Durante il mio tirocinio, CinEduMedia ha ospitato due classi del Liceo artistico audiovisuale, di Chieti. Una di queste è stata coinvolta in un’attività pensata dal professore L. Denicolai, la quale prevedeva un primo approccio dei ragazzi al mondo della robotica per poi passare alla realizzazione di riprese di e con i robot. L’attività ha occupato parte della mattina e tutto il pomeriggio.
Per prima cosa la classe è stata divisa in tre gruppi:
I tre gruppi hanno dovuto coordinarsi durante tutto lo svolgimento dell’attività; il primo gruppo ha mostrato agli altri quali fossero le possibilità dei robot come spunto per la realizzazione della storia e delle scenografie.
Una volta finito il copione e pronte le scenografie sono iniziate le riprese. I ragazzi hanno deciso di realizzare le riprese da più punti di vista per poi selezionare quelle da usare, durante il montaggio, per la realizzazione del prodotto finito.
Ho coadiuvato, nei limiti delle mie conoscenze, tutti e tre i gruppi. Durante l’attività ho potuto notare come il primo gruppo fosse maggiormente coinvolto e partecipativo; l’uso dei robot ha catturato la loro attenzione e li ha incuriositi. Tutti sono riusciti a comprendere il loro funzionamento e a programmare brevi percorsi. Tre ragazze, in particolare, si sono mostrate entusiaste e una volta ricevuto il copione della storia si sono subito cimentate nella programmazione e nel salvataggio dei diversi movimenti che i “robot attori” avrebbero dovuto compiere durante le riprese.
Il centro interdipartimentale ha acquistato e.Do, un braccio robotico, prodotto dalla Comau azienda leader nel settore dell'automazione industriale.
Giuseppe Daqua è venuto in qualità di Facilitatore a fare formazione su e.Do.
Il primo incontro era volto alla formazione di un numero determinato di Supervisori Qualificati all’uso dello strumento. Infatti, alla fine della “lezione” queste persone sono state sottoposte ad un test, per verificare le conoscenze acquisite, superato il quale è stato rilasciato loro un attestato.
Ho partecipato anche io a questa giornata e ho potuto acquisire la terminologia giusta da applicare allo strumento, conoscere le parti di cui è composto (assi e giunti), le regole per il suo utilizzo, le procedure di sicurezza e i suoi limiti fisici o stroke end (fine corsa).
Dopo questa prima parte teorica abbiamo potuto usare concretamente e.Do. Attraverso l’applicazione dedicata, su tablet, abbiamo calibrato lo strumento e provato le varie modalità di movimentazione possibili: in giunti (joint), piano cartesiano e valori.
Il secondo incontro invece è stato fatto durante un laboratorio di Scienze della Formazione primaria. L’intento era quello di mostrare alle future maestre i diversi moduli didattici sviluppati da Comau e forniti dall’azienda con il pacchetto e.Do. Vengono fornite le credenziali di accesso a queste schede didattiche online.
Questi moduli didattici sono divisi per fasce di età, 8-10, 11-13, 14-19, e hanno l’obbiettivo di insegnare con l’ausilio della robotica alcune discipline come quelle matematiche, tecnologiche, scientifiche ed economiche. Ogni scheda didattica è articolata in diverse sezioni: Guida per l’insegnante; Lezione; Edo virtuale; Approfondimenti. La maestra può fornire l’accesso agli alunni che visioneranno solo le sezioni "Lezione" ed "e.DO virtuale", e può controllare il lavoro dei diversi gruppi e la risoluzione dei problemi posti dalla lezione pre-progettata.
Inoltre, durante questa giornata è stato permesso alle studentesse di provare il braccio robotico per risolvere una delle sfide presenti nei moduli didattici, ovvero quella che prevede di programmare il robot a prendere con la pinza una pallina colorata posta in un determinato punto della plancia e spostarla in un altro determinato punto di questa, così da sperimentare di prima persona quanto potrebbero poi richiedere di fare ai loro alunni, un domani.
L’esperienza è risultata essere interessante didatticamente vista la diversità tecnologica di e.DO rispetto agli altri robot visti in precedenza.
ECCO LE FUTURE MAESTRE MENTRE PRENDONO CONFIDENZA CON LO STRUMENTO.
