Programma di sala


Alexander Glazunov (1865-1936)     

Johannes Brahms (1833-1897)     


David Simonacci, violino   

Beatrice Nobilio, violino

Alessia Caliciotti, viola 

Francesco Vignanelli, violoncello 

Ermanno Veglianti, clarinetto


I veri protagonisti di questa sera sono i giovani talenti del Conservatorio 'Licinio Refice' di Frosinone. Una realtà di eccellenza del nostro territorio che, attraverso i suoi migliori complessi cameristici, porta la grande musica fuori dalle mura delle aule accademiche.

Ad esibirsi per noi stasera sarà il Quintetto per Clarinetto e Archi del Conservatorio, composto da un solista al clarinetto e da un quartetto d'archi. Ragazzi eccezionali che incarnano esattamente la stessa passione, lo stesso rigore e lo stesso entusiasmo per la musica che guidavano Francesco. 

Il nostro viaggio musicale inizierà nella tarda Russia ottocentesca con un brano intimo e sognante. Ascolteremo la 'Rêverie Orientale' (Oriental Reverie) op. 14, scritta da Alexander Glazunov nel 1886.

Glazunov, compositore prodigio allievo di Rimskij-Korsakov, amava la cantabilità e il timbro caldo del clarinetto. Questa pagina, un 'Adagio non troppo', è una miniatura finissima. Immaginate un sogno ad occhi aperti, un canto sinuoso e flessuoso del clarinetto che si snoda su un tappeto sonoro morbidissimo tessuto dagli archi. È una Russia che fantastica e dipinge l'Oriente con colori caldi, nostalgici e profondamente evocativi.

Nella seconda parte del concerto, entreremo invece in contatto con uno dei monumenti assoluti della musica da camera occidentale: il Quintetto in Si minore op. 115 di Johannes Brahms.

C'è una storia bellissima dietro questo capolavoro. Nel 1890, un Brahms stanco e ormai cinquantasettenne decise di smettere di comporre. Aveva persino redatto il suo testamento spirituale. Ma l'anno successivo, a Meiningen, ascoltò suonare il clarinettista Richard Mühlfeld. Brahms rimase folgorato dal suono di quel musicista, che ribattezzò affettuosamente 'il mio usignolo'. Quell'incontro fece rinascere in lui l'ispirazione divina.

Nacque così questo Quintetto op. 115. È un'opera 'autunnale', intrisa di una dolce malinconia, di una rassegnazione serena e di un dialogo democratico straordinario tra clarinetto e archi, dove nessuno prevale ma tutti si fondono in un abbraccio armonico perfetto. I quattro movimenti — Allegro, Adagio, Andantino e Con moto — vi condurranno in un viaggio emotivo che difficilmente dimenticherete.