Per i Vescovatini l'attuale Piazza Roma è “Piàsa Castéel”. Essa è da sempre cuore pulsante del paese e centro del Rione Castello.
Queste diciture ci portano direttamente al 1519, quando il capostipite dei Gonzaga di Vescovato, Giovanni, ottenne il Feudo. Nel documento di acquisto è registrata la presenza di un “arx” (rocca) e di un “castrum” (castello). Nei documenti successivi viene poi tratteggiato il Castello come un borgo fortificato all’interno del paese, circondato da un fossato tutt’uno con quello della Rocca. Esso era a sua volta quadripartito da un fossato interno.
I documenti antichi (fig. 2) distinguono in particolare la Rocca (in alto a sinistra) e la "piazza" in basso a destra. Quest'ultima non deve essere confusa con l'attuale Piazza Roma, che abbraccia diverse porzioni della quadripartizione; secondo gli studiosi è invece da intendersi come "piazzaforte", ossia una struttura con difese rinforzate rispetto alle restanti due aree del Castello (si notino i bastioni angolari e il ponte levatoio). L'altro edificio facilmente identificabile nella figura 2 è la Chiesa, collocata in alto a destra.
Un intervento urbanistico fondamentale per delineare l'attuale geometria della Piazza fu intrapreso dal Marchese Pirro Maria II Gonzaga a partire dal 1667. La prima azione fu una bonifica del fossato interno, amalgamando la ex piazzaforte con gli ambienti circostanti. La Rocca fu poi sottoposta a nuovi lavori e la Chiesa venne ampliata da una a tre navate. Soprattutto fu edificato ex novo il complesso delle case porticate, che delimita ancora oggi il lato sud della Piazza.
Questa struttura si compone di 11 appartamenti "a schiera" dotati di bottega, cortile, magazzino retrostante e portici. Questo progetto testimonia il fondamentale contributo dei Marchesi Gonzaga allo sviluppo di quella cultura mercantile che fa di Vescovato un unicum del panorama circostante.
All'inizio del XVIII secolo fu edificata una seconda chiesa consacrata a San Bernardino. A partire dal 1781 anche la Chiesa di San Leonardo fu ricostruita.
La Piazza rimase per lungo tempo una spianata in terra battuta e ghiaia, circondata dai paracarri (figura 9). In questa forma era funzionale ai mercati e alle fiere: eventi molto importanti per la realtà vescovatina, da sempre distintasi nel circondario per la vivacità dei commerci.
La figura 7 ci mostra la piazza all'inizio dell'ottocento. All'epoca il fossato sopravviveva solo intorno alla Rocca e poco più. Da notare con quanta precisione siano raffigurati gli orti che circondavano il vecchio Castello, destinati ad essere inglobati dal tessuto urbano nel corso dei successivi 150 anni. Nella seconda metà dell'Ottocento venne edificato il complesso del Municipio. All'inizio del Novecento invece venne aperta Via Ghinaglia, che tutti meglio conosciamo come "Viale alberato". All'epoca la Piazza fu intitolata a Vittorio Emanuele III.
Negli anni del secondo dopo guerra, le amministrazioni comunali trasformarono, a più riprese, la Piazza in un giardino; anche con l'istallazione di una fontana al centro. Quest'ultima fu disinstallata nei primi anni 2000. Negli ultimi decenni si sono susseguite ulteriori modifiche minori, tendendo a diradare la vegetazione per restituire quanto più possibile una visuale sugli edifici storici circostanti. Nel 2010 il Comune di Vescovato dedicò una statua in Piazza al "Giradùur", il mestiere vescovatino per antonomasia.
FONTI:
Scandola e Girondi, “I Gonzaga e la Rocca di Vescovato”, Il Rio Arte (DISPONIBILE IN BIBLIOTECA)
Giuseppe Bonisoli, "Vescovato tra storia e cronaca", Editrice Turris/Cremonabooks (DISPONIBILE IN BIBLIOTECA)
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