Bari verso il 25 aprile
Alessia Ligorio_______
Classe seconda
Il 25 aprile è la giornata nazionale che ricorda la liberazione del Paese dal nazifascismo, cioè dalla presenza di forze armate tedesche, che avevano occupato parte dell’Italia e, per l’occasione, in tutta la penisola si celebra questo evento così importante con diverse iniziative.
Nella nostra città, Bari, ci furono già in passato molte manifestazioni a sostegno della liberazione, tra queste vorrei ricordare quella che si svolse durante la mattina del 28 luglio 1943, quando numerosi studenti e professori organizzarono un corteo per la liberazione di alcuni detenuti politici tra cui Tommaso Fiore, Guido Calogero e Guido De Ruggiero. Dopo aver attraversato molte strade della città, i duecento manifestanti invasero la sede del Partito Nazionale Fascista. In seguito giunsero in via Nicolò dall’Arca, sede della Federazione Fascista, e chiesero all’ufficiale del nucleo di
"Noi giovani abbiamo il dovere di ricordare per fare in modo che non si verifichino più vicende così dolorose e anche il dovere di raccontare per far capire quanto la libertà in cui viviamo sia stata conquistata con coraggio e determinazione"
rimuovere ogni simbolo che facesse riferimento al regime. Si diressero, poi, verso il carcere dove erano rinchiusi antifascisti e giovani intellettuali baresi.
Tra i manifestanti era presente anche il professor Fabrizio Canfora, che cercò di spiegare le ragioni non violente della manifestazione. Tuttavia, senza alcun preavviso, i fascisti spararono al corteo. Domenico Carbonara, appartenente al 4º Battaglione San Marco, provò a confondersi tra i manifestanti e, dopo essersi posizionato alle spalle del plotone, ne uccise molti a colpi di pistola. In pochi istanti la strada fu segnata da una strage: ci furono venti morti tra cui un
giovane di tredici anni e trentotto feriti. Successivamente alcuni manifestanti, rimasti illesi, vennero arrestati e ai familiari dei feriti fu proibito anche fare visita ai propri cari in ospedale.
Un monumento e venti pietre d’inciampo in Piazza Umberto ricordano a tutti noi quella strage.
Noi giovani abbiamo il dovere di ricordare per fare in modo che non si verifichino più vicende così dolorose e anche il dovere di raccontare per far capire quanto la libertà in cui viviamo sia stata conquistata con coraggio e determinazione.
Giulia Marzano, Alice Makaj, Francesca Ginefra_______
Classe prima
Auschwitz-Birkenau
Linda Marchitelli_______
Classe terza
Quest’anno ho visitato i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau dove ho potuto ascoltare il racconto delle terribili condizioni di vita dei deportati e comprendere ciò che è accaduto in quello che è considerato il più grande cimitero del mondo.
Giunti al primo campo, ci hanno consegnato le cuffie e un’audioguida in modo che la guida potesse parlare a un microfono con un tono di voce basso per rispetto del luogo. Prima di arrivare alla vera e propria entrata di Auschwitz, bisogna attraversare una lunga galleria mantenendo il silenzio perché in sottofondo una cassa pronuncia i nomi di tutti i prigionieri morti per ricordare la loro esistenza.
Poco dopo si giunge all’entrata del tristemente noto cancello con la scritta “Arbeit macht frei” ovvero “Il lavoro rende liberi”. Attraversare il cancello come altre milioni di persone hanno fatto senza poter tornare indietro è stata un’esperienza emotivamente forte perché mi ha portato a pensare a ciò che un uomo può arrivare a fare. La prima visita è stata quella del blocco 5 ovvero uno degli edifici che fanno parte del campo.
Qui si trovano diverse teche contenenti due tonnellate di capelli dei prigionieri, ormai scoloriti, ritrovati nei magazzini dopo la liberazione del campo che venivano consegnati alle industrie tessili tedesche per la produzione di tessuti, materassi o vestiti.
