In questa sezione sono raccolti gli abstract dei project work discussi dai nostri corsisti con l'indicazione del titolo, dell'Autore/Autrice (in ordine alfabetico) e dell'anno accademico di riferimento
Il lavoro affronta il tema dell’integrazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) nelle attività del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (SISP), con riferimento al contesto organizzativo dell’AST di Fermo e al sistema sanitario regionale marchigiano.
Il D.Lgs. 65/2023 ha ridisegnato il FSE come piattaforma abilitante per l’intera filiera dell’assistenza sanitaria, estendendo i contenuti alimentanti a vaccinazioni, malattie infettive e profili sanitari sintetici — categorie di diretto interesse per la sanità pubblica. Nonostante questo quadro normativo favorevole, si osserva un paradosso operativo diffuso: i SISP non dispongono di un accesso strutturato e giuridicamente definito al FSE, pur svolgendo funzioni — sorveglianza epidemiologica, gestione delle malattie infettive, pianificazione vaccinale — per le quali tali dati sarebbero essenziali.
Attraverso l’analisi dei flussi informativi del SISP di Fermo, vengono identificati quattro gap critici: di accesso, di interoperabilità, di completezza dei dati e di cultura organizzativa. Il lavoro affronta inoltre quattro nodi trasversali: l’interoperabilità semantica e tecnica tra i sistemi verticali (PREMAL, SIAMA) e il FSE; il bilanciamento tra privacy individuale e tutela della salute collettiva nell’accesso ai dati in deroga al consenso, nel rispetto dell’art. 9 del GDPR e del D.Lgs. 196/2003; il carico di lavoro aggiuntivo in contesti di personale strutturalmente sottodimensionato; la sostenibilità economica del modello oltre la finestra temporale del PNRR.
Il nucleo propositivo è un modello operativo articolato in tre linee di intervento complementari: integrazione FSE e sorveglianza epidemiologica, con definizione formale del profilo di accesso e DPIA obbligatoria; potenziamento dell’interfaccia FSE-anagrafe vaccinale (SIAMA) con sistema di sollecito automatico e dashboard di monitoraggio delle coperture; governance degli accessi attraverso regolamento aziendale, sistema di tracciamento permanente e formazione continuativa degli operatori. Il modello è corredato da cronoprogramma triennale, indicatori di processo e di esito e analisi SWOT.
Il principio guida dell’intera proposta è la sostituzione anziché l’aggiunta di attività: ogni innovazione introdotta deve corrispondere all’eliminazione di una procedura manuale preesistente, garantendo sostenibilità organizzativa in contesti di risorse limitate. I costi ricorrenti stimati a regime (28.000–48.000 euro annui) risultano ampiamente compensati dal risparmio in ore operative e dalla riduzione dei costi sanitari associati a una sorveglianza più tempestiva.
Il lavoro conclude che l’integrazione del FSE nella sanità pubblica è normativamente legittima, tecnicamente realizzabile e organizzativamente sostenibile, e che il SISP che costruirà oggi questa infrastruttura informativa sarà pronto ad operare nel quadro del futuro Spazio Europeo dei Dati Sanitari (EHDS).
Il project work affronta il tema della governance e della valorizzazione dell'Area Tecnico-sanitaria nell'Azienda Sanitaria Territoriale (AST) di Fermo.
Il lavoro muove dall'analisi del contesto macroeconomico del Servizio Sanitario Nazionale e dalla specificità dell'AST Fermo, articolando una proposta di modello proattivo di misurazione delle performance che superi la logica del mero controllo burocratico per diventare strumento di governance strategica. Il quadro regolatorio di riferimento è il Regolamento ASUR Marche n. 736/2020, di cui il progetto intende valorizzare le potenzialità operative senza modificarne l'impianto formale.
Il nucleo propositivo dell'elaborato si articola in tre contributi originali: (1) una Matrice di Complessità Professionale per la pesatura oggettiva delle attività tecnico-sanitarie, basata su complessità tecnologica, rischio clinico e livello di specializzazione; (2) un cruscotto di KPI tecnici (TAT, indice di saturazione delle grandi apparecchiature, Re-run rate, fermo macchina, costo per test) raccordato agli obiettivi di budget aziendali; (3) un coefficiente di aggiornamento tecnologico per la valorizzazione delle competenze richieste dalle apparecchiature acquisite con fondi PNRR.
