La nostra gita a Napoli
"Mi sono davvero divertito durante questa gita, ma la cosa che mi dispiace di più è che sarà l’ultima con i miei compagni"
Dario Trotta______
Classe terza
Poco tempo fa la scuola ha organizzato una gita scolastica a Napoli, alla quale io, la mia classe e i professori abbiamo partecipato con grande entusiasmo. La mia parte preferita del viaggio è stata la visita alla Città della Scienza, soprattutto l’esperienza all’interno del planetario. Durante questa attività abbiamo analizzato i satelliti costruiti dall’uomo nel corso del tempo e la possibilità di vita sugli altri pianeti. Ho apprezzato anche l’esplorazione del mondo dell’anatomia attraverso schermi
interattivi che mostravano i processi interni al nostro corpo, come il viaggio degli impulsi elettrici verso il cervello o il funzionamento dell’apparato cardiocircolatorio. Tuttavia, la parte che ho trovato più divertente è stata quella in cui abbiamo testato le nostre capacità intellettive ed atletiche attraverso vari giochi. Uno di questi consisteva nel cercare di segnare un
canestro indossando degli occhiali che alteravano la percezione visiva, simulando ciò che accade a chi fa uso di sostanze. Oltre alla
Città della Scienza abbiamo visitato il famoso centro storico di Napoli, accompagnati da una guida simpatica e competente, che ci ha spiegato in modo accurato la storia dei monumenti più rappresentativi della città, come il Castel Nuovo, detto anche Maschio angioino, e Piazza del Plebiscito. Mi sono davvero divertito durante questa gita, ma la cosa che mi dispiace di più è che sarà l’ultima con i miei compagni.
Envy
Someone once told me a long time ago
“All of your pros are on your back
While your cons are on your front”
I didn’t believe him then but now that I think about it
it all makes perfect sense.
When I stand in front of the mirror all I can see
are all the things I hate about me
a few kilos more than the norm
that pimple that just won’t leave me alone.
I look inside and only remember the times when I lost my temper.
I glance around and see people who all seem to be better than me.
They are what I should be.
“That one’s funny”.
“That girl has a perfect body “.
And all of my insecurities come out popping stronger than ever,
they whisper in my ear:
“You should be more like your peers”
But maybe just today instead of facing the mirror,
we should turn around and try to believe
we have all the things
we envy in other teens.
Martina Strazzella______
Classe seconda
Invidia
Qualcuno mi ha detto un po’ di tempo fa :
“Tutte le tue qualità sono alle tue spalle,
mentre i tuoi difetti sono davanti ai tuoi occhi”.
Non gli avevo creduto allora, ma ora che ci penso
aveva perfettamente ragione.
Quando mi guardo allo specchio tutto ciò che riesco a vedere
sono le cose che odio di me:
i chili in più rispetto alla norma;
quel brufolo che non mi lascia in pace.
mi guardo all’interno e tutto ciò che ricordo sono i momenti in cui ho perso la calma.
Do un’occhiata in giro e osservo persone che sembrano essere tutte migliori di me.
Sono ciò che vorrei essere io.
“Lei è divertente”.
“Quella ragazza ha un corpo perfetto”.
E tutte le mie insicurezze tornano alla superficie, più forti di sempre
mi bisbigliano nell’orecchio:
“Dovresti essere come i tuoi compagni”.
Forse solo per oggi, invece di guardarci allo specchio
dovremmo girarci e provare a credere
che abbiamo tutto ciò
che invidiamo negli altri adolescenti.
Livia Boccia______
Classe terza
Alcuni incontri possono cambiare la nostra vita, creando legami profondi anche in pochissimo tempo. Le relazioni umane si basano sulle emozioni: quando troviamo qualcuno che ci fa sentire capiti e accettati, nasce un’intensa connessione. La scuola è un
luogo in cui molte amicizie si sviluppano grazie alla condivisione di esperienze, ma i legami profondi possono nascere ovunque—durante
La magia delle connessioni: quando le persone diventano importanti per noi in poco tempo
In questi giorni ho conosciuto una persona veramente speciale, e spero che tutti possano fare un’esperienza come la mia, per quanto bizzarra
un viaggio, in attività comuni o persino online. Non esiste una regola sul tempo necessario per considerare qualcuno importante: ciò che conta è l’intensità del rapporto, il sentirsi visti e compresi. A volte è destino, altre volte è semplicemente il momento giusto.
In questi giorni ho conosciuto una persona veramente speciale, e spero che tutti possano fare un’esperienza come la mia, per quanto bizzarra.
Non credo di poter rivelare il suo nome, ma non credo serva.
Con lei mi sento libera, serena, autentica. È come se ogni barriera, ogni paura, ogni dubbio
svanisse semplicemente stando al suo fianco. Non devo essere nulla di diverso da ciò che sono, perché lei mi accetta, mi comprende, mi vede per davvero.
La felicità che provo grazie a lei è pura e genuina. Non è qualcosa che si costruisce con il tempo, ma qualcosa che nasce spontaneamente, come se fosse sempre esistita dentro di me e avesse solo aspettato il momento giusto per emergere. E questo momento è arrivato con lei.
Ho scritto questo articolo perché credo che, prima o poi, ognuno di noi incontri una persona che cambia tutto. Non importa quando o dove, quello che conta è il legame che si crea, quella sensazione di essere finalmente capiti, accettati e visti per ciò che siamo davvero.
Questi incontri sono rari, preziosi, e ci ricordano quanto siano profonde e straordinarie le connessioni umane. Quando accade, non bisogna chiedersi il perché, ma semplicemente viverlo, apprezzarlo e lasciare che ci arricchisca. Perché alla fine, sono proprio queste persone che rendono la vita speciale.
