Nell'ambito della lezione magistrale «Né destino, né declino», tenuta in occasione del festival Passepartout 2022, Maurizio Ferraris affronta il tema della modernità e del progresso operando una sistematica decostruzione delle visioni pessimistiche e fatalistiche che hanno dominato il pensiero filosofico del Novecento. La sua analisi si concentra sulla critica alla «morfologia della storia» di Oswald Spengler e alla nozione di «tramonto dell'Occidente», proponendo in alternativa una visione del progresso radicata nel realismo e nell'ontologia del vivente.
Di seguito si approfondiscono i cardini di tale riflessione:
1. Il Progresso come smentita della decadenza
Ferraris contesta radicalmente l'idea che l'Occidente stia attraversando un declino irreversibile, definendo tale visione come «irrealistica» e mossa da un «complesso dell'età dell'oro».
• La comparazione storica: L'autore sostiene che l'umanità sia in un cammino di «crescente civilizzazione». Per dimostrarlo, confronta la drammaticità del presente con le catastrofi del passato, come la peste nera del Trecento o i massacri coloniali del Cinquecento, osservando che oggi la durata della vita è raddoppiata e la fame è numericamente più circoscritta rispetto alla popolazione totale.
• Falsificabilità delle credenze: Ferraris ironizza sul luogo comune secondo cui «i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri». Egli osserva che la povertà estrema è diminuita e che la ricchezza dei contemporanei (come Jeff Bezos) non è ontologicamente superiore, in termini di potere assoluto, a quella di sovrani del passato come Mansa Musa o Diocleziano.
2. I limiti della modernità: Tecnica e "Vittimismo"
Uno dei limiti più significativi della modernità risiede, secondo Ferraris, nella percezione dell'uomo come «schiavo della tecnica».
• La critica a Heidegger e Speer: Ferraris individua l'origine di questa «ideologia vittimistica» nella filosofia di Martin Heidegger, il quale sosteneva che la tecnica fosse un'imposizione (Ge-stell) capace di espropriare l'umano della sua responsabilità. L'autore rivela tuttavia un'origine meno nobile di tale tesi: il discorso di difesa di Albert Speer al processo di Norimberga nel 1946, dove il gerarca nazista si dichiarò «esecutore inerme» di un apparato tecnologico perfetto per evitare la condanna a morte.
• Responsabilità vs Imposizione: Contro questa deriva, Ferraris ribadisce che la colpa di un omicidio ricade sui congiurati e non sui pugnali. La tecnica non ha volontà di dominio; essa è, al contrario, la «rivelazione dell'umano».
3. La critica alla "Resilienza" e alla "Decrescita"
Il dibattito contemporaneo sui limiti dello sviluppo ha generato, secondo Ferraris, concetti pericolosi come la «resilienza» o la «decrescita felice».
• Il rischio del regresso: L'autore definisce «donchisciottesco» e «catastrofista» il tentativo di rimediare ai danni del progresso tornando a stili di vita pre-industriali o arcaici. Egli sottolinea che la Terra può sostenere 8 miliardi di persone solo grazie alla tecnologia; rinunciarvi significherebbe condannare gran parte dell'umanità alla morte.
• Progresso ulteriore come soluzione: Problemi moderni come la crisi ecologica non si risolvono con la decrescita (che Ferraris interpreta come una «fantasia di scomparsa dell'umanità»), ma con lo sviluppo di tecnologie più sofisticate e pulite.
4. Il senso della fine come motore della storia
In un originale ribaltamento delle tesi di Spengler, Ferraris sostiene che il «tramonto» (la fine) sia in realtà la condizione di possibilità del «fine» (lo scopo).
• Ontologia del vivente: Mentre Spengler considerava la fine delle civiltà come un decadimento organico, Ferraris osserva che proprio il fatto che gli esseri umani siano mortali conferisce valore e urgenza alle loro azioni.
• Il Telos contro l'entropia: Solo un essere che ha una fine può avere dei fini. La storia, dunque, non è un ciclo naturale senza senso, ma il risultato di individui storici che, consapevoli della propria finitudine, si impegnano a costruire significati attraverso la capitalizzazione delle tracce e dei documenti.
In sintesi, nella lezione del 2022 Ferraris propone un "Nuovo Illuminismo" che accetta l'inemendabilità della realtà e la sfida del progresso tecnico, rifiutando sia il fatalismo del declino sia l'illusione di poter tornare a una natura incontaminata che, di fatto, non è mai esistita per l'animale costitutivamente tecnologico che è l'uomo.