Scrivere è sempre stata una passione. Nel menù a tendina trovate quanto ho potuto pubblicare. In gestazione ho un romanzo, InOnda, sulle esperienze di un DJ durante gli anni di piombo. In parte autobiografico. Trovate il prologo in L'Altra Radio. Qui vi anticipo un capitolo.
Seconda trasmissione
La giornata sta finendo. Io sono seduta e guardo i bambini giocare.
Vedo visi sorridenti, ma questo non vale per me.
Io sono seduta e guardo, mentre le lacrime scorrono giù
(As tears go by, Marianne Faithfull)
Ascolto le note di Marianne. Ho appena iniziato la mia ora di trasmissione. Per la seconda volta sono qui. Stanotte musica al femminile. Inseguirò un mondo difficile, spesso estraneo, ma capace di aprire stanze e varchi impensabili.
“L’anima femminile ci suggerisce sofferenza. Marianne piange guardando la speranza del futuro. Malinconia per un mondo perso, paura del domani, preveggenza di una realtà diversa da quella sognata. Ma la donna è anche dura e forte, sa reagire, è abituata a soffrire. Tocca a lei, alla poetessa del rock”.
Manovro i cursori, con religiosa cura. Introduco le note che accompagnano versi difficili, spesso aspri, ma profondi.
“La trama della nostra vita suda nel buio come una faccia
il mistero del parto, dell'infanzia stessa
visite grevi
cos'è che ci chiama?
perché dobbiamo pregare urlando?
perché la morte non deve essere ridefinita?
abbiamo chiuso gli occhi e proteso le nostre braccia
e volteggiando su una lastra di vetro abbiamo tentato di definire
qualcosa di indefinibile un guaio qualunque la linea della vita il ramo di un albero
le mani di lui e la promessa che lui/lei sia benedetto/a fra le donne.
(Dancing barefoot, Patti Smith)
Riprendo la parola. “Prima dalla speranza alla nostalgia, con Marianne, ora dalla nascita alla morte. Patti ci mette di fronte al senso della vita, ci dice che si può cogliere in qualsiasi dettaglio, che un dettaglio è il tutto, che la morte non ci lascia requie ma che non per questo smettiamo di tentare di dare senso al tempo concessoci. La vita è un viaggio, breve o lungo che sia sappiamo dove si conclude. Ma viaggiamo comunque, e ci piace cercare ristoro e qualche compagno ”.
Sono nel centro del mio percorso, lo conduco. So cosa voglio dire, ho preparato un viaggio nel dubbio, nella certezza dell’incertezza. Se non so come vivere, se restare o andare, tuttavia so cosa ho dentro. E’ un mondo di domande il mio, è un mondo di tentativi e di paura ma anche di coraggio, e questa musica, questi versi, lo riflettono meglio di qualunque altra cosa. Le donne del rock dicono quello che ho nel cuore, e mi piace ascoltarle.
Sono in viaggio su un qualche veicolo
Sto seduta in qualche bar
Un disertore dalle stupide guerre
Che scoppiano e allontanano l’amore
La malinconia ci fa stare meglio
Quando non c’è bisogno di spiegare
E’ naturale come il tempo
In questo cielo mutevole oggi
Nel nostro rapporto possessivo
Tante cose non sapevamo dircele
Sicché ora rivolgo a me stessa
Quelle cose che abbiamo soppresso
Vedo qualcosa di me in ognuno
Proprio in questo momento del mondo
(Hejira, Joni Mitchell)
Non lascio spazio alla musica, niente sottofondi, solo la mia parola, nel silenzio della notte.
“Ancora la malinconia e quel ritrovarsi nelle cose, nei volti, nei pensieri. Riconoscersi fuori dal nostro io. Vuol dire sapienza e saggezza del confronto, vuol dire apertura all’altro da me. Vuol dire porsi nelle condizioni di leggere i segni che la vita ci concede pronti a captarli, con la mente sgombra. La lezione femminile è profonda. Le stupide guerre che allontanano l’amore sono una definizione che rappresenta la sintesi di un magistero pacifista che non è altro che sapienza intima. Chi dà la vita sa quanta sofferenza costa. Chi dà la vita la cerca in tutti i punti, in ogni momento.”