Oltre la maschera
"Allora capii che, quando tutti sembrano uguali, forse sei tu l’unico che sta davvero aprendo gli occhi"
Antonio De Grecis______
Classe terza
Era una mattina come le altre. Indossai i primi vestiti che avevo trovato nell’armadio, feci velocemente colazione e uscii di casa in fretta per andare a scuola perché ero in ritardo.
Mentre camminavo a passo svelto per strada, notai qualcosa di strano e misterioso. Tutte le persone che incontravo avevano lo stesso volto: occhi azzurri cristallini, naso alla francese, labbra sottili e capelli corti rasati ai lati.
Inizialmente non avevo dato molto peso a quella situazione, dal momento che ero ancora un po’ assonnato. Pensavo che tutti
indossassero una maschera perché era cominciato il Carnevale.
Ma una volta arrivato a scuola, mi accorsi che anche i miei compagni di classe avevano lo stesso volto. Non sapevo che cosa fare o dire. Alla terza ora di lezione finsi di stare male per uscire prima da scuola e fuggire dalla città e da questa situazione paradossale.
Decisi, in preda al panico, di rifugiarmi nella mia vecchia casa in montagna a oltre duemila metri di altitudine. In quel posto non avrei più visto nessuno vivendo una vita solitaria, immerso nella natura.
Passarono giorni, mesi, anni e la mia testa continuava a pensare a quella strana situazione. Finché un giorno ricevetti una lettera in cui era scritto: “Stai tranquillo; non sei pazzo, ti stai lentamente risvegliando”.
Da allora capii che, quando tutti sembrano uguali, forse sei tu l’unico che sta davvero
aprendo gli occhi. E ciò che ho compreso leggendo quella lettera mi ha segnato la vita.
BULLISMO
Viola Albrizio______
Classe seconda
Il “bullismo” consiste in comportamenti aggressivi, in senso fisico e psicologico, nei confronti di una vittima incapace di difendersi. In particolare, il bullismo “verbale” si manifesta insultando qualcuno per le sue caratteristiche fisiche (peso, altezza,
colore della pelle) oppure personali (orientamento sessuale, credenze religiose, cultura), anche affibbiando soprannomi offensivi. Invece, il bullismo “fisico” consiste nel colpire o ferire qualcuno, comunque provocandogli danni fisici e dolore fisico. Si manifesta anche quando si minaccia, intimidisce, deruba una persona dei suoi effetti personali.
Per quanto riguarda i luoghi in cui si può verificare, nella maggior parte dei casi avviene nelle scuole, soprattutto nei bagni, in classe e negli spogliatoi.
Però non sempre il bullismo si manifesta in modo evidente: infatti, si può manifestare anche attraverso sussurri o sguardi, dando le spalle alla vittima, ignorandola, o ancora escludendola da un gruppo e dalla sua vita sociale. In tutti questi casi per i professori è molto difficile notare certi atteggiamenti e denunciare quanto accade. Tuttavia, quando si subisce bullismo a scuola, si può sempre parlare con gli insegnanti o con i genitori: sembra così semplice da fare, ma non lo è! Spesso la vittima ha paura di denunciare questi episodi perché teme vendette o di essere giudicata e definita “debole”.
Allora diventa importante il ruolo degli “osservatori”, cioè di coloro che assistono alle violenze: questi, però, spesso non reagiscono,
disegno di Alissa Attanasio______
classe prima
si comportano come se stessero guardando un film, convinti di non avere nessuna colpa! In realtà, sono anch’essi colpevoli, perché rimanendo lì a guardare senza fare nulla (o peggio ancora sostenendo il bullo), diventano suoi complici. E invece potrebbero fare molto per aiutare la vittima, inserendola nel loro gruppo, evitando di partecipare agli episodi di bullismo, prendendo le distanze dal bullo e facendogli capire quanto siano dannosi i suoi comportamenti.
Infatti, una vittima di bullismo può vivere a lungo con un senso di sfiducia nelle relazioni sociali e una scarsa autostima. Può temere gli altri, chiudersi in se stessa, sia per scarsa fiducia sia per la paura di subire nuovamente atti di bullismo in futuro.
I danni psicologici del bullismo spesso sono più prolungati, evidenti e persistenti di quelli fisici.
CYBERBULLISMO
Il “cyberbullismo” è un particolare tipo di bullismo, che avviene online sui social media attraverso commenti o video che ridicolizzano
la vittima davanti a un vastissimo pubblico. Inoltre, la possibilità di fare copia-incolla o screen-shots, può rendere molto più grave la violenza e, talvolta, la diffusione di messaggi o foto può sfuggire al controllo dello stesso cyberbullo.
Moltissimi ragazzini hanno vissuto quest’esperienza, ma una delle storie che più mi ha colpito è quella di Andrea Spezzacatena (14/11/1997-20/11/2012), sulla quale è stato anche realizzato un film ed è stato scritto un libro.
Andrea si tolse la vita nel 2012 all’età di quindici anni dopo esser stato vittima sia di bullismo che di cyberbullismo, cosa che la madre
purtroppo scoprì solo dopo la morte del figlio. I ragazzi che lo bullizzavano avevano infatti creato una pagina Facebook contro Andrea etichettandolo come “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, pantaloni che in realtà presero quel colore a causa di un errore di lavaggio da parte della madre e che Andrea decise di indossare lo stesso.
Dopo questa tragica esperienza, la madre di Andrea - Teresa Manes - non solo ha deciso di rendere pubblica la storia di suo figlio scrivendo un libro, ma ha anche cercato di dare voce a chi soffre in silenzio: infatti, gestisce una pagina Facebook dedicata alla prevenzione del bullismo e incontra studenti e adulti in tutta Italia, cercando di educare all’empatia e al rispetto delle differenze.