Dopo la morte della moglie, Hugues Viane sceglie di vivere a Bruges: una città immobile, silenziosa, quasi morta come il suo amore perduto.
Qui il lutto diventa un’abitudine, la memoria una dimora. Finché un giorno appare una donna identica alla defunta — e ciò che doveva conservare il passato inizia a deformarlo.
In Bruges-la-Morte Georges Rodenbach racconta la fedeltà alla perdita e il pericolo del ricordo: quando l’amore non accetta la fine, può trasformarsi in ossessione, e la città stessa diventa lo specchio della mente.
Un romanzo ipnotico sul lutto, sul desiderio di sostituire i morti e sulla sottile frontiera tra presenza e illusione.
Un uomo muore — e tutti continuano a comportarsi come se nulla stesse accadendo.
In La morte di Ivan Il’ič Lev Tolstoj racconta la scoperta più inquietante: non è la morte a terrorizzare, ma la vita vissuta senza verità. Mentre il protagonista si avvicina alla fine, familiari, colleghi e medici difendono una normalità fatta di convenzioni e silenzi. Il dolore più grande non è fisico — è la solitudine di chi capisce di stare morendo e non può dirlo davvero a nessuno.
Accanto a questo capolavoro, Tre morti e Lavoro, morte e malattia: una leggenda ampliano lo sguardo: dal destino individuale alla condizione umana. Per Tolstoj la mortalità non è un incidente dell’esistenza, ma ciò che rende possibile la compassione, la responsabilità, la vita condivisa.
Tre racconti limpidi e implacabili che trasformano la fine in una domanda: si può vivere davvero senza riconoscere il limite?
Un libro breve e necessario, che non consola — ma illumina.