I Gonzaga di Vescovato ereditarono dal capostipite Giovanni I, figlio del Marchese di Mantova Federico I, lo stemma della linea mantovana. Esso ha fondo d'argento, è attraversato dalla croce patente rossa detta "mantovana", accantonata da 4 aquile imperiali "a volo abbassato" (simbolo di fedeltà al Sacro Romano Impero), mentre al centro è posto lo scudo della famiglia Gonzaga precedente l'investitura a Marchesi di Mantova.
Ad oggi il simbolo dei Gonzaga Signori di Vescovato campeggia ancora in paese. Uno è stato posto in Piazza Roma, mentre altri sono stati affissi alle abitazioni da numerosi vescovatini.
Lo stemma civico del Comune di Vescovato fu adottato nel 1927. Esso è bipartito in una sezione a campo blu ed una a campo azzurro. La divisone tra i due campi è segnata da un bastone pastorale, simbolo dei vescovi, derivante dalla più accreditata ipotesi sull'etimologia del nome Vescovato: il paese fu infatti proprietà della Curia cremonese dall'alto medioevo fino al XII secolo e addirittura fu temporaneamente sede del vescovo nel periodo della calata longobarda. Le due sezioni ospitano poi rispettivamente 3 bachi da seta, a simboleggiare l'anima industriale del paese, incentrata sulla lavorazione della seta, e le spighe di grano, a simboleggiarne l'anima agricola. Questi molteplici simboli vanno contestualizzati nel periodo della fusione dei due Comuni di Vescovato e Cà De' Stefani. Il primo porta in dote il bastone pastorale, il secondo l'economia agricola, mentre l'industria della seta è il punto d'incontro tra le comunità, siccome le filande sorgevano tutte in territorio di Cà De' Stefani, ma avevano sede legale a Vescovato e davano lavoro a entrambe le comunità.