Ci sono brani, o parti di essi, che entrano nell'immaginario comune in modo che chiamerei autonomo, cioè non serbando alcuna traccia dell'autore o del periodo a cui appartengono: l'inizio della toccata e fuga che avete appena ascoltato è uno di questi casi. Credo che le prime note siano conosciute da diversi tra voi, ma chi sa chi le ha create? Uno dei più prolifici e geniali autori del periodo denominato Barocco, nato nel 1685 ad Eisenach, Johann Sebastian Bach. Dato che è un autore fondamentale non solo per il suo periodo, ma da allora in poi per tutta la musica europea a venire, vi proporrò una biografia approfondita, da studiare e ....digerire un po' per volta., ma anche una più essenziale, da memorizzare interamente!
Johann Sebastian Bach nasce il 14/03/1685 a Eisenach da una famiglia di musicisti.
A 10 anni rimane orfano e viene educato dal fratello maggiore che gli impartisce lezioni di organo e clavicembalo.
Nel 1700 si trasferisce a Luneburg, dove entra a far parte del coro della Michaeliskirche (Chiesa di San Michele) come soprano.
Dopo essere stato per poco tempo violinista presso la corte di Sassonia-Weimar, nel 1703 diviene organista titolare di S. Bonifacio ad Arnstadt e, in breve tempo, diventa famoso.
Nel 1705 intraprende un viaggio a piedi, poi diventato leggendario (400 km), per andare a Lubecca ad ascoltare l'allora famoso organista D. Bextehude, che Sebastian ammirava particolarmente per le sue composizioni.
Bach si stabilisce a Weimar e qui compone un gran numero di pezzi per organo e le Cantate, poco apprezzate dai contemporanei, che lo apprezzano moltissimo come organista, seguendo in massa i concerti che tiene dal 1713 al 1717 a Dresda, Halle, Lipsia e in altri centri.
Nel 1717 assume la carica di maestro di cappella alla corte riformata del principe Leopoldo di Anhalt-Cothen a Kothen, con l'incarico di comporre Cantate d'occasione e musiche concertistiche.
Nel 1723 si trasferisce a Lipsia e accetta il posto di Kantor nella chiesa di S. Tommaso, compone un gran numero di Cantate Sacre e le celeberrime grandi Passioni, ritornando alla musica strumentale solo verso il 1726.
Dal 1729 al 1740 Bach è direttore del Collegium Musicum universitario per il quale continua la sua opera di compositore di musica per clavicembali e musica strumentale varia.
Nel 1747 il re Federico II di Prussia lo invita a Potsdam, riservandogli grandi onori e assistendo ammirato alle sue magistrali improvvisazioni.
Verso il 1749 la salute del compositore comincia a declinare, la vista si affievolisce sempre più e, diventato cieco, detta la sua ultima, immensa composizione (rimasta purtroppo incompiuta) l'"Arte della fuga".
Johann Sebastian Bach, grande compositore di Messe, Passioni e Oratori, Cantate sacre e profane, musica d'orchestra, musica da camera per vari strumenti, opere d'organo, opere per clavicembalo e per altri strumenti.
Muore a Lipsia il 28 luglio 1750 e la sua musica (pubblicata in 59 volumi), viene riscoperta solo nel 1829, grazie ad un'esecuzione di Mendelssohn della "Passione secondo Matteo.
Johann Sebastian Bach nacque a Eisenach, in Turingia (allora parte del Sacro Romano Impero), il 21 marzo (31 marzo secondo il calendario moderno) del 1685 dalla famiglia di musicisti tedeschi più nota ai suoi tempi, al punto che il cognome "Bach"[4] nelle città della Turingia era diventato sinonimo di "musicista"[5]: quando, nel 1693, alla corte di Arnstadt si rese vacante il posto di musicista di corte, il conte chiese urgentemente "un Bach"[6]. In zigano e nel dialetto di varie zone dell'Europa centrale "bach" assunse il significato di "musicista ambulante"[7].
Suo padre, Johann Ambrosius Bach, figlio di Christoph Bach, ricopriva a Eisenach la carica di musicista civico (Stadtpfeifer), ruolo che comportava l'organizzazione della musica a carattere profano nella città, ma anche la supervisione dell'attività musicale nella chiesa locale, inclusa la direzione del lavoro dell'organista di chiesa. È proprio dal padre che, probabilmente, Bach ricevette i primi rudimenti di violino e clavicembalo.
Bach discendeva da una famiglia di musicisti professionisti che andavano dall'organista, al musicista da camera nelle corti, includendo anche compositori. Era del tutto normale, per quel tempo, che i figli assistessero al lavoro dei loro padri, cercando di impararne l'arte. Probabilmente anche Bach iniziò ripetendo la musica ascoltata in tenerissima età con gli strumenti che può suonare un preadolescente.
L'albero genealogico della famiglia Bach, dal titolo Ursprung der musicalisch-Bachischen Familie ("Origine della famiglia musicale dei Bach") venne compilato per la prima volta nel 1735 dallo stesso Johann Sebastian, che faceva risalire le origini della propria famiglia a Veit Bach, mugnaio proveniente dall'Europa orientale e appassionato suonatore di cetra, vissuto nella seconda metà del XVI secolo. Alla fine si conteranno ben sette generazioni di musicisti, un record ancor oggi insuperato per una famiglia.
La data di nascita di Johann Sebastian, ultimo di sette figli, fu registrata nei documenti dell'epoca come 21 marzo e quella del battesimo (nella chiesa di S.Giorgio di Eisenach) come 23 marzo. Secondo il calendario gregoriano in uso attualmente, tali date dovrebbero essere indicate come 31 marzo e 2 aprile. La tradizionale data del 21 marzo continua tuttavia a essere largamente usata, spesso senza spiegazione, anche in testi autorevoli. La discrepanza è dovuta al fatto che nella Germania protestante il calendario gregoriano si impose solo a partire dall'anno 1700[8].
La madre di Bach, Elisabeth Lämmerhirt, morì nel 1694 e il padre morì otto mesi dopo. Il giovane Bach si trasferì dunque da un suo fratello maggiore, Johann Christoph Bach (1671-1721), organista presso la Michaeliskirche di Ohrdruf. Durante la permanenza nella casa di suo fratello, Bach continuò a copiare, studiare e suonare musica. Johann Christoph fece conoscere a Johann Sebastian le partiture dei grandi compositori dell'epoca: Johann Pachelbel, Johann Jakob Froberger, Jean-Baptiste Lully, Louis Marchand, Dietrich Buxtehude.
Nel 1699 Johann Sebastian Bach vinse una borsa di studio per studiare presso la prestigiosa Scuola di San Michele a Lüneburg, dove, oltre a perfezionarsi all'organo e al clavicembalo, probabilmente imparò il francese e l'italiano. Inoltre studiò teologia, latino, geografia e matematica. A quell'epoca risalgono le prime composizioni giovanili di Bach, come le partite diverse sopra "O Gott, du frommer Gott". Da Lüneburg, Bach si recò diverse volte ad Amburgo, distante circa 50 chilometri, per ascoltare Johann Adam Reincken all'organo della Catharinenkirche, restaurato nel 1670. Inoltre, Bach andò varie volte anche a Celle, distante 85 chilometri da Lüneburg, per ascoltare l'orchestra francese del duca Giorgio Guglielmo di Brunswick-Lüneburg e studiarne lo stile[9].
Nel gennaio del 1703, dopo aver fallito un'audizione come organista a Sangerhausen (in realtà Bach superò positivamente l'audizione, ma il principe Giovanni Giorgio di Sassonia-Weissenfels insistette affinché il posto venisse dato a un suo protetto),[10] Bach venne assunto come musicista di corte nella cappella del duca Giovanni Ernesto III a Weimar, in Turingia.
Durante la sua permanenza di sette mesi a Weimar venne invitato a inaugurare il nuovo organo nella chiesa di San Bonifacio ad Arnstadt. La chiesa originaria era bruciata in un incendio nel 1581 e venne ricostruita solo fra il 1676 e il 1683. Per vent'anni la chiesa rimase senza organo, che fu ultimato solo nel 1703. Il nuovo strumento era un organo a due manuali, dotato di ventidue registri e di un accessorio all'epoca molto apprezzato, il cymbelstern: una ruota su cui sono montate delle campanelle. Quando il cymbelstern viene attivato, l'aria dell'organo fa girare la ruota, producendo un tintinnio continuo. L'inaugurazione, effettuata da Bach, pare abbia dato completa soddisfazione sia alle autorità, sia al costruttore dello strumento.[11]
Nell'agosto dello stesso anno Bach accettò il posto di organista in quella chiesa, con uno stipendio relativamente buono. Questo incarico, però, lo lasciava insoddisfatto e presto cominciò a cercare altrove la sua fortuna.
Qui, il giovane Bach ebbe contrasti con gli studenti che lo dovevano coadiuvare alla Kirchenmusik come cantori o strumentisti; questi culminarono con un'aggressione subita da parte di un fagottista, che non aveva tollerato le pesanti critiche del musicista di Eisenach.[12]
In autunno Bach si fece concedere un permesso di quattro settimane (diventate poi quattro mesi) e si recò a piedi a Lubecca, distante 400 chilometri, per ascoltare Dietrich Buxtehude presso la chiesa di Santa Maria. Bach si rese subito conto che le sfarzose rappresentazioni musicali di Buxtehude, di cui si parlava in tutta la Germania, dal vivo superavano di gran lunga l'immaginazione. Quell'anno Buxtehude organizzò due Extraordinarien Abendmusiken il 2 e 3 dicembre: il Castrum Doloris per la morte di Leopoldo I e il Templum Honoris in onore del nuovo sovrano, Giuseppe I, utilizzando quaranta musicisti, disposti su quattro balconate, a formare un'orchestra di qualità eccezionale.[13] Fra la prima e la seconda Abendmusiken vennero anche girate le sedie per permettere al pubblico, che aveva contemplato il monumento funebre eretto sul fondo della chiesa, di poter ammirare il busto del nuovo sovrano che troneggiava sull'altare, quasi in una rudimentale messa in scena.[14]
Non è chiaro se Buxtehude e Bach si siano presentati: Johann Nikolaus Forkel, nella sua biografia bachiana, indica che Bach «fu ascoltatore segreto di questo, ai suoi dì, famosissimo e davvero bravo organista».[15] La bizzarra ma inequivocabile definizione di ascoltatore segreto, un dettaglio che gli fornì Carl Philipp Emanuel Bach, il quale ascoltò il racconto del viaggio a Lubecca direttamente da suo padre Johann Sebastian,[16] fa supporre che i due non si siano incontrati.[17] Johann Sebastian Bach, desideroso di apprendere «i fondamenti della sua arte»,[18] probabilmente preferì ascoltare Buxtehude in segreto, nella navata della chiesa, senza salire in cantoria per presentarsi, in modo da poterne carpire i segreti del mestiere[16] (artifici, tecniche di improvvisazione, passaggi di destrezza, combinazioni di registri),[19] che forse Buxtehude custodiva gelosamente e non avrebbe rivelato.[20][21]
Bach tornò ad Arnstadt nel febbraio 1706, con quindici settimane di ritardo. I superiori della Bonifaciuskirche, dopo il suo ritorno, notarono che: «Dopo questo viaggio eseguiva stupefacenti variazioni sui corali e vi mescolava armonie estranee a tal punto da confondere i fedeli. In futuro, se vorrà introdurre un tonum peregrinum,[22] dovrà tenerlo per un tempo sufficientemente lungo senza passare troppo presto a un'altra tonalità, né, come ha iniziato a fare, suonare subito dopo un tonum contrarium».[23][24]
Nel 1706 gli fu offerto il posto come organista presso la chiesa di San Biagio a Mühlhausen, che Bach accettò. Quattro mesi dopo il suo arrivo a Mühlhausen sposò sua cugina Maria Barbara Bach. A Mühlhausen, dando prova di grande competenza nonostante la sua giovane età, Bach propose un progetto per il rifacimento dell'organo, progetto che gli venne approvato. Gli venne solo bocciata la proposta di installare dei martelletti di metallo che, azionati dai tasti dell'organo, facevano suonare delle campanelle, che Bach affermava di voler montare per esaudire il desiderio di alcuni consiglieri parrocchiali. È probabile, invece, che fosse Bach stesso a voler avere a disposizione questo particolare registro, che farà poi montare sul suo organo a Weimar.[25]
Nel 1708, Bach ottenne il ruolo di organista di corte e maestro di concerto di Guglielmo Ernesto di Sassonia-Weimar presso la corte ducale di Weimar. Qui ebbe modo non solo di suonare l'organo, ma anche di comporre musica per tale strumento e suonare un repertorio più vario di musica da concerto in collaborazione con gli altri strumentisti della corte ducale.[26]
Affezionato alla musica contrappuntistica, Bach compose la maggior parte del suo vasto repertorio di fughe nel periodo di Weimar, dove godeva dell'amicizia e della protezione del principe Johann Ernst di Sassonia-Weimar, buon compositore. Probabilmente l'esempio più noto è costituito da Il clavicembalo ben temperato, che include 48 tra preludi e fughe, una coppia per ciascuna tonalità maggiore e minore, un lavoro monumentale non solo per l'uso magistrale del contrappunto, ma anche per l'aver esplorato, per la prima volta, l'intera gamma tonale, la moltitudine delle scale, degli intervalli e delle tonalità.
Ciò era stato reso possibile per gli strumenti a tastiera dall'accordatura con i nuovi buoni temperamenti circolanti, come quelli di Andreas Werckmeister, e dalla moltitudine di modi espressivi che le piccole differenze tra i vari intervalli dettati dal nuovo temperamento rendevano possibili.
Nel 1713 il duca tornò da un viaggio nei Paesi Bassi con una grande collezione di spartiti, molti dei quali di musica italiana. Bach fu particolarmente attratto dallo schema del concerto grosso all'italiana, caratterizzato dall'alternarsi del "tutti" (o "ripieno") dell'orchestra e del "concertino" degli strumenti solisti.[27]
Nel maggio del 1714 venne ultimato l'organo nella cappella ducale. Le famose campanelle volute da Bach erano già state montate nell'organo, anche se una prima serie dovette essere sostituita a causa di alcuni difetti di intonazione. Durante il soggiorno a Weimar, Bach iniziò a lavorare sull'Orgelbüchlein per suo figlio, Wilhelm Friedemann. Il "libretto" della musica organistica doveva contenere musica tradizionale con inni della chiesa luterana: lo scopo principale doveva essere quello di istruire gli studenti di organistica. In realtà il lavoro, seppure incompleto, svolge due grandi temi nell'opera di Bach. In primo luogo mostra il talento per la didattica, e in secondo luogo il suo amore per la tradizione corale sia come formula in sé, sia come sorgente d'ispirazione
Nel settembre del 1717 Bach si recò a Dresda, dove si verificò un episodio di cui esistono diverse versioni. Secondo Johann Nikolaus Forkel, che riprende il necrologio scritto da Carl Philipp Emanuel, in città Bach assistette a un concerto di Louis Marchand, celebre esecutore francese che fu anche organista di Luigi XIV. Successivamente, dietro pressione di Jean Baptiste Volumier, konzertmeister di Dresda che non aveva simpatia per Marchand, Bach gli inviò una lettera proponendogli una battaglia all'organo: Bach si impegnava a improvvisare su qualsiasi tema proposto dal suo rivale francese a patto che questi, ovviamente, fosse disposto a fare altrettanto. L'incontro venne organizzato a casa del primo ministro von Flemming, ma Marchand non si presentò. Sempre secondo Forkel gli venne allora mandato un messo a casa, il quale tornò riferendo che Marchand aveva lasciato la città in tutta fretta ed era tornato in Francia.[25]
Invece secondo Friedrich Wilhelm Marpurg, che afferma di aver sentito l'episodio raccontato da Bach stesso, un confronto diretto fra i due musicisti ebbe luogo, proprio durante il concerto di Marchand a Dresda. Quest'ultimo, secondo la versione di Marpurg, eseguì un'aria francese con variazioni che venne molto applaudita; a quel punto, Jean Baptiste Volumier invitò Bach a esibirsi anch'egli al clavicembalo. Bach, dopo un breve preludio, riprese il tema dell'aria che Marchand aveva suonato prima, lo ripeté interamente a memoria, incluse le variazioni, e improvvisò altre dodici variazioni, più difficili e brillanti di quelle di Marchand. Non contento del suo trionfo, Bach presentò a Marchand un tema che aveva annotato a penna e lo invitò a una competizione all'organo, ma Marchand non volle rischiare una disfatta completa, partì da Dresda e tornò in Francia.[28]
Non appena iniziò a percepire le tensioni via via crescenti all'interno della corte ducale di Weimar, Bach iniziò di nuovo a cercare un lavoro più stabile, compatibile con i suoi interessi musicali. I rapporti col duca Guglielmo Ernesto di Sassonia-Weimar si deteriorarono bruscamente, e il duca fece addirittura arrestare Bach per quattro settimane, dal 6 novembre al 2 dicembre 1717, probabilmente a seguito di una accesa discussione in merito alla sua richiesta di congedo; la sentenza recitava testualmente: "Nella sala di giustizia e per ordine di Sua Altezza Serenissima, è stata decisa la messa agli arresti di Johan Sebastian Bach, Konzert-meister e Hoforganist (maestro di musica e organista di corte), in ragione del suo atteggiamento pertinace a voler ottenere un congedo ingiustificato".[29][30] Per tale motivo, Bach si trasferì a Cöthen[31] presso la corte del principe Leopoldo, dove prese servizio come maestro di cappella, o piuttosto, direttore di musica da camera. Se è pur vero che il principe Leopoldo, lui stesso musicista e grande estimatore del talento di Bach, lo pagava bene e gli garantiva una considerevole tolleranza su ciò che componeva o suonava per lui, egli era calvinista e i severi principi di questa religione rifiutavano la musica liturgica eccessivamente elaborata: per questo motivo la maggior parte delle opere di Bach in questo periodo fu di natura secolare. I "concerti brandeburghesi", così come molta altra musica strumentale (tra cui le suite per violoncello solo, le sonate e partite per violino solo, la partita per flauto solo e le suite per orchestra) sono frutto di questo periodo. Il 7 luglio 1720, mentre Bach era all'estero con il principe Leopoldo, sua moglie, Maria Barbara Bach, la madre dei suoi primi 7 figli, morì improvvisamente. L'anno seguente Bach incontrò Anna Magdalena Wilcke, una giovane soprano, e i due si sposarono il 3 dicembre 1721.