Il lavoro approfondisce inoltre la transizione verso la Sanità 4.0, con particolare attenzione ai sistemi RIS/PACS, al Fascicolo Sanitario Elettronico e alla dematerializzazione dei flussi diagnostici, e propone un Piano Operativo a due velocità per l'implementazione progressiva del modello, raccordato al ciclo della performance del PIAO 2026-2028 dell'AST Fermo.
La dimensione della leadership è affrontata attraverso un caso studio di riorganizzazione radiologica in modello Hub & Spoke, che illustra come l'uso sistematico dei dati di performance consenta di gestire il conflitto organizzativo, valorizzare il capitale umano e guidare i processi di cambiamento in modo partecipativo e fondato sull'evidenza.
La tesi centrale dell'elaborato è che la misurazione delle performance, declinata attraverso indicatori tecnici specifici per l'Area Tecnico-sanitaria, rappresenti non solo uno strumento gestionale, ma la condizione necessaria perché il Dirigente delle Professioni Sanitarie eserciti un ruolo proattivo nel governo clinico-economico dell'Azienda, tuteli l'identità professionale della propria area e contribuisca concretamente alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
L’ictus cerebrale rappresenta oggi la prima causa di disabilità cronica nell’adulto e la terza causa di morte nei Paesi industrializzati. Trattandosi di una patologia strettamente tempo-dipendente, l'intera strategia assistenziale si fonda sul noto paradigma scientifico "Time is Brain": ogni minuto di ritardo nell'avvio delle procedure di riperfusione causa la perdita irreversibile di circa 1,9 milioni di neuroni, accelerando drammaticamente il decadimento delle funzioni cognitive e motorie.
Nel mio Project Work ho descritto e analizzato l'esperienza dell'Azienda Sanitaria Territoriale (AST) di Ancona nella progettazione e standardizzazione di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) aziendale dedicato. Pur operando all'interno di un reparto già solidamente certificato ISO 9001:2015, l'elaborato evidenzia come sia strategico superare la logica delle certificazioni isolate dei singoli reparti, sfruttando appieno la potenza della certificazione del PDTA come strumento trasversale di Clinical Governance. Questo approccio permette di tracciare un percorso lineare, sinergico e capillarmente monitorato, capace di standardizzare il flusso del paziente in tutte le sue fasi: dalla chiamata al 118 e la gestione della fase iperacuta intra-ospedaliera, fino alla continuità delle cure e alla riabilitazione territoriale. All'interno di questa catena assistenziale, viene valorizzato il ruolo strategico della Patologia Clinica nell'analisi del "Codice Ictus". Il laboratorio d'analisi ha infatti il compito cruciale di garantire un turnaround time (TAT) rigoroso e tempestivo per i parametri ematochimici e della coagulazione.
L'adozione sistematica del PDTA si è rivelata uno strumento fondamentale per mappare e riconoscere i colli di bottiglia logistici, informativi e burocratici che possono rallentare i tempi di intervento. Attraverso l'uso di specifici indicatori di processo e di esito, il percorso non mira solo a ottimizzare le risorse disponibili, ma punta a migliorare costantemente la qualità del servizio e ad aumentare la sicurezza e la soddisfazione percepita dai pazienti. In conclusione, il successo di questo modello integrato risiede nell'efficacia del teamwork multidisciplinare (Multi-Disciplinary Team). Il PDTA non deve essere visto come un mero onere burocratico o una sequenza rigida di prestazioni, ma come un percorso realmente condiviso, frutto della sincronizzazione, del dialogo e della comunicazione continua tra tutti i professionisti e i reparti coinvolti, uniti nell'obiettivo comune di porre il paziente al centro del sistema sanitario.
La sclerosi multipla è una patologia cronica complessa, con un impatto importante non solo clinico, ma anche sociale e organizzativo: richiede diagnosi tempestiva, terapie sempre più articolate, follow-up regolari e continuita assistenziale nel lungo periodo. In questo scenario, il PDTA non è solo un documento, ma uno strumento di governance clinica: serve a ridurre la variabilità, rendere i percorsi più prevedibili e misurabili, e soprattutto garantire che il paziente non "si perda" nei passaggi tra servizi e setting diversi.
Il punto di partenza della mia tesi è concreto: nell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche esiste un PDTA per la sclerosi multipla, datato 2018 e revisionato nel 2019, ma nel frattempo sono cambiate molte cose: aumenta la prevalenza, cresce la complessità dei trattamenti modificanti la malattia, aumentano i bisogni riabilitativi e psicosociali e, parallelamente, le politiche sanitarie nazionali spingono fortemente verso l'integrazione ospedale-territorio, anche attraverso gli strumenti previsti dal PNRR e dal DM 77/2022.
