Arthur Schopenhauer 🔊 è nato a Danzica (Germania) nel 1788. Quando ha 17 anni muore il padre (probabilmente un suicidio; il cadavere viene ripescato da un canale): S. eredita un patrimonio che lo solleva da ogni futura preoccupazione lavorativa e ciò gli permette di viaggiare fin da giovane in tutta Europa. Con la madre, scrittrice e donna di mondo, il rapporto è difficile: S. non otterrà mai l’ammirazione che cerca da lei, ma nel salotto della madre avrà l’occasione di conoscere uomini importanti del calibro di Goethe e farà il suo primo incontro con la sapienza orientale indiana. Nel 1813 si laurea in filosofia all’Università di Jena; è in questo periodo che conosce e si appassiona alla filosofia di Platone e Kant. Poi si mette a lavorare per anni al suo capolavoro, Il mondo come volontà e rappresentazione (1819), ma il suo libro, una volta pubblicato, resta praticamente invenduto. Anche come professore universitario (a Berlino) non ha molto successo, al contrario del filosofo per eccellenza dello Stato prussiano, Hegel. Trasferitosi a Francoforte, per il successo deve aspettare il 1851, con la pubblicazione di Parerga e Paralipomena (“questioni marginali e da poco”), una raccolta di saggi scritti in stile brillante e ricchi di aforismi.
Danzica, 1788 - Francoforte, 1860
Opere principali:
Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente
Il mondo come volontà e rappresentazione
Parerga e paralipomena
“La vita dei più non è che una quotidiana battaglia per l’esistenza, con la certezza della sconfitta finale. Ma ciò che li fa perdurare in questa così travagliata battaglia, non è tanto l’amore della vita, quanto la paura della morte, la quale nondimeno sta inevitabile nello sfondo, e può ad ogni minuto sopravvenire”.
“L’esistenza deve essere un passo falso, […] una condizione nella quale si dice: ‘Oggi va male e ogni giorno andrà peggio – finché verrà il peggio di tutto”
Concetti di rappresentazione (velo di Maya) e Volontà
Il pessimismo cosmico e le vie di liberazione dal dolore
Video didattici
Vita, opere e fonti culturali
Rappresentazione e Volontà
Le caratteristiche della Volontà
Il pessimismo cosmico
Le vie di liberazione dal dolore: arte, morale e ascesi
Scena dal film Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera, 2003, di Kim Ki-duk
La scena - Il protagonista è un bambino. Per gioco, lega un sasso con uno spago a un pesce, poi a una rana e a un granchio, ridendo mentre gli animali faticano a muoversi sotto il peso. Il vecchio maestro lo osserva in silenzio e, di notte, lega un sasso sulla schiena del bambino mentre dorme.
Qui vedi la Volontà di vivere nella sua forma più brutale e inconsapevole. Il bambino non è "cattivo", ma segue un impulso cieco di affermazione di sé a scapito degli altri. "La volontà di vivere mangia se stessa: ogni individuo è il predatore di un altro.", direbbe il filosofo tedesco.
Il passaggio alla morale - La sofferenza è universale. Il maestro insegna al bambino la compassione facendogli provare lo stesso dolore degli animali. Se uno degli animali muore, il bambino porterà quel peso nel cuore per sempre, dice.