Qui sopra la presentazione: i principi fondamentali della Restaurazione
Congresso di Vienna (18115)
Metternich
Cartina dell'Europa nel 1815
Cartina dell'Europa nel 1861
Qui sopra, una presentazione sul Risorgimento
Per approfondire:
Altri documenti e testi risorgimentali
Lettere di Cavour sugli accordi di Plombières, 24 luglio 1858
Su Garibaldi
Cavour (riassunto)
Lo Statuto albertino (introduzione e fonte)
Giuseppe Mazzini (1805-1872): Ideologo del Risorgimento e fondatore della Giovine Italia, promosse l’unificazione italiana attraverso la rivoluzione e la creazione di una repubblica democratica. Visse a lungo in esilio per le sue idee repubblicane.
Carlo Alberto di Savoia (1798-1849): Re di Sardegna dal 1831 al 1849, promulgò lo Statuto Albertino e guidò la prima guerra d’indipendenza contro l'Austria (1848-49), ma fu sconfitto a Novara e abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II.
Goffredo Mameli (1827-1849): Poeta e patriota, autore delle parole dell'inno nazionale italiano (Il Canto degli Italiani). Morì a soli 22 anni durante la difesa della Repubblica Romana del 1849, colpito da una ferita infetta.
Giuseppe Garibaldi (1807-1882): Eroe dei due mondi, combatté per l’unificazione italiana guidando la spedizione dei Mille nel 1860, che portò all’annessione del Regno delle Due Sicilie al nascente Regno d’Italia. Fu una figura chiave del Risorgimento.
Camillo Benso, conte di Cavour (1810-1861): Statista piemontese, primo ministro del Regno di Sardegna, fu l’artefice diplomatico dell’unificazione italiana, alleandosi con la Francia contro l’Austria e favorendo l’annessione di vari territori italiani al Piemonte.
Vittorio Emanuele II di Savoia (1820-1878): Re di Sardegna dal 1849 e primo re d’Italia dal 1861, fu il sovrano sotto cui si completò l’unificazione italiana.
Giuseppe Garibaldi
Canto degli italiani (“Inno di Mameli”) - TESTO
Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l’unione, e l’amore
Rivelano ai popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
Siamo pronti alla morte
L’Italia chiamò. Sì
SPIEGAZIONE (fonte Focus)
I strofa - Publio Cornelio Scipione l’Africano (253-183 a. C.) fu il generale romano che sconfisse i Cartaginesi e Annibale nel 202 a. C. a Zama, decretando la fine della seconda guerra punica. Il richiamo è dunque alle gesta eroiche degli antichi Romani contro lo straniero.
Perché la Vittoria porge la chioma a Roma? Qui ci si riferisce all’uso antico di tagliare i capelli alle schiave per distinguerle dalle donne libere; queste ultime, per sottolineare il loro stato, erano solite tenere i capelli lunghi. La dea Vittoria dovrebbe quindi porgere la chioma perché le venga tagliata in segno di sottomissione a Roma.
Ritornello - La coorte era un’unità da combattimento dell’esercito romano, composta da 600 uomini
II strofa - Si tratta di un richiamo al desiderio di raccogliersi sotto un’unica bandiera dopo secoli di divisioni. Nel 1848 l'Italia è ancora divisa in sette Stati (Regno delle due Sicilie, Stato Pontificio, Regno di Sardegna, Granducato di Toscana, Regno Lombardo-Veneto, Ducato di Parma, Ducato di Modena).
III strofa - Mameli era un mazziniano convinto e in questa strofa interpreta il disegno politico del fondatore della “Giovine Italia”: quello di arrivare, attraverso l’unione di tutti gli Stati italiani, alla realizzazione della repubblica. “Per Dio” è un francesismo (e non un’imprecazione), che significa “attraverso Dio”, qui inteso come sostenitore dei popoli oppressi.
IV strofa - Si elencano qui tutta una serie di episodi che hanno visto gli italiani battersi contro gli stranieri.
