All’età di circa 26 anni, deciso a mettermi in gioco, intrapresi una sfida importante: partecipare come concorrente indipendente all'Espresso Italiano Champion. L’idea era ambiziosa: confrontarmi con standard professionali elevati, pur non avendo alle spalle una formazione tecnica specifica, ma solo esperienza di barista autodidatta maturata “sul campo”.
L’idea mi affascinava: misurarmi con la qualità, con la tecnica, con la velocità e la precisione che solo una competizione formale può richiedere. Vedevo quella partecipazione come una tappa simbolica di un percorso che volevo costruire da zero, con passione e determinazione.
La gara: regole, ambientazione, difficoltà
Il concorso Espresso Italiano Champion — organizzato dal Istituto Nazionale Espresso Italiano (IEI) — prevede che ogni concorrente, in 11 minuti, calibrasse la propria attrezzatura (macchina da caffè e macinadosatore) e preparasse quattro espressi e quattro cappuccini “perfetti”, che sarebbero poi sottoposti al giudizio di una giuria tecnica e di una giuria sensoriale, con assaggi alla cieca.
Si trattava dunque non di una sfida amatoriale, bensì di una prova severa: rapidità, precisione, tecnica, sensibilità sensoriale e controllo della macchina sono requisiti inderogabili. Una struttura di gara pensata per selezionare baristi capaci di rappresentare l’eccellenza dell’espresso italiano, non per chi si improvvisa dietro al banco.
Il risultato personale: eliminazione al primo turno, consapevolezza di un divario
Mi presentai motivato, con la foga e l’entusiasmo tipici di un autodidatta: pronto a dare il meglio, confidando nelle mie esperienze lavorative recenti. Tuttavia, la “gara reale” con la pressione, i tempi stretti, l’attrezzatura da calibrare, l’esigenza di esecuzione perfetta rivelò una distanza netta rispetto a ciò che la competizione richiedeva.
Non fui in grado di superare la prima fase di qualificazione: fui eliminato.
Fu un momento duro, di confronto con me stesso e con la realtà: compresi che la passione e la determinazione non bastavano a reggere una prova da baristi professionisti strutturati, abituati a standard elevati, a gestire attrezzature con mestiere, a controllare ogni variabile.
Il contesto 2014
L’edizione 2014 dell’Espresso Italiano Champion si concluse con la finalissima che si tenne il 3 ottobre 2014 al Royal Automobile Club di Londra.
In quell’occasione, a contendersi il titolo si presentarono sedici baristi selezionati attraverso una serie di tappe preliminari in varie città.
Il campione assoluto di quell’anno risultò essere Filippo Mezzaro, barista di Alessandria, che si aggiudicò il titolo di “Espresso Italiano Champion 2014” grazie alla miglior combinazione di tecnica, espresso e cappuccino.
La vittoria di Mezzaro con tutto il clamore e la copertura mediatica della finale londinese rappresentava il culmine di un percorso selettivo molto competitivo, con oltre 150 baristi coinvolti nella fase preliminare.
Gli standard adottati in finale — 11 minuti, quattro espressi, quattro cappuccini, giudizio tecnico e sensoriale erano gli stessi che avrebbero dovuto applicarsi, con rigore, anche durante le tappe di qualificazione.
La presa di coscienza e il nuovo passo: formazione specializzata
L’eliminazione seppur deludente rappresentò per me un segnale forte: senza formazione, senza allenamento tecnico, senza esperienza strutturata, era improbabile potersi misurare ad armi pari con baristi professionisti e ben preparati.
Fu allora che, con spirito critico e determinazione, decisi di adottare un percorso più serio: l’anno successivo mi iscrissi alla Specialty Coffee Association (SCA) — l’organizzazione internazionale riconosciuta per la promozione della cultura del caffè di qualità, la formazione tecnica e sensoriale, e l’approfondimento del mondo specialty. Con questo passo intendevo colmare le mie lacune, studiare, imparare tecnica, metodo, sensibilità non “fare caffè”, ma farlo con consapevolezza e prepararmi per partecipare e vincere a competizioni future.