Altre teche contenevano scarpe, protesi, tazze o occhiali, tutti oggetti che appartenevano ai prigionieri ma che al momento dell’arrivo venivano loro sottratti.
Passando per un corridoio dello stesso blocco colpiscono molto le numerose foto dei prigionieri su cui sono riportate la data della deportazione e la data della morte. Durante il passaggio del corridoio è spaventoso vedere la quantità infinita delle foto e più volte mi sono fermata a vedere nome, data di deportazione e morte di alcuni prigionieri e ciò mi ha fatto capire quanto era difficile sopravvivere in quelle condizioni così disumane.
Usciti da questo blocco abbiamo visitato il
successivo, forse il più toccante per me, il blocco 11, quello della prigione e del Muro della morte.
All’entrata, un corridoio porta alle prigioni. Qui si visitano le celle dei prigionieri che non avevano rispettato le assurde regole del campo. Tramite degli spioncini era possibile vedere in parte gli spazi miseri e le condizioni delle prime celle, mentre più in fondo si trovano le celle di circa un metro quadro in cui i prigionieri erano costretti in quattro a passare una o più notti in piedi, esempio atroce della malvagità delle guardie.
All’esterno del blocco, nel cortile la guida ci ha fatto visitare il Muro della morte, dove i prigionieri condannati a morte venivano
disegno di Marco Rubini_______
classe terza
fucilati. Nello stesso spazio è possibile vedere il palo della tortura, un palo di legno su cui i prigionieri venivano appesi per le braccia.
Successivamente, abbiamo visitato le camere a gas e i forni crematori. Trovandosi là, i prigionieri erano convinti di fare una doccia ma in realtà, tramite degli spazi sul soffitto, i nazisti diffondevano un gas tossico, lo zyklon B. In meno di 20 minuti tutti i deportati morivano. I corpi venivano poi prelevati e bruciati nei forni crematori. Quando ho visitato la camera a gas non mi aspettavo di trovarla così grande e buia. Ciò che mi ha colpito di più
sono stati sia i graffi sui muri, fatti dai deportati, sia il fatto di trovarmi in uno spazio dove milioni di persone non sono sopravvissute.
La visita ad Auschwitz è durata più di due ore e dopo una pausa siamo andati a Birkenau.
La prima cosa che si nota è il binario su cui giungevano i deportati dopo un viaggio lunghissimo. Lì è ancora conservato uno dei vagoni piombati su cui viaggiavano, donato al museo da una famiglia di sopravvissuti.
Una volta oltrepassato il vagone, una lunga camminata sotto al sole ci ha portato ai resti dei dormitori maschili e femminili. Durante la passeggiata la guida ci ha fatto notare che i prati verdi e folti che adesso circondano i campi nel periodo di attività del campo di sterminio erano spogli perché i prigionieri mangiavano tutto ciò che nasceva spontaneamente pur di sopravvivere. Più in fondo si trova il memoriale in cui si trovano tante lapidi quante sono le lingue parlate dai deportati su cui è incisa la frase “Grido di disperazione ed ammonimento all’umanità sia per sempre questo luogo dove i nazisti uccisero circa un milione e mezzo di uomini, donne e bambini, principalmente ebrei, da vari paesi d’Europa”.
Lì accanto si trovano la camera a gas e il forno crematorio ormai distrutti dai tedeschi prima della fuga dal campo ma lasciati come rovine a memoria di quanto accaduto.
Infine la guida ci ha fatto visitare la baracca dei bambini. Qui le condizioni erano terribili. I letti di legno e pietra erano suddivisi su tre piani e fortunati erano coloro che riuscivano a sistemarsi su quello più in alto perché così evitavano i bisogni di chi stava male e non riusciva ad alzarsi.