Un altro brano. Cambio registro, dalla saggezza alla voluttà. Perché la donna è anche questo, romanticismo, è credere in un mazzo di rose, lasciarsi andare, non distinguere verità da menzogna ma solo per gioco, perché è bello farlo.
“L’ultima volta che vidi Richard fu a Detroit nel ’68,
e mi disse che tutte le persone romantiche
incontrano un giorno lo stesso destino
e poi, ciniche e ubriache, annoiano qualcuno in qualche oscuro caffè.
<< Ridi >> disse, << credi di non essere così,
guarda i tuoi occhi, sono pieni di luna
ti piacciono le rose, i baci e gli uomini carini che ti raccontano
tutte quelle menzogne, belle menzogne
Quando realizzerai che sono solo belle menzogne,
solo belle menzogne, appena belle menzogne?>>”
(The last time I saw Richard, Joni Mitchell)
Stacco pubblicitario. E’ l’unico, stava bene qui, dopo le belle menzogne.
“Tra romanticismo e noia, lo spazio di tutta una vita, lo spazio del destino di ognuno. E’ necessario credere nelle belle menzogne, è necessario. Per combattere la noia che ci assale, per credere in un altro destino, per combattere la certezza della morte.”
La certezza della morte. Questo pensiero mi riporta, sempre, a quel 28 maggio. Assieme alla vergogna della sopravvivenza, anche l’orgoglio di poter dire “Io c’ero”. Un sentimento ambivalente, che ricorda quello tra Dio e l’uomo. L’uomo cerca Dio, ne ha bisogno, ma anche vuole farne a meno, vuole poter cogliere appieno dell’albero della conoscenza. Con l’orgoglio dello sberleffo verso l’autorità, il potere, la certezza di una fine.
“Gesù è morto per i peccati di qualcuno ma non per i miei
mescolata a una ciurma di ladroni
ho un asso nella manica
un cuore duro come la pietra
i miei peccati sono miei
mi appartengono”
(Gloria, Patti Smith)
Silenzio.
“Un inno. Un gloria che è anche monumento ad una autosufficienza che è gridata ma irreale. E Patti lo sa bene. Il suo è un ghigno sopra il vulcano, una risata sguaiata sulla propria lapide. E’ una invocazione, alfine. Un chiedere aiuto. Un berciare che è un suono di flauto nascosto”
Cambio ancora tutto. Dalla spietatezza della rivendicazione del proprio conscio sapersi mortali, alla coscienza del sapersi invece fragili, talmente fragili da lasciarsi fermare dall’inconsistenza di una nuvola. Perché la donna è la vita, è forte e debole, sa decidere e si lascia condurre, urla il suo orgoglio e si ferma in un angolo, incantata.
Inchini e fluttuare di capelli d'angelo e castelli di gelato in aria
E canyon di piume ovunque, ho guardato così le nuvole.
Ma ora bloccano il sole e basta, piovono e nevicano su tutti.
Avrei fatto talmente tante cose, ma ho incontrato le nuvole.
(Both sides now, Joni Mitchell)
Lascio il silenzio qualche secondo, non si fa ma ci vuole. Silenzio per sentire le nuvole. Silenzio per capire, per immaginare, per pensare, per cercare.
“L’incanto delle nuvole, l’incontro con l’inconsistente che sa coprire il sole, con l’ombra che nasconde ma che poi passa e disvela”
Entra un uomo, pressappoco ha la mia età, forse qualche anno in più. Si siede e guarda verso di me, dall’altra parte del vetro. Non so chi sia. Immagino che sia della cooperativa, prima o poi avrebbero dovuto farsi vivi con me. Proseguo.