Quattro anni dopo la mia prima esperienza competitiva con espresso, e forte di numerosi corsi di formazione nel mondo specialty, decisi di partecipare alla prima edizione del Campionato Italiano di Aeropress Faema Grit & Grind, ospitata nelle sale del Museo Macchine del Caffè di Milano (MUMAC) e organizzata da Faema. L’evento radunava baristi, roasters e appassionati, offrendo un’occasione unica per confrontarsi su un metodo di estrazione alternativo, caratterizzato da grande precisione tecnica e sensibilità sensoriale. (beverfood.com)
Il metodo AeroPress combina immersione e pressione manuale: il caffè macinato viene immerso in acqua calda e successivamente spinto attraverso un filtro tramite uno stantuffo. In competizione, la corretta macinatura, la temperatura dell’acqua, i tempi di estrazione e la pressione esercitata diventano determinanti per ottenere una tazza equilibrata, aromatica e complessa. (perfectdailygrind.com)
In quella prima edizione mi confrontai con professionisti del calibro di Matteo Beluffi, Helena Oliviero e Carlos Alvarado, vincitore della competizione. Alvarado, barista originario di El Salvador e residente in Italia, si era distinto per la capacità di estrarre tazze bilanciate e aromaticamente complesse con AeroPress, dimostrando grande controllo tecnico e sensibilità sensoriale. La giuria, composta da esperti tra cui Brent Jopson e guidata dalla campionessa italiana uscente Rosella Musarra, valutava le estrazioni secondo criteri rigorosi di aroma, gusto, corpo, equilibrio e dolcezza. (bargiornale.it)
Durante la competizione avanzai fino ai quarti di finale, dove fui sconfitto per pochi punti dalla promettente Serena Falcitano, classificandomi all’ottavo posto. Tra gli altri partecipanti, si ricordano anche la giovane Valentina Palange, che arrivò ultima, e diversi baristi emergenti provenienti da tutta Italia.
Pur non essendo arrivato in semifinale, questa esperienza rappresentò un passo fondamentale nel mio percorso professionale: confrontarmi con colleghi altamente qualificati, affrontare la pressione di una gara nazionale e gestire la complessità tecnica dell’AeroPress mi permise di consolidare le competenze acquisite e di affinare ulteriormente la mia sensibilità sensoriale, segnando una tappa significativa nella mia formazione nel mondo del caffè specialty.
Sin da quando venni a conoscenza del Campionato Italiano di Moka Moka Challenge, iniziai a immaginare la mia “ricetta perfetta”. Non si trattava solo di scegliere un buon caffè: volevo trovare l’equilibrio ideale tra tipologie di acqua, minerali, proporzioni di caffè e temperatura, per ottenere una tazza che fosse armoniosa, pulita e complessa.
Ogni giorno di allenamento aumentava la mia curiosità, la mia dedizione e la mia determinazione.
Dopo mesi di prove, affinando macinatura, estrazione e presentazione, arrivò finalmente il 14 settembre 2019, giorno in cui si svolse la finale del Moka Challenge Italia a Bereguardo (IMS Filtri).
L’emozione era palpabile: di fronte a me concorrenti di altissimo livello, tra cui Alberto Polojac, campione uscente 2018 a Desenzano del Garda e figura di riferimento nella moka e nel mondo specialty, Renata Zanon, formatrice di alto livello del Nord Italia, Giordano Cognini, barista professionista e grande utilizzatore di moka, e altri talenti come Fatima Macias e Andrea Antonelli.
Per mettere a punto ogni dettaglio impiegai otto mesi di allenamenti intensi presso la torrefazione Penazzi di Ferrara, sotto la guida del trainer Alberto Trabatti, affinando tecnica, tempi, dosi e presentazione.
