Missionario ad Hong Kong per oltre trent'anni.
Esperto e traduttore di "Lettera ad una professoressa" in cinese.
Trascrizione dell’intervista a Gianni Criveller
I: “Buongiorno signor Criveller, in primis vorremmo ringraziarla per la sua presenza e vorremmo chiederle qual è stato il motivo della sua scelta di tradurre in cinese “Lettera ad una professoressa”
G: “Questa è stata una scelta che noi abbiamo fatto insieme, a degli amici italiani ed a degli amici cinesi, io sono stato ad Hong Kong 27 anni mi sono sempre impegnato nell'ambito della scuola come docente e fin da ragazzo ha avuto un grande interesse verso don Lorenzo Milani e la sua scuola Popolare di Barbiana.
Tant'è vero che ho frequentato Barbiana, naturalmente Don Milani era già morto, nel '67.
Rimanendo in contatto con ex alunni di don Lorenzo Milani che naturalmente sono persone adulte alcune anzi persino anziane, ma comunque, circa 15 anni fa è nata questa idea di tradurre in cinese lettera a una professoressa ma anche altri scritti di Don Milani scritti pastorali in cui c'è un riferimento un po’ paradossale, un po' misterioso alla Cina; ovvero si parla all'inizio e alla fine dei missionari cinesi ai quali Don Milani avrebbe dedicato questo libro “Esperienze Pastorali”.
Stiamo parlando di un libro in cui Don Milani racconta le sue vicende come cappellano, vice parroco di una parrocchia di San Donato a Calenzano vicino a Firenze.
Lui dedica questo libro ai missionari cinesi che lui immagina un giorno verranno in Italia, perché in Italia non ci sarà più la fede non ci saranno più preti e un riguardo naturalmente molto paradossale però è interessante anche perché le potrebbe essere anche non poi così lontano dalla realtà e allora abbiamo deciso di tradurre in cinese questo libro in cinese. Perché poi l'abbiamo fatto in cinese?
Perché in generale in Asia orientale la scuola presenta alcuni di quei difetti che Don Milani e i ragazzi di Barbiana volevano denunciare con questo libro, per esempio il fatto che i figli delle famiglie benestanti e sono più avvantaggiati rispetto ai figli delle famiglie popolari, è una situazione che forse adesso in Italia almeno in parte c'è meno però era molto chiara negli anni '60; invece diciamo, questa situazione è ancora in città come Hong Kong e in generale anche direi forse in Cina ed in Asia orientale dove la scuola è fortemente selettiva, cioè premia i migliori e lascia indietro quelli che fanno più fatica.
Questo era proprio una denuncia che Don Milani voleva fare e che ha fatto insieme ai ragazzi della scuola di Barbiana, che erano figli del popolo. Ha voluto che fare che la scuola non dovesse premiare i migliori, ma la scuola, per Don Milani, doveva essere come un ospedale. Di fatti nell’ospedale non si curano i sani , quelli che stanno già bene, nell’ospedale si curano i malati e la scuola non è fatta per quelli che sanno già tutto, ma è fatta per quelli che fanno fatica e devono essere aiutati a raggiungere le stesse informazioni e la stessa conoscenza, la padronanza della lingua, come la chiama Don Milani, di tutti gli altri.”
I: “Con chi è stata condivisa questa sua scelta?”
G: “L’abbiamo condivisa con gli amici di Hong Kong che anche noi frequentavamo di più e che erano più vicino alla nostra sensibilità devo dire che in particolare per quanto riguarda “Lettera a una professoressa” insieme a me c'era un altro missionario italiano che si chiama Franco Mella.
Anch'io sono un missionario ero ad Hong Kong perché appartengono istituto missionario di Milano che si chiama “Pontificio istituto delle missioni estere p.i.m.e.” noi siamo presenti nel nostro istituto milanese che è presente ad Hong Kong sin dal 1858 di fatti la città di Hong Kong era nata da pochi anni.
Noi come p.i.m.e., come missionari italiani milanesi del p.i.m.e. siamo molto presenti in questa città e abbiamo molte connessioni e un impatto, nel passato, più di oggi, significativo.
Insomma, venne con me questo Franco Mella, missionario milanese, io invece sono veneto, anche lui aveva come me questa passione giovanile per Don Lorenzo Milani.
Don Milani era stato per noi un' ispirazione fin da ragazzi, per la nostra vita e per la sua visione delle cose, questo il suo impegno per i poveri, il fatto di essere interessato anche all'evangelizzazione per far si che fosse veramente efficace e raggiungesse veramente le persone che ne hanno bisogno, questa fiducia nel potere della parola che non crea disuguaglianza, il fatto che, non potendo o chi non sa parlare non sa difendere i propri diritti e dunque esso è oggetto di discriminazione e di oppressione.
