Interventi
Marilena Tiberia
Storica dell'Arte presso l'Università La Sapienza di Roma, attualmente specializzanda presso l'Università di Bologna. Autrice di due tesi di laurea sul rapporto tra il Medioevo e la Chiesa di Roma, con particolare attenzione alla cultura manoscritta e al pensiero teologico.
Vincenzo Angeletti Latini
Architetto, funzionario presso il Ministero della Cultura, dove ha svolto le attività presso diverse uffici. Si è occupato del restauro di vari monumenti tra i principali: il ponte di Augusto di Narni, la villa del Cardinale a Perugia, il palazzo Farrattini di Amelia, la Domus Aurea, la Galleria Nazionale dell'Umbria, e S.Ivo alla Sapienza di Roma. È stato direttore dei lavori del restauro della villa romana di Selin in Libia. È stato rappresentante per l'Italia, ad Amsterdam, per un convegno internazionale sul restauro architettonico. Responsabile di vari uffici gara per appalti del MiC. Ha concluso l'attività di architetto, in posizione di comando, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri-Commissario straordinario per la ricostruzione sisma 2016. Docente a contratto di disegno e rilievo presso la facoltà di Architettura di Roma "La Sapienza", e l'Istituto Centrale Restauro, ha tenuto un corso presso l'Università di Pechino. È autore di varie pubblicazioni e articoli.
Attualmente, in quiescenza, studia e divulga ricerche principalmente sulla storia locale.
Marta Martini
paleografa. Dottoranda di ricerca in Storia e Scienze filosofico-sociali presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata con una tesi dal titolo Dalla redazione allo scarto, e ritorno. Indagine sulla prassi del reimpiego dei frammenti documentari nell'abbazia di Farfa nel XII secolo
Matteo Limongi
storico. Dottorando di ricerca in Storia e Scienze filosofico-sociali presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata con una tesi di ricerca sui Centri raccolta profughi stranieri nell'Italia del secondo dopoguerra
don Italo Cardarilli
arciprete di S. Giovanni Battista in Ceccano, storico dell’arte
Andrea Micheli
liuto rinascimentale e arciliuto.
Si è diplomato in Chitarra con il M°Marco de Marco, ottenendo il massimo dei voti, presso il Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone, dove ha conseguito anche il diploma accademico di II livello in liuto con il M°Simone Vallerotonda. Parallelamente alla formazione e all'attività nell'ambito della musica classica e antica, si è da sempre dedicato e si dedica tuttora a generi musicali diversi: pop, rock, blues, musica leggera; generi che lo vedono impegnato al basso elettrico. Svolge attività concertistica nell'ambito della musica antica ed ha frequentato masterclass con Evangelina Mascardi, Andrea Damiani e Walter Testolin prendendo parte a concerti da loro diretti.
È docente abilitato in Chitarra e nelle attività didattiche di sostegno, nella Scuola Secondaria di I Grado.
Programma musicale della serata
Andrea Micheli, liuto ed arciliuto
1. Venez a moi - anonimo;
2. De bone foy - anonimo;
3. Je vivroie liement - Guillaume de Machaut
4. Douce dame jolie - Guillaume de Machaut;
5. Questa fanciull'amor - Francesco Landini;
6. Fenice fu - Jacopo da Bologna;
7. Praeludium - John Dowland
8. Mrs Winter's Jump - John Dowland
I primi due brani, “Venez a moi” e “De bone foy”, sono virelai di tradizione medievale trascritti per liuto a partire da frammenti manoscritti conservati nell’Archivio di Stato di Frosinone. Si tratta di pergamene di riuso: originariamente utilizzate come copertine di registri notarili del XVI secolo, ripiegate e dimenticate per secoli, prima di essere riconosciute e restituite oggi alla loro dimensione musicale.
È importante sottolineare che questi brani medievali sono tutte trascrizioni di repertorio vocale. La loro scrittura originaria non nasce per lo strumento, ma per la voce e per la poesia: per questo motivo la loro struttura può risultare, all’ascolto, fortemente ripetitiva. Ballate e virelai, infatti, sono forme strofiche in cui due sezioni musicali principali si alternano e si ripetono in modo sostanzialmente invariato, mentre cambia il testo poetico delle diverse strofe. Nel caso specifico del virelai, la ripetizione è ancora più stringente: lo stesso materiale musicale del ritornello ritorna anche all’interno della strofa, creando un intreccio circolare tra ritornello e parte strofica.
Bisogna quindi pensare a queste trascrizioni per liuto non come a composizioni strumentali autonome in senso moderno, ma come a una sorta di accompagnamento strumentale implicito di brani originariamente cantati, nei quali il testo poetico non è un elemento accessorio, ma parte integrante e strutturante della forma musicale stessa.
In questo stesso orizzonte formale si collocano “Je vivroie liement” e “Douce dame jolie”, virelai di Guillaume de Machaut, tra le voci più alte dell’Ars Nova francese. Qui la forma del virelai è pienamente compiuta: struttura poetico-musicale raffinata, equilibrio tra rigore formale e intensità lirica, espressione di una cultura musicale ormai pienamente consapevole delle proprie architetture.
A questi brani si affiancano “Questa fanciull’amor” di Francesco Landini, una ballata, e “Fenice fu” di Jacopo da Bologna, un madrigale, che rappresentano la declinazione italiana della stessa stagione musicale trecentesca. In Landini prevale una scrittura melodica, cantabile e immediata; in Jacopo da Bologna una maggiore attenzione alla costruzione formale e alla sperimentazione contrappuntistica. Insieme restituiscono il volto italiano dell’Ars Nova.
A chiudere il programma, due brani di pieno Rinascimento liutistico: “Praeludium” e “Mrs Winter’s Jump” di John Dowland, scelti per rappresentare il vastissimo repertorio effettivamente scritto per liuto e inseriti nel programma proprio in occasione del 400º anniversario della sua morte.