“L’incanto è anche amore. L’amore vince. Chi da la vita sa amare, ha bisogno di amore, come dell’acqua”
“Guardando fuori dalla finestra la pioggia del mattino
mi sentivo così spenta
e quando ho realizzato che dovevo affrontare un'altra giornata
Dio, come mi sono sentita stanca
Prima del giorno in cui ti ho incontrato, la vita era così dura
ma il tuo amore
è stato la chiave per la pace della mia anima
(A natural woman, Carole King)
“Ma la vita è un mistero incomprensibile, dove è dato anche soccombere alla tristezza senza sapere perché, solo per un incontro sbagliato o diverso, solo per la malinconia di una incertezza intravista. Così la tristezza di Marianne Faithfull ritorna con altre parole, nei versi di Carole King”
La mia vita é stata una tappezzeria di ricchezza e regale colore
Una visione eterna di continue mutazioni
Un meraviglioso magico tessuto fatto di pezzettini di blu e oro
Una tappezzeria da toccare e vedere, impossibile da possedere
Una volta sola il cielo si è coperto di una coltre argentea di tristezza
Là è venuto un uomo di fortuna, un vagabondo di passaggio
Indossava stracci che avvolgevano il suo corpo malconcio
E un soprabito di vari colori, giallo-verde su l'uno o sull'altro fianco
Si muoveva con molta incertezza, come se non sapesse
Proprio cosa fosse lì a fare, o dove stesse andando.
(Tapestry, Carole King)
Mentre la musica scorre mi accorgo che l’ora è quasi terminata. L’uomo seduto nell’’altra stanza sembra quasi leggermi nel pensiero.
“Non pensare all’orario, continua pure se hai altro materiale. La musica della notte può attendere”.
Sono lusingato dalla sue parole.
“Si, ho altro materiale. Non ho ancora l’esperienza per calcolare bene prima i tempi del parlato e degli stacchi, ma volevo chiudere la trasmissione come avevo programmato. Sono solo pochi brani, ma hanno una loro ragion d’essere.”
“Ho capito subito che il programma era pensato e strutturato in anticipo. Mi sta piacendo. E’ raro, in effetti”.
La musica sta finendo, tocca a me. Apro il microfono.
“Tristezza è anche malinconia, forse anche speranza. Possono essere entrambe quando chi parla è ancora una bambina e gioca con le sue bambole, immaginando un futuro sconosciuto. Quel futuro, spesso, non è altro che un rimpianto ”.
Mamma, quando le mie bambole avranno i bambini
ed io sarò una donna grande
verrà un principe (azzurro) a portarmi via?
Quando dicevo queste cose io credevo nei re (delle favole)
allora non sapevo che l'amore avrebbe potuto ferirmi così
Lei rispose lentamente, le lacrime le erano salite agli occhi
"Bambina mia, non lasciare che la tua fanciullezza svanisca così in fretta"
Mamma, la (mia) profonda ferita (potrà rimarginarsi)?
Quando cantavo questa canzone
il mio piccolo mondo stava andando via
tutti i miei sogni di un tempo sono diventati un fiume ghiacciato
il mio amore si è perduto e molte lacrime sono passate (nei miei occhi)
e mi hanno lasciato solo una cosa: una dolce voce (con la quale) canto”
(Mama, Cher)
La musica lascia il segno, l’uomo si alza, viene da me. Mi tende la mano.
“Sono Giacomo. Abito qui sopra. Stavo ascoltando e ho deciso di scendere per conoscerti. Sei nuovo, vero?”
Giacomo. Il grande capo. Colui che davvero fa andare avanti questa radio. Sua l’idea, suo l’impegno predominante. Del padre i magazzini dove ha insediato i locali dell’emittente. Ne avevo sentito parlare da Sergio. Mi aveva detto che Giacomo ascoltava sempre tutto, soprattutto i nuovi. E se scendeva, vuol dire che era fatta, che potevo continuare.
“Ciao, sono felice di conoscerti, Sergio mi ha parlato di te. Abiti al primo piano, dove si lasciano le chiavi?”
Ride. Evidentemente sa. Torna a sedersi. Ruota sulla sedia.