Dunque chi condivide questa nostra sensibilità?
La condividevano ad esempio alcuni amici, per esempio, Padre Franco Mella, che aveva fondato una specie di università popolare chiamata: “Right of above the university”, l’ università per il diritto di residenza, perché gli studenti di questa università, che non era un’università in senso formale, era un’università di volontari e di volontariato, facevamo scuola a quei figli, cittadini di Hong Kong, che però essendo nati in Cina non avevano diritto di rimanere ad Hong Kong.
Era un politica di immigrazione che non vado a discutere, ma era ingiusta e discriminante, allora noi avevamo protestato contro questa politica e offrivamo a questi ragazzi che non potevano andare nelle scuole pubbliche perché non risultavano residenti ad Hong Kong, anche se di fatto stavano ad Hong Kong, mentre spalleggiavamo e supportavamo la loro richiesta del diritto di rimanere ad Hong Kong, noi offrivamo anche a loro lezioni di lingua, di matematica, insomma tantissimi argomenti ed è all'interno di questa esperienza che è nata l'idea di tradurre “lettera a una professoressa” in cinese, poi ci siamo affiancati anche ad altri amici sensibili, insegnanti, volontari, gli insegnati che partecipavano come volontari a questa università ed a persone che erano solidali con la nostra visione di vita, amici anche della commissione per la giustizia e la pace della diocesi cattolica di Hong Kong che sono molto sensibili a questi temi di carattere sociale insomma tutti questi sono stati coinvolti per tradurre questo testo e poi pubblicarlo.
Anche l’editrice è una donna che impegnata nel sociale e ha pubblicato questo libro con grande attenzione verso gli obiettivi che noi stessi volevamo proporci.”
I: “Noi vorremmo capire bene il collegamento che c'è tra lettere ma professoressa e la situazione attuale e giovanile ad Hong Kong.”
G: “Beh… Non è una domanda facile. Innanzitutto noi abbiamo fatto questa traduzione di “Lettera ad una professoressa” circa 15 anni fa cioè quando la situazione di Hong Kong era diversa da quella di adesso, a quel tempo ad Hong Kong c'erano i problemi di carattere soprattutto sociale mentre oggi abbiamo problemi soprattutto di carattere politico, poi se ci sarà tempo, cercherò di spiegare questa differenza.
A quel tempo diciamo che i giovani sembravano meno interessati alla partecipazione nella società e nella vita pubblica per cui noi abbiamo fatto questa pubblicazione proprio perché eravamo interessati a proporre un'esperienza lontanissima dalla realtà di Hong Kong sotto tantissimi punti di vista.
Barbiana come voi sapete, la scuola di Barbiana, si trova in un paesino di montagna che adesso non esiste più non esiste più come villaggio di abitato da persone, esiste come luogo quasi di pellegrinaggio dove c'è anche la tomba di Don Milani è un luogo meraviglioso adesso ma insomma per chi in quel periodo c'era era un luogo difficilissimo e abbandonato da Dio e dagli uomini però l'idea principale secondo me era quello che avevo un po’ detto all'inizio cioè la scuola di Hong Kong, come tutte le scuole, un po’ in Asia orientale un po’ anche in Giappone, in Corea, sono scuole che puntano tutto sul nozionismo; gli studenti devono sostanzialmente imparare a memoria e ripetere in classe.
Non c'è possibilità di metterci del proprio, di intervenire, di dire la propria idea, di formarsi la propria opinione. C'è piuttosto questa idea massificante. Un piano ideologico in cui tutto e tutti quanti sono cresciuti alla stessa maniera.
È una scuola poi che premia i più brillanti e i più bravi e questo c'è ancora adesso, questa mentalità nei ragazzi Hong Kong, questa è una tipica mentalità orientale soprattutto dell’Asia orientale ossia questa idea che io devo compiacere i miei genitori devo far fare una bella figura. Loro dicono ”dare faccia” questa è una tipica espressione cinese, questi termini in cinese ha un significato enorme dare faccia alla mia famiglia, ai miei genitori. Dunque lo scopo mio, quando vado a scuola, è di essere brillante perché devo essere il migliore di tutti certo allora in realtà diciamo che la scuola premia i migliori ma penalizza chi fa fatica. E soprattutto chi non può essere seguito a casa dai propri genitori perché magari lavorano oppure ci sono dei problemi sociali eccetera…
Questo diciamo è il collegamento che noi abbiamo trovato, soprattutto perché, negli anni '60 don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana, con il loro libro ”Lettera a una professoressa” hanno veramente rivoluzionato la scuola italiana.
