17/01/1798 (Montpellier) - 05/09/1857 (Parigi)
Opere principali:
Corso di filosofia positiva, 1830-1842.
Discorso sullo spirito positivo, 1844
La legge dei tre stadi di Comte
Per approfondire:
Testo sulla legge dei tre stadi tratto dal Corso di Filosofia positiva
C. Darwin
C. Lombroso
John Stuart Mill è uno dei filosofi più influenti del XIX secolo, e il suo saggio Sulla libertà (1859) ha riscosso un enorme successo, venendo tradotto in numerose lingue e diffuso in diversi Paesi. Tuttavia, in alcuni Stati, la sua esaltazione della libertà è stata vista con sospetto e addirittura censurata. Mill riteneva che la Rivoluzione francese avesse segnato la fine di un'epoca dominata dal sentimento e dall’eroismo, aprendo la strada a un nuovo periodo caratterizzato dalla democrazia, dal progresso scientifico e dallo sviluppo sociale. Tuttavia, egli temeva che questa trasformazione potesse portare con sé nuove forme di intolleranza, mettendo a rischio la diversità individuale. Per questo motivo, affermava con forza il principio della libertà di espressione e di realizzazione personale, opponendosi non solo alla tirannia politica dei regimi dispotici, ma anche a quella più insidiosa dell'opinione pubblica, che rischiava di soffocare il pensiero critico persino nelle società democratiche. Mill affermava difatti che, se è vero che nei sistemi politici costituzionali il pensiero politico non esprime più il volere di una singola persona (il sovrano), è anche vero che va ad esprimere le convinzioni di una maggioranza parlamentare che tende poi a imporle all'intera società, favorendo omologazione e asservimento (parla pertanto, traendo questa espressione da Tocqueville, di "tirannia della maggioranza").
Mill inoltre sostiene le richieste dei movimenti di emancipazione che cominciano a svilupparsi in Gran Bretagna: proletariato, ceti più deboli, e minoranze. In particolare Mill scrisse in favore dell'emancipazione femminile (Sull'emancipazione delle donne, 1861).
«L’individuo è, di diritto, sovrano su se stesso, sulla propria mente e sul proprio corpo».
Nel suo saggio Sulla libertà Mill sostiene che quando le azioni di un uomo riguardano esclusivamente i propri interessi o quelli di altre persone consenzienti, egli deve poter godere di una libertà totale e incondizionata. Questo significa garantire la libertà di pensiero, di religione, di opinione, di espressione, di gusti, inclinazioni e occupazioni, di autodeterminare la propria vita, di associarsi con chi desidera e di agire liberamente, a condizione di non arrecare danno agli altri.
L’individualismo, quindi, non è sinonimo di egoismo, ma rappresenta la chiave del progresso sociale. Esso favorisce lo sviluppo delle capacità intellettuali di ogni individuo, promuove lo spirito critico, elemento essenziale per il funzionamento della democrazia, e protegge la diversità di inclinazioni e stili di vita contro le tendenze conformiste della società.
«Qual è il giusto confine tra la sovranità dell’individuo su se stesso e l’autorità della società? Quali ambiti della vita appartengono all’individuo e quali spettano alla collettività?»
Chiunque riceva i benefici della protezione sociale ha il dovere di rispettare i diritti comuni e di contribuire, in misura equa, alla tutela della società stessa. L’intervento della collettività è legittimo solo quando le azioni individuali ledono gli interessi altrui.
Le restrizioni alla libertà personale sono giustificate esclusivamente dalla necessità di evitare un danno agli altri. Non possono, invece, essere imposte "per il bene dell’individuo stesso", con il pretesto di renderlo più felice. Il principio guida resta chiaro: la libertà di ognuno trova il suo limite nella libertà altrui.
J. S. Mill