Una food-influencer e un fit-influencer volevano un figlio, anche se lei aveva solo 16 anni.
Un giorno, mentre era nella sua jacuzzi, una paperella di gomma con il cappellino le disse: “Avrai una figlia.”
Nove mesi dopo partorì e subito fece un post con scritto l'elenco dei migliori cibi per la sua bambina, che chiamò Aurora.
Il giorno seguente organizzò una festa e invitò tutti i migliori nutrizionisti del web, in particolare le tre migliori nutrizioniste d'Europa, tranne una con cui aveva avuto un dissing.
Sapendo dell’accaduto, quest’ultima si presentò comunque alla festa e, quando le tre nutrizioniste stavano consegnando i propri regali, anche lei si fece avanti dicendo: “Anche io vorrei consegnare un regalo.”
Dopo aver aperto tutti i regali, arrivò il suo turno. Quando Aurora aprì il pacchetto, trovò una zucchina maledetta. Siccome nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto, la madre disse al padre: “Nascondiamo la zucchina prima che Aurora la trovi.”
Quando Aurora compì 16 anni, la ritrovò e pensò tra sé e sé: “Che bello! A me piacciono le zucchine!”
Quindi la prese e la mangiò.
Nei primi dieci minuti non sentì alcun effetto; dopo venti minuti, però, le venne un forte mal di testa e svenne.
Passò di lì un ragazzo che l'aveva vista su un’app di incontri e stava per iniziare a rianimarla, ma venne fermato dalla polizia.
E purtroppo, Aurora morì tragicamente.
1 A
C'erano una volta un marito e una moglie chiamati Gilberto e Boberta, molto, ma MOLTO brutti, che decisero di avere dei figli. Ne fecero uno piccolissimo, chiamato Anularino, anche lui brutto: nonostante fosse grande quanto un anulare, gli vollero un sacco di bene.
Un giorno, Anularino e il padre uscirono di casa per andare al centro commerciale e incontrarono due venditori provenienti da Roma:
– Ahò – dissero. – Ma che ne dici se ce dai er regazzino e noi ricambiamo co’ du’ monete d’oro?
Gilberto all'inizio esitò, ma Anularino gli disse:
– A pà – (era stato influenzato dai due venditori) – tranquì, tornerò presto.
Il padre rispose:
– Pe’ me’ è uguale, tanto io e tu’ madre semo a casa.
I due mercanti si presero il bimbo e se ne andarono soddisfatti.
A un certo punto, Anularino si ruppe le scatole e urlò:
– Se non mi fate scenne subito, me’ rabbio!
I due mercanti non gli diedero retta, allora Anularino gli diede una padellata in testa, li fece svenire e ne approfittò per disegnargli dei baffi con un pennarello indelebile.
Mentre camminava verso casa, iniziò ad avere fame. Lì vicino c'era una locanda, così entrò, ma i proprietari non lo videro e lui si prese tutto il cibo dalla cucina.
Però il proprietario se ne accorse e lo portò nel fienile, dove lo diede in pasto alla mucca.
Quando si svegliò, era pieno di fieno nello stomaco della mucca e disse tra sé e sé:
– Ma che cavolo ce faccio qua?
Tecnicamente doveva essere già morto, ma si ritrovò nella cacca della mucca. Dopo tre giorni, resuscitò e tornò sulla terra.
Dopo essere uscito, si avviò verso casa. Quando arrivò, il padre esclamò:
– Sei tornato finalmente! Stavamo per mangiare un piccione.
E vissero felici e contenti.
1 A
C’era una volta un calzolaio ricchissimo che aveva moltissime scarpe e non sapeva più cosa farne. Allora, una sera, decise di mettere in giardino una scarpa in modo tale che il giorno dopo avrebbe potuto buttarla.
Il calzolaio si alzò, come sempre triste, e andò in giardino pronto per buttare la sua scarpa. Ma, mentre si affacciava alla finestra, non vide nulla, solo un batuffolo di lana. Qualcuno l’aveva sicuramente rubata.
Il giorno dopo, il calzolaio mise di nuovo una scarpetta vecchia e aspettò che il ladro arrivasse.
Ad un certo punto, il ladro arrivò: era un T-rex!
Una volta visto ciò, il calzolaio ideò una trappola per lui. Il giorno seguente, il T-rex tornò e cadde nella trappola, che consisteva nel mettere una mini-bomba dentro la scarpa, così che l’animale potesse saltare in aria.
Quel giorno, il T-rex arrivò e la bomba esplose, ma non morì.
Allora, il calzolaio lo uccise sparandogli e gli rubò la pelle per creare una scarpa limited edition, unica al mondo, di taglia 41.