Il 12 settembre 1720 morì Heinrich Friese, organista della Jacobikirche di Amburgo, lasciando vacante il posto. Il 21 novembre, per la sua successione, i superiori della chiesa invitarono otto organisti, fra i quali anche Johann Sebastian Bach. L'audizione generale dei candidati venne fissata per il successivo 28 novembre, ma Bach non poté essere ascoltato in quanto, il giorno 23, dovette ritornare a Cöthen per i preparativi del compleanno del principe Leopoldo. I restanti candidati sostennero l'audizione il giorno 28 nella Jacobikirche, come previsto, ma ogni decisione fu rinviata prima al 12 dicembre, e poi al successivo 19. Il rinvio fu dovuto al fatto che i superiori della chiesa, a conoscenza dell'eccelsa bravura di Bach come organista, tale da escludere qualsiasi altro candidato, speravano che Johann Sebastian inviasse una lettera reclamando il posto, nonostante non avesse sostenuto l'audizione ufficiale del 28 novembre. La lettera arrivò, ma la risposta fu negativa, con una giustificazione di carattere economico e morale: nella Jacobikirche, infatti, era tradizione che l'eletto dovesse effettuare, a titolo di ringraziamento, una donazione in denaro alle autorità ecclesiastiche. In pratica, la carica veniva usualmente assegnata al miglior offerente.
Dopo il rifiuto di Bach la scelta cadde, il 22 dicembre, su Joachim Heitmann, il quale, il successivo 6 gennaio, versò nelle casse della chiesa la considerevole somma di 4.000 marchi.[32] Johann Mattheson, a tal proposito, scriverà nel 1728: «Qualche anno fa un grande virtuoso [...] si presentò come organista in una città abbastanza importante. [...] Si presentò anche il figlio di un artigiano benestante, i cui preludi sembrarono più belli grazie ai suoi talleri più che alle sue dita, e così ebbe il posto».[33]
Prima del suo ritorno a Cöthen, tuttavia, Bach tenne un concerto all'organo della vicina Catherinenkirche; a questa esibizione, che fu molto applaudita, assistette anche Johann Adam Reincken. In suo onore, Bach improvvisò alcune variazioni sul corale An Wasserflüssen Babylon, che aveva sentito suonare anni prima dallo stesso Reincken. Al termine dell'esecuzione Reincken si avvicinò a Bach dicendogli: «Credevo che quest'arte fosse morta, ma vedo che vive ancora in voi!».[33]
Il 5 giugno 1722 morì Johann Kuhnau, direttore musicale della chiesa di San Tommaso a Lipsia. Il posto di Thomaskantor in quella chiesa era ambito da diversi musicisti di primo piano e il processo di valutazione dei candidati, da parte del consiglio municipale della città, fu piuttosto travagliato. Il 14 luglio il consiglio municipale iniziò l'esame delle candidature per la nomina del suo successore. I nomi proposti furono sei: Johann Friedrich Fasch, Georg Lembke, Christian Friedrich Rolle, Georg Balthasar Schott, Johann Martin Steindorff e Georg Philipp Telemann.[34]
Telemann era molto stimato a Lipsia, dove era stato prima studente universitario, poi organista e direttore musicale dell'Opera fino al 1705. L'11 agosto il consiglio lo elesse all'unanimità. Il 13 agosto Telemann ricevette l'investitura formale in municipio, ma il giorno dopo partì per Amburgo, dove si trattenne un mese, lasciando nell'incertezza le autorità di Lipsia. Il 25 settembre tornò a Lipsia, fermandosi due settimane e chiedendo alle autorità di Amburgo di aumentargli lo stipendio. In caso di rifiuto si sarebbe fermato a Lipsia definitivamente. L'espediente funzionò, Telemann ottenne l'aumento richiesto, tornò ad Amburgo e rese nuovamente vacante la carica a Lipsia.[35]
Il 23 novembre, riprese le selezioni, vennero proposti i nomi di Georg Friedrich Kauffmann e di Andreas Christoph Tufen. Il 21 dicembre si aggiunsero altri due nomi, Johann Christoph Graupner e Johann Sebastian Bach. Il 17 gennaio 1723 Graupner sostenne l'audizione di fronte al consiglio comunale, audizione che fu molto applaudita. Dopo di che Graupner tornò a Darmstadt con la richiesta di dimissioni da porre al langravio locale, suo datore di lavoro. Quest'ultimo, tuttavia, negò il proprio beneplacito e Graupner dovette abbandonare l'idea di diventare cantor a Lipsia. Bach venne allora eletto il 5 maggio 1723, e divenne 16° Thomaskantor.
Presso la Biblioteca di Stato di Berlino è conservato il verbale di una seduta del consiglio municipale di Lipsia, che riporta un intervento del consigliere Abraham Christoph Platz. Questi, a proposito della nomina di Bach, affermò che "dal momento che non si poteva ottenere il meglio, si doveva accettare una soluzione mediocre".[36] Questa frase, citata fuori dal contesto in cui è stata pronunciata, è stata spesso interpretata come una lamentela perché le finanze municipali non consentivano di pagare musicisti ritenuti migliori di Bach, e ha alimentato la diffusa convinzione che, ai suoi tempi, Bach, pur famoso come organista, fosse assai meno stimato come compositore.[37] Di fatto una larga parte delle sue opere ebbe a quel tempo diffusione solo locale, essendo stata destinata espressamente all'attività delle istituzioni musicali che Bach stesso si trovava, di volta in volta, a dirigere.
Tuttavia, a una più attenta lettura, l'immagine di un Bach ritenuto dai suoi contemporanei un musicista "di secondo piano" si rivela più un mito romantico che una verità storica. I dati relativi alle condizioni contrattuali dei suoi impieghi a Weimar e a Cöthen, riportati da Christoph Wolff, dimostrano che Bach era considerato nelle corti tedesche uno dei musicisti più eminenti. Wolff descrive dettagliatamente[38] le diverse fasi della scelta del successore di Johann Kuhnau. Nelle città tedesche il ruolo di cantor (diversamente dalla posizione di maestro di cappella in una corte) comportava considerevoli impegni didattici in varie discipline, oltre alla direzione delle attività musicali: non a caso il Cantor di Lipsia afferiva alla Thomasschule, istituzione scolastica prima che musicale. Per questo motivo diversi consiglieri municipali non ritenevano le doti di virtuoso e di compositore criteri prioritari per la scelta, ma, anzi, tendevano a diffidare di candidati potenzialmente inclini a sacrificare gli impegni didattici in favore dell'attività concertistica.
Bach era l'unico fra i candidati a non avere un titolo universitario, e, pur dimostrando un'ottima conoscenza del latino (dovette sostenere un esame di teologia in quella lingua), aveva prospettato di pagare una terza persona che insegnasse latino al suo posto. Nonostante ciò, l'esecuzione delle sue cantate a Lipsia aveva destato tale impressione che lo stesso consigliere Platz, rassegnato a non poter avere "il meglio" (cioè un ottimo docente che fosse anche un ottimo musicista), si "accontentò" di un grande musicista poco incline all'insegnamento delle materie non musicali e votò a favore di Bach, che fu eletto all'unanimità. Il parere di Platz, pertanto, non è indicativo del prestigio di cui Bach godeva in quegli anni, ma solo dell'orientamento emerso nel consiglio municipale sul profilo del candidato ideale per quella carica. Nei ventisette anni che seguirono sorsero fra il consiglio municipale, le autorità religiose e lo stesso Bach non poche controversie in merito a quali compiti dovessero ritenersi prioritari per il Thomaskantor e, poco dopo la morte dello stesso Bach, il borgomastro Stieglitz ebbe occasione di ribadire il concetto: "La scuola ha bisogno di un Cantor, non di un Capellmeister, ancorché ovviamente debba conoscere la musica".[39]
L'incarico di Cantor et Director Musices richiedeva non solo che egli insegnasse a cantare agli studenti della Thomasschule, ma che fornisse anche settimanalmente musica per le due chiese principali di Lipsia. Andando ben oltre le richieste, Bach si sforzò di comporre una nuova cantata ogni settimana. Questa programmazione del lavoro, che tutto sommato era sostenibile dal momento che in pratica consisteva nello scrivere un'ora di musica ogni settimana, pur se in aggiunta ai più ordinari compiti della scuola, si rivelò per Bach talmente stimolante da indurlo a produrre musica realmente sublime, che è stata conservata per la maggior parte.
Molte delle cantate di questo periodo sono ispirate alle letture bibliche domenicali della settimana secondo il calendario liturgico evangelico e utilizzano, rielaborate in varie forme, le melodie degli inni luterani, dai quali la cantata stessa prende il titolo, come in Wachet auf! Ruft uns die Stimme e Nun komm, der Heiden Heiland.
Per i giorni delle solennità festive, quali il Natale, Venerdì santo e Pasqua, Bach scrisse cantate e oratori di particolare bellezza, come per esempio il Magnificat per il Natale, o di notevole complessità come la Passione secondo Matteo per il Venerdì santo. Il compositore stesso considerava la monumentale Passione secondo Matteo tra le sue opere migliori; nella sua corrispondenza si riferiva a quest'opera come alla sua "grande Passione" e ne preparò con attenzione un manoscritto autografo che richiedeva per la sua rappresentazione la partecipazione di tutti i musicisti disponibili nella città. La rappresentazione bachiana dell'essenza e del messaggio della cristianità nella sua musica religiosa è così potente, accurata e bella, che in Germania il suo autore a volte viene considerato come un Quinto Evangelista[41] e nel calendario liturgico luterano Bach è commemorato nel giorno della sua morte, il 28 luglio.[42]
Nel 1731 Bach pubblicò una raccolta di sei partite con il nome di Clavier-Übung. In realtà queste partite erano già uscite separatamente nel 1726 ed era la prima opera che Bach giudicasse abbastanza compiuta per essere pubblicata. Nei successivi quindici anni uscirono altri volumi del Clavier-Übung, l'ultimo dei quali contiene una delle opere più importanti di Bach: l'Aria con diverse variazioni. Stampate nel 1742, saranno chiamate Variazioni Goldberg dal nome dell'allievo di Bach: Johann Gottlieb Goldberg.
A Lipsia assunse anche la direzione del Collegium Musicum: questa istituzione, fondata da Georg Philipp Telemann, ogni venerdì teneva dei concerti al Caffè Zimmermann, concerti per i quali Bach compone diverse cantate di carattere non sacro, come la Cantata dei contadini e la Cantata del caffè. Durante questo periodo, Bach compose il Kyrie e il Gloria della Messa in Si minore e, nel 1733, presentò lo spartito al re Augusto III di Polonia, sperando di convincere il sovrano a nominarlo compositore di corte. Bach completò poi il lavoro con l'aggiunta di Credo, Sanctus ed Agnus Dei.
A Lipsia, inoltre, Bach si trovò a suo agio con i docenti dell'università; molti dei professori divennero padrini dei suoi figli e alcuni degli uomini di lettere e dei teologi in servizio all'università fornirono i libretti per le sue cantate. Bach, negli ultimi anni della sua vita, ebbe una relazione di amicizia particolarmente redditizia sul piano artistico con il poeta Picander.
Georg Friedrich Händel
È singolare il fatto che non incontrò mai Georg Friedrich Händel, pur essendo entrambi compositori, entrambi nati nel 1685 ed entrambi tedeschi e nonostante Händel fosse stato diverse volte in Germania. Nel 1719 Händel partì da Londra in cerca di cantanti da scritturare, visitando anche Düsseldorf e Dresda. Saputa la notizia, Bach partì da Cöthen per conoscerlo, ma lo mancò di pochi giorni. Circa dieci anni dopo, Händel ripeté il viaggio alla ricerca di nuovi cantanti: Wilhelm Friedemann Bach, figlio di Johann Sebastian, lo invitò a incontrare suo padre a Lipsia, ma Händel declinò l'invito.
Il motivo del rifiuto non è chiaro: si ipotizza che l'urgente ricerca di cantanti e la contemporanea malattia della propria madre costringessero Händel a non accettare impegni che avrebbero prolungato il suo viaggio. Altri, invece, scorgono nel rifiuto di Händel un senso di superiorità sociale conferitogli dal suo stato di compositore ed esecutore di fama internazionale, il quale lo rendeva riluttante ad accettare incontri ed eventuali sfide musicali con Bach, un funzionario mai uscito dalla propria regione d'origine.[43] Benché Bach volesse solo conoscerlo e non gareggiare con lui, lo stesso senso di orgoglio potrebbe aver convinto Händel, forse sospettoso che l'invito celasse in realtà una competizione, che le gare fra musicisti erano trivialità provinciali, accettabili in gioventù (nel 1708, il ventitreenne Händel gareggiò all'organo e al clavicembalo contro il suo coetaneo Domenico Scarlatti), ma da escludersi in età adulta.[44]
Nel 1747 Bach si recò alla corte di Federico II di Prussia a Potsdam, dove il re inventò sul momento un tema al clavicembalo e sfidò Bach a improvvisare una fuga basata sul suo tema. Bach improvvisò una fuga a tre voci, poi inviò al re l'Offerta musicale, un'opera che consiste in fughe, canoni e un trio, tutte composte sul tema ideato dal sovrano. L'arte della fuga, pubblicata postuma, è da molti ritenuta incompiuta. Tuttavia alcuni studiosi, fra i quali l'organista e clavicembalista Gustav Leonhardt, mettono in dubbio questa teoria, avanzando l'ipotesi che Bach l'avesse invece completata, iniziando subito dopo a lavorare alla famosa Fuga a tre soggetti (normalmente inclusa nel corpus dell'Arte della Fuga), questa sì rimasta incompiuta, la quale però sarebbe da considerarsi estranea all'intera opera. Numerose sono le argomentazioni e gli indizi che avvalorerebbero queste ipotesi.[45] L'arte della fuga si compone di 18 fughe e canoni complessi basati sopra un tema semplice. Questo lavoro è spesso citato come la somma delle massime tecniche polifoniche. Nello stesso anno entrò a far parte della Correspondierende Societät der musicalischen Wissenschaften, una società di studi musicali fondata, fra gli altri, da Lorenz Christoph Mizler.
Benché Bach non abbia lasciato trattati o testi didattici (diversamente dal figlio Carl Philipp Emanuel e da altri musicisti come Johann Joachim Quantz), la sua dedizione per la didattica è stata senz'altro notevole: non ci fu praticamente nessun periodo in cui non avesse studenti e apprendisti a tempo pieno con sé; a volte persino studenti privati andavano a studiare a casa di Bach. Tra questi, anche notabili come Johann Friedrich Agricola, che, nel necrologio redatto nel 1750 insieme a Carl Philipp Emanuel Bach, scrisse: «Se mai compositore seppe mostrare la polifonia nel suo massimo splendore, fu certamente il nostro compianto Bach. [...] Nessun altro mostrò mai tante idee ingegnose e inusuali quanto lui in brani tanto complessi da sembrare nelle mani di chiunque altro aridi esercizi di stile».[46] Ancora oggi gli studenti di tutti o quasi gli strumenti musicali incontrano le opere di Bach molto presto nei loro studi e spesso rivisitano con maggiore attenzione quelle tecnicamente più impegnative durante tutta la loro carriera.
Bach godette di buona salute per la maggior parte della sua vita, nonostante fosse un accanito fumatore di pipa. Questa abitudine, molto comune negli uomini del tempo, non ebbe ripercussioni rilevanti sulla sua salute. Un problema serio, invece, era costituito dalla vista: Bach era sempre stato miope, ma nel 1750 ebbe un forte peggioramento della capacità visiva associato a un dolore persistente proveniente posteriormente agli occhi.[47]
Nel giro di pochi mesi perse completamente la vista e la voce di una sua imminente dipartita si diffuse per la città. Il 2 giugno Heinrich von Brühl scrisse a uno dei borgomastri di Lipsia per chiedere che il suo direttore musicale, Gottlob Harrer, sostenesse un'audizione "per il futuro posto di cantor della Thomasschule nel caso il director musices Bach passasse a miglior vita".
Verso marzo del 1750 fu di passaggio a Lipsia un uomo che fece nascere nuove speranze: si trattava di John Taylor, oculista inglese specializzato negli interventi chirurgici agli occhi. Charles de Brosses, presidente del parlamento di Digione, riferendosi a un pernottamento a Lione durante il quale, nel 1739, conobbe questo Taylor, scrisse: "Mi divertii, durante la sosta, ad assistere alla singolare operazione di un medico inglese di nome Taylor, il quale leva il cristallino degli occhi conficcando nella cornea, cioè nel bianco, un ferretto a punta lungo mezzo piede. L'operazione, che si chiama alzare, o meglio, abbassare la cataratta, è veramente curiosa e fu eseguita con molta abilità da quell'uomo, il quale, però, mi parve un ciarlatano".[48]
Bach venne operato il 28 marzo e il 7 aprile, ma il suo stato generale non consentì il recupero della vista, stante la presenza di disturbi circolatori che impedivano le normali condizioni di pressione interoculare per effetto di una ipertensione arteriosa: oggi si potrebbe presupporre che Bach avesse un glaucoma, contro il quale la medicina dell'epoca non poteva fare nulla.[49] Il 18 luglio Bach riacquistò improvvisamente la vista (Alain Béchetoille, oculista, segnala che talvolta accade, nei soggetti anziani, che si verifichi un abbassamento spontaneo del cristallino a seguito del rilassamento di alcuni legamenti. Forse è ciò che accadde a Bach quel giorno: alcuni legamenti, che le operazioni di Taylor avevano solo imperfettamente reciso, si sarebbero staccati restituendogli la vista),[50] ma dopo pochi minuti venne colpito da un ictus.