Per la gara scelsi un caffè a cui ero molto legato: Guatemala Presidio Slow Food Huehuetenango Mam, tostato da Cobelli, uno specialty che si prestava perfettamente alla mia visione. L’acqua era filtrata tramite sistema Brita, in un blend al 50% tra acqua demineralizzata e acqua decarbonizzata, studiata per massimizzare la dolcezza e l’equilibrio della tazza.
La preparazione richiese precisione e pazienza: 18 g di caffè macinato, 150 ml di acqua a 86 °C, con un piccolo bypass finale di 15 ml per abbassare la temperatura della tazza. Un filtro in carta sotto quello metallico garantì pulizia, riduzione dei sedimenti e maggiore chiarezza aromatica.
Una volta salito in pedana, raccontai ai giudici, tra cui lo stesso Cobelli, la storia della mia vita e quella a della mia ricetta, del mio approccio e della mia passione per la moka. La mia dedizione fu premiata: fui proclamato primo classificato, ottenendo non solo la soddisfazione personale, ma anche la qualificazione al Super Moka Challenge di Sigep Rimini 2020, dove avrei incontrato nuovamente il campione uscente Polojac e Lorenzo Baffi vincitore della terza tappa.
Il successo ebbe anche un impatto straordinario sulla mia attività: il mio brand ALTERNATIVE COFFEE PANIZZA registrò un boom di vendite del 300%, ampliando il pubblico e consolidando la mia reputazione nel settore specialty. Da quell’esperienza nacque anche la Moka Panizza, progetto dedicato alla moka di qualità, che rappresenta una naturale evoluzione della mia vittoria e della mia filosofia di caffè (fonte: perfectmoka.it).
Questa vittoria non fu solo un trionfo tecnico, ma un punto di svolta nella mia carriera: mi permise di unire tradizione italiana, rigore tecnico e sperimentazione, trasformando un gesto quotidiano come fare la moka in una dimostrazione di eccellenza. La competizione mi insegnò a gestire la pressione, curare ogni dettaglio e comunicare la mia storia attraverso la bevanda, elementi che oggi sono alla base del mio approccio professionale e dei progetti legati al brand.
Nel dicembre 2019 ho partecipato al Moka Pro Battle Lavazza, un evento dedicato all’eccellenza nella preparazione della moka, ospitato nello stand Lavazza durante una manifestazione nazionale del caffè. La sfida aveva per protagonista la Carmencita Pro, la moka professionale firmata Lavazza, pensata per valorizzare aromi e complessità del caffè specialty. (comunicaffe.it)
La moka: Carmencita Pro — caratteristiche tecniche
Capacità per tre tazzine, design “Urban Black”, pomello/manico in bronzo metallizzato.
Monta un filtro PRO a bassa resistenza, studiato per migliorare l’estrazione rispetto alle moka tradizionali: l’acqua passa più fluida, riducendo pressione e sovraestrazione, preservando gli aromi nobili. (bargiornale.it)
Progettata anche per piastra a induzione, rendendo la moka compatibile con ambienti professionali e garantendo consistenza nella preparazione.
Per la competizione era fornito il Lavazza Brasile Tierra, selezione di caffè 100% Arabica proveniente dal Brasile, tostato per preservare aromi dolci e bilanciati, ideale per esaltare le caratteristiche del filtro PRO della Carmencita Pro.
Ogni concorrente doveva preparare tre tazzine con la Carmencita Pro utilizzando il caffè fornito.
Era permesso utilizzare un proprio macinino e regolare macinatura e dose, nonché scegliere acqua e quantità, entro i limiti fissati dal regolamento.
Tempo a disposizione: 15 minuti per preparazione, estrazione e servizio delle tre tazze.
Valutazione della giuria basata su aroma, gusto, equilibrio, pulizia e presentazione estetica. (comunicaffe.it)
I concorrenti e i risultati
Tra i partecipanti di alto livello: Eva Palma (vincitrice), il compianto Jean Cristaudo Françoise (secondo classificato), oltre a baristi professionisti come Elisabetta Paviglianiti, Vincenzo Paternoster, Fabio Verona e Serena Falcitano.
