Nell’ambito della lectio magistralis tenuta al festivalfilosofia nel 2011, Maurizio Ferraris affronta il macrotema della «CRISI DELLE CERTEZZE» analizzandone la genesi all'interno della parabola del Postmodernismo e proponendo il Nuovo Realismo come necessaria risposta ricostruttiva. La crisi viene sviscerata non come un evento astratto, ma come l'esito di una specifica stagione culturale che ha svuotato di senso i concetti di realtà e verità.
Di seguito si articola un'analisi dettagliata delle modalità con cui il tema viene approfondito nella videolezione.
1. La smentita storica dei dogmi postmoderni
Ferraris individua la radice della crisi nell'affermazione di due dogmi centrali della koiné postmoderna: l'idea che la realtà sia interamente costruita socialmente e che la verità sia una nozione inutile. Tuttavia, l'autore sostiene che il "pendolo del pensiero" si sia spostato a causa di eventi storici inemendabili che hanno travolto tali certezze teoriche:
• I populismi mediatici: La tesi secondo cui «non esistono fatti, solo interpretazioni» è stata attuata nella prassi politica, portando alla creazione di realtà simulate e verità alternative.
• Le guerre post-11 settembre: Ferraris cita l'esempio dell'amministrazione Bush e della guerra in Iraq, dove la pretesa di "creare la propria realtà" indipendentemente dai fatti ha mostrato esiti tragici e concreti.
• La crisi economica: L'instabilità dei mercati ha richiamato l'umanità alla durezza dei fatti che non si lasciano risolvere attraverso semplici negoziazioni ermeneutiche.
2. La «Fallacia Trascendentale» come origine teorica
Il filosofo riconduce la crisi epistemologica a una confusione sistematica tra ontologia (ciò che c'è) ed epistemologia (ciò che sappiamo). Questa "fallacia trascendentale" ha origine in Kant — per il quale le intuizioni senza concetto sono cieche — e culmina nel Postmodernismo, dove il mondo esterno viene ridotto a un mero riflesso degli schemi concettuali del soggetto.
• Se l'essere viene fatto coincidere con il sapere, la realtà perde la sua autonomia e stabilità.
• Questa deriva trasforma la realtà in quello che Ferraris definisce «Realitysmo»: una condizione in cui il mondo vero diventa una "favola" o un reality show infinitamente manipolabile.
3. L'Inemendabilità come argine alla crisi
Per uscire dallo stato di incertezza e scetticismo, Ferraris propone il concetto di inemendabilità. La certezza non va cercata in una fondazione logica o linguistica, ma nella resistenza che il reale oppone ai nostri sensi e al nostro pensiero:
• La resistenza del mondo esterno: Possiamo interpretare il fuoco come ossidazione o fenomeno magico, ma esso scotta indipendentemente dalle nostre categorie.
• L'argomento dei fossili: Contro l'idea che il mondo esista solo in correlazione all'uomo, Ferraris osserva che i dinosauri sono esistiti milioni di anni prima di qualunque "io penso", provando la precedenza cronologica dell'ontologia sull'epistemologia.
4. Conseguenze etiche e politiche del nichilismo
La crisi delle certezze ha, secondo Ferraris, gravi ripercussioni sulla giustizia e sulla tutela dei più deboli:
• La difesa dei deboli: Senza fatti oggettivi, l'agnello della favola di Esopo non ha difese contro la violenza del lupo, poiché la "ragione del più forte" diventa l'unica verità possibile.
• Il primato dell'oggettività sulla solidarietà: L'autore critica l'idea di Richard Rorty secondo cui la solidarietà dovrebbe prevalere sull'oggettività, sottolineando come la solidarietà senza verità possa degenerare in forme di aggregazione pericolose o criminali (come la mafia).
5. Il Nuovo Illuminismo: ricostruire dopo la decostruzione
In sintesi, la videolezione del 2011 propone di superare la crisi non attraverso un ritorno al passato, ma tramite un Nuovo Illuminismo. Questo implica:
• Uscire dall'infanzia intellettuale: Abbandonare la sottomissione dogmatica alle autorità e riappropriarsi del coraggio di conoscere i fatti.
• Distinguere le regioni dell'essere: Separare accuratamente gli oggetti naturali (indipendenti dal pensiero) dagli oggetti sociali (dipendenti dal sapere, ma dotati di oggettività documentale) per operare criticamente sul mondo.
Il Nuovo Realismo si presenta dunque come la «fotografia di uno stato di cose» che ambisce a ridare alla filosofia il ruolo di ponte tra senso comune e scienza, ristabilendo la fiducia nella possibilità di un accesso diretto e veritiero alla realtà.