Bach morì la sera del 28 luglio 1750 all'età di 65 anni: la morte avvenne per collasso cardiocircolatorio, ma le cause non sono del tutto chiare. Alcune ricerche accennano anche a disturbi classificabili come diabete mellito; molti storici, però, attribuiscono la causa principale della morte di Bach a una batteriemia causata dagli interventi chirurgici agli occhi, probabilmente effettuati con attrezzatura non sterile.[51]
La sua eredità venne valutata in 1159 talleri e comprendeva cinque clavicembali, due clavicembali-liuto, tre violini, tre viole, due violoncelli, una viola da gamba, un liuto e una spinetta e 52 "libri sacri" (molti dei quali di Martin Lutero, Muller e Pfeiffer). La maggior parte della musica di Bach che è giunta fino a noi è passata attraverso i suoi figli, che preservarono la maggior parte di quello che Carl Philipp Emanuel Bach chiamava il "vecchio archivio Bach" dopo la morte del padre.
La musica di Bach si contraddistingue per la complessità dell'armonia, dell'invenzione contrappuntistica e dello sviluppo dei motivi e per la sintesi originale che operò fra lo stile tedesco e le opere dei compositori italiani.[58] In tutta la sua adolescenza la produzione di Bach mostrò crescente abilità nell'organizzazione di opere complesse, basate sui modelli di Dietrich Buxtehude, Georg Böhm e Johann Adam Reincken. Il periodo 1713-14, quando un vasto repertorio di musica italiana si rese disponibile per l'orchestra di corte di Weimar, fu un punto di svolta. Da quel momento Bach assorbì nel suo stile alcuni tratti della musica italiana, caratterizzati da contorni melodici semplici, maggiore concisione ritmica e modulazioni più chiare.
Ci sono diverse caratteristiche più specifiche dello stile di Bach. Nel periodo barocco i compositori che componevano secondo il gusto italiano (che insieme a quello francese dominava la musica "colta"), spesso scrivevano linee melodiche semplici, che venivano successivamente arricchite dagli esecutori con abbellimenti e passaggi improvvisati. Bach, al contrario, utilizzava una forma di scrittura musicale estremamente dettagliata e fiorita, che lascia uno spazio esiguo alla possibilità degli esecutori di aggiungere passaggi arbitrari.
Questo può essere stato causato dall'interesse precipuo per il contrappunto, e per la sua chiarezza ed esattezza, che poteva essere messa a repentaglio dalle aggiunte improvvisate dell'esecutore.[59] Le strutture contrappuntistiche di Bach sono generalmente più complesse di quelle di Händel e della maggior parte degli altri compositori dell'epoca.[58]
Bach, diversamente dall'uso dell'epoca, in alcune opere come L'arte della fuga e l'Offerta musicale (con l'eccezione della sonata in trio presente in quest'ultima, che è scritta espressamente per flauto, violino e basso continuo), non diede alcuna indicazione circa gli strumenti da impiegare, lasciando intendere la possibilità di esecuzione su strumenti diversi.
Molto devoto alla fede luterana, Bach pose molta attenzione nella musica sacra e gli inni luterani furono alla base di molte sue composizioni. Il suo interesse per la liturgia lo portò alla realizzazione di composizioni sacre elevatissime sia dal punto di vista tecnico che da quello qualitativo.
Per finire, un sunto del repertorio bachiano, profano e sacro, da ascoltare a supporto di quanto venite conoscendo su di lui .
BUONO STUDIO !
Ora passiamo ad un altro grandissimo autore della musica barocca, nato nello stesso anno di Bach (1685), molto più famoso di lui durante la sua epoca, molto meno conosciuto ai giorni nostri. Parliamo di
Georg Friedrich Händel, (grafia tedesca; pronuncia: /hɛndəl/), o George Frideric (o Frederick) Handel, (grafia inglese; pronuncia: /hændəl/)[1] (Halle, 23 febbraio 1685[2] – Londra, 14 aprile 1759), è stato un compositore tedesco naturalizzato inglese, del periodo barocco, che trascorse la maggior parte della sua carriera a Londra, diventando molto conosciuto per le sue opere, oratori, anthem, concerti grossi e concerti per organo[3]. Händel ricevette una formazione critica ad Halle, Amburgo ed Italia prima di stabilirsi a Londra nel 1712; diventò un cittadino naturalizzato britannico nel 1727.[4]
La tendenza prevalente in Italia è di scrivere il suo nome com'era all'origine, alla tedesca, sebbene il compositore (com'era usuale in quel periodo) fosse chiamato Hendel durante il suo soggiorno italiano, e si sia sempre firmato "all'inglese" da quando approdò in Inghilterra fino alla fine della sua vita. Fu fortemente influenzato sia dai grandi compositori del barocco italiano che dalla tradizione corale polifonica medio tedesca.
Nel giro di quindici anni, Händel aveva avviato tre compagnie d'opera commerciali per provvedere alla richiesta di opere italiane alla nobiltà inglese. Il musicologo Winton Dean scrive che le sue opere dimostrano che "Händel non era solo un grande compositore, era un genio drammatico di prim'ordine."[5] Poiché Alexander's Feast (1736) aveva ottenuto una buona accoglienza, Händel fece una transizione verso le opere corali inglesi. Dopo il suo successo con il Messiah (1742) non ha mai più eseguito un'opera italiana. Quasi cieco e avendo vissuto in Inghilterra per quasi cinquant'anni, morì nel 1759, da uomo rispettato e ricco. Il suo funerale è stato celebrato con gli onori di stato completi e fu sepolto nell'Abbazia di Westminster a Londra.
Nato lo stesso anno di Johann Sebastian Bach e Domenico Scarlatti, Händel è considerato uno dei più grandi compositori dell'era barocca, con opere come Musica sull'acqua, Musica per i reali fuochi d'artificio e il Messiah che rimangono stabilmente popolari.[6] Uno dei suoi quattro anthems di incoronazione, Zadok the Priest (1727), composto per l'incoronazione di Giorgio II di Gran Bretagna, è stato eseguito ad ogni successiva incoronazione britannica, tradizionalmente durante l'unzione del sovrano. Händel compose più di quaranta opere serie in oltre trent'anni e l'interesse per le sue opere è cresciuto dalla fine del 1960, con la rinascita della musica barocca ed il concetto di esecuzione musicale storicamente informata.
Come per tutti i più grandi però, c'è almeno un brano che è per così dire nelle orecchie di tutti, senza perlopiù sapere , ovviamente, chi lo ha composto : ascoltate .....
ma prima una raccomandazione: una volta tanto vi chiedo di ascoltare come fate di solito, a tutto volume ! Il brano lo richiede, e lo merita,,,,,,
spero che questo vi chiarisca cosa voleva essere la famosa "meraviglia" che gli autori barocchi volevano suscitare....
immaginate di essere pubblico, di persona, davanti a quel numerosissimo coro insieme all'orchestra.....
Ma andiamo avanti, con 2 assoluti capolavori, sempre composti presso la corte inglese:
ora, come per Bach, fornisco per i più volonterosi una bibliografia molto più approfondita.
Händel nacque nel 1685 a Halle, Ducato di Magdeburgo, da Georg Händel e Dorothea Taust.[7] Suo padre, che aveva 63 anni quando Georg Friedrich nacque, era un illustre barbiere-chirurgo che serviva alla corte di Sassonia-Weissenfels e presso la Marca di Brandeburgo.[8] Secondo il primo biografo di Händel, John Mainwaring, egli "aveva scoperto una tale forte propensione per la musica, che suo padre, che lo aveva sempre visto destinato allo studio del diritto civile, aveva motivo di allarmarsi. Gli vietò rigorosamente di immischiarsi con qualsiasi strumento musicale, ma Händel trovò il modo di ottenere un piccolo clavicordo trasportato in gran segreto in una camera in cima alla casa. In questa stanza andava continuamente di nascosto quando la famiglia dormiva".[9] Già in giovane età Händel era diventato un interprete esperto di clavicembalo e nell'organo a canne.[10]
Fino al XVII secolo, la maggioranza dei musicisti erano tutti figli d'arte, un mestiere che si tramandava di padre in figlio. Handel invece era l'unico musicista in una famiglia della Slesia e di religione luterana: suo nonno Valentin nacque a Breslavia nel 1583, e si trasferì ad Halle nel 1609, dove praticò la professione di venditore di caldaie.[11] Il nome della famiglia risulta scritto correttamente dal punto di vista ortografico in vari modi, cinque di cui sono attestati nei registri battesimali del Liebfrauenkirche (Chiesa di Notre-Dame) ad Halle, e sono: Händel, Hendel, Handeler, Hendeler, Hendtler- il primo dei quali è plausibilmente quello vero[senza fonte].
Valentin Händel morì nel 1636. I suoi primi due figli proseguirono nella sua attività commerciale. Il terzo, Georg (1622-1697), padre del futuro musicista, aveva solo quattordici anni: entrò come apprendista da un barbiere che morì sei anni dopo, senza avere figli. La sua vedova aveva 31 anni, e sposò così l'apprendista che ne aveva 21, dandogli sei figli.
Il loro matrimonio durerà 40 anni, durante i quali la competenza di Georg Händel fu ampiamente riconosciuta al punto che egli riuscì ad entrare al servizio della famiglia del duca Augusto di Sassonia-Weissenfels, amministratore di Halle, luogo che ebbe in usufrutto fino alla sua morte nel 1680. A quella data, la città ritornò sotto l'autorità effettiva dell'Elettorato di Brandeburgo, come previsto quando i trattati di Westfalia furono firmati nel 1648.
Georg Händel era una personalità importante della città, borghese, benestante e di carattere austero. Si propose alla nuova autorità locale, ottenendo la nomina a medico ufficiale degli Elettori di Brandeburgo.[12]
Rimasto vedovo nel 1682, si risposò l'anno seguente (23 aprile 1683) con Dorothea Taust (1651-1730), figlia di un pastore, di quasi trent'anni più giovane.[13]
Dopo la morte del primo figlio a pochi giorni dalla nascita, il 23 febbraio 1685 nacque il secondo figlio, George Friedrich. Si deve quindi notare che colui che per tutta la vita si fece chiamare "sassone" in realtà è nato nell'elettorato di Margravio, e al tempo di Federico III di Brandeburgo, futuro re di Prussia. Il giorno dopo la nascita, fu battezzato nella confessione luterana alla Liebfrauenkirche. In seguito nacquero due sorelle, Dorothea Sophia (1687) e Johanna Christiana (1690).[14]
Prima fonte per la quasi totalità dei fatti e aneddoti sull'infanzia di Handel è la prima biografia del musicista scritta da John Micelli intorno al 1760: sono tuttavia da considerare con cautela perché sono viziati da incongruenze cronologiche.
Händel e suo padre si recarono a Weißenfels per visitare o il fratellastro di Händel, Carl, o il nipote, Georg Christian,[15] che era in servizio come valletto del duca Giovanni Adolfo I di Schwarzenberg.[16] In questo viaggio, il piccolo Händel fu messo a sedere sullo sgabello di un organo, dove sorprese tutti con la sua esecuzione.[17] Questa prestazione aiutò Händel e il duca a convincere il padre a permettergli di prendere lezioni di composizione musicale e la tecnica della tastiera da Friedrich Wilhelm Zachow, organista della Marktkirche Unser Lieben Frauen (Liebfrauenkirche) di Halle, nonché direttore del chorus musicus con il quale si esibiva in pubblico una volta al mese.[17][18] Zachow aveva composto musica per i servizi luterani nella chiesa, e da lui Händel imparò a conoscere l'armonia e il contrappunto, copiare e analizzare gli spartiti e ottenne l'insegnamento dell'oboe, violino, clavicembalo e organo.[17]
L'energico Zachow avviò il giovane allo studio dell'organo e del clavicembalo, così come della composizione, facendogli conoscere le differenze tra gli stili tedesco e italiano allora in auge.[3] Un volume manoscritto risalente a quelle lezioni seguì Händel dappertutto per il resto della sua vita e gli servì anche, a sua volta, per insegnare al giovane John Christopher Smith (1712–1795). Di esso si sono però malauguratamente perse le tracce nel XIX secolo.[18] Zachow gli insegnò la teoria della composizione musicale: armonia, contrappunto, fuga, variazione, forme musicali. L'apprendimento si basò anche sullo studio delle opere dei maestri, come i compositori principali del suo tempo, oltre a Zachow, Froberger, Kerll, Krieger e altri.
Il giovane ragazzo inizia a comporre opere strumentali e vocali molto presto: la maggior parte di quelli che risalgono agli anni 1696 o 1697 sono perduti, ma alcuni sono conservati, come il Drei Deutsche Arien, insieme ad alcune sonate.
A dodici anni, fece un breve soggiorno a Berlino, che gli permise di entrare in contatto con la Corte del principe elettore Federico III di Brandeburgo. La data esatta e le circostanze restano molto vaghe. Secondo alcuni storici[19] ciò avvenne nel 1696. Per altri, basandosi su Micelli la cui testimonianza è relativamente attendibile, potrebbe essere nel 1697 o 1698, anno indicato da Johann Mattheson. Non è chiaro dai biografi se suo padre (morto l'11 febbraio 1697) lo abbia accompagnato nel viaggio a Berlino, oppure sia rimasto ad Halle ad attendere il suo ritorno.
In realtà, sembra che nel 1702, all'età di 17 anni, Handel abbia iniziato un secondo viaggio a Berlino, la città da cui Halle era governata. Fu in questo secondo viaggio che incontrò Ariosti e Giovanni Bononcini, "esibendosi" davanti al re di Prussia.[20] E fece una grande impressione alla principessa Sofia Carlotta di Hannover, animo raffinato e molto sensibile alla musica, al punto che Federico III gli proporrà di portarlo al suo servizio, dopo averlo mandato a perfezionarsi in Italia, offerta che Handel declinò immediatamente; Ma non è noto se è alla preghiera del padre (morto nel 1697) che domandava il ritorno di suo figlio, o per motivi propri. I fautori della prima ipotesi, come Romain Rolland26, sostengono anche che il ragazzo tornò alla sua città natale il 15 febbraio 1697 per trovare il padre che era morto da quattro giorni.
Cinque anni dopo la morte del padre, rispettando formalmente la sua volontà, si iscrisse il 10 febbraio 1702 all'Università di Halle, per seguire gli studi in legge. Tuttavia, non si registra in alcuna facoltà, e rimarrà solo uno studente di breve tempo. Pochi mesi dopo ottenne l'incarico di organista della cattedrale calvinista della stessa cittadina dedicandosi di più alla musica (organo, direzione di coro e di una banda di oboi) piuttosto che agli studi di giurisprudenza.
A quegli anni risale anche l'intima amicizia con Georg Philipp Telemann, di quattro anni più vecchio e altrettanto "refrattario all'attività del foro", che studiava allora a Lipsia e quindi solo a una quarantina di chilometri da Halle. Il rapporto tra i due musicisti durerà per cinquant'anni con incontri, viaggi, lettere e regali (tra cui piante esotiche) che i due si scambiarono fino al termine della carriera. In particolare, Telemann introdusse l'amico alle delizie del genere operistico, sconosciuto a Halle ed invece praticato nel piccolo teatro di Lipsia, con un effetto che si sarebbe rivelato definitivo.[21]
L'Opera di Stato di Amburgo nel 1726
Nel 1702, per volere del padre, Händel cominciò a studiare legge sotto Christian Thomasius presso l'Università di Halle.[22] Ottenne un incarico per un anno come organista nella ex cattedrale, da allora una chiesa riforma evangelica. Händel sembra essere stato insoddisfatto, e nel 1703 accettò una posizione come violinista e clavicembalista nell'orchestra dell'Oper am Gänsemarkt di Amburgo.[23] Lì incontrò i compositori Johann Mattheson, Christoph Graupner e Reinhard Keiser. Le sue prime due opere, Almira e Nero (Händel), furono prodotte nel 1705.[24] Produsse altre due opere, Daphne e Florindo, nel 1708. Non è chiaro se Händel diresse questi spettacoli.
Il 5 dicembre 1704 scoppiò un diverbio tra i due sull'esecuzione di "Cleopatra" di Mattheson. Questi interpretò la parte di Antonio mentre Handel spettò suonare il cembalo. Essendo Mattheson avvezzo a mettersi lui al cembalo, dopo la morte di Antonio, che nel dramma giunge presto, Handel si rifiutò di soddisfare la sua volontà cedendogli il posto. Questo episodio causò un tale dissidio che le loro argomentazioni degenerarono in lotta: i due giovani si rotolano sulla scena, tra gli applausi del pubblico e dei cantanti. All'uscita dal teatro, Mattheson schiaffeggiò Handel, e all'incitamento della folla, i due tirarono fuori le proprie spade e si misero a duellare sulla Piazza del Mercato antistante il teatro dell'Opera. Fortunatamente la spada di Mattheson che puntava al cuore, si spezzò contro un bottone metallico della giubba di Handel ponendo fine al combattimento; ed essi si riconciliarono di lì a poco. Lo stesso Mattheson pubblicherà, molto prima della morte di Handel, circa gli screzi intercorsi fra loro durante la sua permanenza ad Amburgo.