1 A
C'era una volta, tanto tempo fa, in un grande centro di bellezza, un barbiere e una parrucchiera che avevano due bambini piccoli: Hansel e Gretel.
Un giorno, la mamma disse ai suoi due bambini:
«Miei cari, ho bisogno di una nuova lacca introvabile sul mercato.»
I bambini risposero:
«Mamma, dicci come si chiama la lacca, così possiamo uscire per comprarla!»
La mamma rispose:
«Miei cari, la lacca che mi serve si chiama Gold Ultra. Questa lacca, se spruzzata sui capelli, li rende luminosi e morbidi.»
I bambini, volenterosi di aiutare la mamma, partirono alla ricerca di questa lacca.
Mentre uscivano dal negozio, videro una scritta pubblicitaria:
«Se i capelli morbidi e lucenti tu vorrai, la lacca Gold devi comprare.
Recati nel bosco di caramelle e tu l’avrai.»
Sotto questo cartello c’era una mappa con le indicazioni per il bosco di caramelle.
I bambini presero la mappa e, dopo molto tempo, riuscirono ad arrivare al bosco di caramelle. Ma c’era un problema: il bosco di caramelle, in realtà, era una brutta e grigia fabbrica di prodotti di bellezza!
Arrabbiati per la pubblicità ingannevole, i bambini decisero di fargliela pagare a quella brutta azienda e di prendere comunque la lacca per la loro mamma.
Ma la fabbrica era protetta da un esercito di guardie e cani da guardia, oltre che da telecamere ultra moderne che sparavano raggi laser agli intrusi.
I due bambini chiamarono il loro fornitore di petardi e magnum. In un attimo, si ritrovarono armati di botti e fuochi d’artificio, peggio che a Capodanno.
Così la battaglia ebbe inizio.
Le guardie vennero subito battute dai botti di Hansel e Gretel. Alla fine, i due fronti scesero a patti: Hansel e Gretel si sarebbero ritirati solo se avessero ricevuto gratis la lacca Gold.
Le guardie, stremate, cedettero e diedero ai due bambini la lacca.
Così, Hansel e Gretel tornarono a casa e la portarono alla loro mamma.
Da quel momento in poi, gli affari nel negozio andarono a gonfie vele.
1 A
C’era una volta, in un castello, una regina. La regina stava aspettando un bambino e ovviamente avevano organizzato una grandissima festa per il gender reveal!
Ma non andò come volevano, perché le acque della regina si ruppero prima del previsto e nacque lei… Pelateronzolo.
Dopo qualche mese si accorsero che i capelli di Pelateronzolo non crescevano: una principessa senza capelli non si era mai vista! Così decisero di scambiarla con un'altra bambina in ospedale.
Nessuno si accorse dello scambio.
Durante una notte, un’anziana signora rapì Pelateronzolo e decise di intrappolarla in una villa a cinque stelle con piscina.
L’anziana la lavò con uno shampoo che, secondo lei, le avrebbe fatto crescere i capelli più velocemente.
La mattina dopo non andò come desiderava l’anziana signora: al posto dei capelli, a Pelateronzolo crebbero delle strisce LED.
Passarono gli anni, e Pelateronzolo desiderava uscire da quella villa più di ogni altra cosa… anche se stare lì dentro non era poi così male.
Aveva notato che, ogni anno, nel giorno in cui era stata abbandonata e scambiata, nel cielo comparivano delle mongolfiere.
Curiosa, fissava la piccola finestrella aperta: le numerose mongolfiere creavano uno spettacolo bellissimo.
Pensò: “Cosa saranno?”
Le osservò a lungo e decise di chiedere alla matrigna di poter finalmente uscire per vederle da vicino.
Incamminandosi verso la stanza di sua madre, con voce un po’ esitante chiese:
«Madre… ti posso chiedere una cosa?»
La madre rispose:
«Certo, cara!»
«Senti… Ti dispiacerebbe se uscissi da qui? Vorrei tanto sapere cosa sono quelle luci che salgono ogni anno nel cielo!»
La madre, furiosa, rispose:
«ASSOLUTAMENTE NO!»
Sbatté la porta e uscì dalla stanza.
Nel frattempo, nel castello della regina, un ladro aveva appena rubato la sua corona. Senza farsi prendere dalle feroci guardie, riuscì a scappare.
Durante la fuga si ritrovò davanti all’hotel dove viveva Pelateronzolo.
Aveva bisogno di un rifugio, ma notò che l’hotel non aveva alcuna porta!