Una studentessa di Scienze della Formazione Primaria ha deciso di fare una tesi sperimentale sull'utilizzo di alcuni robot, presenti nel nostro laboratorio, con bambini autistici.
In particolare, il progetto prevede l'utilizzo di Codey Rocky per aiutare un bambino di 10 anni ad esprimere le proprie emozioni.
Abbiamo intervistato la studentessa per capire perché ha deciso di usare la robotica e in che modo l'ha applicata con il bambino autistico.
1)Quali sono i motivi che ti hanno portato ad avvicinarti al mondo della Robotica Educativa? Personali o professionali?
<<Al mondo della Robotica Educativa mi sono avvicinata tanti anni fa, proprio lavorando in una scuola, la scuola elementare Marconi di Collegno, io facevo assistenza scolastica su un bimbo autistico inserito in una seconda elementare. Questa scuola aveva aderito ad un progetto dell’Università di Torino che prevedeva l’uso in classe delle Bee Bot. Fino a quel momento sapevo molto poco della Robotica educativa. Partendo da questa prima esperienza poi negli anni, in maniera privata, ho cercato di approfondire la questione del coding e della robotica perché secondo me, nel mio mestiere e anche in quello delle insegnanti, può essere molto interessante e utile.>>
2)Perché hai scelto questo robot in particolare? Quali sono le funzionalità di questo strumento che ti hanno fatto pensare potesse essere di aiuto e coinvolgere il soggetto?
<< Ho scelto questo robot in particolare, come sapete, un po’ per caso, mentre stavo parlando della mia ipotetica tesi con il professor Grimaldi, lui mi ha suggerito di a fare un giro nel laboratorio dove ho trovato voi e la professoressa Palmieri. Stavate lavorando con il Codey Rocky e mi avete proprio aperto un mondo, innanzitutto, perché avete insegnato a me le basi per interagire con questo strumento e poi perché mi è stata data la possibilità di proporlo ai bambini. Ha una forma accattivante e dei suoni che attirano molto.>>
3)Hai riscontrato una risposta positiva del bambino all’uso di questo robot?
<<La risposta è stata molto positiva, direi inaspettata [...] diversa, nuova, anche il modo di apparire, di presentarsi e in cui lui doveva interagire con il robot è diverso da quello di un Tablet: meno immediato, più da costruire. Io il Codey l’ho avuto molto tardi ma in poco tempo i risultati sono stati tanti considerando anche che le sue capacità attentive sono limitate. Ha imparato ad attendere e decodificare le informazioni che apparivano sullo schermo del robot; ha iniziato anche ad esprimersi verbalmente, cosa che lui, al di fuori di versetti di gioia e brontolii, non aveva mai fatto: ha iniziato a dire questo "ah ah ah" quando è contento.>>
4) Quali sono secondo te i risultati dell’uso di questi strumenti sull’apprendimento? Possono servire per l’inclusione di soggetti svantaggiati?
<<Riguardo ai risultati sicuramente l’inclusione, tantissimo, perché è stato uno strumento per rafforzare anche il nostro rapporto, tra me e lui, perché Codey veniva usato un po’ come un premio: una volta che ho capito che a lui poteva piacere tanto utilizzarlo, il robot è diventato l’oggetto del desiderio, da conquistare per esempio stando attento in classe. [...] Nel gioco svolto con i compagni era quasi lui a far vedere loro come si usava perché gli altri non conoscevano lo strumento quindi è toccato a “noi”: in quel caso era lui che aveva un’abilità che i compagni non avevano e questi ultimi lo hanno riconosciuto ed erano molto contenti per lui. >>
5) Ritieni utile la progettazione di un intervento educativo con i robot che coinvolga tutta la classe al fine di includere anche i soggetti svantaggiati?