A seguito della rapida riappacificazione, Mattheson ci riferisce che il 30 dello stesso mese egli accompagnò il giovane compositore alla prova della sua prima opera "ALMIRA" in teatro, che vi eseguì la parte principale. Quest'opera, benché provata alla fine del 1704, non fu eseguita in pubblico che all'inizio del 1705, riscuotendo grandi consensi.[25] Mattheson continò ad essere amico di Handel, recandosi spesso a Londra, in qualità di ambasciatore.
"È giunto nella nostra Città un Sassone, eccellente suonatore di cembalo e compositore, il quale oggi ha fatto gran pompa di sé suonando l'organo nella Chiesa di San Giovanni, con stupore di tutti i presenti" (Francesco Valesio, Diario di Roma, 14 gennaio 1707).[26]
Non si conoscono le condizioni e il percorso del viaggio che lo porta in Italia (Mattheson indica che avrebbe accompagnato un certo von Binitz[27]). Per quanto riguarda il soggiorno italiano stesso che dovette durare tre anni e fu decisivo per l'evoluzione del suo stile e della sua carriera, le informazioni disponibili sono vaghe e incomplete, e si prestano a molte interpretazioni o presupposti contradittori.
Secondo John Mainwaring, nel 1706 Händel fece un viaggio in Italia su invito del granprincipe Ferdinando de' Medici. Altre fonti dicono che Händel era stato invitato da Gian Gastone de' Medici, che Händel aveva incontrato nel 1703-1704 ad Amburgo.[28] Ferdinando de' Medici, che aveva un grande interesse per l'opera, stava cercando di fare diventare Firenze la capitale musicale d'Italia, attirando i talenti di spicco del suo tempo. Qui, Handel incontrò Alessandro Scarlatti, all'epoca a servizio di Ferdinando, e Giacomo Antonio Perti: probabilmente presenziò alle opere di questi due compositori rappresentati al teatro privato di Pratolino, come Il gran Tamerlano dello Scarlatti, o Dionisio re di Portogallo del Perti.[29]
Sembra che ognuno degli anni successivi abbia fatto altri soggiorni abbastanza prolungati a Firenze.
Händel visse dal 1706 al 1710 in Italia, dove raffinò la sua tecnica compositiva, adattandola a testi classici italiani; rappresentò opere nei teatri di Firenze, Roma, Napoli e Venezia e conobbe ed ebbe relazioni con musicisti coevi come Scarlatti, Corelli, Marcello. Nell'estate del 1708, fu ospite a Piedimonte Matese, presso il Palazzo Ducale, della nobildonna mecenate Aurora Sanseverino[senza fonte]. A Roma fu al servizio del cardinale Pietro Ottoboni, mecenate anche di Corelli e Juvarra. Nel Palazzo di quest'ultimo, come nel prestigioso ambiente degli studiosi dell'Accademia dell'Arcadia, frequenta molti artisti e musicisti: Antonio Caldara, Domenico Scarlatti e Bernardo Pasquini, probabilmente Agostino Steffani. Il suo talento è ovunque apprezzato.[30]
Dopo Firenze, per due anni fu ospite a Vignanello del marchese, poi principe Francesco Maria Ruspoli,[31] presso il quale svolse, in condizioni di flessibilità, mansioni proprie di un maestro di cappella.[32]
Sebbene di religione luterana, Handel non tardò a costruire le sue entrature con Ruspoli che era notoriamente uno degli uomini più influenti della città papale, e almeno con altri tre cardinali: Carlo Colonna, Benedetto Pamphilj e Pietro Ottoboni.[33]
In Italia Händel incontrò il librettista Antonio Salvi, con il quale in seguito collaborò. Händel partì per Roma e, dal momento che l'opera era stata (temporaneamente) vietata nello Stato Pontificio, compose musica sacra per il clero romano. Il suo famoso Dixit Dominus (1707) è di questo periodo. Compose anche cantate in stile pastorale per gli incontri musicali nei palazzi dei cardinali Pietro Ottoboni, Benedetto Pamphilj e Carlo Colonna. Due oratori, La Resurrezione e Il trionfo del tempo e del disinganno, furono prodotti in un adattamento privato per Ruspoli ed Ottoboni rispettivamente nel 1709 e nel 1710. Rodrigo, la sua prima opera tutta italiana, fu prodotta nel Teatro del Cocomero di Firenze nel 1707.[34]
Celebre l'aneddoto che vede Corelli, maestro di concerto del Cardinale Ottoboni, dirigere il primo importante lavoro italiano di Händel Il Trionfo del Tempo e del Disinganno, con il tedesco che si siede al basso continuo durante le prove dando segni di insofferenza per il modo con cui Corelli stava affrontando l'ouverture iniziale, e con l'italiano che risponde candidamente: "Ma, caro Sassone, questa vostra musica è nel stylo Francese, di ch'io non mi intendo", ottenendo infine che l'ouverture stessa venisse sostituita da una sinfonia nello stile italiano.[35] Può darsi che l'episodio narrato da Maiwaring non sia una leggenda, nel qual caso c'è da pensare che Händel si fosse in un certo senso lasciato prendere la mano dal sontuoso organico orchestrale che era stato messo a sua disposizione.[36]
Invero gli anni italiani furono un periodo prezioso di formazione nella scrittura vocale e per gli archi, come si nota nella produzione successiva, dalla musica strumentale da camera a quella vocale sacra (oratori) e profana (melodramma). Tra i maggiori lavori del periodo, l'oratorio La Risurrezione del febbraio 1708 diretta da Arcangelo Corelli con la Durastanti nella residenza di Ruspoli a Palazzo Valentini;[37] l'opera è celebre non solo per la sua bellezza, ma anche perché questa esecuzione è tra i pochi esempi di occasione musicale di cui siano rimaste informazioni tecniche sull'organizzazione, le spese, le scene, i cantanti e gli strumentisti, le cui dimensioni ricordano più un lavoro mahleriano rispetto ad uno cameristico.
Fra i componimenti religiosi: Dixit Dominus (Aprile 1707), Laudate Pueri Dominum, e Nisi Dominus (Giugno 1707), La resurrezione che è interpretato nel Palazzo del mecenate sotto la direzione di Corelli e con la partecipazione del Durastanti. Il successo è clamoroso.[38]
Per i suoi mecenati o i collaboratori dell'Accademia dell' Arcadia, compose un numero considerevole di cantate secolari (150 nelle parole di Micelli, di cui ne sono a noi pervenute quasi 120) così come sonate e altri musiche. Con ragionevole certezza, soggiornò a Venezia varie volte: lì avrebbe incontrato Domenico Scarlatti, così come le principali personalità che animavano la intensa vita culturale della città, fra i quali: Antonio Lotti, Francesco Gasparini, Tomaso Albinoni, forse Antonio Vivaldi e diverse figure influenti come il principe Ernesto Augusto di Hannover e il barone von Kielmansegg, che svolgerà un ruolo importante per il futuro della sua carriera.[39]
Impeccabile nel susseguirsi delle varie fasi del racconto biblico, il controllo drammaturgico dell'oratorio da parte del compositore, che metterà da parte ogni formalismo per configurare e privilegiare il tratteggio di emozioni e di reazioni umane nel gioco musicale. La prima opera italiana di Händel andò in scena con successo, nel 1707 a Firenze: era Rodrigo.
Nel luglio 1708 a Napoli viene rappresentata la prima assoluta della serenata Aci, Galatea e Polifemo, commissionata dalla duchessa Aurora Sanseverino, tra i più importanti mecenati del regno.[40]
Agrippina, la prima opera a giungere nella sua integrità ai nostri giorni, fu data per la prima volta nel 1709 al Teatro San Giovanni Grisostomo, di proprietà dei Grimani. L'opera, su libretto del cardinale Vincenzo Grimani, fu data per 27 notti in successione.[41]
«Il pubblico, folgorato per la grandezza del suo stile sublime[42] applaudì il caro Sassone»
"Il caro Sassone" si riferiva alle origini tedesche di Händel. Questo appellativo venne in seguito talvolta condiviso con Händel da un altro grande compositore tedesco, Johann Adolf Hasse, che fece dell'Italia la sua patria d'elezione.
A Londra, sotto tre sovrani, Händel conoscerà la vera gloria (addirittura, un mecenate gli farà erigere - lui vivente - un monumento nei Giardini di Vauxhall), divenendo di fatto il musicista della famiglia reale inglese; ma vivrà anche scandali e rivalità dovuti soprattutto a motivi politici: il re Giorgio I, tedesco, non era ben visto dal partito conservatore inglese, che non potendolo attaccare direttamente, prese come bersaglio "il Caro Sassone" e la sua musica, a loro dire non "in linea" con la moda italiana allora in voga a Londra: ingaggiarono addirittura vari compositori italiani (tra cui Giovanni Bononcini e Nicola Porpora) costituendo l'Opera della Nobiltà per contrastare il tedesco, che seppe comunque mantenere alto il proprio prestigio grazie a composizioni memorabili.
Una volta decaduta la moda italiana, Händel, con il sostegno della famiglia reale, seppe "riciclarsi" percorrendo la "strada" degli oratori, ancor oggi considerati tra i vertici della sua arte (basti ricordarsi del Messiah e del suo celeberrimo "Hallelujah"). La frenetica attività musicale del compositore sassone iniziò peraltro, a partire dalla seconda metà degli anni trenta, a trovare limitazioni nelle sue condizioni di salute. Nel 1736 l'esaurimento fisico accumulato nella stagione concertistica lo costrinse ad un periodo di riposo e cure termali in Inghilterra.
Nel 1710, Händel divenne Kapellmeister del principe tedesco George, l'Elettore di Hannover, che nel 1714 sarebbe diventato re Giorgio I di Gran Bretagna e Irlanda.[43] Egli visitò Anna Maria Luisa de' Medici e suo marito a Düsseldorf durante la strada verso Londra nel 1710. Con la sua opera Rinaldo, basata su La Gerusalemme liberata del poeta italiano Torquato Tasso, Händel toccò un enorme successo, anche se era stato composto in modo rapido, con molti prestiti di brani musicali provenienti dalle sue opere italiane più vecchie.[44] Questo lavoro contiene una delle arie preferite di Händel, Cara sposa, amante cara, e il famoso Lascia ch'io pianga.
Nel 1712 Händel decise di stabilirsi definitivamente in Inghilterra e l'anno dopo egli visse presso Mr Mathew Andrews nel Barn Elms Surrey.[45][46] Nel novembre 1712 avviene la prima di Il pastor fido e nel gennaio 1713 Teseo con il libretto di Nicola Francesco Haym. Nel febbraio successivo avviene la prima delle cantate Utrecht Jubilate ed Eternal Source of Light Divine. Ode for Queen Anne's Birthday su un testo di Ambrose Philips nel St. James's Palace in occasione del compleanno della regina Anna Stuart che gli concesse una pensione annua a vita. Nel giugno 1713 mette in scena Silla al Burlington House e in luglio le cantate Utrecht Te Deum e Utrecht Jubilate nella Cattedrale di San Paolo (Londra). Nel settembre 1714 avviene la prima dell'antifona Caroline Te Deum per la regina Carolina di Brandeburgo-Ansbach, nel maggio 1715 l'opera Amadigi di Gaula, nel maggio 1718 il Concerto grosso op. 3 nel Teatro Drury Lane e nell'estate la prima assoluta di Acis and Galatea al Cannons Park di London Borough of Harrow. Nel novembre 1718 la sua Agrippina ha la prima in Amburgo Egli ricevette un reddito annuo di £ 200 dalla Regina Anna, dopo aver composto per lei l'Utrecht Te Deum e il Jubilate, prima esecuzione nel 1713.[47][48]
Uno dei suoi più importanti mecenati fu il III Conte di Burlington e IV Conte di Cork, un membro giovane e incredibilmente ricco di una famiglia aristocratica anglo-irlandese.[49] Per il giovane Lord Burlington, Händel scrisse Amadigi di Gaula, un'opera magica, di una damigella in pericolo, basata sulla tragedia di Antoine Houdar de La Motte.
Il concetto di un'opera lirica come un'unica struttura coerente tardò a catturare l'immaginazione di Händel[50] ed egli non compose alcuna opera per cinque anni. Nel luglio del 1717 la Musica sull'acqua di Händel fu eseguita per più di tre volte sul Tamigi per il Re ed i suoi ospiti. Si dice le composizioni abbiano facilitato la riconciliazione tra il re e Händel.[51]
Nel 1717 Händel divenne compositore di casa a Cannons nel Middlesex, dove egli pose la prima pietra per le sue future composizioni corali con i dodici Inni Chandos.[52] Romain Rolland dichiarò che questi inni sono stati altrettanto importanti per i suoi oratori come le cantate lo furono per le sue opere.[53] Un altro lavoro, che scrisse per il I duca di Chandos, il proprietario di Cannons, fu Aci e Galatea: durante la vita di Händel è stata la sua opera più eseguita. Winton Dean ha scritto, "la musica ti toglie il fiato e annebbia la memoria".[54]
Nel 1719 il Duca di Chandos divenne uno dei sostenitori più importanti del compositore e uno dei principali abbonati alla sua nuova società d'opera, la Royal Academy of Music, ma il suo patrocinio diminuì dopo che Chandos ebbe perso del denaro nella bolla finanziaria del South Sea, che scoppiò nel 1720 in uno dei più grandi cataclismi finanziari della storia. Händel stesso aveva investito nel South Sea nel 1716, quando i prezzi erano bassi[55] e vendette prima del 1720.[56]
Nel maggio 1719, il I duca di Newcastle, il Lord Ciambellano, ordinò a Händel di cercare nuovi cantanti.[57] Händel viaggiò fino a Dresda per assistere all'opera di recente costruzione. Vide Teofane di Antonio Lotti e ingaggiò membri del cast per la Royal Academy of Music, fondata da un gruppo di aristocratici per assicurarsi una continua fornitura di opere barocche o di opere serie. Händel potrebbe aver invitato John Smith, suo compagno di studi a Halle e suo figlio Johann Christoph Schmidt, a diventare suoi segretari e amanuensi.[58] Nel 1723 si era trasferito in una casa in stile georgiano al 25 di Brook Street, che affittò per il resto della sua vita. Questa casa, dove fece le prove, copiò la musica e vendette i biglietti, è oggi sede del Museo Händel House.[59] Durante i dodici mesi tra il 1724 e il 1725, Händel scrisse tre opere eccezionali e di successo, Giulio Cesare, Tamerlano e Rodelinda. Le opere di Händel sono piene di arie con da capo, come ad esempio Svegliatevi nel core. Dopo aver composto Silete venti, si concentrò sulla lirica e smise di scrivere cantate.Scipione, da cui deriva[60] la lenta marcia reggimentale dei Granatieri Inglesi, fu eseguita come un ripiego, in attesa dell'arrivo di Faustina Bordoni.
Nel 1727 Händel fu incaricato di scrivere quattro inni per la cerimonia di incoronazione di re Giorgio II. Uno di questi, Zadok il Prete, da allora è stato suonato ad ogni cerimonia di incoronazione britannica.[61] Nel 1728 L'opera del mendicante di John Gay debuttò al Lincoln Inn Fields Theatre e fu replicata per 62 spettacoli consecutivi, la più lunga serie nella storia del teatro fino a quel momento.[62] Dopo nove anni la Royal Academy of Music cessò di funzionare, ma Händel presto diede il via ad una nuova compagnia.
Il Teatro della Regina a Haymarket (ora Her Majesty's Theatre), fondato nel 1705 dall'architetto e drammaturgo John Vanbrugh, divenne presto un teatro dell'opera.[63] Tra il 1711 e il 1739, più di 25 opere di Händel debuttarono lì.[64] Nel 1729 Händel diventò direttore congiunto del teatro insieme a John James Heidegger.
Fra il 1720 e il 1728, scriverà per il King's Theatre (come si era ridenominato il Queen's Theatre dopo l'ascesa al trono di Giorgio I) quattordici opere. Nell'aprile 1720 dirige a Londra la prima assoluta di Numitore di Giovanni Porta con la Durastanti che dopo qualche giorno sarà la protagonista nel successo della prima assoluta del suo Radamisto, in agosto dirige la prima privata nel Middlesex di Esther con il libretto di Alexander Pope e John Arbuthnot ed in dicembre la seconda versione di Radamisto con il contraltista Francesco Bernardi (Senesino) come protagonista invece del contralto en travesti ed il basso Giuseppe Maria Boschi al posto del tenore. Nel luglio 1721 avviene la prima della cantata Crudel tiranno amor ed in dicembre l'opera Il Floridante con il libretto di Paolo Rolli. Nel gennaio 1723 avviene la prima di Ottone, re di Germania con il libretto di Haym con Francesca Cuzzoni-Sandoni e Gaetano Berenstadt, in febbraio è nominato compositore della Chiesa di San Pietro ad Vincula (Cappella Reale) di Londra, in aprile avviene la prima di Der thrazische Prinz Floridantes (Il Floridante) in Amburgo ed in maggio la prima di Flavio a Londra. Nel gennaio 1724 avviene la prima di Te Deum nella Cappella Reale, in febbraio Giulio Cesare) ed in ottobre di Tamerlano. Nel febbraio 1725 Handel mette in scena Rodelinda (opera), nel maggio 1726 Alessandro (opera) ed in novembre Der hochmütige Alexander (Alessandro) nella seconda versione in Amburgo. Nel gennaio 1727 avviene la prima di Admeto, in ottobre di Coronation anthems nell'Abbazia di Westminster per l'incoronazione di Giorgio II di Gran Bretagna ed in novembre l'opera Riccardo Primo, Re d'Inghilterra ed a Bristol Esther e Utrecht Te Deum ed Utrecht Jubilate nella Cattedrale di Bristol e Musica sull'acqua. Nel febbraio 1728 mette in scena Siroe ed in aprile Tolomeo (opera). Nell'agosto successivo a Braunschweig va in scena Alessandro.
