l pianeta Terra, insieme ad altri sette pianeti, a cinque pianeti nani, ai satelliti naturali, ed al Sole, costituisce il sistema solare cioè il sistema planetario formato da diversi corpi celesti che si mantengono in orbita grazie alla forza gravitazionale del Sole.
I pianeti conosciuti, come detto, sono otto (i primi quattro rocciosi e gli altri quattro gassosi) e sono, in ordine di distanza dal Sole:
MERCURIO, che è il pianeta più vicino al Sole;
VENERE, che ha dimensioni quasi uguali alla Terra.
TERRA, che grazie alla perfetta combinazione tra gli elementi consente la presenza di vita
MARTE, che è un deserto polveroso e ghiacciato.
GIOVE, che è il pianeta più grande di tutto il Sistema Solare.
SATURNO, con degli anelli spettacolari che ne fanno uno dei corpi celesti più belli.
URANO, la cui caratteristica è quella di girare intorno al Sole non ruotando su se stesso ma rotolando come una palla (forse a causa di un urto con qualche asteroide).
NETTUNO, scoperto nella metà dell’800.
A questi pianeti se ne aggiungono, poi, altri cinque, conosciuti come pianeti nani, che sono: Cerere, Plutone, Haumea, Makemake e Eris.
Tra i satelliti, invece, quello per noi più importante è sicuramente la Luna, che ruota intorno alla Terra, e che è comunque il più grande satellite di tutto il Sistema Solare.
Il nostro pianeta, che è il più grande tra i 4 terrestri (o rocciosi) si caratterizza perché è l’unico pianeta in cui vi sono forme di vita, perché ha un’atmosfera, che, insieme al campo magnetico che avvolge il pianeta, protegge la Terra dai raggi cosmici e dalle radiazioni solari, e perché su di essa è presente una grande quantità di acqua allo stato liquido (circa il 71% del pianeta è ricoperto dagli oceani).
Ha una forma sferica, lievemente schiacciata ai poli, con l’asse di rotazione inclinato il quale, combinato con la rivoluzione della Terra intorno al Sole, causa l’alternarsi delle stagioni.
Lo studio del pianeta Terra ed i cambiamenti che essa ha subito nel tempo, sono l’oggetto dello studio da parte di diverse disciplina, definite Scienze della Terra, le quali si differiscono anche all’interno del singolo settore di studio che può interessare la morfologia superficiale del pianeta, i singoli elementi, l’atmosfera, la struttura interna.
Quest’ultima, nello specifico, costituisce l’oggetto di studio della geologia la quale insieme ad altre scienze, quali la vulcanologia e la sismologia, ci consente oggi di sapere come è fatto il nostro pianeta al suo interno.
Proprio grazie all’esame dei materiali eruttatati dai vulcani, alle attività di trivellazione (scese a 10 km di profondità ma a fronte di una distanza, tra superficie terrestre ed il centro del globo di ben 6380 km), allo studio dei terremoti ma, soprattutto, all’esame delle onde sismiche che oggi abbiamo una visione interna del pianeta.
L’uso delle onde sismiche
Importanza principale per scoprire come è fatta internamente la Terra, ha avuto lo studio delle onde sismiche e cioè lo studio di quell’energia che viene liberata dalle rocce in occasione di terremoti; ciò perché l’esame del materiale eruttato consente uno studio limitato alle parti meno profonde del globo ed ancor meno le trivellazioni, scese a circa 10 km (il pozzo di petrolio più profondo al mondo scende a circa 12 km) a fronte di un raggio del globo di ben 6400 km circa.
I terremoti, in particolare, producono onde sismiche che, al pari delle onde sonore, si propagano in modo diverso a seconda di ciò che trovano sul proprio cammino.
Ci sono, poi, tipi di onde che si propagano sia nei liquidi che nei solidi che nei gas, mentre altri tipi di onde si propagano solo nei solidi.
Quando c'è un terremoto, dunque, sulla superficie della Terra si ha emissione di onde in tutte le direzioni e due sono i tipi più importanti: le onde di superficie, che si propagano nella superficie del globo, all'interno della crosta e che causano tutti i danni del terremoto; e le onde di profondità che si propagano verso l'interno della Terra e che possono essere registrate in più punti del globo.
E’ con questa tecnica, dunque, che si è potuta effettuare una specie di ecografia all’interno della Terra, così scoprendo che a certe profondità le onde sismiche cambiano direzione e velocità, con ciò dimostrando che ci sono delle discontinuità e cioè si passa da uno strato più denso a uno meno denso, o viceversa.
Le discontinuità
Grazie allo studio delle onde sismiche ed al loro cambio di direzione e velocità all’interno del globo, si è, quindi, scoperto che all’interno della Terra ci sono tre principali discontinuità.
