Insegnante alla scuola di Barbiana, che grazie all'intervento di Don Milani è riuscita a trovare la forza per poter seguire la sua vocazione.
Membro del Consiglio d'Amministrazione della Fondazione Don Lorenzo Milani.
Trascrizione dell’intervista a Franca Righini
“Sono poliomielitica abbastanza grave e ho studiato dal Don Gnocchi e ho preso la licenza magistrale poi uscita dal collegio, in quanto già, quando ero in collegio il nostro insegnante di religione Don Silvano, che anche aveva scritto tante cose, ci fece conoscere ”Esperienze pastorali“.
Mi ricordo ci leggeva delle pagine, che era già tolto dalla circolazione, però mi ricordo che mi fecero tanta impressione queste certe pagine ci dicevano per cui poi uscita dal collegio non sapevo cosa fare perché abitavo in montagna, con la licenza come maestra, era impossibile a quei tempi insegnare.
Abbiamo anche l'esperienza di una nostra amica anche più brava di me che aveva vinto il concorso subito però va alla visita mendica, non la presero.
Per cui penso mi iscrissero per forza al magistero nel '62.
Intanto mentre presso una casa famiglia, perché di frequentare l’università, a casa mia e di montagna non poteva andare, conobbi i giovani che della scuola Popolare.
La prima volta che andai era nel '62 assieme ad una mia amica.
Il mio incontro con don Lorenzo fu un dramma tanto che gli dissi, io questo prete non lo voglio vedere, ma era poi su il suo sistema.
Appena si arrivò insegnava fuori coi ragazzi, venne e mi fece un interrogatorio di sesto grado: “sai cos'è? “che cosa hai fatto?”
Io ero uscita da morire al collegio complessata e dover rispondere a tutte ste cose insomma diciamo che, lo dissi alla mia amica.
Questo prete mi inviò una lettera e mi disse perché non vieni a insegnare qui ti ospitò io e andai.
Io capì che più che insegnare voleva lo aiutassi, dunque accettai e mi ospitò un mese a casa sua.
Cosa facevo, insomma è un po’difficile da dire, anche perché aveva rinunciato un po’ a parlare, il rapporto era molto personale.
Si accorse che ero un po’ imbranata, soprattutto a cena, quando si raccoglievano i vassoi oppure durante l'intervallo che ragazzi magari, anche se non tutti non è che giocassero a pallone, si discuteva dei problemi e se si rimaneva da soli si parlava un po’ dei problemi quotidiani, oppure soprattutto la sera a cena, eravamo praticamente io lui e la Eda, una donna bravissima, allora oppure riguardo la giornata come la passavo? Praticamente io facevo la vita dei ragazzi cioè io insegnavo la mattina avevo il gruppo a cui insegnare il primo mese insegnavo grammatica.
La seconda volta tornai per un altro mese aiutavo i ragazzi delle magistrali in latino, che voleva affrontare l'esame di latino però più che insegnare, quando era l’ora del giornale, mi sono spostata alla lettura del giornale, quando arrivava la posta si sospendeva tutte le lezioni quando arrivava la posta la mattina la si leggeva.
Facevo la vita come facevano gli altri, non è che io vedessi grandi differenze c'erano i bambini maschi e femmine non c’erano grandi problemi, perché, si dice fosse maschilista d’altra parte a quei tempi si avevano anche queste idee.
Era più lui che lavorava cercando di convincermi di fare scuola, perché mi convinceva proprio mi martellava, guarda devi fare l’ insegnate, guarda che fortuna che hai, forse non ti sposerai così che potrai dedicarti tutta alla scuola, io lo mandavo direttamente a quel paese, insomma, dentro di me.
Tutte le cose erano sempre su questo battersi per farmi fare l’insegnate, io non ero intenzionata, poi dopo a Calenzano siccome, intanto, era passata la legge che la scuola media obbligatoria, però molti che avevano superato l’età, non potevano entrare, allora lui convinse, quelli che io chiamo i ragazzi, erano uomini della scuola popolare di Calenzano, li convinse a impegnare l’amministrazione comunale, che a quei tempi c’era un sindaco socialista, e seguire dei corsi di recupero per chi non aveva la terza media e non potevano frequentare perché avevano superato l’età.
Alla fine erano due gli insegnanti, la sottoscritta e Francesco.
Si insegnavano le materie scientifiche, materie letterarie per tre anni si faceva questo corso di recupero e molti furono promossi d’estate la ricreazione non esisteva, quindi Don Lorenzo consigliò a questi giovani di fare corsi di recupero a chi era stato bocciato alla scuola media.
Quindi alla fine mi convinse che dovevo insegnare e mi appassionai anche, tentai poi il concorso e vinsi, avrei dovuto andare al liceo ma il provveditorato disse che avrei potuto scegliere le medie e scelsi quelle di Cadenzano così insegnai lì fino alla pensione.
Inizialmente proprio non me la sentivo di insegnare in una scuola, ai ragazzi; psicologicamente io ero complessata dopo essere stata in collegio, il collegio è un ambiente molto chiuso e affrontare nelle scuole i ragazzi proprio non me la sentivo ma forza di martellarmi mi ha convinto veramente.
Così che ho insegnato volentieri proprio l'ho fatto proprio volentieri , ho avuto la fortuna di fare il lavoro che mi è piaciuto fino al massimo dell’età, perché sono vecchia.
