Alunno di Don Milani.
Attuale presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani e membro del Consiglio d'Amministrazione della Fondazione.
Trascrizione dell’intervista ad Agostino Burberi
A: “Sono stato il primo ragazzo che Don Milani ha incontrato quando è arrivato a Barbiana perché facevo il chierichetto al prete che c'era prima che aveva chiesto di andar via; sono uno dei primi sei.
Ad ora ho sulle spalle l'onere di essere il presidente della fondazione.(...)”
I: “Innanzitutto ci piacerebbe sapere un pò come si svolgevano le attività, cosa si faceva e il suo ricordo.”
A: “Quando lui è arrivato alla scuola i ragazzi più grandi eravamo io e i miei compagni, io facevo la terza elementare e non avevamo una scuola elementare a Barbiana (...), c’era una pluriclasse dove c’era un'unica maestra che faceva scuola da sola a tutte le classi insieme (...) ; quindi i ragazzi che frequentano questa scuola avevano diritto ad avere un quinto di scuola che invece voi per fortuna avete avuto alle elementari.
Essendo Barbiana in montagna e non essendoci allora strade semplici e buone la maestra quando nevicava o era brutto tempo non sempre veniva e noi avevamo sempre un tipo di scuola inferiore rispetto a quella che avevano invece i ragazzi di città.
Appena Don Milani è arrivato c'era una certa perplessità da parte dei contadini Barbianesi siccome ci avevano detto che non ci avrebbero mandato più un parroco (...).
I contadini di Barbiana dovevano lavorare la terra (...) e dovevano strappare al bosco, alla natura spazi per poterci poi piantare qualcosa per mangiare.
Il resto del territorio di Barbiana era pascoli e animali.
Quella zona era nella fase storica in cui c'era l'abbandono delle colline della montagna da parte dei contadini perché siamo alla fine degli anni cinquanta, siamo nel ‘54; e i contadini in Italia ricostruiscono dopo la fine della guerra avvicinandosi alla pianura o a Firenze dove potevano fare manovale dell'edilizia e cominciare ad avere uno stipendio.
Dovete sapere che in quel periodo il contratto che i contadini avevano con i padroni della terra era di mezzadria il che vuol dire che (...) alla fine dell'anno i contadini dovevano dare il 50% di quello che avevano prodotto al padrone della terra.
(...) Il contadino con quella sua metà doveva sostenere tutta la sua famiglia, in genere molto numerosa (...).
C’'era stato detto che a barbiana non ci sarebbe stato più un parroco e che la domenica sarebbe venuto da Vicchio un prete a dire la messa all'improvviso invece ci dicono che arriverà un nuovo parroco giovane, carino, colto; c'era un certo atteggiamento guardingo, guardavano con sospetto questo nuovo prete che arrivava.
Don Lorenzo è arrivato il 7 dicembre del ‘54.
(...) Il primo atto che Don Milani ha fatto il giorno dopo il suo arrivo è stato quello di dire ai nostri genitori che (...) avrebbe fatto il doposcuola ai loro figli, a ragazzi come me di 8 anni (...).
Così è iniziata la scuola di Don Milani, con un doposcuola rivolto ai ragazzi che andavano alle elementari, io andavo da lui e assieme facevamo lezioni il pomeriggio dopo le lezioni incominciava ad affrontare dei temi, incominciava a prepararci per una scuola a tempo pieno.
Poi ho fatto la quarta, ho saltato la quinta e insieme agli altri quattro io e Michele Gesualdi siamo stati i primi ad iniziare quella che è conosciuta come la scuola di Barbiana.
La scuola di DOn Milani era tutto il giorno, tutti i giorni dell'anno per 12 ore al giorno, sempre, incluse le feste (...).
Quando io spiego questa cosa vedo una certa perplessità,(...)i ragazzi che mi guardano straniti, (...) perché oggi una scuola di 12 ore non la sopportano.
È difficile farlo capire però, prima di tutto, a Barbiana non c'era nessuna distrazione e l'alternativa era il lavoro,(..) quindi la scuola era sicuramente meglio che lavorare.
C'è una famosa frase in lettere ad una professoressa che forse ricordate Lucio che aveva 24 mucche nella stalla quando un professorone che aveva sentenziato al nostro Don Milani ⟪lei li rovina questi ragazzi, li fa studiare troppo, c'è bisogno che giochino, c'è bisogno che si divertono⟫ quando quel professore è andato via Lucio ad alta voce dirà ⟪Boh Sarà ma a me sembra che la scuola è meglio della m****⟫, pensando ai suoi animali nella stalla.
(...) Il secondo atto che lui ha fatto è stato chiamare i due contadini dal quale il prete precedente prendeva la mezzadria dicendogli che lui non avrebbe più voluto i loro risparmi, tutto quello che i contadini avevano realizzato con il sudore sarebbe rimasto a loro e alle loro famiglie.
Questo sconvolge i contadini i quali capiranno che Don Milani è un prete che sta dalla loro parte, che si mette contro i padroni della terra e si dedica a fare scuola ai loro figli.”
I: “Come penso sappia la mostra è suddivisa in pannelli, il nostro trattava principalmente della selezione sociale. Ci ha sempre colpite la frase per cui la scuola tradizionale era un ospedale che curava i sani e respingeva i malati e quindi quelli che probabilmente ne avevano maggiormente bisogno, che avevano maggiormente bisogno di un supporto.”