Nel dicembre 1729 avviene la prima di Lotario con Anna Maria Strada, Antonio Maria Bernacchi ed Annibale Pio Fabri, nel febbraio 1730 di Partenope, in agosto tiene un concerto organistico nell'Abbazia di Westminster, nel febbraio 1731 la première di Poro, re delle Indie ed in marzo la prima pubblica di Acis and Galatea al Lincoln's Inn Fields Theatre, nel gennaio 1732 l'insuccesso di Ezio, in febbraio il successo di Sosarme, re di Media, in aprile Esther al King's Theatre, in giugno la seconda versione di Acis and Galatea al King's Theatre e nel gennaio 1733 Orlando.
Nel luglio 1733 mise in scena Athalia all'Università di Oxford ed Acis and Galatea nel Christ Church (Oxford), nel gennaio 1734 Arianna in Creta con il libretto di Pietro Pariati con Giovanni Carestini al King's Theatre ed in novembre con Marie Sallé al Royal Opera House, Covent Garden dove avvengono le prime assolute in dicembre di Oreste, nel gennaio 1735 di Ariodante ed in aprile Athalia e la première di Alcina, nel febbraio 1736 di Alexander's Feast, in aprile l'antifona Sing unto God, ye kingdoms of the earth con Carlo Broschi (Farinelli), la Cuzzoni e Bernardi per le nozze di Federico, principe del Galles con Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg nella Cappella Reale in St. James's Palace ed in maggio Atalanta con Gioacchino Conti.
Händel viaggiò in Italia per assumere nuovi cantanti e compose anche altre sette opere, tra cui il capolavoro comico Partenope e l'opera "magica" Orlando.[65] Dopo il successo commerciale degli oratori inglesi Esther e Deborah, fu in grado di investire nuovamente nella South Sea Company. Händel rielaborò il suo Aci e Galatea, che poi divenne il suo più grande successo di sempre. Händel non riuscì a competere con l'Opera della Nobiltà, che aveva ingaggiato musicisti come Johann Adolf Hasse, Nicola Porpora e il famoso castrato Farinelli. Il forte sostegno di Federico, principe del Galles provocò conflitti nella famiglia reale. Nel marzo 1734 Händel compose un inno matrimoniale This is the day which the Lord hath made e una serenata Parnasso in festa per Anna di Hannover.[66]
Nonostante i problemi che l'Opera della Nobiltà gli stava causando in quel momento, la vicina di casa in Brook Street, Mary Delany, riferì di un party al quale aveva invitato Händel a casa sua il 12 aprile 1734 in cui lui era di buon umore:
«Ho avuto Lady Rich e sua figlia, Lady Cath. Hanmer e suo marito, il signor e la signora Percival, Sir John Stanley e mio fratello, la signora Donellan, la Strada [soprano star delle opere di Händel] e il signor Coot. Lord Shaftesbury pregato da Mr. Percival di venire ed essendo un amico dichiarato di Mr. Händel (che era qui anche lui) è stato ammesso; non mi sono mai divertita tanto ad un'opera! Mr. Händel era nel miglior umorismo del mondo e ha suonato gli studi e accompagnato la Strada e tutte le signore che cantavano, dalle sette fino alle undici. Ho dato loro il tè e il caffè, e circa mezz'ora dopo le nove avevano portato un vassoio di cioccolato, vino bianco caldo e biscotti. Ognuno era sereno e sembrava contento.[67]»
Nel 1733 il conte di Essex ricevette una lettera con la seguente frase: "Händel è diventato un principe così arbitrario, che la Città mormora". Il consiglio dei principali investitori prevedeva che Händel andasse in pensione quando il suo contratto fosse concluso, ma Händel si mise immediatamente a cercare un altro teatro. In collaborazione con John Rich diede il via alla sua terza compagnia al Covent Garden Theatre. Rich era rinomato per le sue produzioni spettacolari. Egli suggerì ad Händel di usare il suo piccolo coro e introdurre la danza di Marie Sallé, per la quale Händel compose Tersicore. Nel 1735 introdusse i concerti per organo tra i vari atti. Per la prima volta Händel permise a Gioacchino Conti, che non aveva avuto il tempo di imparare la sua parte, di sostituire le arie.[68] Finanziariamente Ariodante fu un fallimento, anche se portò per la prima volta sulla scena una suite di balletto alla fine di ogni atto.[69]Alcina, la sua ultima opera con contenuti magici e Alessandro in festa o il Potere della Musica, basato sull'Alexander's Feast di John Dryden videro come protagonisti Anna Maria Strada del Pò e John Beard.
Nel mese di aprile 1737 a 52 anni, Händel a quanto pare fu colpito da un ictus che gli disabilitò l'uso di quattro dita della mano destra, impedendogli di suonare.[70] In estate il disturbo sembrava a volte menomare anche la sua intelligenza. Nessuno si aspettava che Händel sarebbe mai in grado di esibirsi di nuovo. Ma sia che l'afflizione fossero reumatismi, un ictus o un esaurimento nervoso si riprese incredibilmente in fretta.[71] Per aiutare il suo recupero, Händel si era recato ad Aquisgrana, un centro termale in Germania. Nel corso di sei settimane prese bagni caldi a lungo, e finì per suonare l'organo per un pubblico sorpreso.[72] Entro l'anno successivo all'ictus, fu anche possibile per lui comporre una delle sue opere più popolari, il Serse, tra le cui arie figura la celebre Ombra mai fu, meglio conosciuta come "Largo di Händel", scritta per il famoso castrato Caffarelli.[73] Deidamia, la sua ultima opera, fu eseguita nel 1741 e godé soltanto di tre repliche.[74] Dopodiché Händel rinunciò all'attività di operista e si dedicò invece agli oratorî inglesi nei quali riscuoteva maggiore successo, anche sul piano economico.[75]
Ulteriori accidenti cerebrali seguirono nel 1742, 1743 e 1745, senza però compromettere in modo sostanziale le capacità fisiche del compositore, di cui non si ha notizia di ulteriori problematiche di ordine neurologico fino al suo ultimo anno di vita.
Il trionfo del tempo e del disinganno, un'allegoria, il primo oratorio di Händel,[76] fu composta in Italia nel 1707, seguito da La Resurrezione nel 1708, che utilizza materiale tratto dalla Bibbia. Le circostanze in cui fu composta Esther e la sua prima esecuzione, forse nel 1718, sono oscure.[77] Altri 12 anni erano passati, quando un atto di pirateria lo costrinse a rivedere completamente Esther.[78] I tre primi spettacoli avevano suscitato un tale interesse che naturalmente a qualcuno venne l'idea di mostrarla ad un pubblico più vasto. Poi venne Deborah, fortemente caratterizzata dagli Inni per l'Incoronazione[79] e Athaliah, il suo primo Oratorio in lingua inglese.[80] In questi tre oratori Händel gettò le basi per l'uso tradizionale del coro, che segna gli oratori successivi.[81] Händel è diventato sicuro di sé, più ampio nella sua presentazione, e più diversificato nella composizione.[82]
È evidente quanto ha imparato da Arcangelo Corelli sulla scrittura per gli strumenti e da Alessandro Scarlatti per la voce solista; ma non esiste un unico compositore che gli insegnò come scrivere per il coro.[83] Händel tendeva sempre più a sostituire solisti italiani con quelli inglesi. Il motivo più importante di questo cambiamento era la diminuzione dei ritorni finanziari dalle sue opere.[84] Così creò una tradizione per gli oratori, di controllare le loro performance future. Le esecuzioni venivano fatte senza costumi e azione; i cantanti apparivano nei loro abiti personali.[85]
Nel 1736 Händel presentò Alexander's Feast. John Beard apparve per la prima volta come uno dei più importanti cantanti di Händel e divenne il tenore solista permanente di Händel per il resto della vita di Händel.[86] Il pezzo fu un grande successo e incoraggiò Händel ad effettuare il passaggio dalla scrittura di opere italiane a lavori corali inglesi. In Saul, Händel collaborò con Charles Jennens sperimentando tre tromboni, un carillon e timpani militari veramente molto grandi (dalla Torre di Londra), per essere sicuri "... che sarebbe stato enormemente rumoroso".[87] Sia Saul che Israele in Egitto dal 1739 sono in testa all'elenco dei grandi oratori maturi, in cui le arie soliste "da capo" erano diventate l'eccezione e non la regola.[88]Israele in Egitto si compone di poco altro che cori, presi in prestito dall'Inno Funebre per la regina Carolina. Nei suoi successivi lavori Händel cambiò il suo stile. In queste opere pose maggiormente l'accento sugli effetti dell'orchestra ed i solisti; il coro fu portato in secondo piano.[89] L'Allegro, il Penseroso ed il Moderato ha un carattere molto divertente; il lavoro è leggero e fresco.
Durante l'estate del 1741, il III duca di Devonshire invitò Händel a Dublino, capitale del Regno d'Irlanda, per dare concerti a beneficio degli ospedali locali.[90] Il suo Messiah fu eseguito per la prima volta presso la New Music Hall in Fishamble Street il 13 aprile 1742, con 26 ragazzi e cinque uomini provenienti dai cori combinati delle cattedrali partecipanti di San Patrizio e Christ Church.[91] Händel assicurò un equilibrio tra solisti e coro, che non superò mai.
Nel 1747 Händel scrisse il suo oratorio Alexander Balus. Questo lavoro è stato prodotto al Covent Garden Theatre, il 23 marzo 1748, e per l'aria "Hark! hark! He strikes the golden lyre", Händel scrisse l'accompagnamento per mandolino, arpa, violino, viola e violoncello.[17]
L'uso di solisti inglesi ha raggiunto la sua altezza al primo spettacolo di Sansone. Il lavoro è altamente teatrale. Il ruolo del coro è diventato sempre più importante nei suoi oratori successivi. Jephtha debuttò il 26 febbraio 1752; anche se fu il suo ultimo oratorio, non è stato un capolavoro meno importante delle sue opere precedenti
Nel 1749 Händel compose Musica per i reali fuochi d'artificio; 12.000 persone parteciparono alla prima esecuzione.[93] Nel 1750 organizzò un'esecuzione del Messia a beneficio dello Spedale degli Innocenti. Lo spettacolo fu considerato un grande successo e fu seguito da concerti annuali che continuarono per tutta la sua vita. In riconoscimento del suo mecenatismo, Händel fu nominato governatore dell'ospedale il giorno dopo il suo concerto iniziale. Dopo la sua morte lasciò una copia del Messia all'istituzione.[94] Il suo coinvolgimento con l'Ospedale degli Innocenti è oggi ricordato con una mostra permanente nel Foundling Museum di Londra, che controlla anche la Gerald Coke Händel Collection. Oltre al Ospedale degli Innocenti, Händel ha anche aiutato un ente di beneficenza che assisteva i musicisti poveri e le loro famiglie.
Nel mese di agosto 1750, in un viaggio di ritorno dalla Germania a Londra, Händel rimase gravemente ferito in un incidente di carrozza tra L'Aia e Haarlem in Olanda.[95] La sua salute iniziò a peggiorare a partire dal 1751, per problemi alla vista: nel febbraio fu costretto a sospendere la composizione dell'oratorio Jephtha annotando sulla partitura di essere incapace di proseguire a causa dell'«indebolimento»[96] della vista all'occhio sinistro (probabilmente dovuto a cataratta). Nella primavera si fece visitare da un chirurgo di nome Samuel Sharp (1709-1778) il quale gli diagnosticò un'«incipiente gutta serena», cioè a dire, in termini di medicina moderna, un principio di cecità di origine ignota.[97]
Händel riuscì comunque a riprendere l'attività e a completare il Jephtha, ma, con la vista ormai quasi completamente perduta all'occhio sinistro e gravemente declinante a quello destro, dovette rivolgersi a William Bromfield (1713-1792), rinomato medico, allora chirurgo della principessa vedova di Galles. Questi lo sottopose, nel novembre del 1752, ad un intervento di abbassamento della cataratta che, al di là di un momentaneo miglioramento, lo lasciò in pratica completamente cieco. E a nulla valse nel 1758 un secondo intervento da parte del sedicente "ophthaliater" John Taylor, il quale era già intervenuto otto anni prima sugli occhi di Johann Sebastian Bach, concorrendo secondo alcuni a causarne la morte per batteriemia.[98]
Händel morì, probabilmente a seguito di ictus cerebrale, il 14 aprile 1759 nella sua casa di Brook Street. L'ultimo spettacolo cui aveva preso parte, era stato il Messia. Fu sepolto nell'Abbazia di Westminster, tra i grandi d'Inghilterra: una raffigurazione marmorea del compositore recante lo spartito del Messiah è stata eretta sulla sua tomba, nel Poets' Corner.[99][100] Più di tremila persone in lutto parteciparono al suo funerale, che fu celebrato con tutti gli onori di Stato.
Händel non si sposò mai, e mantenne riservata la sua vita personale. Il suo testamento iniziale lasciò in eredità la maggior parte del suo patrimonio alla nipote Johanna, tuttavia quattro successivi codicilli[101] distribuirono una grande quantità di beni ad altri soggetti (servi o amici) e in beneficenza.[102]
Händel possedeva una collezione d'arte che fu messa all'asta postuma nel 1760.[103] Il catalogo dell'asta elencava circa settanta dipinti e dieci stampe (altri dipinti sono stati lasciati in eredità).[103]
A Roma, nel 1708, Händel tenne contro il coetaneo Domenico Scarlatti una memorabile competizione musicale. Secondo Mainwaring[119] questa si svolse alla presenza del cardinale Ottoboni, nella residenza di quest'ultimo, a Palazzo della Cancelleria; mentre il confronto al clavicembalo finì alla pari, o comunque senza un chiaro vincitore, la superiorità di Händel all'organo fu evidente a tutti. Secondo altre fonti la competizione si tenne nella residenza del marchese Ruspoli, e Scarlatti al cembalo prevalse.[120]
Da giovane, pare che Händel fosse bellissimo: era alto, snello, biondo e con gli occhi azzurri. A causa dell'obesità e di un progressivo inacidimento del carattere, durante la vecchiaia, in alcune stampe satiriche i suoi avversari arrivarono addirittura a ritrarlo come "un maiale seduto all'organo".
Händel fu sempre molto riservato, era intelligente e aveva un'ottima cultura generale (oltre al tedesco, sua lingua madre, parlava correntemente il latino, il francese, l'inglese e l'italiano). Secondo le testimonianze dell'epoca, era un buon conversatore, e, in gioventù, amava le battute e aveva uno spiccato senso dell'umorismo.
Händel ebbe una lunga e fruttuosa collaborazione lavorativa con Senesino, uno dei più famosi castrati del Settecento, mentre il Farinelli non fece mai parte delle sue compagnie, bensì di quella della rivale Opera della Nobiltà.
Viene ricordato per esser stato il personaggio musicale in ordine cronologico a cui venne intitolata una biografia, il Memoirs of the Life of the late George Frederic Handel, scritto da John Mainwaring e pubblicato anonimamente nel 1760.[121]
A Händel è stato intitolato il cratere Handel, sulla superficie del pianeta Mercurio e l'asteroide 3826 Handel.
In fondo trovate altri ascolti e......
Antonio Vivaldi nacque a Venezia il 4 marzo 1678. probabilmente fu il padre violinista nell'orchestra della basilica di San Marco, che gli insegnò a suonare il violino, tanto bene che Antonio manifestò precocemente il suo talento e già all'età di dieci anni era in grado di sostituire occasionalmente il padre nell'orchestra.
A causa della fragile costituzione venne destinato alla carriera ecclesiastica che offriva qualche speranza di promozione sociale, entrò in seminario, ma gli fu concesso di completare la sua educazione musicale.
Nel 1703 Vivaldi fu ordinato sacerdote, più per convenienza sociale che per vocazione e, grazie al colore dei suoi capelli, divenne universalmente noto come il "Prete Rosso".
Dal 1703 è maestro di violino e di composizione, poi "maestro dei concerti" e "maestro di coro" al Seminario musicale dell'Ospedale della Pietà, una delle quattro famose scuole di musica veneziane, per ragazze orfane o abbandonate.
Queste giovani cantavano e suonavano con ogni strumento; facevano della musica la loro occupazione principale, disponevano dei migliori maestri e le loro esecuzioni erano quindi celebri in tutta Europa.
Abbandonata la vita clericale Vivaldi si dedica alla composizione di musica di una brillantezza senza pari e di un'invenzione melodica spesso squisita: è del 1705 la serie di “Dodici sonate a tre op. 1“, prima raccolta che Vivaldi diede alle stampe.
Nel 1708 Vivaldi iniziò a collaborare con Francesco Santurini, impresario di un teatro minore di Venezia, il Sant'Angelo, dove si esibiva anche come primo violino. Durante il carnevale di quell'anno venne dato all’Ospedale della Pietà un concerto di musica sacra in onore del re di Danimarca, Federico IV.
La notorietà di Vivaldi travalicò i confini dell'Italia, “L'estro armonico, op. 3“, raccolta di dodici concerti per violino del 1711, pubblicata, come il resto della produzione vivaldiana, ad Amsterdam, ottenne uno straordinario successo in tutta Europa. Bach ne trascrisse una parte per tastiere.
Nel 1713 Vivaldi succedette al Santurini alla direzione del Sant'Angelo e si recò a Vicenza per mettere in scena la sua prima opera, l'“Ottone in Villa“.
