Nell’intervento intitolato «La gloria di Nietzsche», tenuto in occasione del festivalfilosofia 2014, Maurizio Ferraris declina il tema del viaggio non come semplice spostamento geografico, ma come un dispositivo metodologico e storiografico per ricostruire la parabola esistenziale e intellettuale di Friedrich Nietzsche.
Il filosofo torinese propone un’analisi strutturata come un pellegrinaggio biografico, che si articola attraverso le seguenti coordinate teoriche e geografiche:
1. Il viaggio a ritroso: la "Via Crucis via Glorie"
Ferraris organizza la sua riflessione seguendo un percorso cronologico inverso, che definisce come una «via crucis via glorie». Il viaggio non parte dalle origini, ma dal momento culminante e tragico del crollo mentale a Torino (1888), per risalire progressivamente fino alla nascita a Röcken (1844). Questo approccio mira a mostrare come la fama postuma di Nietzsche (la sua "gloria") sia paradossalmente fiorita proprio nel momento in cui l'uomo Nietzsche entrava nell'oscurità della follia, diventando una «stella esplosa» che continua a mandare luce.
2. L'analogia col "Danubio" di Magris
Il tema del viaggio viene nobilitato attraverso un paragone letterario: Ferraris cita l'opera Danubio di Claudio Magris come modello di narrazione culturale attraverso lo spazio. Mentre Magris usa il corso del fiume per raccontare la Mitteleuropa, Ferraris usa le "stazioni" della vita di Nietzsche per mappare la genesi dei concetti filosofici, rilevando come il filosofo tedesco si muovesse costantemente in un quadrante geografico limitato tra la Svizzera, la Riviera francese e l'Italia settentrionale.
3. La "Guida del mondo per professori"
Un aspetto peculiare del tema del viaggio in questa lezione è il suo risvolto pedagogico e ironico. Ferraris confessa di aver pensato di intitolare il libro da cui trae la lezione «Guida del mondo per professori». L'intento era quello di ammonire i professori — categoria definita come particolarmente ingenua — circa i pericoli insiti nel viaggiare troppo o nel credere eccessivamente ai propri miti letterari, rischiando di soccombere ad essi come accadde a Nietzsche e, in ambito letterario, a Emilio Salgari.
4. Le stazioni del pensiero
Il viaggio si snoda attraverso località che diventano veri e propri "cronotopi" filosofici:
• Torino (1888): La tappa finale della coscienza, dove Nietzsche produce freneticamente opere come Ecce Homo e dove matura la convinzione megalomane di essere «tutti i nomi della storia».
• Sils Maria e Silvaplana: Luoghi della villeggiatura estiva legati alla visione dell’Eterno Ritorno e al progetto della Volontà di potenza.
• Nizza e Rapallo: Legati rispettivamente alla formulazione della tesi «non ci sono fatti, solo interpretazioni» e alla composizione dello Zarathustra, opera presentata come una strategia pubblicitaria per ottenere la gloria universale.
• Sorrento (1876): Simbolo della fuga dalla vita accademica e del tentativo di vivere «come gli antichi».
• Basilea (1869): L'origine della carriera come giovanissimo professore e la scoperta del dionisiaco come forza tellurica e distruttiva.
In sintesi, per Ferraris il viaggio di Nietzsche è il racconto di un uomo che ha cercato la gloria per tutta la vita in appartamenti in affitto e stanze d'albergo, naufragando infine nel mito che egli stesso aveva costruito. Il viaggio diventa così la dimostrazione di come la realtà biografica (spesso misera e solitaria) possa essere trasfigurata e talvolta annientata dalla potenza della finzione letteraria e filosofica.