· La prima si trova ad una profondità media di circa 30 km con valori compresi tra i 20 e 80 km sotto i continenti, e 4 - 10 km sotto i bacini oceanici. In alcune aree oceaniche è situata a 1 km di profondità, mentre sotto l'Himalaya è a circa 90 km. Questa superficie di discontinuità è chiamata discontinuità di Mohorovičić, o più semplicemente Moho e segna il confine tra la crosta superficiale (o terrestre) e il mantello. Prende il nome dal geofisico croato Andrija Mohorovičić (1857-1936), il quale nell’anno 1909, analizzando il terremoto che si verificò nell’allora Jugoslavia, individuò particolari arrivi di onde sismiche che potevano essere spiegati solo con un brusco aumento di densità a una profondità di una quarantina di chilometri.
· La seconda, la discontinuità di Gutenberg, che si trova a circa 2900 km di profondità, separa il mantello dal cosiddetto nucleo esterno della Terra e prende il nome dal geofisico tedesco Beno Gutenberg (1889-1960) che la determinò, per la prima volta, nel 1914.
· La terza, la discontinuità di Lehman, si trova a circa 5000 km di profondità, segna il confine tra il nucleo esterno e il nucleo interno, la sfera caldissima che si trova al centro del nostro pianeta.
La crosta terrestre
Il “guscio” che ricopre la Terra è la crosta terrestre o superficiale.
E’ uno strato solido che comprende la superficie dei continenti e la piattaforma continentale e presenta uno spessore medio di 30 - 40 km ma può superare gli 80 km sotto le grandi catene montuose.
La crosta terrestre è formata da rocce composte a loro volta da minerali, tra cui i più comuni sono i silicati (formati principalmente da ossigeno e silicio).
Perlopiù si tratta di silicati di alluminio, più in superficie, e proprio per questo la crosta terrestre, in passato, era indicata con la sigla SIAL (composto da SI-licio + AL-luminio).
Sotto i continenti lo spessore della crosta terrestre è di qualche decina di chilometri, mentre sotto gli oceani è più sottile e non supera i 10 km.
La crosta oceanica, però, è più densa di quella continentale.
Al di sotto della crosta terrestre c’è il mantello che è lo strato che occupa la maggior parte (circa l’80%) del volume totale della Terra.
E’ composto da rocce ricche di minerali silicati e magnesio indicati con la sigla SIMA (composto dalle prime lettere di "silicio" e "magnesio").
Si estende fino 2900 km di profondità e può essere suddiviso in tre parti, a seconda delle velocità e la direzione delle onde sismiche: il mantello superiore, fino a circa 400 km, una zona di transizione, fino a 670 km, ed il mantello inferiore, fino alla discontinuità di Gutenberg.
L’insieme formato dalla crosta terrestre e dalla parte più superficiale del mantello, che è rigida, è chiamato litosfera.
Sotto la litosfera c’è la parte del mantello chiamata astenosfera (che comprende anche la zona di transizione), che è formata in parte da magma, cioè roccia fusa; questo fluido incandescente può emergere in superficie attraverso i vulcani.
La maggior parte del mantello si trova sotto l’astenosfera: è la mesosfera, uno strato che si estende da 700 km circa a 2.900 km.
Nel mantello la temperatura sale progressivamente con la profondità, fino a raggiungere i 3000°C, così come aumenta la pressione e la densità.
A 2.900 km di profondità si trova il nucleo, che le onde sismiche evidenziano suddiviso dalla discontinuità di Lehmann in: nucleo esterno, allo stato fuso, con un raggio di circa 2270 km; nucleo interno, rigido ed elastico, dello spessore di 1200 km che si ritiene abbia una temperatura compresa tra i 4000 e 5000 °C.
Nonostante l’altissima temperatura qui la materia incandescente è allo stato solido, perché sottoposto a una pressione elevatissima dovuta al peso degli strati esterni del pianeta.
Il nucleo ruota su se stesso: si pensa che questo fatto sia l’origine del campo magnetico terrestre, che protegge il nostro pianeta dalle radiazioni del vento solare e fa orientare l’ago della bussola.
Probabilmente il nostro pianeta è nato dall’accumulo spontaneo di polveri e granelli dispersi nello spazio.
Per azione della forza di gravità la massa di roccia si è ingrandita, compattandosi e continuando ad attrarre a sé nuova materia.
Allo stesso tempo il pianeta in formazione è diventato sempre più caldo, per tre ragioni principali:
• il bombardamento da una parte dei corpi solidi che via via si aggiungevano;
• la pressione degli strati più esterni su quelli interni;
• il fenomeno della radioattività, che fa trasformare gli atomi di alcuni elementi nelle rocce, liberando energia.
Quando la Terra era una sfera bollente, il calore fece fondere i materiali che andarono a costituire il pianeta appena nato che così diventò una grande sfera di magma.
In quest’epoca - circa 4 miliardi e mezzo di anni fa - ebbero origine gli strati interni del pianeta.