A: “Allora prima cosa Don Milani era una persona che ha dedicato la sua vita per noi (...) ha dedicato la sua vita agli ultimi. La prima cosa che faceva per spronarci e rassicurarci non erano le carezze o i sorrisi ma era sempre metterci di fronte alla nostra responsabilità ci spronava a studiare, a stare attenti e a non destrarci, distraendoci venivamo meno al nostro impegno di riscatto della nostra categoria, degli ultimi, degli umiliati degli sfruttati.
Per studiare devi sapere prima la lingua, con la lingua italiana sì imparano tante altre lingue le quali permettono di parlare con tutti i tuoi fratelli del mondo, tutti i tuoi simili (..).
Spronava noi primi sei ragazzi di Barbiana in modo molto severo e deciso (...).
Avevamo solo due libri di testo e si leggeva a turno; se si accorgeva che uno di noi si distraeva dava subito un colpo con il suo piede sugli stinchi di noi ragazzi per far in modo di richiamare la nostra attenzione e ci chiedeva: ⟪cosa stava dicendo il tuo compagno? perché ti sei distratto? perché se non hai capito non mi hai fermato e non hai chiesto spiegazione?⟫; il suo metodo era il coinvolgimento totale per 12 ore per tutti.
Quella di Barbiana era una scuola bella (..) anche perché lui era un grande educatore e insegnante; inoltre aveva la grande capacità di tenerti sempre attivo sui problemi e la scuola era sempre un ⟪imparando facendo⟫ (...).
Per tenerci attivi con lui abbiamo costruito l’astrolabio per indagare il cielo. Don MIlani non aveva idea di come costruirlo e di conseguenze tutti assieme ci siamo messi a fare ricerche e ad imparare (...) anche assieme ad un giovane magazziniere che di sera, finito il suo turno di lavoro, veniva a Barbiana e ci insegnava a guardare, scoprire e leggere il cielo. Dopo che avevi imparato a leggere il cielo senza l’aiuto dell’astrolabio ti sentivi molto soddisfatto perché avevi fatto una cosa utile a te e al tuo futuro.
Sempre con l’aiuto di Don MIlani siamo riusciti a fotografare un’eclissi solare; in quell’occasione noi abbiamo costruito delle macchine fotografiche rudimentali con un tubo di plastica chiuso da una parte e aperto dall’altra con un sistema schermato il quale era puntato verso il sole. Avevamo creato anche una camera oscura per riuscire a fotografare e sviluppare le foto delle varie fasi dell’eclisse. In questa occasione abbiamo imparato varie cose, abbiamo appreso come funziona una macchina fotografica, come si sviluppa una fotografia e come funzionava l’eclisse con le sue varie fasi.
Una cosa di questo tipo ti rimane in mente, capisci come funziona la macchina fotografica (...), questo modello di scuola ti insegnava a fare e mentre facevi imparavi e non dimenticavi ciò che avevi appreso
(...) All’inizio della scuola quando noi studenti eravamo solamente sei ci siamo goduti la scuola e Don Lorenzo perché siamo rimasti da soli con lui per quattro anni prima che arrivasse la nuova generazione.
Quando la seconda generazione è arrivata noi primi sei studenti abbiamo aiutato Don Milani a fare lezione ai più piccoli perché si era ammalato e non era in grado di fare scuola alle altre generazioni.
Noi primi sei studenti eravamo tutti ragazzi ma per caso, infatti nelle generazioni successive la scuola sarà composta da metà ragazzi e metà ragazze.
Lo stimolo di Don Milani per farci stare sempre sul pezzo e attenti era di spronare i ragazzi facendogli intendere che se non avessero studiato e se non si fossero impegnati sarebbero rimasti dei poveri contadini umili e umiliati, per Don Milani i ragazzi avrebbero dovuto riscattarsi, la categoria degli ultimi si sarebbe dovuta riscattare studiando, imparando a leggere e a scrivere perché gli servirà nella vita.
Le regole a Barbiana erano dure ma sono regole che sono rimaste; non si poteva fumare, non si poteva far bere il vino agli studenti perché faceva male, non perdere tempo perché il tempo in quanto dono di Dio è prezioso.
Nel libro ⟪Una lezione alla scuola di Barbiana⟫ delle ragazze che avevano come insegnante Adele, che poi aiuterà anche alla scuola di Barbiana, avevano chiesto al preside di organizzare per carnevale nella sala grossa della scuola un ballo; il preside aveva concesso l’utilizzo della scuola per la festa ma Adele non era convinta della scelta e decide di portare le sue alunne a Barbiana per fargli capire la festa all’interno della scuola non era opportuna. Alla scuola di Barbiana le ragazze tengono una bellissima lezione con Don Milani, che venne registrata, dove ci fu un dibattito in cui Don Milani mise in evidenza quanto fosse sbagliato organizzare la festa di carnevale a scuola.
In primo luogo durante la lezione viene messa in evidenza la sacralità della scuola per l’elevazione intellettuale, la scuola così come la chiesa è un luogo sacro e non può essere profanata. In secondo luogo viene trattata l'argomento della figura della donna in un modo molto innovativo per il suo tempo.
La conclusione di questo dibattito a Barbiana trattava del tempo che come dono di Dio non va sciupato, il tempo deve essere impiegato per gli altri (..), facendo così saremo soddisfatti.”
I: “Qual’è stata l'esperienza che più lo ha segnato e che le è rimasta impressa?”
A: “è stata la mia vita, io non so come la mia vita sarebbe stata se non avessi avuto l’incontro con questo maestro.
A volte mi domando se le scelte che ho fatto sono state prese in autonomia o se sia stato Don Milani a scegliere per me e la mia conclusione è che abbia deciso lui per me.
(...).”