<<Si, io ho avuto l’esperienza con le Bee Bot e ho visto proprio come tutta la classe interagiva per ottenere un risultato, quello di far fare un percorso all’ape. Con il Codey è successa la stessa identica cosa: il giochino che abbiamo fatto con alcuni compagni li ha proprio uniti, benché solo uno era suo compagno di classe gli altri no. Meriterebbe fare una progettazione, sarebbe bello che in tutto il calendario didattico si riuscisse a ricavare uno spazio anche per la robotica educativa, adattata ovviamente alle varie fasce di età. In realtà nella scuola dove lavoro si utilizzano già abbastanza gli strumenti tecnologici come il Tablet e la LIM ma non c’è una vera progettazione sulla robotica educativa.>>
6) La famiglia del bambino a cui è rivolto l’intervento educativo ha condiviso con entusiasmo l’uso di questi strumenti? / come ha reagito all’uso di questi strumenti?
<<La famiglia è rimasta, all'inizio molto incuriosita, contenta perché veniva proposta una cosa nuova da fare con il figlio. Io ci sono andata proprio con le pinze, perché negli anni mi sono resa conto che queste famiglie tendono a cercare la speranza anche laddove magari non si possono ottenere grandi risultati [...] quindi ho cercato di non caricarli troppo di aspettative. Non è stata una proposta per misurare le capacità del bambino, e questo ci tenevo a farlo capire loro. In realtà, è stato poi lui ha stupire tutti quanti. Innanzitutto, il fatto di accettare di utilizzare le sue mani per toccare il Tablet e Codey e trasferire questa abilità ai pennarelli per colorare, cosa che lui non aveva mai fatto, non accettava assolutamente di impugnare matite o i pennarelli e invece l’ha fatto e ha accettato il mio aiuto. Probabilmente perché trovandosi di fronte a qualcosa di estremamente nuovo come l’attività con il Codey si è reso conto che io lo potevo aiutare così si è fidato più di me, si è lasciato guidare e ha accettato che io tenessi la sua mano per provare a colorare e poi ha continuato a tenere il pennarello da solo e a muoverlo su e giù. In conclusione la famiglia è stata molto entusiasta e vorrebbe qualcosa di più, per il centro estivo sto pensando a qualcosa di nuovo di diverso. Sarebbe bello poter approfondire gli studi sull'argomento e vedere dove si può arrivare. >>
7) Pensando all'esperienza maturata fino ad ora, ritieni necessario un avvicinamento degli insegnati di ogni ordine e grado al mondo della robotica educativa e della media education in generale, attraverso corsi di aggiornamento, organizzazione di eventi etc.
<<Sulla Media Education gli insegnanti, specie quelli giovani, iniziano ad essere molto più informati e anche molto più abili a proporre agli studenti delle attività. È vero che rimangono attività di “nicchia” però stanno iniziando ad usare di più questi strumenti, dalla LIM ad attività di gruppo con il Tablet, mettendo i device in connessione in rete e facendo dei giochi, delle attività e degli esperimenti. In realtà, è inutile prendersi in giro: i ragazzini sono molto più capaci,di me sicuramente, ma anche di altri professori ad usare i Tablet. È un canale a due sensi, noi che insegnamo a loro ma anche loro che insegnano a noi cose nuove. Sarebbe bello che tutti potessero partecipare, possedere almeno un minimo di abilità nell'utilizzo di questi strumenti digitali e riuscissero a mettere da parte l’etica, perché spesso nelle scuole si tendono a dire cose come “ il Tablet no perché è una distrazione”, “a no per carità internet”; invece no, secondo me sarebbe molto più utile insegnarne ai ragazzi il corretto utilizzo e i rischi collegati.>>
l centro interdipartimentale ha acquistato Pepper, un robot umanoide, prodotto da Softbank robotics. Durant e il nostro tirocinio abbiamo potuto partecipare alla giornata di formazione sul suo funzionamento, tenuta dal dottor Pietro Alberti ingeniere elettronico e Media Direct. All'incontro hanno partecipato professori dei vari dipartimenti e università, rappresentanti di centri di ricerca e sperientazione robotica aperti in altre città come Genova e Milano, funzionari di Reale Mutua, tesisti e tirocinanti di diverse facoltà. Durante la giornata di formazione il dottor Alberti ha prima presentato la Softbank e il percorso che ha portato alla realizzazione di Pepper per poi passare alla fase tecnica: dopo l'elenco delle varie componenti, sensori, telecamere, microfoni etc. ha presentato i softwere attraverso cui è possibile programmare il robot soffermandosi particolrmente su Choreographe, un linguaggio visuale che integra Python, fornito da Softbank.