Come per ricordare la componente acustica della sua invenzione, Thaddeus Cahill, la definì “Centrale elettro-acustica”.
Invenzione del 1897, a opera dello scienziato Thaddeus Cahill, fu il primo strumento musicale elettronico della storia. Lo strumento, fu presentato al pubblico, solo nel 1906 presso la “Holyoke Massachusetts” e, purtroppo, non ci sono pervenute registrazioni, tuttavia esiste un interessante documentario in lingua inglese, intitolato “Magic music from the telharmonium” sulla storia, la costruzione, il funzionamento, comprese alcune riproduzioni del suono. Forse resta, se pur amara, la consolazione di sapere sfruttati i principi del telharmonium per la costruzione dell’organo Hammond, 1930.
Padre di tutta la strumentazione elettronica, perciò prototipo di quella che sarebbe diventata la nuova prospettiva musicale, soprattutto in termini di suono, il telharmonium, chiamato anche teleharmonium o dynamophone, era costituito da diverse componenti, e soprattutto si presentava come una gigantesca macchina (circa 23 metri, 200 tonnellate e un costo di 200,000 dollari) in grado di produrre suoni che paradossalmente risultavano talmente deboli da essere difficilmente percepibili. Composto di 145 dinamo accoppiate a induttori per la produzione di correnti alternate, capaci di variare la frequenza. I segnali di frequenza erano controllati da alcune tastiere pesate (come nel pianoforte la tastiera imprime il volume al suono secondo la forza con la quale il pianista tocca i tasti), in totale l’estensione era di ben 7 ottave. Il timbro originario era una perfetta onda sinusoidale (onda sonora pura priva di altri suoni) e poteva essere modificato combinando assieme le diverse frequenza generate da enormi bobine, il tutto attraverso la tastiera i cui tasti fungevano da semplici interruttori che regolavano il flusso di correnti all’interno dello strumento. Il debole suono inizialmente veniva amplificato con delle trombe acustiche, ma subito dopo l’idea del Cahill di creare un impianto di filodiffusione fece pensare ad un sistema di trasmissione attraverso la normale linea telefonica. Da qui il cambio di nome in tele-harmonium, appunto per il mezzo di trasmissione del suono. Il sistema venne studiato prima per amplificare e in seguito applicato alla linea del telefono. Questa fu una iniziativa di notevole interesse, in quanto, dimostra per certi aspetti un’attenzione per la diffusione di “massa” della musica. L’intento non era certo quello della “musica di massa”, infatti, ad essere suonate (generalmente due pianisti suonavano assieme) e trasmesse furono le musiche di compositori come Bach, Mozart, Chopin, Grieg, Rossinni etc. La nobile idea, fu però abbandonata per motivi di natura tecnica, il sistema telefonico non reggeva il forte sovraccarico di informazioni creando non pochi problemi al servizio telefonico. Peccato per gli esercenti di bar, pub, ristoranti e hotel che sognarono di non dover più ingaggiare e pagare i musicisti per le loro sale. La fine dello strumento coincise con l’avvento del sistema radiofonico, quando l’ultimo esemplare di telharmonium fu rimosso da quella che era stata la sua dimora per ben 20 anni, un appartamento al 30th Street and Broadway di New York.
Aspetti musicali
Il telharmonium era uno strumento dalle mille possibilità musicali sia in termini di composizione della forma sia in disponibilità di suono e timbro. La tastiera di sette ottave con la capacità di suonare in polifonia conferiva allo strumento le stesse potenzialità dell’organo e la stesse capacità dinamiche del pianoforte. Il suono è difficilmente ricostruibile ma ascoltando il documentario citato all’inizio di questo articolo, si nota una certa affinità coi suoni dell’organo. Interessante è l’attacco che, generato della tastiera a interruttori, si caratterizza di molti suoni simili ad un clic, conferendo così il fascino glitch, ovvero, l’errore provocato dalla macchina, sia essa d’applicazione al suono o all’immagine, che graffia, sporca, la perfezione che le viene attribuita.