Presentata nel 2006 al meeting della “Acoustical Society of America”.
La storia degli strumenti a corde è piena di invenzioni fantasiose e particolari, basti pensare alla viola d’amore, all’antica tromba marina
o all’octobass, o agli indiani sitar e vina. Tutti questi strumenti hanno in comune delle corde tese su due punti d’appoggio, mentre, la tritarra sfrutta ben tre punti sezionando così la corda in due parti. Questa particolare idea è venuta ad un gruppo di matematici canadesi, dei quali Samuel Gaudet dell'Università di Moncton, di New Brunswick, che ne ha spiegato il funzionamento acustico. In pratica, il suono di una nota genera altri suoni acuti ad essa definiti armonici, molti importanti per la formazione del timbro e allo stesso tempo consonanti con la nota d’origine; nello strumento canadese la seconda sezione della corda genera altri suoni non consonanti con la nota di partenza. Il risultato? Il suono è molto particolare per ricchezza armonica e vibrazione del suono, ma alle nostre orecchie abituate al suono codificato, temperato, proporzionato, risulta particolarmente stonato. Per avere una idea di questo effetto bisogna pensare a strumenti che hanno caratteristiche simili, un esempio ci è dato dalla campane che, con le sue moltissime vibrazioni, costruisce un suono ricco di armonici ma anche particolarmente stonato; oppure, si può effettuare una ricerca su google digitando “il suono della tritarra”.