L’obiettivo del lavoro è quindi analizzare l'evoluzione del PDTA e, soprattutto, capire in che modo rafforzare l'integrazione tra centro specialistico ospedaliero e servizi territoriali, individuando punti di forza, criticità e aree di miglioramento per arrivare a un PDTA più operativo, misurabile e realmente "in rete".
Per raggiungere questo obiettivo, la tesi si struttura in tre passaggi principali.
Primo: una revisione delle evidenze e delle buone pratiche. Qui emerge un messaggio chiaro: la gestione efficace della sclerosi multipla richiede un modello multidisciplinare e coordinato. Il neurologo resta il riferimento clinico principale, ma la presa in carico non può reggersi su una singola figura. Servono infermieri dedicati, fisiatri e fisioterapisti per la disabilita e la riabilitazione, psicologi e neuropsicologi, neuroradiologi per un imaging standardizzato, e un raccordo reale con il medico di medicina generale e i servizi sociali. La letteratura sottolinea inoltre l'importanza di standardizzare diagnosi, terapia e follow-up, includendo strumenti come scale validate per la disabilita, monitoraggio cognitivo e protocolli di sicurezza per i farmaci.
Secondo: l'analisi del processo aziendale "as is", cioè del percorso attuale. Qui vengono evidenziate due dimensioni:
tra i punti di forza: competenze neurologiche specialistiche consolidate, disponibilità di tecnologie diagnostiche avanzate e una buona esperienza clinica nella gestione della patologia;
tra le criticità principali: la difficoltà nella programmazione dei follow-up radiologici, tempi e modalità non sempre uniformi di accesso agli esami, e soprattutto una frammentazione tra ospedale e territorio. In pratica, il rischio è che il percorso sia ancora troppo "centre-based": funziona bene nel centro specialistico, ma diventa più fragile quando il paziente si muove tra servizi diversi. Un altro elemento critico è la gestione delle informazioni: dati raccolti in silos o con passaggi ancora troppo dipendenti dalla carta e dal paziente come "portatore" di documenti.
Terzo: la proposta di evoluzione verso un PDTA operativo. La tesi propone un modello che metta al centro tre pilastri.
Il primo pilastro è l'integrazione ospedale-territorio come requisito strutturale, non accessorio: significa definire responsabilita, canali e tempi di comunicazione, e soprattutto creare un raccordo stabile con MMG, riabilitazione territoriale, ADI e servizi sociali.
Il secondo pilastro è una presa in carico multidisciplinare formalizzata, con una figura chiave: il case manager, spesso identificabile nell'infermiere specializzato, come "single point of contact". È una scelta organizzativa essenziale: non basta dire che il team è multidisciplinare, bisogna anche garantire coordinamento, triage dei bisogni e continuita.
Il terzo pilastro è la standardizzazione del follow-up con una logica proattiva: non solo visite "a calendario", ma un monitoraggio multimodale che includa clinica, imaging, sicurezza farmacologica, funzione, aspetti cognitivi e patient-reported outcomes. In questa prospettiva, la tesi introduce il concetto di una "monitoring matrix", cioè una matrice che definisce cosa monitorare, con quale frequenza e quali soglie devono attivare azioni: anticipare una visita, richiedere una RM, rivalutare la terapia, intensificare la riabilitazione. Questo è importante perché nella sclerosi multipla la progressione può essere anche "silente" e non sempre accompagnata da ricadute evidenti.
Accanto a questi pilastri, il lavoro propone anche strumenti operativi: diagrammi di flusso per il percorso clinico e per l'integrazione ospedale-territorio; allegati standardizzati per diagnosi, triage infermieristico, monitoraggi e consensi; e una batteria di indicatori di processo ed esito, perché un PDTA deve essere anche misurabile.
Esempi chiave sono: tempi sospetto-diagnosi, tempi diagnosi-inizio terapia, percentuale di RM entro 12 mesi, registrazione annuale di EDSS, aderenza ai controlli di sicurezza e indicatori di integrazione come la comunicazione documentata al MMG.
In conclusione, il messaggio principale della tesi è che un PDTA per la sclerosi multipla, oggi, per essere davvero efficace, deve diventare una infrastruttura organizzativa capace di garantire continuità, tempestività e tracciabilità lungo tutto il percorso: dal sospetto diagnostico alla gestione delle ricadute, dalla terapia al follow-up, fino ai bisogni riabilitativi e sociali. L'integrazione ospedale-territorio non è "un'aggiunta": è il determinante che rende sostenibile la presa in carico della cronicità complessa.