Io conclusi la competizione con un ottimo terzo posto, dimostrando competenza tecnica e sensibilità nella gestione dell’estrazione.
Il valore della gara
La competizione non era solo una sfida di velocità, ma un banco di prova tecnico: la Carmencita Pro, con il filtro a bassa resistenza, permetteva di estrarre aromi in maniera più controllata, rendendo la moka uno strumento professionale, preciso e rispettoso del caffè, per me questa gara significava tanto anche perchè solo un mese prima ero scampato ad un incidente stradale mortale, e nonostante le gambe tremolanti ed il fiato spezzato, non potevo mancare a questo evento che mi ha dato tante energie positive
Partecipare significava confrontarsi con baristi di alto livello, gestire variabili tecniche e sensoriali e dimostrare che la moka può diventare un veicolo di qualità e innovazione nel mondo specialty.
La seconda edizione del Milan Coffee Festival ha visto approdare per la prima volta in Italia anche “Crush the Rush”, una competition internazionale organizzata in partnership con La Marzocco, dedicata ai baristi e alla realizzazione di drink a base di caffè. Otto squadre provenienti da tutta Europa si sono sfidate in avvincenti testa a testa a eliminazione diretta, con l’obiettivo di preparare correttamente e rapidamente otto drink espresso-based per round, rispettando parametri tecnici e sensoriali stabiliti dalla giuria. (comunicaffe.it)
🏆 I vincitori
Sul primo gradino del podio salì il team Hola Coffee, arrivato da Madrid, uno dei pionieri dello specialty coffee in Spagna. Fondato da Pablo Caballero, Nolo Botana e Kenny Reault Calero, Hola Coffee nasce nel 2016 come blog dedicato alla coffee community, evolvendosi in organizzazione di eventi e cupping fino ad aprire la propria torrefazione nello stesso anno. In finale hanno battuto il team tedesco di Codos Coffee, vincitori della sfida contro gli italiani Bad Boyz.
I Bad Boyz
Tra le squadre italiane partecipanti vi erano io (Andrea Panizzardi), Alessio Vabres e Ravane Conrado, uniti sotto il nome Bad Boyz. Nonostante la preparazione e l’impegno, nessuna delle squadre italiane riuscì a passare il turno, ma l’esperienza fu preziosissima per il confronto tecnico e internazionale.
Macchine e regolamento
La gara si è svolta su due macchine KB90 La Marzocco, progettate per estrazioni veloci, precise e consistenti.
Ogni squadra doveva preparare otto drink espresso-based per round, con un tempo limite e con controlli rigorosi da parte dei giudici su aroma, gusto, equilibrio, pulizia e presentazione estetica.
La competizione testava rapidità, coordinazione e lavoro di squadra, in uno scenario competitivo e ad alto ritmo.
Crush the Rush ha rappresentato un’occasione unica di networking internazionale, di osservazione delle tecniche di squadre esperte come Hola Coffee e di affinamento delle proprie competenze tecniche e organizzative sotto pressione. L’evento ha combinato spettacolo e tecnica, mettendo in evidenza come il lavoro di squadra, la velocità e la precisione siano fondamentali nel mondo del caffè specialty.
Rappresentativa Italiana: I bad Boys, Ravane Corado, Andrea Panizzardi, Alessio Vabres
A quello che oggi è rimasto nella storia come il Super Moka Challenge di Rimini 2020, mi ritrovai in finale tra amici e colleghi con un livello altissimo: il vincitore del Moka Challenge 2018, il vincitore del Moka Challenge 2019, e il vincitore della tappa di Natale svoltasi a dicembre 2019 a Verona.
Per questa occasione presentai una ricetta rivisitata, molto più vicina alla tradizione, studiata nei minimi dettagli:
Temperatura dell’acqua in caldaia: 40°C, scelta per preservare la delicatezza degli aromi.
