UN PALCO ALL'OPERA
6 LUGLIO
6 LUGLIO
Il concerto si apre con una parte dedicata a Francesco Paolo Tosti, il re assoluto della romanza da salotto italiana tra l'Ottocento e il Novecento.
'A vucchella A differenza delle altre, questa è una canzone napoletana. Il testo nasce da una scommessa al tavolino di un caffè tra il poeta Gabriele D'Annunzio e il drammaturgo Ferdinando Russo. D'Annunzio compose questa poesia deliziosa e musicale, paragonando la bocca della donna amata a un piccolo bocciolo di rosa ("una bresca di rosa"). Tosti la mise in musica nel 1907, creando un capolavoro di grazia e freschezza, reso immortale da Enrico Caruso.
Sogno Una delle romanze più celebri di Tosti (su testo di Francesco Rocco). È un brano lirico e struggente che parla di un amore desiderato, sognato e purtroppo svanito al risveglio. La musica segue perfettamente il climax emotivo, partendo da un'atmosfera sospesa e sognante fino all'esplosione di passione e nostalgia del finale.
L’ultima canzone Su testo di Francesco Cimmino, racconta la dolorosa serenata di un amante tradito o abbandonato sotto la finestra della sua donna, che si sta sposando con un altro. La melodia è densa di pathos, drammatica e fiera, e rappresenta il "canto del cigno" di un amore che non ha più speranze.
Malia Il titolo significa letteralmente "incantesimo" o "magia". Su versi di Rocco Pagliara, la romanza descrive il potere ipnotico e travolgente dell'amore e della passione, che avvolge i sensi come un sortilegio. Ha un andamento sinuoso ed elegante, tipico dello stile vocale tostiano.
Non t’amo più Su testo di Carmen Carmela (pseudonimo di Carmelo Errico), è il canto del disincanto. Il protagonista dichiara con fermezza e una punta di amarezza alla donna che un tempo amava che il fuoco si è spento e che il suo cuore è ormai indifferente. È un brano intenso, giocato sul contrasto tra la dolcezza del ricordo e la freddezza del presente.
Tormento Sempre su testo di Riccardo Mazzola, è una delle pagine più drammatiche di Tosti. Esprime l'angoscia, l'ossessione e, appunto, il tormento interiore per un amore tormentato o non corrisposto. La linea vocale richiede grande espressività e trasporto emotivo.
Serenata (Nota come La Serenata, su testo di Cesareo). È una delle melodie più famose e solari di Tosti. A differenza dei brani precedenti, qui l'atmosfera è vibrante, romantica e fluttuante (grazie al ritmo che imita il dondolio di una barca o il tocco di un liuto). Il poeta invita la sua amata a svegliarsi e ad ascoltare il suo canto d'amore mentre la natura splende sotto la luna.
Vesti la giubba (da Pagliacci di R. Leoncavallo) Conosciuta anche come Ridi, Pagliaccio, è l'aria per tenore drammatico per eccellenza. Il clown Canio scopre il tradimento della moglie Nedda ma è costretto a truccarsi e ad andare in scena a far ridere il pubblico. Rappresenta il dramma assoluto del teatro: la finzione della maschera contro la tragedia della realtà.
Ebben? Ne andrò lontana (da La Wally di A. Catalani). È la splendida aria di sortita della protagonista Wally. Di fronte all'imposizione del padre di sposare un uomo che non ama, Wally decide di abbandonare la sua casa e il suo paese natio per rifugiarsi da sola tra i ghiacci delle montagne alpine. È un'aria di grande fierezza, solitudine e malinconia.
Udite, udite, o rustici (da L'elisir d'amore di G. Donizetti) È l'esilarante aria di sbarco del Dottor Dulcamara, il ciarlatano dell'opera. Arrivando in paese su una carrozza dorata, si presenta ai contadini ("i rustici") con questo lunghissimo monologo comico (un classico "basso brillante") per vendere i suoi finti rimedi miracolosi, tra cui l'elisir d'amore (che in realtà è solo vino bordolese).
Der Hölle Rache (da Il flauto magico di W. A. Mozart) L'aria della Regina della Notte. Furiosa e assetata di vendetta, la Regina consegna un pugnale alla figlia Pamina ordinandole di uccidere il gran sacerdote Sarastro, minacciando di rinnegarla se non lo farà. È celeberrima per il virtuosismo estremo, i picchettati e le note acutissime.
Questo è un nodo avviluppato (da La Cenerentola di G. Rossini) Un meraviglioso sestetto d'assieme basato sull'equivoco. I personaggi si trovano in un momento di totale confusione e sbalordimento (un classico "pezzo di stupore" rossiniano). La musica esprime magistralmente il caos mentale dei personaggi che si sentono, appunto, aggrovigliati in un nodo impossibile da sciogliere.
Nacqui all'affanno e al pianto... Non più mesta (da La Cenerentola di G. Rossini) È il rondò finale della protagonista, Angelina (Cenerentola). Dopo aver subito le angherie delle sorellastre e del patrigno, viene scelta dal Principe. Invece di vendicarsi, decide di perdonarli. L'aria inizia con il ricordo triste delle sue sofferenze (Nacqui all'affanno) per poi esplodere nella gioia pirotecnica e virtuosistica di Non più mesta, celebrando il trionfo della bontà.
Addio del passato (da La Traviata di G. Verdi) Nel terzo atto, Violetta Valéry, ormai gravemente malata di tisi e ridotta in miseria, legge una lettera di Giorgio Germont che le annuncia il ritorno di Alfredo. Consapevole che la fine è vicina, dà l'addio ai suoi sogni passati di felicità e amore. È un'aria struggente, intima.
Bella figlia dell’amore (da Rigoletto di G. Verdi) Uno dei quartetti più famosi della storia dell'opera. Verdi sovrappone quattro sentimenti e linee melodiche diverse: il Duca di Mantova che corteggia la sensuale Maddalena, Maddalena che sta al gioco ridendo, Gilda (nascosta fuori) che assiste disperata al tradimento dell'uomo che ama, e suo padre Rigoletto che medita vendetta.
"Di sì felice innesto" è il travolgente finale assoluto del Barbiere di Siviglia di Rossini. Arriva quando tutti gli inganni sono svelati: Rosina e il Conte d'Almaviva sono sposati, Don Bartolo si rassegna (consolato dal fatto di potersi tenere la dote della ragazza) e la commedia si chiude in trionfo. Musicalmente è strutturato come un vaudeville: un personaggio canta una strofa e tutti gli altri rispondono con un ritornello festoso ("Amore e fede eterna si vegga in voi regnar!").
Il Carnevale di Venezia (Gioachino Rossini) Rossini compose questo brioso quartetto vocale intitolato Il Carnevale di Venezia (o I Gondolieri / Il Carnevale). È una pagina intrisa di ironia, brio e gioia di vivere, che descrive la follia, i travestimenti e l'allegria sfrenata della festa veneziana per antonomasia.