noi oggi. L’incontro, voluto dalla dirigente, prof.ssa Ulisse, e dal collegio docenti è stato possibile grazie all’interessamento della prof.ssa Neri e del prof. Mariani, che ha moderato l’incontro. Tra le numerose domande e risposte ci sono rimaste impresse le seguenti:
-Ti emozioni ancora a parlare di musica?
Certamente e mi piace trasmettere questa mia passione ai miei allievi in conservatorio e alle lezioni-concerto come questa.
-A proposito delle lezioni-concerto nelle scuole, cosa ne pensi?
Penso che debbano diventare obbligatorie: non sono mai abbastanza. Il concerto fine a sé stesso è asettico. La musica è una materia che va spiegata e “messa in movimento” per non restare solo su un pezzo di carta. Basti pensare a Bernstein e alle sue lezioni-concerto, sia quelle con il pianoforte, sia quelle con l’orchestra: sono uno spettacolo per tutti e in particolare per i giovani che possono, così, avvicinarsi alla musica.
-Consiglieresti a un giovane di sacrificarsi per la musica?
La musica prevede tutto: dalla matematica, alla fisica, al latino.
Quindi sì, consiglio la musica soprattutto per una maggiore apertura mentale. Mi rivolgo ai giovani, ma la musica anche a livello professionale prevede già di per sé dei sacrifici, persino superiori ad alcuni sport agonistici. Non ti puoi permettere di riposare neanche due giorni: bisogna fare il “breviario”, come lo definiva il mio maestro, e allenare costantemente i muscoli buccinatori nel caso degli strumenti a fiato.
-Avresti mai immaginato di diventare la “tromba del cinema italiano”?
No, assolutamente. Pensate che all’età di 9 anni, dopo aver confessato a mia madre di voler suonare la tromba, lei si mise a ridere perché pensava che uno strumento a fiato non fosse adatto al bambino gracile quale ero. Anche io mi convinsi della stessa cosa fino a quando non fu il parroco del mio paese a spronarmi. Ho continuato i miei studi e sono andato a fare la prova di ammissione in conservatorio, pur essendo ai miei tempi una scuola di “vip”, e io invece ero figlio di una famiglia normale. L’esito della prova non lo dimenticherò mai: quando la commissione scese e fece il mio nome, la prima cosa che mio padre mi disse fu “Che cosa hai combinato?”...non credevo nemmeno io che il richiamo fosse per dirmi di essere stato ammesso.
-Quando si parla di musica, si parla di orecchio. Tu dicesti di aver ereditato l’orecchio da musicista da tuo padre. Cosa intendevi con questo?
Mio padre aveva un orecchio da musicista infallibile, pur essendo un muratore. Mi ricordo che quando ero bambino mi portava con lui al lavoro e, pur trovandosi a tre piani di altezza, riusciva a capire se stessi svolgendo o meno il mio compito e se stessi usando il chiodo corretto. Mi piace condividere questo aneddoto e pensare di aver ripreso da lui questa caratteristica.
-Riesci a relazionarti col pubblico e sentirne le emozioni quando suoni?
Sì, perché quando sto sul palco e il pubblico sta in silenzio, significa che sta ascoltando attentamente ciò che cerco di trasmettere con la musica e questo vale più di mille applausi. Voi, oggi, mi state dimostrando la stessa attenzione, forse più dei miei alunni in conservatorio. Questo perché quando si è a lezione, ci si basa sulla parte critica e si trascura quella umana e, quindi, musicale. Sentire il vostro silenzio e la vostra attenzione, mentre parlo e suono, mi fa capire di aver raggiunto il mio obiettivo nel toccare quest’ultima parte.
Tra una domanda e l’altra, il Maestro ha suonato svariati brani con l’uso della tromba e del flicorno soprano: “la Vita è Bella”, “Il buono, il brutto, il cattivo”, “Per un pugno di dollari”, “Nuovo cinema paradiso” ed altri. Si ringrazia il corpo docenti e il consiglio di istituto che hanno permesso questo incontro. In particolare ringraziamo i docenti che hanno accompagnato le classi nell’aula conferenze e coloro che hanno permesso alle classi di collegarsi da remoto.
“Quello del musicista è un mestiere che si sceglie per passione, si potrebbe quasi dire che sia una missione: alla continua ricerca di una verità interpretativa, di una irraggiungibile perfezione.”
L’incontro con il Maestro Nello Salza si è concluso con questa citazione del grande direttore d’orchestra Riccardo Muti perché docenti e studenti volevano sentire il parere di un artista come lui: come ci aspettavamo, si è trovato completamente d’accordo, ribadendo che ogni musicista non deve accontentarsi mai, bensì andare alla ricerca di una perfezione che, forse, non esiste.
Classe III C: Anghel Alexandra; Ciciotti Rita; Orlandi Domenico