C’era soltanto una porta-finestra al secondo piano di quell’enorme edificio.
Mentre cercava di capire come entrare, sentì dei passi dietro di sé e si nascose in un cespuglio.
Notò la matrigna che si stava incamminando verso l’hotel, gridando:
«Pelateronzolo! Sciogli i tuoi LED, che mi servono per salire!»
E una fila di LED luminosi uscì dalla porta-finestra. L’anziana ci salì sopra, reggendo un cestino sotto il braccio.
Pochi minuti dopo scese e se ne andò.
Era il momento perfetto per il ladro di entrare! Uscì dal cespuglio e si avvicinò all’hotel, ripetendo le parole dell’anziana:
«Pelateronzolo! Sciogli i tuoi LED, che mi servono per salire!»
I LED scesero. Lui esitò, poi si arrampicò.
Arrivato alla porta-finestra, fu accolto da un gran urlo di Pelateronzolo:
«AAAHHH!»
Lui entrò subito per evitare di cadere, ma Pelateronzolo, spaventata, gli lanciò il suo iPad in faccia.
Il ladro perse conoscenza.
Preso dal panico, Pelateronzolo lo trascinò nell’armadio. Poi prese una sedia e una corda, lo tirò fuori e lo legò.
Dopo alcuni minuti, lui si riprese e si ritrovò davanti Pelateronzolo che gli puntava l’iPad e diceva:
«Tu, brutto essere vivente! Chi sei?!»
Il ladro sbatté le palpebre e rispose, un po’ confuso:
«Stavo scappando… perché sono qui?»
«Da chi stavi scappando?!» chiese Pelateronzolo.
«Lunga storia…» disse lui, e tirò fuori la corona della regina dalla sua borsetta.
Pelateronzolo osservò la corona e disse:
«Mi sembra di averla già vista… Vieni a trovarmi, quando puoi.»
Continuarono a parlare a lungo, finché Pelateronzolo decise di lasciarlo andare.
Poco dopo, la matrigna rientrò nell’hotel.
Passò un giorno e arrivò la notte, ma Pelateronzolo non riusciva a dormire.
Sdraiata sul soffice letto, rifletteva profondamente sul ladro e su ciò che era successo.
Forse… forse si stava innamorando di lui.
Da quel momento, il ladro iniziò a farle visita spesso.
Pelateronzolo, però, desiderava davvero uscire.
Così, un giorno, i due prepararono tutto il necessario per fuggire insieme.
Ma proprio mentre stavano per uscire da un’altra stanza, la matrigna li scoprì:
«Oh, per tutti i santi cieli! Chi ti ha permesso di avere gente in casa?!»
Gli occhi di Pelateronzolo e del ladro si spalancarono.
Pelateronzolo balbettò:
«N-noi… i-io…»
La matrigna afferrò il ladro per il petto e… gli tagliò la gola.
Pelateronzolo scoppiò a piangere. Si gettò su di lui, le lacrime le caddero sul petto del ragazzo… ma lui non si risvegliò.
Lei rimase rinchiusa.
E non ebbe mai la possibilità di vedere le misteriose lanterne.
E così vissero tristi e infelici.
1 A
Recensione
Jonathan Livingston è un gabbiano che decide di abbandonare la comunità dei gabbiani di cui fa parte, apparendo “strano ai loro occhi, in quanto, a differenza dei suoi compagni per i quali volare non è che un semplice e goffo mezzo per procurarsi il cibo, impara a eseguire il volo come atto di e intelligenza e di gioia, dimostrando che èpuò raggiungere mete inaspettate, esercitandosi a volare sempre più in alto, per i solo gusto di raggiungere la perfezione. Inizialmente lo isolano, ma Jonathan non si arrende, destando alla fine l’ammirazione di tutti e coinvolgendo nella sua avventura anche noi lettori.
Diventa così un simbolo, la guida ideale di chi ha la forza di ubbidire alla propria legge interiore quando sa di essere nel giusto,nonostante i pregiudizi degli altri. Il suo desiderio di libertà, la sua determinazione ci insegnano che dobbiamo seguire le nostre inclinazioni, mettere in pratica i nostri talenti, e agire senza temere i giudizi altrui, perché solo così realizzeremo i nostri sogni. Questo è il messaggio che un breve romanzo scritto da
Richard Bach negli anni settanta, può essere una favola con un messaggio ancora attuale per noi adolescenti e non solo.
L’autore ci incoraggia, con l’esempio di Jonathan, a cercare altri mondi. E ad andare oltre l’apparenza.
