In questa rubrica ci occuperemo di argomenti eco-friendly...
Cercheremo di sensibilizzare voi lettori ad essere consapevoli che con piccoli gesti
si può salvare il mondo, ricordandoci che non esiste un pianeta di riserva.
Per “Eco-friendly” si intende tutto ciò che riguarda l’ecosostenibilità. “Eco” viene da ecologia e friendly dall’inglese vuol dire amichevole, perciò con questa parola si vuole definire tutto ciò che è amico del pianeta Terra. Il bisogno di rispettare la natura continua a crescere sempre di più a causa del riscaldamento globale e dell’inquinamento, le grandi industrie stanno gradualmente adoperando delle soluzioni, ma tutti nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa perché anche i cittadini comuni fanno parte della soluzione, infatti ci sono alcune abitudini che sono molto facili da adottare nella nostra vita quotidiana, ma che possono fare la differenza se tutti decidiamo di adottarle. Capire seriamente cosa significa essere eco-friendly, vuol dire avere piena coscienza di un fenomeno che può, davvero, risollevare le sorti del nostro pianeta trasformandolo in un luogo migliore da vivere per noi e per le generazioni future
Ecosia è un motore di ricerca che ha come principale obiettivo la riforestazione delle zone rese desertiche dai cambiamenti climatici causati dall’uomo. L’80% del ricavato dalle pubblicità online è infatti destinato a pagare squadre per la ricerca e la piantagione di nuovi alberi. I loro interventi sono avvenuti in diversi luoghi come Burkina Faso o Australia dove sono stati piantati più di 26.000 alberi dopo i vari incendi. Dal 2009 ad adesso, il fondatore annuncia di aver piantato circa 60 milioni di alberi, ma dopo gli incendi che hanno devastato l’Amazzonia brasiliana, mettendo a rischio la biodiversità locale e le tribù indigene, ha dichiarato di voler piantare un milione di alberi in più in Brasile. La deforestazione è un gravissimo problema che sta colpendo l’intero pianeta, ma noi ci comportiamo come se non fossimo coinvolti in questo fenomeno e non ci rendiamo conto che meno alberi vuol dire meno vita. Per questo tutti noi possiamo accedere al sito e ad usufruirne, perché più click=più alberi.
Il World Wide Fund for Nature, nato nel 1961, è la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura. Oltre 5 milioni di persone in tutto il mondo con il loro aiuto permettono al WWF di sostenere la sua sfida: oltre 1.300 progetti concreti ogni anno per la tutela della biodiversità e per creare un mondo dove l'uomo possa vivere in armonia con la natura. Difendere le specie animali in estinzione è un dovere per tutti noi, dall'anno della sua nascita il WWF si batte per difenderli, con una convinzione, non si salvano le specie se non attraverso la tutela e la conservazione degli habitat naturali.
Inoltre ogni iniziativa in difesa della natura può avere successo solo se condivisa e sostenuta da un gran numero di persone. Un esempio di specie in via d’estinzione nel nostro territorio è l’orso bruno marsicano, esso è una particolare specie dell’orso bruno il quale vive solamente nel territorio della Marsica, di questo animale ne sopravvivono circa una cinquantina di esemplari. Negli ultimi 25 anni la maggior parte degli Orsi bruni marsicani è morta a causa dell'uomo, in molti di questi casi la morte è stata provocata da azioni di bracconaggio. Il WWF ha iniziato una corsa contro il tempo per raddoppiare il numero degli individui entro il 2050, il nome del progetto è “Orso 2x50”, tutto ciò per non perdere uno dei più preziosi patrimoni della natura del nostro paese.
Negli ultimi dieci anni, gli allevamenti intensivi europei hanno inquinato più di tutte le auto e i furgoni in circolazione nell’UE. Tra il 2007 e il 2018 le emissioni annuali sono aumentate del 6%, è come se sulle strade europee circolassero 8,4 milioni di auto in più. Il settore zootecnico europeo, considerando anche i gas emessi dalla produzione di mangime e la deforestazione, emette l’equivalente di 704 milioni di tonnellate di CO2. Una cifra esorbitante che supera enormemente le 655,9 tonnellate prodotte dai veicoli circolanti nell’UE. La soluzione è a portata di mano, cambiare alimentazione e passare ad una dieta più ricca di vegetali, non possiamo impedire che il gusto e le consuetudini ci impediscano di adottare uno stile di vita che permetta alle generazioni future di vivere sull’unico pianeta che abbiamo, questo oltre a migliorare la nostra salute potrebbe salvare il pianeta e risparmiare le sofferenze a miliardi di animali rinchiusi negli allevamenti intensivi.
La compagnia aerea Lufthansa ha adottato il modello Airbus A320neo ideato per ridurre l’impatto ambientale. Progettato e rodato nei cieli tedeschi è stato trasportato a Milano Malpensa, la quale destinazione è stata la prima scelta in Europa. A320neo ha una migliore aerodinamica tanto da ridurre i consumi del 20% di conseguenza minore emissione di CO2 e livelli di rumorosità ridotta a 85 decibel (la metà di un normale A32O). “NEO” sta per “new engine option” poiché non si limitano alla nuova tecnologia dei motori ma si estendono alle winglets che diminuendo i vortici che si creano all’estremità delle ali, contribuiscono ad aumentar l’efficienza aerodinamica. La compagnia aerea tedesca ha investito 13,3 miliardi di dollari in questo progetto per aumentare il numero delle proprie aeromobili eco-sostenibili. Un grande passo per un futuro più green.