Io penso che, qualcuno dice sia stata una rivoluzione che ha portato più male che bene ma insomma, non credo che sia così, però diciamo che la riforma della scuola italiana, l'attenzione ai ragazzi, agli studenti e alle studentesse della scuola, l’attenzione all’abbandono, l’attenzione ad un certo modo di porsi nella scuola e di valutare l'attivazione delle scuole medie inferiori e superiori e come sono state poi pensate negli anni '70, in buona parte dipendono anche proprio da questa intuizione da questo testo.
Per la scuola italiana è stato fondamentale.”
I: “Ha tradotto altri testi oltre a 'Lettere ad una professoressa'?”
G: “Mi fa piacere che Annamaria mi fai questa domanda perché io ci tengo a presentare diciamo due altri testi che abbiamo tradotto in cinese, provengono proprio da dall'Italia, uno è, tradotto sempre insieme agli amici della commissione di Hong Kong, sempre con Franco Mella insieme poi ad un’altra collaboratrice, abbiamo tradotto in Inglese e in Cinese “L’obbedienza non è più una virtù”, che sono praticamente i documenti del processo che Don Lorenzo ha subito, in quanto aveva di difeso l' obiezione di coscienza negli anni 60 quando era ancora un al servizio militare. Quando questa obiezione di coscienza era ancora un reato. Dunque è un testo fondamentale per la pace, il primato della coscienza e della il primato della nonviolenza.
Voi sapete che i profeti quelli più conosciuti della nonviolenza come metodo politico sono Gandhi che ha portato all’indipendenza l’India, Martin Luter King che ha portato al riconoscimento dei diritti civili gli afroamericani, in America, negli anni 60, stesso periodo di Don Milani ed in Italia ce ne sono alcuni tra cui proprio Don Lorenzo Milani.
Questo testo, quindi lo consiglio a tutti quelli che non hanno ancora letto, ecco non tratta il tema della scuola ma tratta il tema proprio della non violenza e del primato della coscienza.
Siccome poi come vi dicevo prima, i giovani di Hong Kong oggi non sono più quelli di dieci o quindici anni fa, in questi ultimi anni sono stati impegnati in due grandi movimenti nel 2014 il movimento degli ombrelli poi nel 2019/2020 nel movimento per la democrazia di Hong Kong ed i leaders erano proprio i giovani anzi giovanissimi ragazzi della vostra età dei ragazzi di quattordici, quindici, sedici anni; ragazzi delle medie e delle scuole superiori quelli dell'università e diciamo così da soprattutto nel movimento degli ombrelli ma poi anche nell'altro movimento il tema della nonviolenza era molto molto sentito e anche molto praticato anche se poi ci sono stati degli incidenti, la cui provenienza è molto misteriosa e possiamo dire che pure qualcuno semplicemente non crede nella lotta alla non violenza e crede alla violenza. La stragrande maggioranza dei cittadini di Hong Kong ha adottato questo mezzo della non violenza.
L’altro tema è il tema del primato della coscienza ovvero nella mentalità ideologica cinese, confuciana, il capo ha sempre ragione, chi comanda ha sempre ragione. Questo promuove proprio l’idea che la tua coscienza, ti permette di agire come vuoi ma la coscienza vuol dire fare quello che è il tuo dettame interiore che se lo scolti con attenzione, per noi cristiani è addirittura la voce di Dio dentro di noi, t'impone di fare dunque se un ordine è ingiusto hai tutto il diritto di non obbedire.
D’altra parte i profeti e i martiri, cristiani o laici, disobbediscono altrimenti non sarebbero né profeti né martiri
Questa invece è la seconda edizione sempre di questo libro “L'obbedienza non è più una virtù” lo abbiamo pubblicato e lo abbiamo stampato due volte, in inglese e in cinese, non è di Don Milani ma di Don Primo Mazzolari.
Il titolo in cinese significa “Tu non uccidere”.
Ho curato io questo testo è su Don Primo Mazzolari, che era un amico di Don Milani, più anziano di lui ed è stato il primo testo che ha posto questo problema della non violenza in Italia negli anni 1950-52, insomma molti anni fa.
L’abbiamo tradotto con gli amici della commissione giustizia e pace di Hong Kong nel 2017. È stato utilizzato un ottimo artificio grafico, una macchia di sangue, per rendere al meglio l’idea. La copertina è stata realizzata forandola e colorando la pagina retrostante di modo che si intravedesse il rosso tipico del sangue.
I: “Un’ ultima domanda, qual è l’aspetto che la ha colpita di più di Don Milani, del suo metodo?”