“Si, era mia sorella a cui hai dato le chiavi. Ma non l’hai svegliata. Stavamo ascoltandoti. Ha capito che eri tu e ha voluto venire lei ad aprire. Voleva punirti facendo la sgarbata semplicemente perché le eri piaciuto. E odiava ammetterlo. Lei vuole fare la dura con i novellini. Mi aiuta a .. scremare. Sapessi quanti vogliono cominciare questa avventura, e quanti non ne sono capaci. Il fatto che non diamo ricompense se non.. la gloria, non aiuta. La gioia di ascoltarsi è troppo importante. Trasmettere viene visto come una specie di rivoluzione personale, è un modo di essere liberi. Per me non è così. Per trasmettere ci vuole testa, abnegazione, un buon motivo. Qual è il tuo? ”
Tocca a me sorridere. L’idea di essere in qualche modo giudicato non mi dà fastidio. La musica è alla fine. Faccio partire un’altra canzone.
Ora mi stai dicendo che non hai nostalgie
Quindi concedimi un’altra parola per questo
Tu che sei così bravo con le parole
E nel tenere le cose nel vago
Perché ho bisogno di un po’ di quella indeterminatezza ora
Tutto sta ritornando fin troppo chiaro
Sì io ti ho amato ardentemente
E se mi stai offrendo diamanti e ruggine
È un prezzo che ho già pagato
(Diamonds and rust, Joan Baez)
“L’amore, ancora. La difficoltà dell’amore. L’impossibilità di trovare un compagno che sappia leggere nel cuore. Jaon Baez scrive a Bob Dylan, parla di un prezzo pagato. Pagato all’indeterminatezza. Un uomo può essere indeterminato, una donna insegue, semplicemente insegue: sensazioni, umori, una vita non banale. Per non bruciare e basta, prima di lasciare il campo. Per non restare sola e prigioniera di un anima mai semplice, mai doma”.
Mi rivolgo a Giacomo. Gli devo una risposta. E’ andato dritto al sodo, vuole mettermi alla prova. L’ho colpito ma ha paura che sia presto. Vuole capire di più.
“Voglio dire qualcosa, con la mia musica. Voglio usare le parole degli altri per dire le mie. Voglio usare la musica degli altri per mostrare la mia musica interiore. Non mi interessa mostrare quanti dischi ho, o farmi bello perché sono un dj. Voglio arrivare a parlare della vita attraverso vie diverse, magari oscure. La vita poteva togliermi molto, forse tutto, e invece mi ha dato. Sono in debito e questo è un modo per sdebitarmi. Ho fatto una promessa, un giorno. Non conosco altre vie, oggi, se non questa, per mantenere la mia promessa. Non mi interessa fare un po’ di musica, voglio fare della radio un mio modo di essere. Vorrei occuparmi di altri aspetti, esserci, conoscere gli altri, fare parte di un gruppo che ha qualcosa da dire. Non sono qui per prendere, ma per dare”.
Sono sorpreso di quanto ho detto. L’avevo dentro e ancora non lo sapevo davvero fino in fondo. Giacomo è riuscito a farmelo uscire di getto. Adesso non mi importa di quello che pensa, sono semplicemente contento di me. Ora tocca all’ultimo pezzo.
“Dal mondo al femminile ci giunge infine una voce di speranza e di forza. Perché la debolezza e la fragilità possono anche diventare forza, basta non averne paura. Basta riconoscersi per quello che si è. E darsi, a qualcuno, a qualcosa. Provarci. La vita è una danza, in fondo. Buonanotte a tutti. Alla prossima”.
Viaggio su una strada solitaria
cercando qualcosa, che può essere?
Ti odio un po', un po' ti amo,
ti amo quando mi dimentico di me
Voglio essere forte, voglio ridere
voglio appartenere alla vita
e viva voglio alzarmi e scatenarmi
fino a disfare le calze davanti a un juke-box
Vuoi ballare con me? (All I want, Joni Mitchell)