Ora riguardo a questo discorso che a voi interessa, quindi circa il rapporto di Lorenzo con le bambine intanto, il fatto guarda che mi tenesse a casa sua l'ho scoperto dopo che è stato una cosa un po’ eccezionale, perché lui era attentissimo con le donne, poi ti spiegherò, anche io ho capì poi in seguito, tra l'altro quando ecco un altro particolare durante, diciamo così, quando la scuola era sospesa, dopo il pranzo, dopo la ventesima alla mattina si faceva, non so se fino alle 12:00, faceva scuola poi si mangiava ora non ricordo ma insomma dopo mangiato che i ragazzi uscivano fuori a fare dei lavoretti lui diceva guarda Franca facciamo due passi perché tu sta sempre seduta lì, prendevo il bastone e andavo con lui, mi porgeva il braccio per aiutarmi, per me era una cosa normale, la mia collega diceva, guardi, mi dava del lei, che fortuna che ha, la prende a braccetto, non ha mai toccato una persona dopo così poco, fa ripensandoci non era mai successo.
Ecco questo fatto, probabilmente lo faceva perché ero invalida, ecco, a parte che in quel periodo non mi creavo il problema dei preti, del maschilismo, perché lì c’erano bambini e bambine.
Le bambine, leggevano il giornale, facevano le lezioni con i ragazzi, ascoltavano i dischi delle lingue e imparavano appunto le lingue con i ragazzi, di fatti mi sembrava una cosa normalissima, forse ripensandoci l’unica differenza che posso trovare è che se durante la lettura, leggeva una parola un po’ difficile e i ragazzi maschi non facevano domande per capirne il significato, faceva delle partacce da morire proprio partacce eh, diceva no tu sei ignorante, insomma, il solito discorso, se non imparate a parlare vi metteranno i piedi in testa! Ecco con le bambine non ho mai visto scene del genere, sarà che noi femmine siamo più furbe, insomma non saprei dirti, ma alle bambine urlacci o partacce mai.
Però la cosa che mi meravigliava tanto è che lui, come mandava i maschi all’estero, mandava anche le bambine.
La prima fu la sorella della Carla ad andare in Inghilterra, era una novità, come mandava i maschi mandava le femmine, magari per le bambine, leggendo le lettere alla mamma, gli preparava già l’ambiente dove andare, si assicurava che andassero presso delle famiglie che le proteggessero.
Il fatto rivoluzionario fu che la Carla, pur avendo 17 anni, fu la più giovane ad essere mandata in Inghilterra, fu una rivoluzione anche quella.
Non ho mai visto differenze di trattamento tra maschi e femmine, perché le bambine erano più piccole, è vero, rispetto ai maschi, però aveva lo stesso trattamento con tutti.
E’ stato accusato di essere maschilista, forse certi atteggiamenti, nel contesto però in cui erano questi ragazzi, essendo in montagna poteva esserci un po’ di ignoranza nel capire, pensavo subito a cose stupide, è stato un Francuccio, il fratello di Michele, o Uccio lo chiamavano, che lavora e scrive molto bene, si interessa del collegio equosolidale, tra l’altro scrive anche sull’Avvenire degli articoli, ecco lui diceva, e scrisse, a proposito di queste accuse di maschilismo verso Don Lorenzo, dice: ”Don Lorenzo doveva farsi accettare dai parrocchiani e per ottenere la fiducia si adeguava a certi valori che nascono dalla saggezza popolare; in fondo non sono da far scomparire con un colpo di spugna, ma da ridimensionare, stava molto attento anche al rapporto tra maschi e femmine nella scuola, ma non lo faceva per una mentalità retrograda o per punizione, ma confessando tutti i giorni, conosceva un mucchio di casi e voleva premunirsi dai maschietti etc...”
Il fatto, però, di essere riuscito a mandare la Carla, la moglie di Michele, in Inghilterra, accidenti, sì che fu una rivoluzione.
Io condivido pienamente ciò che dice Francuccio anche se all’epoca non capivo la meraviglia della mia collega quando diceva : “Ma che fortuna Don Lorenzo le dà il braccio”
Il fatto che lui non fosse maschilista, lo si trova anche in una lettera alla mamma del 08-05-‘62
“Abbiamo quasi finito lo scavo della piscina che lui chiamava ”il mare di Barbiana“ d’ora in poi noi gradiamo anche il regalo di costumi da bagno usati e rammendati, “ho paura che anche questa volta le bambine debbano restare escluse, visto da Castiglioncello, la cosa ti parrà meno comprensibile, ma da quassù te le immagini un’apparizione della Graziella in costume?” Graziella era la sorella di Agostino che a quei tempi era già grandina e prosperosa, cioè stava attento a queste cose, una ragazzina in costume poteva creare scompiglio.
Un altro episodio, scritto nel libro di Adele Corradi "Non so se Don Lorenzo", la sorella di Carla, Luciana, crescendo, aveva dei problemi, non si piaceva e Don Lorenzo disse ad Adele : “Guarda, la Luciana ha dei problemi per i suoi capelli, la porti dal parrucchiere a farsi un taglio.”
Portò Luciana e Carla e gli fece fare un bel taglio giovanile, fresco, moderno.
Si era accorto che questa ragazzina, dai capelli lunghissimi, forse ricci, aveva dei problemi per i suoi capelli e quindi le consigliò di andare dal parrucchiere.
Lui alle esigenze femminili, stava attento.”