Quello che oggi è un non troppo tranquillo oratorio di paese, è stato per secoli il centro amministrativo e politico del Feudo di Vescovato. La Rocca era infatti la residenza dei Signori Gonzaga di Vescovato; qui alloggiava il “corpo di guardia” e c'erano la “camera di giustizia” e le “prigioni”.
La prima testimonianza scritta dell'edificio parla di lavori commissionati all’inizio del Quattrocento da Giacomo Gonzaga di Novellara. Questi lavori furono compiuti per allargare un nucleo originale, identificato dagli studiosi con l’attuale struttura al lato ovest, dove si possono ancora intravedere i resti di due archi a sesto acuto. La struttura difensiva del castello è poi compatibile con il periodo: bastioni quadrangolari e accessi composti da torri, ponti levatoi e rivellini sono, secondo gli studiosi, caratteristiche riconducibili ai canoni del primo Quattrocento.
Da notare nella fig.1 il ponte levatoio, ancora in piedi alla fine dell’Ottocento.
Della struttura della figura 4, oggi rimane solamente il corpo di fabbrica principale “a elle”, con le facciate sud e ovest. Il fossato è stato riempito negli ultimi due secoli; mentre si può ancora immaginare il terrapieno del lato nord, su cui oggi sono costruite le gradinate del campo da calcio dell’oratorio.
Dei quattro bastioni angolari nessuno è sopravvissuto ai secoli: oggi possiamo vedere solamente il torricino dell’angolo sud-ovest (figura 9). Da notare poi nella raffigurazione 4 la svettante torre “colombaia” che fungeva da accesso sul lato est.
La facciata sud ci porta direttamente alla metà del XVI secolo, con il motivo a dadi della gronda: una soluzione di ispirazione classica, introdotta in ambito mantovano dall’architetto Giulio Romano, progettista di Palazzo Te. (figura 8)
Frutto di un’aggiunta tardo seicentesca è invece la struttura all’estremo est della facciata (Figura 10). Anche questa volta la cornice della gronda è ispirata alla moda mantovana dell’epoca, con mensole rovesciate accoppiate, nella facciata sul cortile interno. (Figura 11)
Esempio dell’abitare “all’antica” dei signori rinascimentali è la grande loggia del cortile interno. Oggi rimane solo un piccolo portico con 5 colonne, mentre nel XVI secolo esso abbracciava per intero le ali sud e ovest. Già nel 1710 il portico fu ridotto e alcune colonne trasferite all'interno. Nelle pareti interne erano invece presenti 11 nicchie con altrettante statue. (Figura 14)
La Rocca fu confiscata ai Gonzaga di Vescovato dalla Repubblica Cisalpina napoleonica nel 1796 e vi fu insediato il Comune. Essa venne restituita alla famiglia solo a metà dell’Ottocento, in seguito ad un incendio che distrusse parte dell’ala ovest, dove era posto l’archivio del Comune e del Feudo.
L'era gonzaghesca terminò definitivamente nel 1965, quando la proprietà fu ceduta e vi furono realizzati diversi appartamenti, con pesanti manomissioni della struttura. Infine il complesso fu acquistato dalla parrocchia per insediarvi il nuovo oratorio, che fu ultimato negli anni ‘80.
Fonte: “I Gonzaga e la Rocca di Vescovato”, Scandola-Girondi, Il Rio Arte (DISPONIBILE IN BIBLIOTECA)
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