Il toponimo Falerna avrebbe appunto origini dal vitigno e dal vino omonimo, il Falerno, celebrato in epoca romana. Falerna è sito di millenaria tradizione vitivinicola. Numerosi reperti spontanei hanno sollecitato in Pian delle Vigne due campagne di scavo ma tutto il territorio, anche limitrofo, mostra chiari segni di viticoltura.
Dallo scavo di Pian delle Vigne si evince la finalizzazione dell'attività agricola alla produzione del vino e dell'olio. Restano tracce dei torchi per la lavorazione dell'uva e di un sistema di canalette e vasche per la spremitura delle olive e una sorte di wine-line presente nel territorio circostante.
Il nome Falerna, compare per la prima volta nella storia in un regesto vaticano del Novembre 1606 e derivò, dalla bontà dei vini che si producevano nel suo territorio, simili al vino "Falerno" molto apprezzato dai Romani e dai D'Aquino.
G. Battista Pacichelli in una sua opera scrive: Castiglione ha sotto di se un’altra buona terra, che per bontà dei suoi vini ha tratto il nome dall’antico Falerno.
Italo, re degli Itali, era sovrano di un piccolo popolo. Il suo dominio si estese su tutto l'Istmo tra i due mari. La sua reggia e sede sacra, dove imbandiva i sissizi, doveva trovarsi sulle più alte vette o in qualche luogo tra le Valli.
Da lui la terra fu detta Italia , ed Itali i suoi abitanti. Il mito di Italo, degli Itali e lo stesso nome di Italia si lasciano interpretare in più modi:
- il popolo dei Vituli, il cui totem fu il vitello, il toro;
- il popolo della vite, del vino; sarebbe la versione latina del greco Oinotres ;
- il popolo della terra ardente, occidentale ( aithalìa ), sinonimo dunque di Esperia.
L'archeologia preistorica e protostorica prova che l'uomo è assai antico nelle Calabrie e nell'Istmo. Di centinaia di migliaia di anni sono i resti di Maida e Falerna e tracce protostoriche sono affiorate in agro di Petrizzi.
Dal sottosuolo di questi territori a seguito di importanti scavi archeologici sono venute alla luce i resti di strutture murarie e reperti archeologici riconducibili alle mitiche città fondate dai Greci durante la colonizzazione della Calabria e strutture di antiche ville romane.
La città di Terina
Colonia di Krotone del v secolo a. C. e distrutta nell’anno 203 da Annibale durante la seconda guerra punica.
La città di Temesa
citata nell'Odissea dove Telemaco si reco per scambiare metalli con rame nella speranza di ritrovare il padre Ulisse.
La città di Napitia
Nessun reperto riconducibile a questa città tranne nella radice Nap/Nep presente nel toponimo Niapute (nome dialettale dell'erba aromatica Nepitella utilizzata nella pulizia delle botti e che a dato il nome ad un dolce della tradizione col ripieno di mosto ) e all'antico nome del golfo appunto Golfo "Napetino "
Tanti invece i ritrovamenti, ma ne citiamo solo due:
-in contrada Elemosina , del "tesoro di Terina" della fine del IV sec. a.c. Oggi conservato nel British Museum di Londra. Il tesoro comprendeva una piccola lamina in bronzo , un anello d’oro a forma di Scarabeo , una collana d’oro a maglia con la testa di leone e altri monili , monete.
-"il tesoretto di acquafredda" al momento il più antico rinvenimento di monete coniate nel territorio italico del 400 a.c.
Tra i tanti tesori storici della Calabria l'Abbazia Benedettina ne è uno. Risale al 1062 e si erge sulle spoglie di un vecchio monastero bizantino.
E' teatro del Magna Grecia Festival.