Dose e macinatura: 18 grammi di caffè leggermente più fine rispetto alle versioni precedenti.
Acqua: il mio solito blend by Brita, composto da acqua demineralizzata, decarbonata e leggermente addolcita. Nessun by-pass, ma inserimento di un filtro carta per Aeropress® per affinare ulteriormente l’estrazione.
Caffè: un CSC del Kenya, aromatico, profumato, fruttato e spettacolare, tostato da Musetti con una curva di tostatura magistrale.
Andrea Panizzardi e "l'entusiasmo del secondo posto"
Sul palco, iniziai l’estrazione parlando alla giuria e al pubblico di me stesso, del significato del caffè nella mia vita, del rito della condivisione e dell’attesa della fuoriuscita del caffè dal camino della moka.
Durante la preparazione, mi persi leggermente nei dettagli: apparecchiai tre taglieri con cucchiaini dorati e tazze con ricuciture dorate, simbolo del fatto che ciò che sembra rotto può essere ripristinato con ancora più valore — come la moka, persa nel tempo e oggi tornata più forte che mai. Non dimenticai il bicchiere d’acqua prima della tazza, per ossigenare e preparare la degustazione.
Nonostante la cura nella preparazione, superai di un minuto e mezzo il tempo previsto. La mia mise en place non convinse del tutto la giuria e, alla fine, maturai il secondo posto: 39 punti su 50, con 5 punti di penalità per l’over time.
La vittoria andò al mio amico Lorenzo Baffi, che totalizzò 43 punti su 50, confermando la sua costanza e bravura nella competizione.
Questa esperienza rimane per me una pietra miliare: il Super Moka Challenge 2020 non è stato solo una gara, ma un momento di riflessione sul caffè come rituale, sul valore della tradizione reinterpretata e sull’importanza di condividere la passione con colleghi e appassionati. È stata una conferma che tecnica, creatività e sensibilità sensoriale devono sempre camminare insieme per creare un’esperienza memorabile.
Lunedì 13 dicembre 2021, per la prima volta ospitato presso la Accademia del Caffè Espresso di Pian di San Bartolo, si è svolto il Campionato Italiano di AeroPress, giunto alla sua quinta edizione e organizzato in partnership con La Marzocco e con il circuito ufficiale del World AeroPress Championship. Una competizione che, già da qualche anno, aveva assunto un respiro internazionale, attirando appassionati e professionisti da tutta Italia.
L’evento è stato supportato da sponsor di prestigio: La Marzocco, Bestbrew, Ally Coffee e Bargiornale.
La formula prevedeva una serie di qualificazioni seguite da sfide dirette in stile “knock-out”, Round dopo Round, fino alla finalissima.
Arrivavo ai nastri di partenza come uno dei favoriti insieme a nomi importanti della scena italiana:
Davide Cobelli – Campione Italiano Roasting 2020
Serena Falcitano – Miglior Barista dell’Anno 2020 ai BarAwards
Davide Ruzzene – Roaster di Forno Brisa, Bologna
La mia ricetta? Semplice nella struttura ma con alcuni dettagli tecnici distintivi:
AeroPress in modalità inversa
Temperatura molto bassa: 83°C
Pre-infusione estremamente lunga, vero cuore della mia estrazione
Una curva di lavoro pensata per esaltare aromaticità e pulizia in tazza
L’eliminazione arriva ai Quarti di Finale, fuori per un solo punto, mancando così l’accesso alle Semifinali. Concludo il mio percorso al Settimo Posto assoluto.
A superarmi fu il giovane talento fiorentino Andrea Batacchi, che non solo proseguì nella competizione, ma l’anno successivo sarebbe diventato Campione Italiano SCA Brewers Cup 2022. Una conferma della qualità del livello con cui mi sono confrontato.
L’eliminazione ai Quarti di Finale, per quanto arrivata per un singolo punto, ha rappresentato per me molto più di un semplice risultato agonistico.