Recensione
E’ una storia scritta da Luis Sepulveda nel 1996
questa storia parla di questa gabbianella che cade nel petrolio delle navi e dopo essere uscita cerca di
atterrare da una parte e atterra a casa di questo gatto di nome Zorba
La morale è che non siamo tutti uguali anche se qualcuno e’ diverso da noi gli dobbiamo volere bene
Era una mattina di primavera e, come tutti i giorni, l’agente Marika Brown si era imbattuta in un traffico indomabile andando al lavoro, come tutti i giorni sarebbe arrivata in ritardo, come tutti i giorni, anche oggi, seguiva la medesima routine: si svegliava, andava al lavoro, lavorava, tornava a casa verso le dieci di sera e andava a letto preparandosi per l’indomani. L’agente Marika era alta e snella, con i capelli scuri e ricci sempre raccolti in una coda, con il volto squadrato e un naso a punta su cui poggiavano degli occhiali neri.
Ultimamente, stava lavorando ad un caso riguardante un assassinio da parte di un tizio vestito da Babbo Natale, a quanto pareva. Questo la perseguitava, non la lasciava mai respirare: voleva scoprire assolutamente il colpevole! Infatti, oggi quando l’avevano chiamata dicendogli che alcune persone erano venute a testimoniare sull’accaduto, lei non aveva esitato ad uscire di casa.
Finalmente, dopo trenta minuti uscì dalla mandria di macchine che si era formata e parcheggiò davanti alla stazione di polizia.
-“I testimoni sono già nella sala per gli interrogatori, dottoressa. La stanno aspettando”- disse un agente appena entrò nell’edificio.
-“Grazie Brian”- rispose mentre si incamminava.
Appena entrò nella sala trovò già seduti due uomini dall’aspetto molto singolare. Uno dei due aveva i capelli rosa a spina e dei piercing al naso; l’altro aveva due occhiali rotondi di colore viola e degli orecchini a forma di cuore.
-“Salve”- dissero all’unisono i due testimoni
Marika ricambiò il saluto con un cenno del capo e si sedette di fronte agli altri due.
-“I vostri nomi?”- chiese fredda l’agente.
-“Paul Pink e Rosemary Queen”- rispose uno.
-“Bene, cosa avete visto dell’accaduto?”-
-“È stato un attimo, signora Marika…un attimo…e c’eravamo tutti quanti!
-“Tutti quanti chi?”- disse Marika inarcando un sopracciglio.
-“Noi e quattro nostri amici, che appena hanno visto la macchina della polizia sono scappati a gambe levate.”- rispose brevemente l’omino con gli occhiali viola.
-“Appena è arrivata la macchina ci siamo andati incontro, tutti e due fuori davanti alla scuola, come disposizioni…”-
-“Come disposizioni?”-
-“Sì, esatto, abbiamo ricevuto una telefonata da un tizio sui nostri cellulari, che ci ha chiesto di farci trovare là alle cinque di pomeriggio, per riscattare una somma di un milione di euro. Noi ovviamente, non potevamo fare altro che accettare. Insomma, chi potrebbe rifiutare una cifra così alta?”-
-“Stavo dicendo, dalla macchina è sceso un tipo vestito in manette e con il giubbotto antiproiettile, e un tizio vestito da Babbo Natale è uscito da chissà dove e gli ha sparato quattro colpi nella faccia!”- concluse l’omino con i capelli rosa.
-“Avete visto solo questo?”- disse Marika, visto che i due avevano finito di raccontare.
-“Sì, agente”-
-“Ci tenga informati per favore.”-
-“Vedrò cosa posso fare. Arrivederci”- e i due uscirono dalla sala.
Subito dopo, Marika si recò dal medico legale Greta Collinson per assistere all’autopsia. Greta era robusta e molto alta, aveva dei capelli magnifici color dell’oro e indossava una tuta di quelle che si indossano negli ospedali, con una visiera trasparente.
-“Giusto in tempo”- disse a Marika.
-“E già”-
Marika e Greta erano buone amiche, anche se molto diverse: Greta era austera, severa, tendeva a fare tutto perfetto, prendeva il lavoro molto seriamente; Marika, invece, tendeva a scherzare di più con i suoi colleghi e ad essere severa con i testimoni.
Ad ogni modo, sul tavolo settorio si trovava un uomo sulla trentina, praticamente senza faccia. Di questa restava soltanto un ovale indistinto, tutto ricoperto di sangue. Gli occhi non c’erano più, aveva delle orbite ormai vuote. Anche la bocca era inesistente, al suo posto vi era un cumulo rossastro di una consistenza indefinita. Solo i capelli erano quasi intatti.
