Il terremoto dell'80 fu uno dei più distruttivi vissuto dai nostri genitori e nonni.
L’uso delle onde sismiche
L’importanza principale per scoprire come è fatta internamente la Terra, ha avuto lo studio delle onde sismiche e cioè lo studio di quell’energia che viene liberata dalle rocce in occasione di terremoti; ciò perché l’esame del materiale eruttato consente uno studio limitato alle parti meno profonde del globo ed ancor meno le trivellazioni, scese a circa 10 km (il pozzo di petrolio più profondo al mondo scende a circa 12 km) a fronte di un raggio del globo di ben 6400 km circa.
I terremoti, in particolare, producono onde sismiche che, al pari delle onde sonore, si propagano in modo diverso a seconda di ciò che trovano sul proprio cammino.
Ci sono, poi, tipi di onde che si propagano sia nei liquidi che nei solidi che nei gas, mentre altri tipi di onde si propagano solo nei solidi.
Quando c'è un terremoto, dunque, sulla superficie della Terra si ha emissione di onde in tutte le direzioni e due sono i tipi più importanti: le onde di superficie, che si propagano nella superficie del globo, all'interno della crosta e che causano tutti i danni del terremoto; e le onde di profondità che si propagano verso l'interno della Terra e che possono essere registrate in più punti del globo.
E’ con questa tecnica, dunque, che si è potuta effettuare una specie di ecografia all’interno della Terra, così scoprendo che a certe profondità le onde sismiche cambiano direzione e velocità, con ciò dimostrando che ci sono delle discontinuità e cioè si passa da uno strato più denso a uno meno denso, o viceversa.
Al di sotto della crosta terrestre c’è il mantello che è lo strato che occupa la maggior parte (circa l’80%) del volume totale della Terra.
E’ composto da rocce ricche di minerali silicati e magnesio indicati con la sigla SIMA (composto dalle prime lettere di "silicio" e "magnesio").
Si estende fino 2900 km di profondità e può essere suddiviso in tre parti, a seconda delle velocità e la direzione delle onde sismiche: il mantello superiore, fino a circa 400 km, una zona di transizione, fino a 670 km, ed il mantello inferiore, fino alla discontinuità di Gutenberg.
L’insieme formato dalla crosta terrestre e dalla parte più superficiale del mantello, che è rigida, è chiamato litosfera.
Sotto la litosfera c’è la parte del mantello chiamata astenosfera (che comprende anche la zona di transizione), che è formata in parte da magma, cioè roccia fusa; questo fluido incandescente può emergere in superficie attraverso i vulcani.
La maggior parte del mantello si trova sotto l’astenosfera): è la mesosfera, uno strato che si estende da 700 km circa a 2.900 km.
Nel mantello la temperatura sale progressivamente con la profondità, fino a raggiungere i 3000°C, così come aumenta la pressione e la densità.
ARTICOLO SCRITTO DA:Saverio Andreottola