Nell’ambito della lezione magistrale tenuta al festivalfilosofia nel 2009, Maurizio Ferraris articola una complessa disamina del tema dei legami attraverso il commento all'opera di Jacques Derrida, Politiche dell'amicizia. La riflessione si snoda lungo il crinale che separa il legame affettivo privato dalla sua istituzionalizzazione come fondamento della realtà politica.
Di seguito si approfondiscono le modalità con cui il concetto di legame viene sviscerato e decostruito:
1. Il legame come "Oggetto Sociale"
Ferraris definisce l’amicizia come un oggetto sociale, ossia un’entità che non possiede la materialità degli oggetti fisici ma che esiste in virtù di un atto registrato nella memoria o in documenti. A differenza dell'amore, che può essere unilaterale, il legame amicale richiede necessariamente la reciprocità e il riconoscimento reciproco, ponendosi così come la cellula elementare del legame sociale. Tuttavia, citando il paradosso attribuito ad Aristotele — «O miei ammirabili amici, non c'è nessun amico» — Ferraris evidenzia come la pretesa di un'amicizia universale rischi di annullare la specificità e la rarità che caratterizzano il legame autentico.
2. La decostruzione del legame politico: l'ombra del nemico
Un punto centrale della lezione riguarda la tesi secondo cui la politica classica ha cercato nell'amicizia il proprio fondamento positivo. Ferraris, seguendo Derrida, de-costruisce questa evidenza mostrando come il legame politico si costituisca spesso per via negativa:
• La polarità Amico-Nemico: Riprendendo le tesi di Carl Schmitt, si osserva che l'amicizia politica (il legame interno a un gruppo) è resa possibile solo dalla identificazione di un nemico comune esterno. Il "rimosso" (l'inimicizia) diventa così la condizione di possibilità della "cosa buona" (la solidarietà politica).
• Il limite della Fraternità: Il legame di fratellanza (fraternité), pilastro della modernità repubblicana, viene criticato in quanto modello intrinsecamente maschile ed escludente, che proietta il legame familiare sulla società civile escludendo il femminile dal cuore del politico.
3. Derivazioni e degenerazioni del legame sociale
Ferraris analizza come il richiamo a legami "organici" o "autentici" possa condurre a forme di associazione pericolose o escludenti:
• Il modello mafioso: La mafia viene indicata come l'esempio estremo di una "politica dell'amicizia" dove il legame è basato sulla segretezza, sulla famiglia e su una fedeltà assoluta che precede la legge dello Stato.
• Sangue, Terra e Spirito: La lezione mette in guardia dalle comunità fondate sul Blut und Boden (sangue e terra) o su uno "Spirito" inteso in senso nazionalistico. Persino l'appello allo "spirito europeo" in autori come Husserl viene analizzato criticamente come un legame che, pur volendosi cosmopolitico, finisce per escludere alterità radicali come gli "zingari" o gli "eschimesi".
4. Il legame oltre la vita: il Lutto e la Traccia
L'analisi si sposta infine sulla dimensione temporale del legame, intrecciando l'amicizia con il tema della sopravvivenza:
• Il paradosso del Lutto: L'amicizia è costitutivamente legata al lutto, poiché presuppone che un amico sopravviva all'altro. Il lutto è il tentativo paradossale di "incorporare" l'altro dentro di sé: se l'operazione riesce, l'alterità dell'amico scompare; se fallisce, l'altro rimane irrimediabilmente esterno e perduto.
• Documentalità e memoria: Il legame sociale non può sussistere in un vuoto di memoria. La necessità di lasciare tracce e documenti risponde al bisogno profondo di dare consistenza agli impegni presi (le parole date) e di arginare la caducità umana, permettendo al legame di sopravvivere alla sparizione fisica dei soggetti.
In conclusione, Ferraris suggerisce che la sfida della democrazia a venire consista nel pensare un legame che non si fondi su esclusioni identitarie o su modelli familiari, ma che accetti la mediazione della "lettera" (i trattati, i documenti) rispetto alla pretesa di uno "spirito" fusionale.