G: “Quello che a me ha colpito sempre di don Lorenzo Milani è il fatto che lui ha dedicato tutta la sua vita all'elevazione dei ragazzi ed ha scelto la scuola e la cultura, in particolare la scuola e la parola come via di emancipazione per i suoi ragazzi e per le sue ragazze; in pratica mi ha colpito questa grande fiducia che lui aveva sul tema della parola. Qual è la radice della disuguaglianza sociale qual è la radice della dell'oppressione anche politica per cui spesso nel persone si sottopongono senza reagire e il fatto di essere di avere una incapacità di conoscere i propri diritti l'autostima per non saper parlare per non conoscere per cui si delega a quelli che già sanno qualcosa che invece dovrebbe vederci come il protagonista.
Su questo Don Milani era molto severo.
Secondo lui i ragazzi del suo tempo, che erano figli di contadini e figli di operai, invece di perdere tempo nel gioco, in letture inutili, guardare la televisione o seguire lo sport, i ragazzi invece di andare a lavorare nelle fabbriche o nelle nei campi o nelle stalle dei loro genitori dovevano studiare.
Lui ha creato una scuola che durava 7 giorni alla settimana e 365 giorni all'anno anche la domenica. Lui era un prete, ma il suo essere prete comportava una missione; non era una missione pastorale, liturgica, di catechesi eccetera in cui poi ci si rendeva conto che la gente in realtà non capiva la sua catechesi, ma la sua missione è diventata proprio quella di far scuola anche perché chi arriva a questo obiettivo soltanto poi sarà capace di comprendere quello che legge e quindi potrà leggere la Bibbia, potrà leggere il Vangelo.
Don Milani voleva che i suoi ragazzi diventassero sindacalisti.
Adesso non so se sia una bella parola ma negli anni 50 e 60 era una parola molto nobile, voleva dire persone che spendono la loro vita a difendere i diritti degli operai e dei contadini cioè di dedicarsi completamente agli altri. Lui era un giovane borghese, non so se sapete la sua storia, lui aveva una cultura sterminata lui stesso era un ragazzo di grandi prospettive anche di grandi capacità e anche di grande fascino, dipingeva, era sicuramente inserito nel giro delle famiglie che contano di Firenze di Milano e improvvisamente si è accorto che ci sono i poveri ed improvvisamente ha deciso di dedicarsi a questo.
Finisco di parlare di questa cosa attraverso un aneddoto che però secondo me è molto importante perché più che un semplice aneddoto, Don Milani è molto conosciuto per le sue lettere ha scritto delle lettere meravigliose che poi sono state pubblicate ed è una delle cose che l'ha reso più famoso.
Una forse, la migliore secondo me, la più bella di queste lettere è scritta ad una giovane donna, una ragazza di Napoli che non conosceva che si chiama Nadia.
Nadia adesso è una donna è ancora viva si chiama Nadia Neri, io l'ho incontrata, aveva scritto una lettera a Don Milani dicendo: “ Io nella mia vita ho tanti problemi di fede, non so se veramente credere in Dio, non so cosa fare non so come spendere la mia vita, non ho fiducia nei partiti, non ho fiducia nella politica, non ho fiducia nella chiesa”. Insomma più o meno questo era il tenore della lettera.
Carla una ragazza disse a Don Milani che questa lettera meritava una risposta personale allora rispose a Nadia con una lettera molto bella, molto forte e in questa lettera c’è una delle frasi che mi ha sempre molto colpito; lui diceva: ”Senti Nadia tu smettila di farti tutte queste domande. Fa scuola ai poveri, fai doposcuola per i ragazzi, quelli più in difficoltà e troverai Dio senza accorgertene, per cui non stare lì a chiederti fede non fede Dio non Dio, fai scuola ai poveri e ti troverai credente senza accorgertene.”
Poi dice anche tante altre cose, ecco, parlando di sé, dicendo che lui si è innamorato di questi pochi ragazzi ha speso la vita per loro ed è in questo che lui ha trovato il senso della sua vita. Credo che sia molto molto forte questa cosa insomma non è poi così comune trovare un prete che si esprime così.”
I: “Vorremmo davvero ringraziarla della disponibilità per questa intervista!”
G: “Grazie a voi sono io che vi ringrazio per le vostre domande che ho molto gradito.
Hanno aiutato molto anche a me per riflettere ancora su questo profeta, diciamo così, che molto è importante per tante persone e che dopo tanti anni è ancora ricordato. Se potete un giorno fate una visita a Barbiana nel comune di Vicchio.
Vicchio, in quel comune sono nati tanti, tanti artisti come Giotto, Cimabue, Cellini; sono proprio nati tutti a Vicchio in questo piccolo paese del Mugello.
Nel comune di Vicchio c'è questa località chiamata Barbiana che adesso in realtà è famosa in tutto il mondo ed è molto suggestiva visitarla e rendersi conto di quello che poteva essere stato negli anni '50 per il giovanissimo prete andare lì in castigo perché le autorità ecclesiastiche lo volevano castigare e lì invece è nata una cosa che adesso è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.”