Visto che non interviene alcun elemento automatico, l'interpretazione assume un carattere di "espressione umana diretta”. Vincent d'Indy 1851- 1931
Questo strumento molto particolare è il risultato di una lunga ricerca condotta da Maurice Martenot (Parigi 1898 - Neuilly 1980) inventore e violoncellista, iniziata nel 1919 e presentata nel maggio del 1928 all’opéra di Parigi. La ricerca è partita da un’osservazione casuale, durante la prima guerra mondiale Martenot era operatore radiofonico e durante le trasmissioni notò la purezza delle vibrazioni prodotte dalle lampade di un condensatore, e di conseguenza la capacità di variare l’intensità. Dopo la presentazione Parigina lo strumento fu promosso in tutto il mondo con una tournée, ma più importante fu l’apporto dato alla formazione di un repertorio da parte di compositori di grosso calibro, primo fra tutti Olivier Mssiaen, che gli riserva un ruolo concertante nella Turangalîla Symphonie. Il consistente repertorio, permette ancora oggi l’inserimento di questo strumento nei programmi di importanti teatri. Nonostante tutto e dopo una prima trasformazione con l’utilizzo di transistor, la produzione delle onde Martenot si è fermata nel 1988. Oggi nel mondo ci sono poche accademie di musica dove vengono insegnate le onde Martenot, e alla Francia spetta il primato di migliore accademia, dove lo stesso Martenot le insegnò a Jeanne Loriod, ancora oggi interprete importante e docente al Conservatorio, all'École Normale de Musique e alla Schola Cantorum di Parigi. Altro interprete di fama mondiale è Jean Laurendeau.
Descrizione
Inizialmente era simile ad una scatola con all’interno i componenti elettronici, veniva azionato da una cordicella che determinava l’altezza dei suoni, successivamente fu introdotta una finta tastiera per indicare le note da voler suonare e in fine una tastiera reale che genera suoni a onde Martenot. Attualmente è uno strumento elettroforo che può produrre una sola nota per volta, si presenta nella forma di una tastiera ed è composto da diverse componenti elettroniche: due generatori ad alta frequenza, alcuni condensatori elettrici posti sotto ai tasti, un oscillatore elettronico, un altoparlante, un risonatore e sette tubi elettronici. Lo strumento ha un registro di ben sette ottave che vanno dal Do0 al Si6, passando attraverso tutti i micro intervalli. La notevole estensione impallidisce di fronte alle ancor più vaste possibilità timbrico-dinamiche, è infatti impressionante la capacità di passare da suoni lontani a forti assordanti; come le infinite combinazioni timbriche ottenute con filtri che agiscono sugli armonici provocando una vera e propria mutazione nella genetica del suono. Tre sono i diffusori di suono più utilizzati nelle onde Martenot: di risonanza, ottimo nella proiezione del suono in grandi ambienti; la palme, dalla forma simile ad una fiamma, sfrutta le vibrazioni simpatiche di alcune corde e, il metallico, dove ogni suono si impasta con la risonanza di un gong piazzato nel diffusore.
Le tecniche strumentali
Le Martenot si possono suonare in due modi, quello che prevede l’utilizzo della tastiera con la mano destra che agendo sui tasti decide con precisione la nota da suonare mentre la sinistra può agire sul suono attraverso dei filtri (elettronici) posti all’interno di un piccolo cassetto. Questa tecnica permette una maggiore intonazione della nota e un attacco più ritmico, ovvero meno legato alla nota precedente. Il vibrato si produce grazie al movimento ondulatorio della tastiera mobile (modifica fatta successivamente). Il suono in questo caso è simile all’organo, che non difetta di filtri e registri. La tecnica più antica, invece, non prevede l’utilizzo della tastiera ma, nei moderni strumenti, la si usa come guida per arrivare alla nota desiderata. L’indice della mano destra è infilato in un anello legato ad una cordicella a sua volta collegata ad un condensatore; la mano sinistra. Le onde Martenot sono state usate in: balletti, canzoni, film, teatro, giochi, jazz, rock, musica contemporanea, jingles radiofonici, televisione, pubblicità. Il chitarrista dei Radiohead, Jonny Greenwood, le ha usate negli album, “Kid A” e “Amnesiac”. è libera di usare i filtri posti nel cassetto. La destra scorrendo su un binario posto in prossimità della tastiera e parallelo ad essa (a vederlo, in effetti, risulta un tutto con la tastiera) sceglie la nota indicata sulla tastiera stessa, ovvio è che il movimento provoca la trazione della cordicella che agendo sul condensatore modifica la nota e ne determina l’altezza e il vibrato. In questo caso il suono risulta simile a quello generato dalla sega suonata con l’archetto del violino. L’attacco è più debole e molto legato alla nota precedente, ma questo è perfetto per produrre glissati lunghi e
duttili.
Lista di alcuni compositori che hanno fatto uso delle onde Martenot
G. Auric; P. Boulez; S. Bussotti; R. Calmel; J. Chailley; J. Charpentier; H. Duttilleux; A. Honegger;
A. Jolivet; C. Koechlin; M. Landowski; B. Martinu; O. Massiaen; D. Milhaud; M. Sfilacciatura; H. Sauguet; A. Tomasi; B. Wisson; E. Varese.