Nel 1716 divenne maestro di cappella alla Pietà, incarico che richiedeva l'impegno di comporre almeno un paio di messe e vespri ogni anno, un minimo di due mottetti al mese e brani d’occasione su richiesta: sfortunatamente quasi tutte le composizioni di quel periodo sono andate perse.
Vivaldi lascia Venezia dal 1718 al 1722 per dirigere la cappella del principe Filippo di Hasse Darmstadt a Mantova, nel 1723 e nel 1724 per far rappresentare delle opere a Roma (dove suona davanti al Papa).
Tra il 1724 e 1725 sparisce provvisoriamente dai registri dell'Ospedale della Pietà, visita numerose città italiane e straniere (soprattutto in Germania e Paesi Bassi), sia in qualità di violinista, che di impresario delle proprie opere, reclutando i cantanti, dirigendo le prove, controllando gli incassi, in quel periodo veniva richiesto dalle maggiori corti europee e la pubblicazione delle sue numerose partiture lo faranno diventare ricco.
Il momento di massima celebrità Vivaldi l'ebbe quando ritornò a Venezia per dedicarsi all'opera e pubblicare la raccolta di concerti intitolata “Il Cimento dell’Armonia e dell’ Invenzione“, di cui fa parte il suo lavoro più celebre: “Le quattro stagioni“.
Seguì un decennio costellato di viaggi a Mantova (1726), Trieste (1728), Vienna (1729), Praga (1730), Verona (1731), ancora Mantova (1732) e Vienna (1733).
Nella capitale austriaca Vivaldi suonò per l’Imperatore Carlo VI, già incontrato a Trieste nel 1728, e a cui aveva dedicato l'op. 10, “La Cetra“.
Nel 1740 decise di lasciare Venezia e giunse a Vienna, dove morì il 28 luglio dell'anno successivo, povero e solitario, rovinato, si disse, dalla sua eccessiva prodigalità.
La scoperta relativamente recente della musica sacra di Vivaldi ha rivelato qualche autentico capolavoro anche in questo campo, come ad esempio lo splendido "Gloria".
Non bisogna dimenticare che Haendel, Leclair e soprattutto Bach gli devono in gran parte la loro iniziazione alle forme più perfette della musica strumentale.
Bach, per citare l'esempio più famoso, ha trascritto ben nove concerti di Vivaldi (sei adattati al clavicembalo, uno per quattro clavicembali e due per organo), a testimonianza dell'ammirazione che il Kantor portava per il bizzarro e vulcanico veneziano.
Di seguito la biografia approfondita per i più volonterosi, che andrebbe almeno LETTA DA TUTTI
La vita di Vivaldi è scarsamente documentata, poiché prima del XX secolo nessun biografo si è mai occupato di ricostruirla. Numerose lacune e inesattezze falsano ancora la sua biografia; alcuni periodi della sua vita rimangono completamente oscuri, come i molti viaggi supposti, o realmente intrapresi, in Italia e in Europa. Si è fatto riferimento dunque alle rare testimonianze dirette dell'epoca, in particolare quelle di Charles de Brosses, di Carlo Goldoni, dell'architetto tedesco Johann Friedrich Armand von Uffenbach, che incontrarono il compositore. Altre notizie provengono da alcuni manoscritti e documenti di altra natura, ritrovati in diversi archivi in Italia e all'estero.[6] Per dare due esempi concreti: è soltanto nel 1938 che si è potuta determinare con esattezza la data della sua morte, sull'atto ritrovato a Vienna, e nel 1963, quella della sua nascita identificando il suo atto di battesimo (prima, l'anno di nascita, il 1678, era soltanto una stima dedotta dalle tappe conosciute della sua carriera ecclesiastica).
Antonio Vivaldi nacque venerdì 4 marzo 1678 a Venezia e gli fu impartito il battesimo in casa, da parte di Margarita Veronese sua levatrice, poiché era in pericolo di vita. Il battesimo venne perfezionato con la liturgia di rito il 6 maggio, due mesi dopo, nella chiesa di San Giovanni in Bragora, non lontano dalla presunta abitazione dei Vivaldi, nello stabile di proprietà della famiglia nobiliare Salamon, in parrocchia della Bragora, nel sestiere Castello, una delle sei divisioni della città. Padrino di battesimo fu Giovanni Antonio Veccellio, titolare di una ricca farmacia sulla Riva degli Schiavoni, la spezieria "all'Insegna del Doge", da due anni vedovo della cugina della madre di Antonio.[7]
Il padre, Giovanni Battista Vivaldi (1655 circa-1736), era figlio di un sarto bresciano dopo la cui morte la famiglia si era trasferita nel 1666 a Venezia. Abitante ai "forni" dell'Arsenale, in parrocchia di San Martino, aveva intrapreso l'attività di barbiere e di violinista. La madre, Camilla Calicchio (1653-1728), era figlia di Camillo Calicchio, un sarto di Pomarico, provincia di Matera,[8] trasferitosi ventiduenne a Venezia nel 1651, e di Zanetta Temporini, donna di grande volontà e forte carattere, trentenne al momento del matrimonio che avvenne nello stesso anno 1651.[9] Camilla e Giovanni Battista si sposarono l'11 giugno 1676 ed ebbero in tutto dieci figli, tre dei quali morirono in tenera età. Questi furono: Gabriela Antonia (1676-1678), Antonio Lucio (1678-1741), Margarita Gabriella (1680-1750), Cecilia Maria (1683-1767), Bonaventura Tomaso (1685-post 1718), Zanetta Anna (1687-1762), Francesco Gaetano (1690-1752), Iseppo Santo (1692-1696), Gerolama Michela (1694-1696) e Iseppo Caetano (1697-post 1729).[10] Di questi solo Antonio intraprese la carriera musicale.
Il padre aveva probabilmente più passione per la musica che per il lavoro di barbiere: infatti nel 1685 accettò l'ingaggio, di notevole prestigio, come violinista della basilica di San Marco, a quel tempo Cappella privata del Doge e non sede vescovile, dove si celebrava solo in occasioni particolari; nello stesso anno fu assunto come Maestro il famoso Giovanni Legrenzi. Insieme a questo e al suo collega Antonio Lotti, Giovanni Battista Vivaldi fondò il Sovvegno dei musicisti di S. Cecilia, una confraternita di musicisti veneziani. A questo impegno, aggiunse dal 1689 quello di insegnante di violino all'Ospedale dei Mendicanti.
Antonio Vivaldi imparò a suonare il violino forse dal padre, dimostrando precocemente grande talento. Fu presto ammesso a frequentare i musicisti della Cappella del Doge, avendo forse preso lezioni dal Maestro di Cappella Giovanni Legrenzi, i cui influssi devono tuttavia essere stati scarsi, dato che morì nel 1690 quando Vivaldi aveva appena 12 anni. Non vi sono dubbi comunque che Vivaldi abbia tratto grande giovamento dal frequentare già in età molto giovane l'ambiente musicale della cappella di San Marco, dove gradualmente sostituì il padre, Giovanni Battista Vivaldi, violinista di discreta notorietà, il cui ruolo nella vita e nella carriera del figlio dovette essere importante e prolungato, considerando che morì appena cinque anni prima del figlio.
La carriera ecclesiastica del giovane Antonio ebbe inizio il 18 settembre 1693, quando raggiunse l'età minima della tonsura per mano del patriarca di Venezia, il futuro Cardinal Badoero. Proseguì quindi i suoi studi presso la chiesa di San Geminiano e la chiesa di San Giovanni in Oleo, vivendo, come era allora la prassi, con la famiglia nella parrocchia di San Giovanni Battista in Bragora senza abbandonare la musica; anzi la sua abilità con il violino lo fece impiegare già nel 1696 come violinista soprannumerario durante le funzioni natalizie presso la cappella della basilica di San Marco, apparendo per la prima volta in pubblico; contemporaneamente faceva parte del gruppo dell'Arte dei sonadori. Il 4 aprile 1699 ebbe gli ordini minori del suddiaconato nella chiesa di S. Giovanni in Oleo e, il 18 settembre 1700, il diaconato. Il 23 marzo 1703 fu ordinato sacerdote, continuando a vivere con la famiglia e a lavorare strettamente con il padre. Fu soprannominato il Prete Rosso per il colore della sua capigliatura, pur nascosta dalla parrucca di moda in quel periodo.
Dal 1704 smise di celebrare la messa, per motivi di salute: era probabilmente afflitto da una forma d'asma ("strettezza di petto") di cui aveva presentato i sintomi sin dalla nascita,[11] e a causa della quale gli era impossibile condurre a compimento la funzione sacra senza assentarsi dall'altare.
Benché giovane, la sua fama iniziò presto a diffondersi e, dal 1º settembre 1703, con uno stipendio di 60 ducati annui, fu ingaggiato come maestro di violino dalle autorità del Pio Ospedale della Pietà, dove rimase sino al 1720.
Fondato nel 1346, il Pio Ospedale della Pietà era il più prestigioso dei quattro ospedali femminili di Venezia (gli altri tre erano l'Ospedale degli Incurabili, l'Ospedale dei Mendicanti e l'Ospedale dei Derelitti ai SS. Giovanni e Paolo), in cui trovavano assistenza bambini orfani, o provenienti da famiglie molto povere, che imparavano un mestiere e lasciavano l'istituto all'età di 15 anni; le ragazze invece ricevevano un'educazione musicale e quelle di maggior talento diventavano membri dell'ospedale. In funzione delle differenti capacità dimostrate, esisteva tra queste una suddivisione gerarchica dalle figlie di coro, alle più esperte dette privilegiate di coro, fino alle maestre di coro che insegnavano. Il cronista-musicofilo Charles de Brosses certificherà ammirato:
«La musica eccezionale è quella degli Ospedali dove le "putte" cantano come gli angeli e suonano il violino, l'organo, l'oboe, il violoncello, il fagotto; insomma non c'è strumento che le spaventi.»
Nell'agosto del 1704 il suo stipendio fu portato a 100 ducati, in quanto aggiunse anche la posizione di insegnante di viola all'inglese e nel 1705 ricevette l'incarico della composizione e dell'esecuzione dei concerti, con un salario aumentato a 150 ducati annui, somma assai modesta, alla quale si aggiungeva la remunerazione delle messe quotidiane dette per la Pietà o per le ricche famiglie patrizie.
Nelle sue confessioni, Jean-Jacques Rousseau offre un'altra testimonianza della qualità di queste ragazze orchestrali, che ebbe modo di apprezzare di persona[12] durante il suo soggiorno a Venezia.[13][14].
Disporre a piacimento di queste strumentiste e cantanti esperte, senza preoccupazioni di numero, tempi o costi, era un vantaggio considerevole per un compositore che poteva così dar libero corso alla sua creatività e sperimentare ogni tipo di combinazione dell'organico strumentale. Ora, in quest'epoca, il giovane maestro di violino aveva certamente cominciato la sua carriera di compositore ed a farsi notare per le sue prime opere diffuse in manoscritto, e la sua nascente rinomanza poteva giustificare la scelta di affidargli questo posto importante. La direzione musicale della Pietà era affidata dal 1701 a Francesco Gasparini, «maestro di coro». Costui, musicista di talento ed estremamente fecondo, dedicò tuttavia una parte preponderante della sua attività ad allestire opere al Teatro Sant'Angelo.[15] Di conseguenza, egli scaricò su Vivaldi un numero crescente di compiti, permettendo a quest'ultimo di diventare, di fatto, il principale animatore musicale dell'ospedale.
Il suo rapporto con il consiglio direttivo dell'Ospedale, a giudicare dai pochi documenti rimasti, sembra essere stato altalenante. Ogni anno i vertici dell'istituto veneziano si riunivano per votare se tenere oppure no un insegnante. Anche se Vivaldi fu raramente sottoposto al voto, nel 1709 perse il suo posto per 7 voti contro 6 a favore. Però dopo aver esercitato la libera professione di musicista per oltre un anno fu riassunto nel 1711 alla Pietà, sempre a seguito di una votazione del consiglio dell'istituto. Questo probabilmente perché la direzione aveva ben compreso la sua importanza all'interno della scuola. Nel 1713 divenne il responsabile per l'attività musicale dell'istituto e nel 1716 "maestro de' concerti". A giudicare dalla lacunosità degli atti, comunque, studiosi come Michael Talbot e Micky White dubitano che Vivaldi avesse rotto formalmente ogni impegno con la Pietà durante gli anni di (apparente) vacanza dall'insegnamento. Con molta probabilità Vivaldi continuò a rifornire la Pietà di concerti e composizioni varie durante tutta la sua vita, anche in forma privata.
È durante questi anni che Vivaldi scrisse gran parte della sua musica, comprese molte opere e anche numerosi concerti. Nel 1705 venne pubblicata la sua prima raccolta, l'Opus 1, una collezione di dodici sonate a tre dedicata al nobile veneto Annibale Gambara, ancora in uno stile neocorelliano. Nel 1708[16] apparve una seconda raccolta di 12 sonate per violino e basso continuo (Opus 2), ma la rinomanza a livello internazionale fu raggiunta con la sua prima collezione di 12 concerti per uno, due e quattro violini con archi, L'estro armonico (Opus 3), la quale fu data alle stampe ad Amsterdam nel 1711, grazie alla mano dell'editore Estienne Roger, all'avanguardia con le nuove tecniche di stampa rispetto agli editori veneziani Sala e Bortoli[17]. La sua uscita fu pubblicizzata con un annuncio sul The Post Man di Londra. Questi concerti ebbero uno strepitoso successo in tutta Europa e furono seguiti nel 1714 da La stravaganza (Opus 4), una raccolta di concerti per solo violino e archi.
Nel febbraio 1711 Vivaldi, accompagnato dal padre, si recò a Brescia, ove consegnò il suo Stabat Mater RV 621 al committente, la Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri. Nel 1718 iniziò un periodo di frequenti spostamenti, ma sembra non aver mai rotto i legami con la Pietà. Dagli atti registrati è possibile constatare che tra il 1723 e il 1729 fu pagato per comporre almeno 140 concerti.
Perché Vivaldi smise di celebrare messa?
Relativamente all'abbandono dell'attività sacerdotale di Vivaldi, già da diverso tempo si sono diffusi pettegolezzi e leggende: in particolare in relazione all'aneddoto raccontato dal conte Grégoire Orloff: "Una volta che Vivaldi diceva la Messa, gli viene in mente un tema di fuga. Lascia allora l'altare sul quale officiava, e corre in sacrestia per scrivere il suo tema; poi torna a finire la Messa. Viene denunciato all'Inquisizione, che però fortunatamente lo giudica come un musicista, cioè come un pazzo, e si limita a proibirgli di dire mai più Messa".[18] Vivaldi afferma invece in una lettera, datata 16 novembre 1737, scritta a Guido Bentivoglio d'Aragona: "Sono venticinque anni ch'io non dico messa né mai più la dirò, non per divieto o comando, come si può informare Sua Eminenza, ma per mia elezione, e ciò stante un male che io patisco a nativitate, pel quale io sto oppresso. Appena ordinato sacerdote, un anno o poco più ho detto messa, e poi l'ho lasciata avendo dovuto tre volte partir dall'altare senza terminarla a causa dello stesso mio male. Ecco la ragione per la quale non celebro messa".[19]
Nella Venezia del primo XVIII secolo l'opera era l'intrattenimento musicale più popolare e più redditizio per i compositori. C'erano parecchi teatri in concorrenza fra loro. Quello che fino a pochi anni fa si credeva il primo lavoro teatrale vivaldiano, Ottone in villa (RV 729), fu rappresentato al Teatro delle Grazie di Vicenza nel maggio del 1713. Nuove ricerche, comunque, spostano l'esordio operistico di Vivaldi almeno al 1705, anno in cui Vivaldi completò il Creso tolto alle fiamme (RV Anh. 138) di Girolamo Polani per il Teatro Sant'Angelo di Venezia.[20] Nel 1714 divenne sia impresario che direttore delle musiche presso tale teatro, dove allestì la sua terza opera, l'Orlando finto pazzo (RV 727). Tuttavia non sembra che il dramma riscuotesse il successo sperato, e, per "salvare" la stagione, l'impresario Vivaldi si risolse a riallestire, con ritocchi e aggiunte di propria mano, l'Orlando di Giovanni Alberto Ristori, già presentato l'anno precedente. Nel 1715 mise in scena un pasticcio, il Nerone fatto Cesare (RV 724, perduto), con le musiche di vari compositori e 11 arie dello stesso Vivaldi.
Il 1716 vide la rappresentazione di Arsilda, regina di Ponto (RV 700), molto probabilmente un successo, visto che dopo l'opera seguente (L'incoronazione di Dario, RV 719), furono proposte delle repliche con lo stesso, giovanissimo cast (in primis le future star Annibale Pio Fabri, Anna Vicenza Dotti e Maria Teresa Cotte o Cotti)[21]. Lo stesso anno fu rappresentata La costanza trionfante degli amori e degl'odii (RV 706), nel piccolo Teatro San Moisè.
Nello stesso periodo, la Pietà gli commissionò diversi lavori liturgici. I più importanti furono due oratorî: il primo, Moyses Deus Pharaonis (RV 643), risulta sfortunatamente perduto e il secondo, Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie (RV 644), composto nel 1716, è uno dei lavori sacri più noti di Vivaldi. Fu commissionato per celebrare la vittoria della Repubblica di Venezia contro i Turchi e la riconquista dell'isola di Corfù. Tutte le undici parti, sia maschili che femminili, furono interpretate dalle ragazze della Pietà e molte arie comprendevano parti per strumenti solisti come flauti dolci, oboi, clarinetti, viola d'amore, mandolini, che servivano per mettere in evidenza il talento delle ragazze anche in strumenti particolarmente rari e di non facile reperibilità per l'epoca.