Il project work sviluppa una proposta organizzativa finalizzata al miglioramento della continuità di presa in carico nella gestione delle situazioni di disabilità complessa durante la transizione dai servizi dell’età evolutiva ai servizi dell’età adulta nel territorio dell’AST Ancona.
L’elaborato prende avvio dall’esperienza maturata nell’ambito del Gruppo di Miglioramento AST Ancona, volto a migliorare la collaborazione tra Unità Multidisciplinari dell’Età Evolutiva (UMEE), Unità Multidisciplinari dell’Età Adulta (UMEA) e Dipartimento di Salute Mentale (DSM). La proposta nasce quindi dall’analisi di criticità emerse all’interno di un concreto processo di miglioramento organizzativo, sviluppato a partire dall’osservazione diretta delle modalità operative dei servizi territoriali.
L’analisi del contesto evidenzia come la crescente diffusione di situazioni caratterizzate dalla compresenza di disturbi del neurosviluppo, eventuali fragilità cognitive, psicopatologia e vulnerabilità socio-familiari stia progressivamente modificando la domanda rivolta ai servizi territoriali, rendendo più complessa la definizione dei percorsi di presa in carico e mettendo in evidenza i limiti dei tradizionali modelli di organizzazione dei servizi.
Particolare attenzione è stata dedicata alla fase di transizione tra servizi dell’età evolutiva e dell’età adulta, individuata come uno dei principali punti critici dei percorsi clinici. In tale fase, la frammentazione organizzativa può determinare perdita di continuità clinica, sovrapposizioni di intervento, difficoltà di coordinamento tra professionisti e riduzione dell’appropriatezza delle risposte assistenziali.
La proposta si ispira sui principi teorici dell’Integrated Care, che promuove l’integrazione tra servizi sanitari, sociali ed educativi attraverso percorsi assistenziali coordinati e centrati sulla persona, e sui modelli di Transition Care, sviluppati per garantire continuità nella presa in carico durante il passaggio tra differenti sistemi di cura. In particolare, il lavoro prende come riferimento le esperienze delle Transition Clinics, dispositivi organizzativi diffusi in diversi contesti europei e internazionali, nei quali professionisti appartenenti a servizi differenti collaborano attraverso valutazioni multidimensionali, incontri congiunti e pianificazione condivisa dei percorsi assistenziali.
Attraverso l’analisi comparativa della letteratura nazionale e internazionale e il confronto con tali modelli, il project work propone la strutturazione di un dispositivo di équipe integrate interservizi, configurato come spazio stabile di confronto multidisciplinare tra UMEE, UMEA, Centro di Salute Mentale, Servizi Sociali territoriali e Consultorio Familiare, con composizione delle équipe variabile, in base a prevalenza e bisogni del quadro clinico.
L’elemento innovativo della proposta consiste nel superamento di una logica fondata sul semplice trasferimento della presa in carico tra servizi, a favore di un modello basato sulla corresponsabilità professionale, sulla valutazione multidimensionale integrata e sulla costruzione condivisa dei percorsi di cura. Il progetto non prevede la creazione di nuove strutture o servizi dedicati, ma propone una riorganizzazione delle modalità di collaborazione tra organizzazioni già esistenti, attraverso la formalizzazione di dispositivi permanenti di raccordo interdisciplinare.
Il lavoro si colloca all’intersezione tra dimensione clinica e dimensione organizzativa, proponendo strumenti di coordinamento capaci di sostenere la continuità assistenziale nelle situazioni caratterizzate da elevata complessità. Il dispositivo delle équipe integrate viene concepito come strumento di governo clinico e organizzativo, finalizzato a favorire la continuità delle cure e la definizione di progettualità personalizzate coerenti con il progetto di vita della persona, oltre che l’integrazione sociosanitaria.
La proposta si colloca in coerenza con le innovazioni introdotte dal Decreto Legislativo 62/2024 e propone un modello organizzativo sostenibile, replicabile e potenzialmente estendibile ad altri contesti territoriali, orientato non alla creazione di nuovi servizi, ma al rafforzamento delle connessioni tra competenze professionali e organizzazioni già esistenti. In tale prospettiva, il lavoro propone un approccio integrato alla gestione della disabilità complessa, capace di coniugare continuità assistenziale, appropriatezza clinica e sostenibilità organizzativa.