Dopo questa sconfitta ho realmente capito che qualcosa dentro di me stava cambiando. Guardandomi intorno, osservando la media d’età dei competitors – decisamente più bassa della mia – ho compreso che stavo entrando in una fase diversa del mio percorso: non avevo più quell’esplosività, quella fame agonistica feroce e quella grinta istintiva che animavano molti dei giovani in gara.
Mi sono reso conto che forse era arrivato il momento di lasciare spazio a chi aveva energia nuova, più fresca, più intensa, e che il mio ruolo nel mondo del caffè stava maturando verso altre forme: la divulgazione, la formazione, la condivisione del sapere e del rituale, più che la competizione pura.
Non una resa, ma una consapevolezza: quella di aver dato tanto, di aver vissuto ogni gara con passione.
Nonostante avessi annunciato il mio addio alle competizioni nel dicembre dell’anno precedente, c’era una domanda che continuava a tormentarmi:
“Quando mi ricapiterà un’occasione come questa?”
Il 2022, infatti, avrebbe dovuto vedere i World Coffee Championships svolgersi a Cracovia. Ma l’aggressione russa all’Ucraina sconvolse ogni pianificazione, costringendo l’organizzazione a scegliere una sede più sicura, stabile e soprattutto capace di ospitare un evento di portata mondiale: Milano.
Una città che, non molto tempo prima, aveva già dimostrato di saper accogliere la community internazionale del caffè con eventi affollati, curati e tecnicamente impeccabili.
E così, proprio mentre pensavo di aver chiuso con palchi, pedane e giudici, mi ritrovai di nuovo nel cuore pulsante del mondo delle competizioni caffeicole.
Milano si presentò cosmopolita come non mai. Il sole di giugno scaldava i padiglioni e un flusso continuo di professionisti provenienti da ogni angolo del pianeta percorreva il World of Coffee, trasformando la città in un crocevia di culture, accenti e aromi.
Oltre 200 espositori animavano:
il Roaster Village, cuore pulsante dei micro-tostatori
la Best New Product Competition
il Coffee Design Award
le Cupping Rooms
le aree SCA dedicate a workshop, lecture e formazione avanzata
Era evidente: dopo tre anni di attesa, il mondo del caffè aveva una voglia incontenibile di ritrovarsi.
Ho partecipato alla squadra di Supporto volontario al Team SCA Italy e come barista individuale alla competizione più attesa il Mondiale di Caffetteria Specialty Coffee Assosiation categoria Barista
Come volontario per la squadra SCA Italy, ho assunto un ruolo che mi avrebbe permesso di vivere l’evento dall’interno dei palchi più ambiti alla quale non mi ero qualificato come il campionato di Latte Art e quello di Ibrik/Cezve
E fu proprio dentro questo ruolo di supporto che assistetti a uno dei momenti più emozionanti del mio percorso:
La Vittoria Mondiale nella Latte Art del Team SCA Italy
La competizione mondiale di Latte Art fu vinta da Carmen Clemente, un trionfo storico per il team italiano.
Essere tra le persone che, dietro le quinte, avevano contribuito all’ordine, alla gestione e alla fluidità del lavoro, fu un onore enorme un ricordo che porto con me con orgoglio e gratitudine.
Il mio contributo continuò anche nella disciplina del Cezve/Ibrik, un metodo antico e affascinante, simbolo di culture millenarie.
Qui supportai il lavoro del team italiano guidato da Elvira Niki di Landa, che conquistò un prestigiosissimo 7º posto mondiale.
Il mio ruolo incluse attività operative, assistenza agli atleti, gestione attrezzature e coordinamento nei ritmi serrati della competizione un contesto formativo e profondamente umano.
La competizione fu vinta da una strabiliante Michaela Ruazol‑Recera (Emirati Arabi Uniti).