In quanto rappresentante più in vista del moderno stile operistico, Vivaldi fu uno dei bersagli del pamphlet satirico Il teatro alla moda, pubblicato anonimo nel 1720, ma notoriamente scritto dal musicista e letterato Benedetto Marcello.[22] Benedetto Marcello, patrizio e magistrato veneziano, nonché musicista stimato da molti suoi contemporanei (incluso Johann Sebastian Bach), era sostenitore di una visione aristocratica ed elitaria della musica, ed era poco incline ad apprezzare gli aspetti più "popolari" della produzione operistica della sua epoca. L'unico riferimento esplicito a Vivaldi nel Teatro alla moda, peraltro, è nascosto nel frontespizio, dove una serie di anagrammi celano i nomi di personaggi ben noti all'epoca: fra questi, "ALDIVIVA" si riferisce chiaramente a Vivaldi. Nello stesso frontespizio è rappresentato un gruppo di personaggi su una peata e la figuretta alata che indossa un cappello da prete e suona il violino potrebbe essere una caricatura di Vivaldi. Per il resto, l'opera si propone di criticare e ridicolizzare aspetti del teatro musicale[23] che erano estremamente diffusi all'epoca (come attestato, ad esempio, dalle Memorie di Carlo Goldoni) e non sono specificamente riconducibili all'attività di Vivaldi.
Il teatro alla moda di Benedetto Marcello
In quanto rappresentante più in vista del moderno stile operistico, Vivaldi fu uno dei bersagli del pamphlet satirico Il teatro alla moda, pubblicato anonimo nel 1720, ma notoriamente scritto dal musicista e letterato Benedetto Marcello.[22] Benedetto Marcello, patrizio e magistrato veneziano, nonché musicista stimato da molti suoi contemporanei (incluso Johann Sebastian Bach), era sostenitore di una visione aristocratica ed elitaria della musica, ed era poco incline ad apprezzare gli aspetti più "popolari" della produzione operistica della sua epoca. L'unico riferimento esplicito a Vivaldi nel Teatro alla moda, peraltro, è nascosto nel frontespizio, dove una serie di anagrammi celano i nomi di personaggi ben noti all'epoca: fra questi, "ALDIVIVA" si riferisce chiaramente a Vivaldi. Nello stesso frontespizio è rappresentato un gruppo di personaggi su una peata e la figuretta alata che indossa un cappello da prete e suona il violino potrebbe essere una caricatura di Vivaldi. Per il resto, l'opera si propone di criticare e ridicolizzare aspetti del teatro musicale[23] che erano estremamente diffusi all'epoca (come attestato, ad esempio, dalle Memorie di Carlo Goldoni) e non sono specificamente riconducibili all'attività di Vivaldi.
Nel 1718 fu offerto a Vivaldi il prestigioso incarico di Maestro di cappella maestro di cappella da camera alla corte del principe Filippo d'Assia-Darmstadt, governatore di Mantova e noto appassionato di musica. Egli si trasferì dunque nella città lombarda e vi rimase per circa tre anni.[24] Di questo periodo, e precisamente della stagione 1720-1721, ci rimangono testimonianze di almeno tre opere tra le quali il Tito Manlio (RV 738, vedi Opere) e varie cantate e serenate. Successivamente Vivaldi fu a Milano, dove presentò nel 1721 il suo dramma pastorale La Silvia (RV 734) e nel 1722 l'oratorio L'adorazione delli tre re magi al bambino Gesù (RV 645, perduto). Sempre nel 1722 il compositore veneziano si recò a Roma, dove era stato invitato da papa Benedetto XIII a suonare per lui. Nel 1725 tornò a Venezia, dove nello stesso anno produsse quattro lavori teatrali.
Questo è anche il periodo in cui egli scrisse Le quattro stagioni, quattro concerti per violino che rappresentano le scene della natura in musica; probabilmente l'idea di comporre questi concerti gli venne mentre stava nelle campagne attorno Mantova e furono una rivoluzione nella concezione musicale: in essi Vivaldi rappresenta lo scorrere dei ruscelli, il canto degli uccelli, il latrato dei cani, il ronzio delle zanzare, il pianto dei pastori, la tempesta, i danzatori ubriachi, le notti silenziose, le feste di caccia (sia dal punto di vista del cacciatore che della preda), il paesaggio ghiacciato, i bambini che slittano sul ghiaccio e il bruciare dei fuochi. Ogni concerto è associato a un sonetto scritto dallo stesso Vivaldi, che descrive la scena raffigurata in musica. Furono pubblicati come i primi quattro concerti di una raccolta di dodici: Il cimento dell'armonia e dell'inventione Opus 8, pubblicata ad Amsterdam, nel 1725, da Michel-Charles Le Cène, che era succeduto ad Estienne Roger nell'attività editoriale.
Probabilmente durante il suo periodo a Mantova Vivaldi conobbe Anna Girò, all'epoca ancora bambina (la sua data di nascita è collocabile intorno al 1710), che era destinata a diventare sua allieva e protetta e ad acquistare gran fama come cantante lirica. Vivaldi allestì almeno 15 rappresentazioni operistiche con la partecipazione della Girò tra il 1723 e il 1740. Nonostante molta letteratura non scientifica abbia costruito delle fantasiose ipotesi su una possibile relazione amorosa tra i due, al momento essa non risulta comprovata da alcuna documentazione storica.
All'apice della sua carriera, Vivaldi ricevette numerose commissioni dalle famiglie nobiliari e reali d'Europa. La serenata La Gloria, Imeneo (RV 687) fu scritta per il matrimonio di Luigi XV. L'Opus 9, La cetra, fu dedicata all'imperatore Carlo VI. Vivaldi ebbe occasione d'incontrare l'imperatore in persona nel 1728, quando questi si recò a Trieste per supervisionare la costruzione di un nuovo porto. Carlo ammirò così tanto la musica del Prete Rosso, che, come egli stesso ebbe poi modo di riferire, si intrattenne più a lungo con il compositore in questa occasione, che non con i suoi ministri nell'arco di due anni. A Vivaldi egli conferì il titolo di cavaliere, attribuì una medaglia d'oro e avanzò un invito a corte a Vienna. Dal canto suo il musicista presentò all'imperatore una presunta copia del manoscritto de La cetra. Sennonché, questa raccolta di concerti è quasi completamente differente da quella pubblicata con lo stesso titolo, come Opus 9: probabilmente un ritardo di stampa aveva costretto Vivaldi a confezionare alla meglio una collezione improvvisata di concerti.
Nel 1730, accompagnato da suo padre, viaggiò a Vienna e a Praga, dove fu rappresentata, tra le altre, la sua opera Farnace (RV 711). Alcuni altri lavori di questo periodo segnarono il suo incontro con due dei maggiori librettisti italiani dell'epoca: L'Olimpiade e Catone in Utica furono scritte su libretto del già affermato Pietro Metastasio, che era divenuto nel 1730 poeta cesareo alla corte di Vienna, mentre il libretto della Griselda costituiva un adattamento, da parte della giovine speranza Carlo Goldoni, di un vecchio libretto del predecessore di Metastasio, Apostolo Zeno.
La vita di Vivaldi, come quella di molti compositori del suo tempo, si concluse infelicemente tra non indifferenti traversie di ordine economico ed umano. Le sue composizioni non venivano più particolarmente apprezzate a Venezia: i rapidi cambiamenti dei gusti musicali e l'affermazione dell'opera napoletana lo avevano messo fuori moda, e lui, in tutta risposta, decise di trasferirsi a Vienna, dove era stato invitato da Carlo VI e dove sperava forse di occupare qualche posizione ufficiale a corte. È inoltre alquanto probabile che Vivaldi avesse in mente di mettere in scena alcune sue opere al Kärntnertortheater. Per finanziare il suo trasferimento Vivaldi non esitò a svendere un considerevole numero di manoscritti. A concorrere alla sua determinazione di trasferirsi nella capitale asburgica, e di lasciare quindi per sempre l'Italia, era intervenuto, nel 1737, uno spiacevole episodio che aveva segnato profondamente l'animo del musicista.
Alla vigilia dell'inizio della stagione d'opera a Ferrara, con la quale Vivaldi sperava di rifarsi dalle difficoltà incontrate in patria, egli era stato convocato dal nunzio apostolico a Venezia che gli aveva notificato la proibizione di recarsi nella città emiliana, decisa nei suoi confronti dal cardinale arcivescovo della stessa, Tommaso Ruffo.[26] Tale decisione, catastrofica a fronte dello stato d'avanzamento del progetto e degli impegni finanziari già assunti da Vivaldi, era motivata dal fatto che il Prete Rosso non diceva messa ed aveva l'abitudine di accompagnarsi con la Giró ed altre donne, oltre che dall'avversione in via di principio da parte dell'arcivescovo nei confronti del coinvolgimento dei preti negli affari dello spettacolo.[27] Ciò è, almeno, quanto emerge da una lettera inviata da Vivaldi al suo protettore ferrarese, marchese Guido Bentivoglio, per cercare il suo appoggio nel tentativo di ottenere la revoca dell'interdizione vescovile. In essa Vivaldi esponeva le ragioni di salute per le quali non officiava più da tantissimi anni il servizio divino, e proclamava la perfetta correttezza dei suoi rapporti con le dame che lo accompagnavano, tutte di specchiate, e comprovabili, devozione ed onestà.[28] Malgrado tutti i suoi sforzi Vivaldi non riuscì però ad ottenere alcunché e, al di là degli ingenti danni economici, ciò fu da lui considerato un affronto tale da spingerlo a chiudere definitivamente con l'Italia.
Disgraziatamente, poco dopo il suo arrivo a Vienna, nell'ottobre del 1740, Carlo VI morì. Ne seguì una guerra di dimensioni europee, la Guerra di successione austriaca che costrinse la figlia, la futura imperatrice Maria Teresa d'Austria, a fuggire in Ungheria. Questo tragico colpo della sorte, oltre ad aver portato all'immediata chiusura di tutti i teatri viennesi sino all'anno successivo, lasciò il compositore senza protezione imperiale e senza fonti di reddito. Cionondimeno, a Vivaldi, forse perché troppo malato o troppo povero, non restò altro che rimanere a Vienna, svendendo, per tirare avanti, altri suoi manoscritti, finché, nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1741, egli morì di infezione intestinale (o forse anche a causa di quell'asma bronchiale di cui soffriva fin dalla nascita) nell'appartamento affittato presso la vedova Maria Agate Wahlerin. La casa, che era strategicamente adiacente al Kärntnertortheater ed era conosciuta anche come Satlerisch Haus, fu distrutta nel XIX secolo, così come il teatro stesso, e al suo posto fu edificato l'Hotel Sacher. Il 28 luglio Vivaldi fu sepolto in una fossa comune al Spitaller Gottsacker di Vienna, con un funerale semplice detto "dei poveri".[29] Il luogo della sepoltura si trova a fianco della Karlskirche, nell'area attualmente occupata dalla sede centrale del Politecnico di Vienna, dato che il cimitero non esiste più. Targhe in sua memoria sono posizionate in entrambi i luoghi, come anche sono presenti una "Vivaldi star" nella Musikmeile viennese, un monumento nella Rooseveltsplatz e un memoriale nella Karlsplatz. All'inizio egualmente sfortunata, anche la sua musica cadde nell'oscurità, dove rimase fin quasi alla metà del XX secolo, quando la figura di Vivaldi è tornata a stagliarsi prepotentemente nel panorama della storia della musica europea.
Non si ha conoscenza dettagliata degli strumenti appartenuti a Vivaldi; tuttavia è venuta alla luce una vicenda riguardante il violino fabbricato da Nicola Amati nel 1646 e donato negli anni '30 del 900, al dittatore fascista Benito Mussolini, che ricollega tale strumento a Vivaldi stesso. [30]. Le vicende della vita del violino sono plurime e tutte legate dal fatto che esso fu uno degli strumenti abbandonati da Vivaldi a Venezia prima della sua ultima partenza per il nord negli anni antecedenti alla sua morte.
Il catalogo delle opere di Vivaldi è particolarmente vasto e complesso. La grande fama di cui godette in tutta Europa portò alla dispersione dei suoi manoscritti fino agli angoli più remoti del vecchio continente. Non è quindi raro che, in seguito al riordino delle collezioni di manoscritti di una biblioteca si rintraccino composizioni inedite delle quali si era persa notizia da secoli, come accaduto recentemente a Dresda. Altro elemento di confusione è l'esistenza di diversi cataloghi delle sue opere, del tutto discordanti fra loro per ciò che riguarda la numerazione e la cronologia delle opere, fra i quali, solo di recente il Catalogo Ryom (contraddistinto dalla sigla RV) sembra aver raggiunto lo status di riferimento universale. Non è tuttavia raro imbattersi tuttora in pubblicazioni musicali che fanno riferimento ad una catalogazione diversa. Il "corpus" delle composizioni vivaldiane consta di circa 600 fra concerti e sonate, quasi 300 dei quali per uno o più violini, 30 circa per violoncello, 39 per fagotto, 25 per flauto e 25 per oboe, fino a toccare strumenti come il liuto, il mandolino e altri strumenti molto raramente utilizzati in funzione concertistica, all'epoca.
Alle composizioni strumentali, si affianca una notevole produzione di musica sacra, che consta di poco meno di un centinaio di composizioni; notevole anche la produzione di musica vocale, comprendente oltre cento cantate e arie. Infine la sua attività di operista è stata recentemente riscoperta. Essa si compone di circa 45 titoli, di molti dei quali si è perduta la parte musicale.
Le quattro stagioni costituiscono l'ascolto ESSENZIALE ED IRRINUNCIABILE!
A seguire, almeno un brano sacro
ed uno operistico
E per finire, come sempre......BUON ASCOLTO E BUONO STUDIO!
Un ultimo sguardo ad un autore considerato minore, ma all'epoca molto conosciuto nelle corti perchè creatore di cantate, genere profano allora molto in voga :
Nacque a Palermo il 2 maggio 1660 da Pietro Scarlata (la forma "Scarlatti" sarà utilizzata solo dal 1672), originario di Trapani, ed Eleonora Amato. Fu battezzato il giorno seguente nella parrocchia di S. Antonio abate.[1] Fu fratello maggiore del musicista Francesco Scarlatti e della cantante Anna Maria Scarlatti. Con la sorella Anna Maria si trasferì a Roma nel 1672. Non è noto con chi abbia studiato in questi primi anni in cui visse nella città. Non ci sono documenti né indizi che comprovino un supposto apprendistato con l'ormai anziano compositore Giacomo Carissimi morto nel 1674.
Il 12 aprile 1678, nella chiesa di S. Andrea della Fratte, si unì in matrimonio con Vittoria Ansalone. Dalla loro unione nacquero numerosi figli, tra i quali si ricordano i musicisti Domenico Scarlatti e Pietro Filippo Scarlatti.
Nel dicembre 1678 fu nominato maestro di cappella della Chiesa di S. Giacomo degli Incurabili (oggi S. Giacomo in Augusta).[2] Un mese più tardi ottenne la sua prima importante commissione in veste di compositore. Il 27 gennaio 1679 l'arciconfraternita del SS. Crocifisso di S. Marcello gli commissionò un oratorio da eseguirsi nel terzo venerdì di quaresima:
«A dì 27 gennaio 1679. E fu resoluto nel modo di tenere circa l'elezione de li mastri di cappella che devono fare l'oratorii nelli cinque venerdì di quaresima […] si pensava per parte del Sig. Duca Altemps di valersi del Sig. Foggia, il Sig. Duca D'Acquasparta il Sig. Don Pietro Cesi, il Sig. Duca di Paganica il Scarlattino alias il Siciliano [...]»
Nel carnevale del 1679 guadagnò il primo successo come operista con Gli equivoci nel sembiante, dramma per musica, più volte ripreso in diverse città italiane (Bologna, 1679; Napoli, 1680 e 1681; Vienna, 1681, Ravenna, 1685 ecc.). Il felice esito dell'opera gli valse la protezione della regina Cristina di Svezia, che lo assunse al suo servizio come maestro di cappella. Grazie anche all’appoggio di Cristina e all’intraprendenza teatrale del celebre architetto Gian Lorenzo Bernini e dei figli, suoi primi impresari, il giovane Scarlatti poté avviare una brillante quanto rapida carriera che lo avrebbe imposto come il maggior operista nei principali teatri italiani del tempo. Al successo degli Equivoci nel sembiante seguirono L'onestà negli amori (1680) e Tutto il mal non vien per nuocere (1681), e poi Il Pompeo (1683) al teatro di palazzo Colonna e L'Arsate (1683) in palazzo Orsini.
Dal novembre 1682 fu organista e maestro di cappella della chiesa di S. Girolamo della Carità.[3] Conservò quest'incarico fino ad ottobre 1683, quando lasciò Roma per trasferirsi a Napoli, probabilmente chiamato dal nuovo viceré marchese del Carpio, già ambasciatore spagnolo a Roma, insieme a una compagnia di cantanti e strumentisti, e allo scenografo Filippo Schor per mettere in scena alcune opere già rappresentate a Roma. Negli ultimi due mesi del 1683 vennero rappresentate nel palazzo reale di Napoli le sue opere L'Aldimiro e La Psiche, e nel carnevale 1684 Il Pompeo, già rappresentato l'anno precedente a Roma nel teatro di palazzo Colonna. A queste fece seguito la regolare produzione di una o due opere l'anno rappresentate nel teatro del Real palazzo. Nel febbraio 1684, grazie all'appoggio del viceré poté subentrare al defunto Pietro Andrea Ziani come maestro della Real cappella di Napoli. La nomina infranse la tradizione per cui i membri della cappella, perlopiù locali, erano stati sempre distinti da quelli di teatro, e non favorì i rapporti di Scarlatti con i musicisti napoletani.