La battaglia di Legnano, del 1176, è quella in cui la Lega Lombarda, al comando di Alberto da Giussano, sconfisse Federico I di Svevia, il Barbarossa. A seguito della sconfitta l'imperatore, sceso in Italia per affermare la sua autorità, fu costretto a rinunciare alle sue pretese di supremazia; scese dunque a patti con le città lombarde, con cui stipulò una tregua di 6 anni, a cui seguì nel 1183 la pace di Costanza in cui dovette riconoscere le autonomie cittadine.
Quindi si fa riferimento all’eroica difesa della Repubblica di Firenze che tra il 12 ottobre del 1529 e il 12 agosto del 1530 venne assediata dall’esercito imperiale di Carlo V d’Asburgo. Nel corso dell’assedio, il capitano Francesco Ferrucci venne ferito a morte, e finito da Fabrizio Maramaldo, un capitano di ventura al soldo dell’esercito imperiale, il cui nome è diventato sinonimo di “vile” e al quale Ferrucci rivolse le parole “Tu uccidi un uomo morto”. Il 12 agosto i fiorentini firmarono la resa che li sottometteva nuovamente ai Medici.
"I bimbi d'Italia si chiaman Balilla". Il riferimento è al coraggio del leggendario Balilla, il simbolo della rivolta popolare di Genova contro la coalizione austro-piemontese: si tratta del soprannome del fanciullo, forse un certo Giambattista Perasso, che il 5 dicembre 1746 scagliò una pietra contro un ufficiale, dando l’avvio alla rivolta che portò alla liberazione della città.
“Il suon d’ogni squilla” significa “il suono di ogni campana”. L’evento cui fa riferimento Mameli è quello dei “Vespri Siciliani”: nome dato al moto per cui la Sicilia insorse dopo 16 anni di dominio angioino (francese) e si diede agli aragonesi (spagnoli). All’ora dei vespri del lunedì di Pasqua del 31 marzo 1282 tutte le campane si misero a suonare per sollecitare il popolo di Palermo all’insurrezione contro i francesi.
V strofa - L'Austria degli Asburgo (di cui l’aquila bicipite era il simbolo imperiale) era in declino (le spade vendute sono le truppe mercenarie di cui erano piene le file dell’esercito imperiale) e Mameli chiama un’ultima volta a raccolta le genti italiche per dare il colpo di grazia alla dominazione austriaca con un parallelismo con la Polonia. Tra il 1772 e il 1795, l’Impero austro-ungarico, assieme alla Russia (il “cosacco”) aveva invaso la Polonia. Ma il sangue dei due popoli oppressi, l’italiano e il polacco, può trasformarsi in veleno attraverso la sollevazione contro l’oppressore straniero.
La bandiera italiana, conosciuta come il Tricolore, ha una storia che affonda le radici nel periodo napoleonico.
Il 7 gennaio 1797, a Reggio Emilia, la Repubblica Cispadana adottò ufficialmente la bandiera con i colori verde, bianco e rosso, ispirandosi al modello della bandiera francese. Questi colori erano già comparsi nel 1796 sulle uniformi della Legione Lombarda, un’unità militare che combatteva per Napoleone.
1814-1861: Durante il periodo della Restaurazione, il Tricolore fu vietato, ma rimase simbolo del patriottismo italiano.
1848: Il Re di Sardegna, Carlo Alberto, adottò il Tricolore aggiungendo lo stemma sabaudo al centro.
1861: Con l’unificazione italiana, il Tricolore divenne la bandiera del Regno d’Italia.
1946: Con la nascita della Repubblica Italiana, lo stemma sabaudo venne rimosso e il Tricolore divenne ufficialmente la bandiera nazionale.
Nella Costituzione
Art. 12 - La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
Bandiera della Repubblica Cispadana
Bandiera dell'Italia (1861)
Il Risorgimento raccontato da A. Barbero