Negli ultimi anni sono diventate sempre più importanti le professioni legate al mondo green. Una professione molto richiesta è quella dell’ingegnere energetico, professione per gli studenti di ingegneria energetica; ha il compito di usare al meglio le fonti di energia rinnovabili riducendo gli sprechi. Il meccanico industriale green trasforma le industrie in impianti green e può lavorare in diversi settori dopo aver conseguito il diploma e il corso di formazione. I cuochi green sono molto ricercati nel mondo della ristorazione e per farlo occorre il diploma alberghiero ed una capacità di cucinare tutelando l’ambiente con prodotti bio e a km0. Percorrendo gli studi di ingegneria gestionale si può diventare mobility manager, egli organizza gli spostamenti dei lavoratori per ridurre l’impatto ambientale. Per quanto riguarda la lotta per salvare e salvaguardare l’ambiente c’è la figura del giurista ambientale, il quale aiuta le aziende a non incorrere a sanzioni per inquinamento ambientale.
Maggiore è la frequenza e l’intensità delle radiazioni che colpiscono un organismo e maggiore sarà ovviamente l’entità delle conseguenze, però anche una piccola esposizione può avere delle ripercussioni biologiche importanti. Molti animali hanno mostrato dei segni facilmente riscontrabili: alcuni tipi di molluschi hanno assorbito una grossa quantità di onde derivanti dai campi magnetici; i piccioni, che sfruttano il campo magnetico terrestre per il volo, risultano essere estremamente confusi ed alcuni sembrano perdere addirittura la capacità di volo, in alcuni maialini l’esposizione a dei campi di 60 Hz prima del parto ha mostrato un’incidenza maggiore di malformazioni. Anche l’ambiente ne risente molto, sugli alberi in particolare vanno a gravare le numerose antenne di telefonia mobile che continuano a spuntare come funghi, poiché molto spesso per creare uno spazio idoneo per ospitare queste apparecchiature vengono abbattuti molti alberi.
Il legame tra uomo e natura ha profonde radici nella storia della filosofia, nell’arte e nella cultura popolare dei greci e dei romani poiché le piante possono migliorare il nostro benessere. La creazione di giardini, aiuole e aeree verdi è la rappresentazione del bisogno che l’uomo ha di legarsi ad un qualcosa di vitale. Ogni epoca ha avuto il proprio polmone, tutto è sempre caratterizzato dal periodo storico e del pensiero in evoluzione dell’uomo, nell’antica Roma si realizzavano dei giardini immensi poiché erano aeree di pace, serenità e spiritualità. Questo concetto lo ritroviamo ancora oggi il compito assegnato a queste vastità verdi è proprio quello di donare libertà all’individuo. Gli effetti positivi quindi sono tanti, anche se il verde non cura malesseri fisici è dimostrato che calma e rilassa grazie alle proprietà dei propri colori. Il verde accoglie, offre bellezza e voglia di vivere, con la sua luce, i suoi suoni ed i suoi odori misti alla sensazione di umido. Pur non essendo un farmaco però aiuta a regolarizzare il battito cardiaco, il respiro e la pressione del sangue. Dal punto di vista psichico invece, porta effetti positivi sulla concentrazione e sulla capacità di orientarsi: riconoscere le piante può essere un beneficio che impedisce di sentirsi smarriti e fuoriluogo. Stare in giardino, inoltre, aiuta la propria considerazione in sé poiché curare e far crescere un seme ci fa sentire soddisfatti e gratificati dei nostri risultati.
Anche lo sport rientra nella prospettiva ambientale tanto che sono molti gli atleti, gli esperti e gli addetti ai lavori che cercano di promuovere le attività sportive più ecologiche e sostenibili. In linea generale, una qualsiasi attività si dice sostenibile quando crea un limitato impatto sull’ambiente. In quest’ottica, tutte le attività fatte all’aria aperta, senza l’utilizzo di mezzi o strumenti meccanici, sono da considerarsi ecologiche. Discipline come la F1 o la Moto GP seppur molto amate dal grande pubblico creano, purtroppo, un notevole impatto ambientale, sia per la costruzione dei diversi circuiti che delle emissioni di gas inquinanti nell’ambiente. Al contrario, discipline ed attività fatte a corpo libero come la corsa, il salto in lungo, il tennis, la pallavolo, il ciclismo o il calcio consentono di limitare notevolmente l’inquinamento. Oltre a ciò è possibile effettuare tante attività a contatto diretto con la natura, come nuotare al mare, passeggiare in montagna, fare ciaspolate sulla neve, correre sulla spiaggia etc.
Le mascherine: una bomba di plastica pronta a esplodere. Studi recenti stimano che ne utilizziamo 129 miliardi a livello globale ogni mese, ovvero 3 milioni al minuto. La maggior parte sono usa e getta realizzate con microfibre di plastica. Con l'aumento dei rapporti sullo smaltimento inappropriato di questi dispositivi di protezione, è urgente riconoscere questa potenziale minaccia ambientale e impedire che diventi il prossimo problema da dover affrontare relativo alla plastica. L'enorme produzione è simile a quella delle bottiglie di plastica, stimata in 43 miliardi al mese. Tuttavia, a differenza di queste ultime, di cui circa il 25% viene riciclato, non esistono linee guida ufficiali sul riciclo delle mascherine, il che rende più probabile che vengano smaltite come rifiuto solido. Tra i suggerimenti vi è quello si pensare a sistemi di conferimento specifici e standardizzati per le mascherine e soprattutto di realizzarne di biodegradabili