La mia performance individuale prevedeva come regole:
⏱ Durata della performance
Ogni barista ha 15 minuti per presentare tre tipologie di drink alla giuria:
Espresso – 4 porzioni identiche
Beverage di latte (milk beverage) – 4 porzioni identiche
Signature drink – 4 porzioni identiche, senza alcol e con ingredienti scelti dal competitor
Durante questi 15 minuti il barista non solo prepara le bevande, ma racconta anche una storia:
la filosofia del proprio caffè, le scelte sensoriali, le tecniche, l’obiettivo dell’esperienza.
La prestazione veniva giudicata da due gruppi di giurati:
1️⃣ Giuria Tecnica (Technical Judges)
Osservano da vicino ogni singolo gesto del barista.
Valutano come il competitor lavora, non cosa serve nei bicchieri.
Cosa valuta la Giuria Tecnica
Workflow e organizzazione
Movimenti efficienti, ordine del banco, chiarezza operativa.
Pulizia e igiene
Pulizia del portafiltro, rimozione dei residui, stazione sempre ordinata.
Tamping e distribuzione
Distribuzione uniforme del caffè, pressione corretta, assenza di channeling.
Estrazione
Shot uniformi, doppie dosi simmetriche, tempo e peso costante.
Latte Art (aspetto tecnico)
Temperatura corretta, consistenza della crema, assenza di bolle.
La giuria tecnica non assaggia nulla.
Conta tutto ciò che è legato alla competenza professionale dietro al banco.
2️⃣ Giuria Sensoriale (Sensory Judges)
Sono quattro, seduti davanti al competitor.
Sono loro a degustare le bevande.
ESPRESSO
Aroma
Dolcezza
Pulizia del gusto
Bilanciamento
Corpo
Aftertaste
Consistenza tra le quattro tazzine
Descrittori sensoriali annunciati dal barista
ASSAGGIO DELLA BEVANDA AL LATTE (anche vegetale)
Dolcezza naturale
Equilibrio tra caffè e latte
Texture della crema
Temperatura di servizio
Latte art: definizione, simmetria, contrasto
SIGNATURE DRINK
È la prova più creativa e personale.
Deve raccontare e amplificare il profilo del caffè scelto.
La giuria valuta:
Coerenza con il caffè di base
Tecnica e preparazione
Gusti armonici e riconoscibili
Capacità del barista di giustificare scelte e ingredienti
Impatto finale: “Questa bevanda valorizza il caffè?”
3️⃣ Head Judge
Supervisiona tutto.
Assaggia i drink per confermare gli standard e verificare l’uniformità delle valutazioni.
Sono stati i 15 minuti più lunghi e tesi della mia vita, ma anche quelli più divertenti ed adrenalinici.
Per questa competizione ho scelto un blend di due caffè specialty, una scelta contro corrente ma che secondo me era la più giusta e coerente per quella occasione, sia per i tipi di caffè di cui disponevo sia per il loro valore ho usato un blend 50 e 50 tra Nepal SUpremo Organico (il primo specialty Coffee in assoluto tostato con il mio brand) ed il Colombia Geisha Organico (il competition series da 94 punti) il mio miglior caffè.
Ho presentato i miei quattro espressi, i miei quattro Portento con latte alla riduzione di caramello e cannella e i miei quattro signature free alcool drink con caffè e sciroppo ridotto di estratto di vinacce del timorasso, il tutto chiarificato con latte alle mandorle e caglio vegetale al carciofo.
In totale la competizione contava 362 partecipanti, riuscii a posizionarmi al 32º posto mondiale.
Per me in un evento planetario, costruito da professionisti di livello assoluto fu uno dei risultati più importanti della mia carriera.
Il punto più alto del mio percorso
Ripensandoci oggi, sento che quei giorni a Milano sono stati un perfetto atto finale:
un ponte tra ciò che ero stato come competitor e ciò che sarei diventato come professionista maturo, consapevole, orientato alla cultura più che alla gara.
Il World Coffee Championships 2022 resta, a tutti gli effetti,
il punto più alto che abbia raggiunto nel mio cammino nel mondo del caffè.