I materiali più densi, come il ferro, affondarono verso il centro e andarono a formare il nucleo, mentre i materiali meno densi risalirono verso la superficie.
I silicati di alluminio, più leggeri, diedero origine alla crosta.
Quelli di magnesio, più pesanti, formarono invece degli strati intermedi, cioè il mantello.
Dall’interno delle sfere bollenti uscivano gas simili a quelli messi ancora oggi dai vulcani.
Questi gas formarono la prima atmosfera terrestre, composta soprattutto da vapore acqueo (l’80% circa) e di ossido di carbonio (il 18% circa).
Poi il pianeta gradualmente si raffreddò, emettendo calore nello spazio.
Così si formò una crosta fatta di rocce solide e il vapore acqueo iniziò a condensare, dando origine agli oceani.
In seguito nell’acqua di questo ambiente primordiale si svilupparono le prime forme di vita.
Più di 3 miliardi di anni fa comparvero microrganismi capaci di fare la fotosintesi, cioè di utilizzare il diossido di carbonio e di produrre ossigeno.
Erano probabilmente i primi antenati degli odierni cianobatteri (chiamati un tempo anche alghe azzurre o alghe verdi-azzurre).
Così la composizione dell’atmosfera si modificò gradualmente, fino ad arrivare nell’aria ricca di ossigeno e povera di diossido di carbonio che respiriamo oggi.
Dallo spazio il nostro pianeta appare perfettamente sferico.
In realtà il globo terrestre, che ha un diametro di circa 12.800 km, è una sfera lievemente schiacciata ai poli.
Il colore predominante del pianeta è il blu.
Noi siamo abituati a chiamarlo Terra, ma un alieno lo battezzerebbe acqua perché la superficie è, infatti, occupata per due terzi dagli oceani.
Il resto è giallo-verde-marrone (il colore delle terre emerse) con due grandi macchie bianche (i ghiacci polari) e molte altre macchie bianche che cambiano continuamente forma e posizione (le nubi).
Gli astronauti, quando osservano il pianeta dall’orbita della stazione spaziale, vedono che il globo è circondato da un sottile strato gassoso: è l’atmosfera terrestre, che salendo in quota è sempre più rarefatta e diventa impercettibile a qualche centinaio di chilometri dalla superficie del pianeta.
La Terra compie due moti:
• rivoluzione;
• rotazione.
1-) Il moto di rivoluzione è quello che la Terra compie girando intorno al Sole da ovest verso est.
Durante questo movimento la Terra descrive un’orbita ellittica (detta eclittica) di cui il Sole occupa uno dei due fuochi.
La Terra, perciò, varia continuamente la sua distanza rispetto al Sole. Nel punto più vicino, perielio, dista dal Sole 147 milioni di chilometri, mentre nel punto più lontano, afelio, ne dista 152 milioni.
Il periodo di tempo impiegato dalla Terra per compiere una rivoluzione completa si chiama “un anno” il quale dura 365 giorni cinque ore 48 minuti e 46 secondi.
Il moto di rivoluzione dà origine alle stagioni astronomiche che sono quattro: primavera, estate, autunno e inverno.
La Terra in questo moto intorno al Sole, viene a trovarsi in quattro posizioni particolari nei giorni che segnano le stagioni astronomiche:
• equinozio di primavera (21 marzo: inizio della primavera);
• solstizio d’estate (21 giugno: inizio dell’estate);
• equinozio d’autunno (23 settembre: inizio dell’autunno);
• solstizio d’inverno (22 dicembre: inizio inverno).
2-) Il moto di rotazione è quello che la Terra compie girando intorno al proprio asse (su se stessa, quindi) da ovest verso est.
L’asse terrestre è l’asse immaginario (che è inclinato rispetto al piano dell’eclittica di 66° e 33) che attraversa la Terra tra il Polo Nord e il Polo Sud.
Il periodo di tempo necessario alla Terra per compiere una rotazione completa, prendendo come riferimento il Sole è detto giorno solare che è pari a 24 ore.
Al moto di rotazione sono dovuti i vari fenomeni fra cui:
· la rotazione apparente da est verso ovest del Sole e del cielo stellato, quando in realtà è la Terra che ruota intorno a se stessa da ovest verso est;
· l’alternarsi del giorno e della notte.
Tutti i pianeti del sistema solare orbitano intorno al Sole con un moto rivoluzione che obbedisce alle tre leggi di Keplero, scoperte all’inizio del seicento dall’astronomo Johannes Kepler (1571-1630).
1. L’orbita di ogni pianeta ha la forma di un’ellisse, con il Sole in uno dei fuochi.
2. Ogni pianeta nel corso della sua orbita si muove più velocemente quando è vicino al Sole, più lentamente e quando ne è lontano.
3. I diversi pianeti percorrono la loro orbita con velocità medie diverse: il moto è più lento per quei pianeti che orbitano a distanza maggiore.