-“E questo che cos’è?”- domandò Marika indicando un taglio nel torace dell’uomo.
-“Sembra provocato da un coltello; più precisamente un coltellino svizzero, che sembra aver sfiorato il cuore”-
Greta incise il corpo con un taglio a Y.
-“Chiunque lo abbia accoltellato lo ha fatto alla cieca: il taglio non segue una linea dritta, ma va un po’ a destra e un po’ a sinistra. E potrei dedurre che quest’uomo era già morto quando il coltello ha inciso la sua pelle.”-
-“Come fai a saperlo?”-
-“Cosa?”-
-“Come fai a sapere che…che era…che era già morto?”- disse Marika con un certo ribrezzo.
-“Guarda: il coltello ha reciso l’arteria.”-
-“E quindi?”-
-“E quindi se fosse stato vivo ci sarebbe stata un’emorragia, invece non ha perso molto sangue. È stato…”-
-“Un altro assassino o lo stesso assassino?”- concluse infine Marika.
Greta, dopo aver preso le impronte dell’uomo le portò in laboratorio e quando il giorno dopo la chiamarono per comunicarle i risultati rimase sconvolta. Ma certo, come aveva fatto a non riconoscerlo?
Mentre si avviava verso la stazione di polizia, chiamò Marika, dicendogli di recarsi subito al lavoro.
-“ La vittima era Nicola Lewis, un famigerato attore italiano. Chi può avercela a morte con lui?”- disse Marika, dopo aver ricevuto le informazioni da Greta.
-“Negli ultimi tempi ha ricevuto messaggi minatori da un certo Nicholas Verdy.”-
-“Residente?”- chiesa Marika.
-“Residente al numero 5 di Bellery street.”-
-“Vuoi venire?”- domandò Marika a Greta.
Greta rispose di sì con un cenno di capo e si recarono tutte e due fuori dall’edificio verso quella località di cui conoscevano soltanto l’indirizzo.
Era una villetta amabile. Era rossa e aveva tutt’intorno un giardino contenente anche un orto in cui erano già cresciuti pomodori, carote e patate. Il cancello era però pieno di ruggine e Marika fu abbastanza disgustata nel premere il campanello. Arrivò ad aprire una signora con capelli argentei e degli occhi scuri molto profondi: se li guardavi ci finivi dentro e non volevi più uscirne. Questa li condusse all’interno della casa, proprio da Nicholas Verdy, in una stanza studio. All’interno la casa si presentava abbastanza carina. La stanza studio era gigante, piena zeppa di librerie, mappamondi e quadri. Al centro vi era un enorme lampadario di cristallo, con al di sotto una libreria color del legno, accompagnata da una sedia color del buio, su cui sedeva un uomo sulla sessantina, con i capelli scuri ricoperti da riccioli folti. Aveva degli occhi verdi molto grandi.
-“Salve!”-
-“ Buongiorno”- risposero assieme Marika e Greta.
-“Cosa vi porta qui?”-
-“Cosa sa su un certo Nicola Lewis?”-
-“Il famigerato attore?”-
-“Esatto, proprio lui.”-
-“So che è stato ucciso da un tizio vestito da Babbo Natale”-
-“Esattamente.”-
-“Bene, dovremmo ispezionare la sua abitazione signore”- disse Marika. –“Con tutto il rispetto”- continuò e si incamminò verso il primo armadio che trovò per cercare qualche prova.
Cercarono sotto i cuscini, dentro gli armadi, mise sottosopra tutta la casa che ormai dall’ordinata dimora che era prima era diventata il caos in persona.
Deluse per non aver trovato niente che le potesse interessare, salutarono tutti e uscirono dalla villa.
Prima di entrare dentro la macchina, Greta notò un bidone della spazzatura che aveva qualche macchia color del sangue.
-“Aspetta!”- gridò a Marika –“Vieni qui un attimo”-
Guardarono dentro il bidone e ci trovarono dentro un vestito da Babbo Natale, una pistola e un coltellino svizzero insanguinato. Questi oggetti contenevano il DNA dell’uomo che avevano visto poco prima.
-“Credo che abbiamo trovato il nostro assassino!”- disse Marika tutta contenta di aver finalmente trovato il colpevole.
Marika chiamò subito i soccorsi che entrarono in casa e trovarono il corpo di Nicholas Verdy impiccato ad una corda su un soffitto, con una sedia sotto appena appena spostata.
L’assassino si era suicidato per paura delle conseguenze delle sue azioni.
Dunque, era stata la stessa persona ad uccidere Nicola Lewis e subito dopo ad accoltellarlo. Il caso era chiuso.
Alessia, 2 E