Giacomo Puccini nacque a Lucca nel 1858. Quella di Giacomo fu una famiglia di musicisti e maestri di cappella de Duomo di Lucca da quattro generazioni, e il padre fu anche professore di composizione, ma morì quando Puccini aveva soli cinque anni e la famiglia, molto numerosa, si trovò presto in ristrettezze economiche. Il giovane Giacomo venne così affidato allo zio materno per avviarlo allo studio della musica. Frequentò anche il seminario cittadino dove iniziò a studiare organo, successivamente si iscrisse all'istituto musicale di Lucca e cominciò un impiego di organista per contribuire all’economia familiare.
Uno degli avvenimenti che segnò la fantasia musicale di Giacomo Puccini fu l’ascolto nel 1876 presso il Teatro Nuovo di Pisa di un allestimento dell’Aida di Giuseppe Verdi. Decise così di perseguire la carriera musicale con seri studi al Conservatorio di Milano, città che al tempo rappresentava per la musica il luogo più importante e vivace d’Italia. Nonostante le difficoltà economiche, la madre decise di assecondare la predisposizione musicale del giovane, chiedendo una borsa di studio al Regina Margherita, che a quel tempo si prodigava molto a sostegno delle famiglie bisognose, borsa di studio che fu integrata anche dalla benevolenza di un amico di famiglia, che permisero quindi al giovane Puccini di essere ammesso, nel 1880, al Conservatorio di Milano. Iniziò lo studio della composizione con Antonio Bazzini, per divenire poi allievo di Amilcare Ponchielli, condividendo la vita in Conservatorio con il compagno di studi Pietro Mascagni con il quale strinse una duratura e sincera amicizia. Il periodo di studio al Conservatorio di Milano, nonostante le capacità del giovane, non fu poi così produttivo dal punto di vista compositivo, anche se alcune opere giovanili furono sicuramente di pregio e degne di nota come l’"Adagietto" per orchestra il "Capriccio sinfonico" scritto per l'esame finale del diploma, ed il cui materiale tematico verrà poi ripreso per la composizione della Bohème.
La carriera del Puccini operista iniziò nel 1883 grazie a un concorso indetto dall’editore musicale Sonzogno, per la stesura di un’opera lirica in un atto su soggetto a scelta. Da questo progetto, in collaborazione con il poeta Ferdinando Fontana, nacque l'opera "Le Villi" che però non destò nemmeno l’attenzione della commissione. Tuttavia, Puccini riuscì successivamente a far ascoltare l’opera ad alcuni musicisti come Arrigo Boito ed Alfredo Catalani che si convinsero a far rappresentare nuovamente l’opera nel 1884 presso il Teatro Dal Verme a Milano, questa volta con il patrocinio dell’editore Giulio Ricordi, rivale di Sonzogno. L’opera ebbe un discreto successo tale da spingere Casa Ricordi a proporre un contratto editoriale a Giacomo Puccini. Partì quindi l'idea per una nuova opera, l’"Edgar" che venne eseguita per la prima volta nel 1889 a La Scala ma ebbe una risposta assai fredda da parte del pubblico. L’insuccesso dell’Edgar stava per mettere in discussione il contratto con Ricordi, se non fosse nata l’idea di mettere in musica l’Histoire du chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut di Antoine François Prévost, che venne alla luce dopo una lunga gestazione. Venne eseguita in prima assoluta nel 1893 al Teatro Regio di Torino, dimostrandosi un successo straordinario. Manon fu anche l’inizio di una proficua collaborazione tra Giacomo Puccini i due librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Inoltre, il successo straordinario dell'opera diede anche a Puccini una certa agiatezza economica che gli permise di lasciare la città per trasferirsi a Torre del Lago, luogo appartato ideale per il musicista in cui poter dedicarsi al lavoro e alla caccia, una delle sue grandi passioni. La collaborazione con Illica e Giacosa diede vita così ad altre due pietre miliari del melodramma: "La Bohème", che venne data in prima assoluta nel 1896 ed accolta con entusiasmo del pubblico; e "La Tosca", un dramma storico a tinte forti, tre opere quindi, con Manon Lescaut, che consacrarono la figura musicale di Giacomo Puccini nel mondo.
Nel 1902 Puccini iniziò il lavoro di "Madama Butterfly", la prima opera di carattere esotico, composizione alla quale lavorò con meticolosità per ricercare la giusta sonorità dell’ambientazione che ottenne ispirandosi a vere melodie giapponesi. Nel 1904 fu data la prima che però si rivelò un fiasco, fatto che costrinse Puccini ad una necessaria revisione della partitura, dopo la quale l’opera andò in scena al Teatro Grande di Brescia questa volta con pieno successo. Alla morte di Giacosa nel 1906 fu la fine per l’intesa collaborativa tra i tre, che avevano realizzato i maggiori successi di Puccini.
Partecipando ad una rassegna di opere negli Stati Uniti, nacque l’ispirazione per un nuovo lavoro, "La Fanciulla del West", un western ante-litteram nato dalla passione che Puccini in quegli anni dimostrava per l’elemento esotico. La prima della Fanciulla del West venne data a New York nel 1910 dove fu un trionfo di pubblico ma non di critica che la giudicò un’opera minore nella produzione operistica di Puccini.
Dopo un tentativo di contatto senza frutti con Gabriele D’Annunzio, Puccini iniziò così una nuova collaborazione con Giuseppe Adami che gli propose il soggetto de “Il Tabarro”, breve opera che insieme a “Suor Angelica” e “Gianni Schicchi” andarono a formare il Trittico che Puccini tentò di far rappresentare in Italia, ma senza successo data la situazione precaria in cui avversava l’Italia di quel periodo, nel bel mezzo della Prima Guerra Mondiale. Il Trittico ebbe comunque una positiva risposta presso il Metropolitan di New York. Nell’immediato dopoguerra Puccini lasciò Torre del Lago, sua seconda patria, per stabilirsi ad Orbetello. In quel periodo venne a contatto con una fiaba teatrale del drammaturgo settecentesco veneziano Carlo Gozzi. La storia, già usata per un’opera dal suo maestro Antonio Bazzini e dal più celebre Ferruccio Busoni, colpì molto il compositore che si decise a realizzarne un melodramma. Il lavoro di "Turandot " durò diversi anni. Nel 1923 l'opera sembrava quasi ultimata, tuttavia la salute di Puccini andava in quel periodo peggiorando velocemente per via di un tumore alla gola giudicato praticamente incurabile. nel 1924 il musicista tentò un intervento specialistico a Bruxelles, che però non andò a buon fine. Durante la degenza in Belgio continuo a lavorare senza successo al finale di Turandot, rimasto però incompiuto per la morte prematura del compositore.