Per me questo viaggio è stato molto importante e formativo. Penso che ognuno di noi sia tenuto a fare questa visita in onore della terrificante esperienza vissuta dai prigionieri, almeno una volta nella vita perché nessun libro di Storia o romanzo sulla Shoah possa così mostruosamente farci vedere come il sonno della ragione abbia potuto generare mostruosità così terribili.
Io dopo la visita sento ancora più forte il bisogno di tenere sempre viva la MEMORIA di “quello che è stato”, come diceva Primo Levi.
FEMMINISMO
"La misoginia e il maschilismo sono frutto di stereotipi e fattori culturali. L’unico modo per mettere fine a essi è educare ciascun individuo sin dall’infanzia sull’importanza del rispetto reciproco e dell’uguaglianza dei diritti di tutti"
Diletta Rubino, Vittoria Defronzo, Fabrizia Fusillo_______
Classe terza
Il femminismo è un movimento sociale che ha come obiettivo il miglioramento della condizione femminile e l’uguaglianza di genere. Le prime forme di femminismo ebbero origine nel periodo dell’Illuminismo, con figure importanti come quella di Mary Wollstonecraft, che ha promosso l’istruzione femminile. Fin dall'antichità, la donna è stata vista come un "oggetto", debole e fragile. È stata sottomessa al marito, considerata una nullità al di fuori di moglie e madre. Per secoli, le donne hanno combattuto duramente per ottenere un riconoscimento pari a quello degli uomini. In molte hanno perso la vita lottando, come, ad esempio, le suffragette, donne che hanno combattuto per ottenere il diritto di voto. In Italia, le donne sono riuscite a ottenere il diritto di voto per la prima volta solo nel 1946, durante il referendum tra monarchia e repubblica. Fino ad allora, quindi, le donne erano escluse dalla vita politica.
Tuttavia, al giorno d'oggi purtroppo si fanno sempre più frequenti i “femminicidi”. Il termine “femminicidio” sta a significare un omicidio commesso da uomini nei confronti di donne, in quanto tali. Un esempio è il recente
femminicidio di Ilaria Sula, una giovane studentessa uccisa dal suo ex fidanzato “per gelosia”.
I femminicidi sono un seguito della misoginia, cioè l’odio e il disprezzo verso il genere femminile, che ancora oggi è presente in tutto il mondo. Un altro esempio di misoginia viene dall'America: il 24 giugno del 2022 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito la sentenza con cui in passato era stato legalizzato l'aborto negli USA. I repubblicani spesso prendono parte nei movimenti "pro-life" (movimenti contrari al diritto all’aborto), così da promuovere la propria campagna elettorale “attirando” altri membri dei movimenti pro-life, come, per esempio, alcuni cristiani, che credono che la vita di un essere umano inizi dal concepimento e considerano, quindi, l’aborto un omicidio. Chi, invece, difende il diritto all’aborto (movimento "pro-choice") sostiene che le restrizioni siano anche un modo per “controllare” le decisioni delle donne sul proprio corpo e limitare la loro libertà di scelta.
La misoginia e il maschilismo sono frutto di stereotipi e fattori culturali. L’unico modo per mettere fine a essi è educare ciascun individuo sin dall’infanzia sull’importanza del rispetto reciproco e dell’uguaglianza dei diritti di tutti.
C’è speranza nel cuore di chi lotta
Non c’è giustizia nel silenzio,
né forza in chi ferisce il cuore.
La violenza su di te è un abisso,
che ruba speranza, spegne il fiore.
Le tue grida sono vento senza eco,
mentre il mondo chiude gli occhi e tace,
ma la dignità di una donna è un albero,
che radica la terra, non si stacca, non tace.
Ogni cicatrice è una storia,
ogni lacrima una poesia di dolore,
ma la luce che tu porti dentro,
è più forte di ogni oscura ombra d’orrore.
Alza la voce, donna, alza il cuore,
il tuo valore non sarà mai il timore.
Francesco Capaccio_______
Classe terza
disegno di Alice Capasso e Marco Murolo_______
classe terza