Nel primo periodo napoletano (1683-1702) Scarlatti fu il principale compositore teatrale della città, portando in scena regolarmente almeno un paio di opere l'anno.[4] Compose anche diverse serenate e musica sacra, pubblicando la raccolta Mottetti sacri (Napoli, Muzio, 1702), poi ristampata ad Amsterdam col titolo Concerti sacri (E. Roger, 1707-08).[5]
In quegli anni, pur risiedendo a Napoli, Scarlatti continuò a frequentare Roma e a mantenere intensi rapporti di collaborazione con i più importanti mecenati della città papale. Tra questi, il cardinale Benedetto Pamphilj, per il quale mise in musica l'oratorio a tre voci Il trionfo della grazia ovvero la conversione di Maddalena (1685) e il III atto dell'opera La Santa Dimna (1687), entrambe su libretto dello stesso porporato, e l'opera La Rosmene ovvero l'infedeltà fedele (1686) su libretto di Giuseppe Domenico De Totis; il cardinale Pietro Ottoboni, di cui mise in musica l'oratorio a cinque voci La Giuditta (1693 e 1695), il dramma La Statira (1690), e il secondo atto dell'opera La Santa Genuinda (1694); e il principe Antonio Ottoboni, padre del cardinale, di cui mise in musica l'oratorio La Giuditta.
Alla fine degli anni '80 Scarlatti intraprese rapporti diretti con il principe Ferdinando de' Medici, che si avvalse della sua collaborazione sia per le opere destinate al teatro della villa medicea di Pratolino e altri teatri del granducato di Toscana, sia per la composizione di musiche sacre destinate a particolari ricorrenze solennemente celebrate in corte. Dopo la ripresa delle opere, già rappresentate a Roma, Tutto il mal non vien per nuocere a Firenze e Il Pompeo a Livorno, nel 1689 Ferdinando gli commissionò per Pratolino la musica di una commedia, forse La serva favorita su libretto di Giovanni Cosimo Villifranchi. Nel 1698 venne eseguita a Pratolino L'Anacreonte, cui seguirono Flavio Cuniberto (1702), Arminio (1703), Turno Aricino (1704), Lucio Manlio (1706), Il gran Tamerlano (1706).
Nel 1702, dopo la morte del re Carlo II e l'instabilità politica conseguente ai contrasti tra Asburgo e Borbone per la successione del regno di Spagna, Scarlatti, ottenuta una licenza, si allontanò da Napoli per recarsi a Firenze, confidando nel favore del principe Ferdinando de' Medici per ottenere una nuova sistemazione per sé e per il figlio Domenico che lo seguiva. Fallito il tentativo, ritornò a Roma, città a lui più familiare, con cui aveva mantenuto sempre stretti contatti. Nel gennaio 1703 fu nominato coadiutore del maestro di cappella Giovanni Bicilli a S. Maria in Vallicella (Chiesa Nuova),[6] e il 31 dicembre dello stesso anno coadiutore del maestro di cappella Antonio Foggia a S. Maria Maggiore, subentrando come titolare nel luglio 1707.[7]
In questi anni romani (1703-1708) Scarlatti, godendo della protezione del cardinale Ottoboni, al cui servizio era entrato nell'aprile 1705,[8] compose numerosi oratori, eseguiti a S. Maria in Vallicella, al palazzo della Cancelleria, al Seminario Romano, a palazzo Ruspoli e in altri luoghi, come La santissima Annunziata (1703), Il regno di Maria Vergine (1704), Il Sedecia (1706), Il martirio di s. Cecilia (1708), l'Oratorio per la passione di nostro Signore (1708). Compose anche molta musica sacra, soprattutto per la basilica liberiana, la Missa Clementina in onore di Clemente XI e un Miserere per la cappella pontificia.
Durante quegli anni entrò in contatto con il cardinale Vincenzo Grimani, che fu a Roma nel 1706 in missione diplomatica per conto dell'imperatore allo scopo di riportare sotto gli Asburgo il regno di Napoli. Il rapporto con il Grimani valse a Scarlatti la commissione per due opere, Mitridate e Il trionfo della libertà, rappresentate nel carnevale 1707 nel teatro S. Giovanni Grisostomo di Venezia, di proprietà della famiglia Grimani. Nello stesso anno a Venezia fu pure eseguito il suo oratorio Cain overo il primo omicidio su testo di Antonio Ottoboni.
Nel dicembre 1708, approfittando del cambio di regime nel viceregno di Napoli e del fatto che il cardinale Grimani era stato nominato viceré, Scarlatti rivolse a lui una supplica per ottenere il reintegro nel posto di maestro di cappella della Real Cappella. La richiesta fu accettata all'inizio di gennaio 1709 e di lì a poco il compositore fece ritorno a Napoli.
A Napoli proseguì l'attività operistica, portando in scena una o due opere l'anno fino al 1719, ma nonostante singoli successi come Il Tigrane (1715), Carlo re d'Alemagna (1716),[9] e la commedia per musica Il Trionfo dell'onore (1718),[10], Scarlatti dovette subire sempre più la forte concorrenza della nuova generazione di compositori d'opera napoletani, quali Leonardo Leo, Domenico Sarro, Nicola Porpora, da lui distanti per stile e scuola, che si sarebbero affermati sulle scene italiane dalla fine degli anni '20 in avanti. Va ricordato, però, che già nei primi anni del Settecento, lo stile operistico di Scarlatti era da taluni giudicato "malinconico", "difficile", "più da stanza [camera] che da teatro",[11] perché particolarmente complesso, essendo fondato essenzialmente sul contrappunto tra voce e strumenti, e su uno stretto ed equilibrato rapporto tra musica e testo. Il nuovo stile che appare nell'opera italiana, e in particolare nella scuola napoletana, dagli anni Venti del Settecento, abbandona la scrittura contrappuntistica e privilegia la distinzione di compiti tra parte vocale e accompagnamento orchestrale, preferendo una scrittura armonica di ampio respiro e semplificata nelle modulazioni, per dare maggiore risalto ai virtuosismi dei cantanti.[12] Per questi motivi non ha fondamento una vetusta idea ottocentesca che vede in Scarlatti il tra i fondatori della Scuola musicale napoletana. Il compositore, tra l'altro, non ebbe mai incarichi di insegnamento nei conservatori napoletani, né sembra avere avuto veri e propri allievi, ad eccezione del figlio Domenico, e di musicisti non napoletani, come Francesco Geminiani, Domenico Zipoli, e i tedeschi Johann Adolph Hasse e Johann Joachim Quantz, con cui ebbe solo brevi e fugaci contatti, per giunta riferiti da fonti indirette e posteriori di molti decenni ai fatti.
A Napoli, fra il 1711 e il 1723, compose almeno sei serenate eseguite al Palazzo Reale o in altri palazzi della nobiltà di più alto rango.
Durante gli anni napoletani, Scarlatti non interruppe mai i rapporti con Roma: qui nel 1712 al teatro del palazzo della Cancelleria fu rappresentata la sua opera Il Ciro, su libretto del cardinale Ottoboni che ne fu il committente e patrocinatore. Nel 1715 il papa Clemente XI gli conferì il titolo di cavaliere dell'Ordine di Gesù Cristo. Altre sue opere andarono in scena al teatro Capranica: Telemaco (1716),[13] Cambise (1718), Marco Attilio Regolo (1719) e La Griselda (1721; libretto Apostolo Zeno).
Nel 1720 compose una messa con un graduale, e antifone, inno e Magnificat per i vespri della festa di s. Cecilia, celebrata nella chiesa dedicata alla santa, su commissione del cardinale Francesco Acquaviva d'Aragona, titolare della basilica.
Nel 1721 al teatro di Haymarket di Londra fu eseguita la sua cantata La gloria di primavera con la partecipazione del celebre soprano Margherita Durastanti.
Scarlatti condusse gli ultimi anni della sua vita, stimato e venerato dai più apprezzati musicisti dell'epoca in visita a Napoli, tra cui Johann Adolph Hasse e il flautista Johann Joachim Quantz. Tuttavia poco prima di morire dovette inviare una supplica al viceré per ottenere qualche incremento al suo stipendio, lamentando le difficoltà economiche che si trovava ad affrontare.
Morì a Napoli il 22 ottobre 1725 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria a Montesanto, dove nella cappella di S. Cecilia si legge ancora l'iscrizione sulla lapide tombale, forse dettata dal cardinale Ottoboni:
«Heic situs est | eques Alexander Scarlatus | vir moderatione beneficentia | pietate insignis | musices instaurator maximus»
(«Qui è sepolto Alessandro Scarlatti, uomo notevole per equilibrio, generosità e bontà, massimo innovatore della musica»)
La cantata è una forma musicale vocale di origine italiana tipica della musica barocca, formata da una sequenza di brani come arie, recitativi, duetti, cori e brani strumentali. Ha una certa affinità con l'opera barocca, ma l'esecuzione avviene senza apparato scenico e lo spettacolo è di dimensioni minori.
Le cantate possono essere profane e avere soggetto mitologico o morale, oppure sacre, ispirate perlopiù a vicende tratte dalla Sacra Scrittura, in latino o in lingue moderne.
Le origini della cantata risalgono al madrigale italiano cinquecentesco e il primo ad usare questa definizione fu Alessandro Grandi nel 1620 utilizzandola nel titolo Cantade et Arie a voce sola con basso continuo, mentre al Bononcini viene attribuita la prima composizione musicale intitolata Cantate da camera nel 1670.[1]
L'introduzione del basso continuo diede vita alla cantata per voce singola, mentre nel Seicento la cantata era costituita da un alternarsi di arie e recitativi e dal rondò.
Nel frattempo in Germania ebbe sviluppo soprattutto la cantata sacra, che nel Settecento diede vita al concerto spirituale e al mottetto concertato.
Uno dei maggiori compositori di cantate fu Johann Sebastian Bach, che scrisse trecento cantate sacre, raccolte in diversi cicli completi di cantate da eseguirsi durante le funzioni religiose per ogni festività dell'anno ecclesiastico come musica figuralis per le chiese in cui era impiegato come maestro di cappella e altre cantate, dette «secolari» (profane) per distinguerle da quelle sacre, composte per occasioni ufficiali o di intrattenimento (come le cantate per l'insediamento del consiglio comunale o la famosa Schweigt stille, plaudert nicht).
Tra i compositori germanici importanti vi furono Georg Friedrich Händel, Georg Philipp Telemann, Dietrich Buxtehude.
Il successo del melodramma contribuì ad aumentare il numero di strumenti di accompagnamento e ad alterare la teatralità dello stile. Nel XVIII secolo si impose la cantata drammatica.
In Italia i maggiori compositori di cantate sono stati Giacomo Carissimi, Alessandro Scarlatti, con oltre ottocento brani per una sola voce e numerosi altri con accompagnamento orchestrale, e Antonio Vivaldi.
Dalla seconda metà del Settecento la cantata perse importanza a scapito della serenata teatrale.
Oltre alla distinzione tra profana e sacra, la cantata si suddivide in solista e corale. Intorno all'Ottocento la forma solistica tese a scomparire, mentre quella corale si mescolò con l'oratorio profano.
Nel Novecento la cantata venne ripescata, qualche volta con mire satiriche, come nel caso del Volo di Lindbergh di Kurt Weill.[1]
È stata praticata anche da numerosi musicisti contemporanei, come la Cantata al Redentore per Soprano, Tenore e Pianoforte o Organo (musica di Italo Salizzato e testo di Blatercar), dedicata alla Festa del Redentore nell'isola della Giudecca di Venezia.
Arcangelo Corelli (Fusignano, 17 febbraio 1653 – Roma, 8 gennaio 1713) è stato un compositore e violinista italiano del periodo barocco.
Considerato tra i più grandi compositori del periodo barocco, fondamentale fu il suo contributo allo sviluppo della musica strumentale, e in particolare alla sonata a tre e a quella solistica, come pure del concerto grosso, che portò ad alti livelli di equilibrio e perfezione formale. Lo stile introdotto da Corelli, disseminato in Europa grazie a musicisti che erano stati in contatto con lui, come Georg Muffat e Pietro Castrucci, e ad altri suoi seguaci come Francesco Geminiani, Pietro Locatelli e Francesco Antonio Bonporti, fu d'importanza fondamentale per lo sviluppo del linguaggio orchestrale e violinistico del primo Settecento in tutta l'Europa.
Nacque a Fusignano (oggi in provincia di Ravenna ma al suo tempo appartenente alla Legazione di Ferrara), nel 1653. Studiò con Giovanni Benvenuti e Leonardo Brugnoli a Bologna, una città che vantava eccellenti virtuosi di strumenti ad arco, come Giovanni Battista Vitali. Nel 1670 fu ammesso all'Accademia Filarmonica bolognese.
Nella prima metà degli anni Settanta si stabilì a Roma, dove la sua presenza è testimoniata per la prima volta il 25 agosto 1675, quando fu chiamato a suonare a San Luigi dei Francesi, in occasione della festa del santo titolare. Dagli anni successivi fu regolarmente chiamato in occasione delle maggiori solennità di questa ed altre importanti chiese romane, come S. Giacomo degli Spagnoli e Santa Maria Maggiore.
A Roma studiò composizione con Matteo Simonelli, compositore e cantore della Cappella pontificia noto anche come il “Palestrina del Seicento”. Per diversi anni la sua attività si svolse esclusivamente nella città papale, dove fu al servizio del cardinale Benedetto Pamphilj, da dicembre 1688 ad aprile 1690, ma che aveva servito in particolari occasioni fin dal 1684. Da aprile 1690 fino alla morte fu al servizio del cardinale Pietro Ottoboni. Fu inoltre protetto dalla regina Cristina di Svezia, per la quale, fin dal 1679, compose sonate e sinfonie per considerevoli organici strumentali, destinate alle riunioni della sua Accademia reale in Palazzo Riario. Nell'ambito di queste riunioni si ricorda l'esecuzione, avvenuta nel 1687, di un'Accademia per musica di Bernardo Pasquini in onore dell'ambasciatore d'Inghilterra, con la partecipazione di centocinquanta archi, diretti da Corelli, e di un centinaio di cantori.
Nel 1694 fece parte del cosiddetto "coro d'Arcadia", un gruppo di virtuosi che comprendeva, tra gli strumentisti, il clavicembalista Bernardo Pasquini; il violinista Matteo Fornari (allievo di Corelli e costantemente al suo fianco come secondo violino), i violoncellisti e compositori Giovanni Lorenzo Lulier e Giovanni Bononcini. Nel 1706, insieme con Bernardo Pasquini e Alessandro Scarlatti, fu ammesso nell'Accademia dell'Arcadia, con il nome di Arcomelo Erimanteo.
Nel 1702 Corelli venne chiamato a Napoli per esibirsi alla corte vicereale, ma sembra che sia ritornato amareggiato, perché umiliato dal maggiore successo di alcuni violinisti locali. A Roma continuò a essere chiamato come primo violino a capo di grandi orchestre per l'esecuzione di musiche sacre, oratori e serenate. Continuò fino al 1710 a prendere parte alle musiche straordinarie per la festa di S. Giacomo degli Spagnoli. La sua fama nazionale ed europea non venne però mai meno tra i contemporanei, e molti musicisti professionisti o dilettanti erano soliti frequentarlo nei loro soggiorni a Roma, e ne diffusero le musiche e lo stile in molti paesi europei.
La principessa Sofia Carlotta di Brandeburgo, futura prima regina di Prussia, a cui dedicò le Sonate a violino solo op. V (Roma, 1700), possedeva un suo ritratto, attribuito al pittore Francesco Trevisani (qui riprodotto) in un sala della residenza di Charlottenburg, nei pressi di Berlino, dove è tutt'oggi conservato.
Morì a Roma l'8 gennaio 1713 dopo una breve malattia di cui ad oggi non si conoscono le cause. Tre giorni prima scrisse un testamento (oggi custodito presso l'Archivio di Stato di Roma), dove - oltre ad elencare le sue proprietà - fa riferimento al fatto che sia lasciata libera scelta al Cardinale Ottoboni di seppellirlo dove a lui piacerà. Giuseppe Baini indica come luogo di sepoltura la Basilica di San Lorenzo in Damaso, mentre altre fonti fanno pensare al Pantheon, dove è anche presente un'iscrizione in memoria di Corelli. Fu il medico Girolamo Sorboli, già esecutore testamentario, a scrivere una lettera ai fratelli e al nipote per comunicare la morte del musicista nella quale si legge "Otthoboni [...] ha fatto imbalsamare il suo corpo, e rinchiudere fra tre casse, una di piombo, la seconda di cipresso, e la terza di castagno, e così rinchiuso in queste casse si conserverà esposto in un deposito di marmo con la sua inscritione, fatto fare medesimamente dal sud.to Sig.r Card. nella Chiesa della Rotonda, e tutto questo a sue spese" . In ogni caso il cardinale Pietro Ottoboni, mecenate di Corelli, ottenne da Papa Clemente XI il permesso di far erigere un busto (scolpito probabilmente da Angelo De Rossi e oggi conservato nei Musei Capitolini ) all'interno del Pantheon dove ancora oggi rimane un'iscrizione.
Quando i Concerti grossi di Arcangelo Corelli furono eseguiti per la prima volta a Londra (1724), ebbero un tale successo di pubblico che gli esecutori si videro costretti ad eseguirli tutti di seguito dal primo al dodicesimo.
Il compositore Franco Battiato assume Arcangelo Corelli come exemplum di bellezza nel distico finale della sua canzone del 2009 Inneres Auge, vista come via di salvezza dai mali del contesto politico italiano.
Il compositore e musicista tedesco Otto Lohse diffuse negli ambienti londinesi le musiche di Arcangelo Corelli in epoca moderna.