Attorno al QR code, ovvero Cassandra inascoltata ...
Se vogliamo dunque dare un senso alle lezioni di diritto, alle lezioni di storia, alle feste nazionali e alle lapidi dei nostri avi dobbiamo capire che dalla memoria va tratto un senso e non una informazione: la storia insegna, ma non ha scolari diceva Antonio Gramsci, perché ci ostiniamo a pensare che le persone di oggi siano diverse da quelle del passato. Non solo: ci ostiniamo a credere che le persone di oggi siamo migliori di quelle del passato. Purtroppo però da questa visuale miope, arrogante e spavalda non potremo mai accorgerci che oggi come in passato le persone possono provare le stesse emozioni, vivere nelle stesse situazioni, essere condizionate allo stesso modo: in particolare ora le persone provano una paura tangibile, che può provocare, oggi come in passato, le medesime conseguenze e la medesima tensione sociale: in questo senso la storia è ricorrente. Il male che abbiamo imparato a riconoscere con certi contorni nel passato - e che tendiamo a pensare che non possa ripresentarsi - in realtà può assalirci sotto nuove e mentite spoglie, con altri attori e altri ordini di argomentazione: può sempre irrompere nella nostra vita - magari attraverso uno stato di emergenza - se gli concediamo il favore di non aver capito il suo trucco.
Provando a trarre un insegnamento dai poemi posti alla radice della cultura occidentale, questo trucco consiste nell’apparire come un dono, nell’apparire una promessa di ritrovata pace, ma nell’essere in realtà il più grande dei pericoli. Come un grande cavallo posto dagli Achei millenni fa davanti alle mura della città di Troia, il cavallo ora pretende nuovamente l’ingresso. Ora bussa alla porta del ristoratore, esige di essere esibito per salire su un treno, sbuffa all’ingresso delle Università. Il cavallo ha preso le sembianze di un qr code ed è entrato nei nostri telefoni, galoppando insieme a noi dovunque andiamo, dovunque stendiamo le nostre volontà. Attorno a quel cavallo di legno, per citare l’Eneide, “ragazzi e vergini fanciulle cantano inni e gioiscono”, e come allora noi oggi balliamo e festeggiamo intorno a questo astuto equino digitale, perché lo riteniamo portatore di rinnovata normalità, di ritrovata sicurezza, ma esso “avanza e minacciando scorre in mezzo alla città”. Crediamo che lui solo potrà scacciare le minacce invisibili che hanno portato miseria in questo estenuante e lungo assedio, in questo estenuante e lungo confinamento.
Ma permetteremo che a nulla serva che Cassandra apra “la bocca ai fati futuri”? Permetteremo che le sue parole mai verranno ascoltate dai Troiani? Davvero permetteremo che a nulla serviranno le parole di Laocoonte stritolato dalle serpi di Atena?
“Questa è macchina contro le nostre mura innalzata,
e spierà le case, e sulla città graverà:
un inganno v'è certo. Non vi fidate, Troiani.
Sia ciò che vuole, temo i Dànai, anche quando portano doni.”
Davvero permetteremo di tradire la cultura, la memoria, e gli insegnamenti della nostra storia?
Noi diciamo: “No!”, perché fin quando ci sarà la cultura, non avremo nulla di cui temere.
Gli Studenti contro il Green Pass di Venezia
discorso letto sul palco alla manifestazione a Venezia (Zattere) del 12 settembre 2021