Giovanni Pico della Mirandola (Mirandola, 1463 – Firenze, 1494) fu un filosofo e umanista italiano, considerato una delle figure più brillanti del Rinascimento. Noto per la sua vasta cultura e per la sua opera più famosa, l'Oratio de hominis dignitate (Orazione sulla dignità dell'uomo), in cui esalta la libertà e la capacità dell'uomo di plasmare il proprio destino. La sua figura è avvolta in un'aura di mistero e leggenda, e la sua morte prematura lo ha reso una figura quasi mitica.
Discorso sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola
Giordano Bruno (Nola, 1548 – Roma, 1600) fu un filosofo e scrittore italiano, noto per le sue idee rivoluzionarie e per la sua tragica fine. Abbandonati l'abito ecclesiastico e le convinzioni tradizionali, Bruno difese la concezione di un universo infinito, popolato da infiniti mondi, e di un Dio immanente ad esso. Condannato dall'Inquisizione come eretico, fu arso vivo a Roma. La sua figura rappresenta ancora oggi un simbolo della libertà di pensiero e del coraggio di sfidare le convenzioni.
A fianco una presentazione sulla filosofia di Giordano Bruno.
Qui sotto, invece, alcuni brani:
Presentazione sulla filosofia di Montaigne.
Del resto, quelli che chiamiamo abitualmente amici e amicizie, sono soltanto dimestichezze e familiarità annodate per qualche circostanza e vantaggio, per mezzo di cui le nostre anime si tengono unite. Nell'amicizia di cui parlo, esse si mescolano e si confondono l'una con l'altra con un connubio così totale da cancellare e non ritrovar più la connessione che le ha unite. Se mi si chiede di dire perché l'amavo, sento che questo non si può esprimere se non rispondendo: 'Perché era lui; perché ero io'. C'è, al di là di tutto il mio discorso, e di tutto ciò che posso dirne in particolare, non so qual forza inesplicabile e fatale, mediatrice di questa unione. Ci cercavamo prima di esserci visti e per quel che sentivamo dire l'uno dell'altro, il che produceva sulla nostra sensibilità un effetto maggiore di quel che produca secondo ragione quello che si sente dire, credo per qualche volontà celeste: ci abbracciavamo attraverso i nostri nomi. E al nostro primo incontro, che avvenne per caso, in occasione di una grande festa e riunione cittadina, ci trovammo tanto uniti, conosciuti e legati l'uno all'altro, che da allora niente fu a noi tanto vicino quanto l'uno all'altro.
TOMMASO MORO – L'Utopia
Esaminando dunque e considerando meco questi Stati che oggi in qualche luogo si trovano, non mi si presenta altro, così Dio mi aiuti! Che una congiura di ricchi i quali, sotto nome e pretesto dello Stato, non si occupano che dei propri interessi. E immaginano e inventano ogni maniera, ogni arte con cui conservare anzitutto, senza paura di perderlo, ciò che hanno disonestamente ammucchiato essi e, in secondo luogo come serbar per sé, al prezzo più basso possibile, ciò che a fatica producono tutti i poveri, volgendolo a proprio utile. Queste subdole supposizioni i ricchi stabiliscono che vengano osservate in nome dello Stato, cioè anche in nome dei poveri, e così diventano legge! Ma questi uomini immoralissimi, che con insaziabile cupidigia si dividono tra loro i beni che sarebbero bastati a tutti, oh come son lungi tuttavia dalla felicità della repubblica di Utopia! Una volta tolta di mezzo da questa, insieme con l’uso, ogni cupidigia di denaro, di qual immenso cumulo di molestie ci si libera, qual selva di scellerataggini viene schiantata dalle radici!
Chi ignora infatti che sopercherie, truffi, ladronecci, risse, sconvolgimenti, alterchi, sedizioni, assassinii, tradimenti, avvelenamenti, cui i supplizi s’affannano ogni giorno a punire anziché raffrenare, una volta tolto di mezzo il danaro se n’andrebbero anch’essi? Che, insieme col danaro, sparirebbero contemporaneamente paure, preoccupazioni, affanni, fatiche e veglie? La povertà stessa anzi, che è l’unica, pare, ad aver bisogno di danaro, levato di mezzo assolutamente il danaro, diminuirebbe via via anch’essa.